Osservatore Politicamente Scorretto

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Il piccolo matematico e l’Ayatollah

Pubblicato da fadette [OPS] su 1/11/09

Mahmoud Vahidnia e’ uno studente iraniano, il mese scorso ha vinto le olimpiadi di matematica del suo paese. E’ poco piu’ che un adolescente, un viso da ragazzino, occhiali, un filo di barba appena accennata. Qualche giorno fa sedeva al fianco di Khamenei, nel corso di una cerimonia pubblica in cui l’ayatollah incontrava i migliori studenti, sotto i riflettori della televisione nazionale.

Quel che segue lo hanno diffuso via cellulare, le televisioni iraniane lo hanno censurato. Hanno censurato Mahmoud che durante il suo intervento si rivolgeva direttamente a Khamenei.

“Voglio dirle alcune cose. Perchè nessuno può permettersi di criticarla in questo Paese? Non è ignoranza questa?”.

E ancora:

“Lei ritiene di non fare errori? Perchè l’hanno trasformata in una sorta di idolo irraggiungibile che nessuno può sfidare?”.

Khamenei, preso alla sprovvista, ha detto che “le critiche sono sempre ben accette”.

Peccato che da giorni di Mahmoud non si sappia piu’ niente. E che poco, troppo poco si sappia del suo coraggio, ancora.

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Se voi taceste urlerebbero le pietre

Pubblicato da fadette [OPS] su 6/09/09

Non ho ancora completamente abbandonato la speranza che Bossi e Calderoli stiano mentendo. Che durante il loro incontro con Bagnasco, il presidente della CEI abbia reso loro noto cosa pensa di chi nega il diritto d’asilo – dopo avergli ovviamente spiegato il concetto, che alla Scuola Radio Elettra dubito Bossi abbia imparato; cosa pensa di chi respinge gente che ha il diritto di entrare in Italia, costringendola a tornare nei campi di concentramento in Libia, fra stupri e torture; e abbia altresì chiarito – con termini più gentili dei miei – dove può mettersela Bossi la de-tax.

Eppure a fronte delle dichiarazioni entusiaste dei due, il silenzio dall’altra parte mi inquieta, mi spaventa.

Uomini e donne che fuggono guerra e dittatura hanno più diritti di chi fugge “solo” la fame, di chi fugge “solo” la povertà, in cerca di un maggior benessere. Può fare male questo discorso, fa male anche a me farlo, ma è un dato di fatto. Eppure, in questo momento, anche i primi non hanno la possibilità di sbarcare in Italia. Se sbarcassero, non sarebbero clandestini, ma richiedenti asilo. Non finirebbero nei Centri di identificazione ed espulsione (CIE), ma nei Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo (CARA). Ho visitato entrambi (si fa per dire, perché nel secondo sono potuto entrare, il primo – chissà come mai – l’ho visto solo dall’esterno, sotto forma di un muro di cemento) e ne conosco la differenza.

I cinque sopravvissuti di un barcone di ottanta persone hanno potuto fare domanda di asilo (quindi nessuno di loro è clandestino) perché la Marina si è impietosita delle loro condizioni quasi disperate e non li ha riportati in Libia. L’unica donna sopravvissuta ha parlato delle sue compagne, morte durante la traversata, che erano partite con in grembo i figli degli stupri ripetuti che avevano subito in Libia, dove gli italiani avrebbero riportato anche lei, se non fosse stata moribonda. Dove hanno riportato altre donne come lei, schiave destinate ad altri stupri, altre violenze. Uomini che forse andranno incontro ad un destino anche peggiore.

Intanto, a spese dei contribuenti italiani, così allarmati dagli immigrati, il nostro premier festeggia con le Frecce Tricolori i quarant’anni di dittatura di Gheddafi.

Posso dirlo fuori dai denti, cardinale Bagnasco? Da un punto di vista di morale cristiana, non sono le escort di Berlusconi il  problema più grande. Ognuna di quelle donne, ognuno di quegli esseri umani che avevano diritto a salvarsi in Italia e sono stati riportati in Libia, pesa sulla coscienza dell’uomo che si faceva fotografare orgogliosamente insieme a Muammar Gheddafi. Sulla coscienza dei due uomini che lei ha incontrato qualche giorno fa, e che sono lieti dei respingimenti, li approvano, li sostengono. Sulla coscienza di ognuno di noi.

“Se voi tacerete, urleranno le pietre…”

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Boffo, un killeraggio senza martirio

Pubblicato da fadette [OPS] su 5/09/09

Dino Boffo si è dimesso dal suo ruolo di direttore di Avvenire. Ho letto la sua lettera di saluto ai lettori del giornale di cui si è occupato da decenni. E’ la lettera di qualcuno che si è trovato al centro di una tempesta da cui è stato investito in pieno, e non ha ancora capito perché. Perché proprio a lui.
Chi lo conosce parla di un uomo distrutto. D’Avanzo, su Repubblica, che di certo non ha mai condiviso larga parte delle opinioni e delle convinzioni di Boffo, gli ha dedicato le parole più toccanti, più dure, più sofferte che su questo caso siano state scritte o dette. E’ strano, nel momento in cui ti fanno a pezzi, ed i tuoi amici ti difendono con poche parole, a volte solo con telefonate private di cui tu stesso devi dare conto, ricevere pubblicamente sostegno, senza mezzi termini, da chi fino al giorno prima era a tutti gli effetti un avversario. Può succedere.
Può succedere, in un paese dove alle critiche non si risponde con il carcere, ma con l’infamia. Sui rapporti di Berlusconi con le escort, stanno intercettazioni, testimonianze dirette, fotografie. Sui rapporti tra Boffo ed i suoi amanti, abbiamo una anonima multa di cinquecento euro per molestie telefoniche, senza alcun altro fatto. Tuttavia alzi la mano chi, per cinque minuti, non ha pensato “e se fosse vero quello che ha scritto Feltri ?”. Qualcuno la alzerà. La maggior parte no, e Boffo lo sa. Sa che per la maggioranza degli italiani è ormai, nel migliore dei casi, un ipocrita.
A cinquant’anni, quest’uomo si trova a conoscere la parte più oscura, più volentieri ignorata del cristianesimo. Non quella di chi combatte per la difesa dei propri valori, e magari la vince su altre posizioni; quella di chi è umiliato, disprezzato, infamato e degradato. Non quella del martire lieto di morire per le proprie idee, orgoglioso della propria sofferenza, quella del colpevole che deve soffrire per espiare qualcosa che non capisce.

E Boffo non capisce, lo ha detto con chiarezza nella sua lettera d’addio. Io che c’entro ? Queste parole mi risuonano da ieri nella testa. Che c’entro ? Le sue critiche al premier, peraltro molto lievi, pubblicate sulla pagina della posta di Avvenire, possono costare tutto questo ? Si parla di strategie nei rapporti tra politica e vaticano, e Boffo ripete, io che c’entro ? Lo ha (forse, chissà) pure votato. E’ stato per quanto possibile – lo riconosce nella lettera d’addio – collaborativo con l’attuale maggioranza. E allora, perché ? Perché tanto fango, tanto odio, tanta volontà di devastazione ? La sua vita professionale è distrutta, il suo ruolo nel mondo cattolico è perduto, e lui ripete, perché proprio io ? Che c’entro ?

Ma a questa domanda una risposta c’è. Lei c’entra, direttore. C’entra, anche se non voleva entrarci. C’entra, perché c’entriamo tutti, volenti o nolenti. In ballo c’è qualcosa che riguarda ognuno di noi, come ha spiegato D’Avanzo. Nessuno può tirarsi indietro, perché il prossimo potrebbe essere lui. O qualcuno che gli sta a cuore. Meglio esserne consapevoli, per quanto possibile.

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Decreto insicurezza

Pubblicato da aggelos [OPS] su 12/08/09

È recente ed è triste la notizia che un immigrato irregolare, che aveva fatto arrestare dei rapinatori, è stato condannato ad una pesantissima multa ed ha ricevuto un decreto di espulsione. È triste non solo per ragioni umanitarie, per quel sentimento di umanità che ci fa inorridire di fronte all’ingiustizia. Ma ce ne son così tante d’ingiustizie in italia, che non si inorridisce più per questo.
No, è una notizia triste per i panciuti borghesi e per i residui operai che votano Berlusconi e Lega. Provo a spiegarmi.
Se io, immigrato irregolare, non posso più contare sullo Stato perché mi aiuti a ricevere giustizia, allora subirò l’ingiustizia senza denunciarla. Ottimo!, mi diranno gli stupidi xenofobi interessati solo a rendere la vita impossibile al prossimo. Mica tanto, rispondo io. Perché se non ho proprio nessun interesse a denunciarla, allora la malavita ha trovato una fetta di umanità da schiavizzare, sulla cui pelle ingrassare in sicurezza, come i camorristi sui napoletani, i mafiosi sui siciliani, ci saranno solo più criminali impuniti per i lombardi. Ed il fatto d’essere impunita se tocca gl’immigrati li farà specializzare su questi, e risparmierà le ville e le borsette dei leghisti? Liberi di dirlo, non di crederci. Primo autogoal di questa legge. Passiamo al secondo.
Se io subisco un’ingiustizia e non posso rivolgermi allo stato, allora cercherò di farmi giustizia da solo. E così il decreto insicurezza ci riporta indietro di qualche secolo, ed aumenta soltanto il livello di violenza e di marginalità di moltissime persone. Chi avrebbe potuto restare onesto aumenterà le file dei disonesti per difendersi da questi. Il che non li aiuterà ad integrarsi, e non renderà più sicure villette e borsette di chi vota Lega. Secondo autogoal, passiamo al terzo.
Se ho subito un’ingiustizia e devo farmi giustizia con le mie mani, magari troverò soccorso in un padrino che mi aiuti a farmi giustizia, o che la faccia al posto mio. Questo accadde ai siciliani in italia, agli italiani in america; accadrà agli immigrati in italia. Creeremo tante mafie che si faranno guerra l’una contro l’altra. E se questo non aumentasse la sicurezza dei leghisti, sarebbe solo uno splendido feedback, qualcosa di prossimo alla giustizia delle cose. Purtroppo, questo non aumeterà neanche la sicurezza di chi non vota Lega.
Siamo la generazione che paga gli errori degli altri. Che dovrà vergognarsi dei lager, degli orrori inumani che vi si perpetrano, che ne sarà macchiata anche senza averlo voluto. Ma quando tocca pagare anche la stupidità di chi i cervelli li fa fuggire, allora brucia ancora di più.

P.S.: Se io, immigrato irregolare, assisto ad uno stupro, ad un incidente stradale con omissione di soccorso, ad uno scippo, una volta metabolizzata in pieno questa notizia, di sicuro non mi fermerò a dire ai carabinieri la targa, o com’erano fatti i malviventi. No, scapperò a gambe levate in direzione opposta. Quattro a zero, la Ragione batte la Lega. Il problema è che la Ragione non è di quelle statue di bronzo che fan mostra di sé nei luoghi pubblici. La Ragione, in un modo o nell’altro, il suo conto salato alla Stupidità (della legge o della spada) lo fa sempre pagare.

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Berlusconi non sapeva… l’Italia è in bilico

Pubblicato da Francesco Principe su 21/07/09

Questa mattina mi è capitato di investire del tempo in una riflessione.
Desidero fare precisi distinguo, altrimenti potrei facilmente essere frainteso.
Non sono un fanatico delle crociate moralizzatrici, alle volte hanno fatto del bene, più spesso del male, sono sempre troppo rischiose e non di rado si ritorcono contro chi le capeggia.
Mi ritengo più vicino alle sinistre che alle destre, ma sono innanzi tutto un democratico, nel senso che riconosco il valore vincolante delle determinazioni di voto.
Parlerò dei recenti scandali di Berlusconi, vero, ma solo per trarne impulso e osservare le cose da un’angolazione particolare.
A mio avviso, se si desidera esser seri, non si può giudicare un politico per la sua condotta privata, a patto che questa non sconfini, ovviamente, nell’illecito.
Berlusconi va criticato per le sue abissali carenze di statista e non per i suoi desolanti vizi domestici. Purtroppo, lo riconosco, la sinistra, come alternativa, al momento entusiasma poco.
Sembra essere semplicemente “il male minore”.
Ma veniamo al punto.
Ormai il fatto è noto a tutti, per completezza lo riportiamo nella sua versione maggiormente diffusa.
Berlusconi intrattiene una notte di sesso a pagamento con una nota escort pugliese, la notizia viene divulgata con dovizia (anche troppa) di particolari.
Occorre sapere che il Presidente del Consiglio pare non abbia pagato alcuna prestazione. I pagamenti, quelli noti, sono stati effettuati da un controverso personaggio che intendeva ingraziarselo.
In questa tragicommedia surreale, fra la escort D’Addario e il presunto “utilizzatore finale” Berlusconi, sembra di assistere al mondo in cui ogni verità può convivere con la sua negazione, un universo in cui tutto e il contrario di tutto possono trovare posto, a breve distanza, sugli stessi scaffali.
La D’Addario riporta gli eventi.
Berlusconi nega di ricordare quegli eventi.
Vengono diffuse registrazioni ambientali che confermano la versione della D’Addario.
Berlusconi, attraverso i suoi accoliti, nega la verità contenuta nelle registrazioni. Fornisce anzi nuovo impulso a ipotesi di cospirazioni che intendono screditarlo.
Ammetto di aver ascoltato una parte delle registrazioni, lo ammetto perché me ne vergogno. E’ voyeurismo allo stato puro ma volevo anche capire. Sono rimasto spiazzato.
Ho avuto l’impressione che Berlusconi non sapesse di avere a che fare con una professionista del sesso a pagamento.
Ecco, siamo giunti al punto in cui acquista senso compiere una riflessione.
Partiamo dal presupposto che Berlusconi, da principio, non sapesse chi realmente fosse la D’Addario.
Bene, da qui in poi le possibili ricostruzioni sono tutte assai inquietanti:

  • Berlusconi non sapeva di essersi intrattenuto con una escort sino a quando la D’Addario non ha portato il tutto alla ribalta dei media. Ora il Presidente del Consiglio sa e mente. Mente spudoratamente su tutta la linea. In questo scenario Berlusconi è un premier che apertamente e senza alcuna remora propina enormi bugie ai propri sostenitori. Qualsiasi democrazia degna di questo nome lo spedirebbe a calcioni lontano dal potere.
  • Berlusconi mente a se stesso prima che agli altri, poi, di riflesso, mente agli altri. Costruisce una immagine irreale di se, la interiorizza e la difende considerandola a tutti gli effetti genuina. Bene, in questo caso il Presidente del Consiglio è un uomo mentalmente disturbato. Qualsiasi democrazia degna di questo nome lo spedirebbe a calcioni lontano dal potere.
  • Tutto ciò che dice la D’Addario è frutto di un complotto. Le registrazioni sono taroccate. Esiste una preciso disegno per screditare il Presidente del Consiglio. In questo caso dovremmo constatare che nella nostra nazione agiscano pericolosi sovversivi capaci di intavolare machiavelliche macchinazioni per ribaltare l’esito delle urne. Questi sarebbero nemici nazionali da perseguire con urgenza e fermezza.

Come vedete, comunque si giri la frittata, se i punti di partenza di questa riflessione risulteranno corretti, l’Italia è in una contingenza a dir poco assai preoccupante.

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Partorire orfani. Perché?

Pubblicato da aggelos [OPS] su 16/07/09

Maria del Carmen Bousada de Lara. Nome spagnolo, lungo mezzo rigo, come i nomi francesi prima della rivoluzione, quando tutti portavano la parrucca e tanti si facevano chiamare marchese anche quando non lo erano … così, per una sorta di decoro sociale. D’altro canto, ogni epoca ha le sue convinzioni su cosa sia decoroso, e che cosa, mancandoci, ci crei una forma di vergogna sociale.
Di Maria del Carmen Bousada de Lara so poco. Giusto qualche numero. E qui farò il ritratto di quei numeri.
Maria del Carmen Bousada de Lara aveva circa 70 anni. Quand’è nata lei, Mussolini, Hitler, Franco, Stalin, incoraggiavano le famiglie a mettere al mondo figli, ché le mitragliatrici ne consumavano così tanti ad ogni attacco, c’era bisogno di averne tanti di scorta per costruire gl’imperi che andassero di qua e di là del mare. Uno stimolo culturale che in Spagna è durato più che in Italia, data la maggiore longevità del fascismo spagnolo.
Ma Maria del Carmen Bousada de Lara era anche stata partorita da una madre 40enne. Probabilmente ultima figlia, destinata dalla famiglia a fare da badante alla mamma, che ha avuto la bella pensata di morire più che centenaria. Ma d’altro canto, se nell’Italia di oggi la famiglia con figli viene sacrificata alla pensione del nonno, nel mondo di un tempo l’ultimo figlio veniva sacrificato ad accudire gli anziani, e fortissima era la pressione sociale su quest’ultimo, per evitare che non fuggisse ad obblighi non liberamente accettati, e gli anziani non finissero sulla strada a mendicare un tozzo di pane. Quando lo stato sociale manca od è distorto, sono sempre gli ultimi che ne fanno le spese, e gli altri non è che vivano tanto bene.
Dopo la morte della genitrice, Maria ha cercato di coronare il suo unico sogno vitale: mettere al mondo dei figli. Lo ha fatto in una clinica statunitense, ché anche in Spagna era vietato. Ed ora che muore di tumore, li lascia orfani a 3 anni.
In questa storia piena di orrori, in cui provo tenerezza per tutte le vittime, per Maria e per i suoi figli, mi chiedo solo se prima di morire Maria non sia stata presa dall’angoscia, di aver generato degli orfani.
Io credo che li amasse. Che la forma di narcisismo cui aveva ceduto partorendoli fosse comunque umana. E quindi sono certo che ne abbia sofferto.
I medici che l’hanno aiutata, che hanno invece ceduto al narcisismo della fama e del dollaro, credo che abbiano paura essi pure. Di perdere clienti. Forse.

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Tessere che vanno, tessere che vengono…

Pubblicato da Francesco Principe su 14/07/09

Ma più che altro vanno.
Vanno via dall’incerto mosaico del Partito Democratico.
Diciamolo francamente, la parola d’ordine sembra essere: “Continuiamo così, facciamoci del male”.
Le tessere di partito non sono mai state “cool” per usare una sgradevole parola inglese sempre più adoperata nel nostro vocabolario, che vorrebbe dire “alla moda”, ma che, utopia della sorte, nella lingua originale ha quasi cambiato senso a indicare ironicamente il suo opposto.
Tuttavia, nei tristi giorni che corrono, voler prendere la tessera di un partito sta gradualmente diventando un desiderio inconfessabile, qualcosa di cui vergognarsi.
Parlo segnatamente di Grillo, dell’antipolitica e del P.D. Ho già scritto in passato quello che penso di lui: E’ un grande comunicatore ma politicamente parlando è un populista, un qualunquista e un demagogo, intercetta i sentimenti nella pancia degli ultimi, però nelle viscere del popolo di tanto in tanto si agitano mostri (chi ne dubita ripassi i fondamentali di Storia Rivoluzionaria Italiana degli ultimi cinquanta anni). Ho il terrore di cosa potrebbe fare lui se, per ironia del fato o per puro errore di chi lo porta avanti, dovesse balzare ai vertici di un partito strutturato e riconosciuto. Per essere preciso non temo ciò che potrebbe fare lui ma ciò che potrebbe fare chi gli sta intorno. Secondo voi Grillo potrebbe passare dalle dialettica con cui chiama Berlusconi “Lo Psiconano” ad una dialettica da statista? No, non credo, se lo facesse scardinerebbe il suo consenso. Osservate la Lega Nord. E’ al governo ma essendo un partito a vocazione congenitamente rivoluzionaria (non intendetelo letteralmente ma nessuno può negare che sia nata come movimento secessionista) per rimanere in sintonia con il proprio elettorato deve identificare dei “nemici” da combattere. Quali potrebbero essere i nemici di Grillo? Lo immaginate? Non sarebbero nemici d’oltreconfine ma dentro le patrie frontiere, non sarebbero categorie di persone, cosa orrenda e mai giustificabile (chiariamo: la xenofobia è figlia, a mio avviso, solo di una crassa ignoranza) ma persone ben precise e identificabili. Ciò è più efficiente e destabilizzante. Qualcuno dirà: «cosa cambia?» Il governo è già attaccato quotidianamente nella sfera personale. Quello attuale non è però un attacco coordinato né efficace. Di Pietro è troppo naif per fare concretamente presa, i giornali “di sinistra” sono letti solo da una piccola minoranza degli elettori e il resto della sinistra, quella politica, vuole apparire democratica e rispettosa. Secondo voi Grillo si preoccuperebbe, un domani, fosse nella stanza dei bottoni, di apparire democratico e rispettoso? Potrebbe accendere gli animi e generare una confusione difficile da controllare anche per lui. Chi riempie le piazze non sempre le controlla. Quindi considerato che Grillo vuole insistere, acquisire una tessera del P.D. e concorrere alla presidenza i casi sono tre:
1) Gli rifiutano la tessera facendo un enorme regalo d’immagine a Grillo che potrà cooptare altri scontenti, danneggiando inoltre il partito che apparirà elitario e distante dalle masse. 2) Gli concedono la tessera e confidano in Dio, lo tengono in un angolo sperando che gli invasati non prendano il sopravvento. 3) Gli concedono la tessera e iniziano da subito a integrarlo nelle dinamiche di partito, nei dibattiti e nei congressi, in cui lui, essendo un pesce fuor d’acqua, probabilmente finirebbe macinato dal sistema.
Insomma, come vediamo, prendere una tessera oggi potrebbe significare trovarsi domani in tasca la tessera di un partito con cui non ci si riconosce più. Non è cool per niente.
Bene ciò si agita agli alti livelli. Ai livelli di militanza, invece, orrendi fatti di cronaca hanno lanciato una scalcinata “questione morale” sulla capacità di esprimere vertici locali nel Partito Democratico che siano moralmente e legalmente ineccepibili. Non comprendo a chi possa far bene un discorso del genere in un momento come quello attuale, se non alle destre. Appare strano che siano le sinistre a parlare di questione morale. A qualunque persona di buon senso apparirebbe ragionevole ipotizzare che in un cesto di mele possa finirne PER ERRORE una mela marcia. Ci si deve difendere dalle mele marce senza far partire la psicosi e la caccia alle streghe. Senza far immaginare spedizioni di “inquisitori morali” nei circoli. Neanche questo è molto cool.
Non mi pare di aver nulla da nascondere ma dovermi confrontare con una Inquisizione Morale per prendere una tessera di partito, lo dico francamente, certamente non motiva il sottoscritto a prendere una tessera.
Il bello della Sinistra è che non ha bisogno di nemici, si combatte benissimo anche da sola.

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