Osservatore Politicamente Scorretto

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Archivio per Giugno, 2006

Goodmorning Gaza!

Pubblicato da Lex su 29/06/06

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La Messa è finita

Pubblicato da satiro su 28/06/06

In una scena del film, Moretti, si lamenta con i suoi ospiti del pessimo pranzo cui lo hanno invitato; quando loro, per scusarsi, replicano che hanno fatto del loro meglio lui si imbufalisce ancor di più perchè, il loro meglio, è davvero misero. Moretti è ipercritico? Sta a ciascuno di noi valutarlo dopo aver visto il suo film.

Ieri, con la Ninfa il Lupo mannaro ed altra gente ho visto un film di una rassegna organizzata dalla locale Radio Ciroma: il film è V for Vendetta ed è davvero bello, l’organizzazione della serata merita numerosi commenti. Il mio passato romano mi fa amare le manifestazioni di piazza, i cinema (anche improvvisati) all’aperto e tutto ciò che, in qualche modo, renda la città culturalmente attiva: se le motivazioni sono queste, l’organizzazione deve essere tale da abbracciare quanto più pubblico possibile. Questo senza scadere nel qualunquismo (leggi proiettare vacanze di Natale) come giustamente non è stato fatto in questo caso, ma comunque mettendo a proprio agio il pubblico (perchè se vengono solo gli amici degli organizzatori potevano farlo certamente meglio sul terrazzo di casa loro).

In questo caso il pubblico è stato messo nel più assoluto disagio.

Primo errore: la mancanza di puntualità. Il film sarebbe dovuto iniziare alle 21, invece è iniziato alle 23. Questo fatto è indecente perchè se è giusto fare un quarto d’ora di ritardo sul programma, due ore di ritardo significa stravolgere i programmi degli avventori (non mi dilungherò sul fatto che chi il giorno dopo lavora non vuole smettere di vedere un film all’una di notte… peggio che su mediaset).

Secondo errore: la mancanza di prove tecniche. Solo alle 22 circa, gli organizzatori hanno scoperto i problemi del loro sistema di proiezione impiegando, appunto, un’ora a risolverli: le prove tecniche, prima di una qualunque manifestazione, sono ovviamente necessarie.

Non commento sulla qualità del video (un dvix in presa diretta al cinema, con tanto di ombre di gente che si alza) e dell’audio (fuori sincrono di un secondo buono), dello schermo (arricciato in più punti) e delle casse (con un ottimo effetto rimbombo) sarebbe davvero sparare sulla croce rossa.

Una manifestazione del genere non avvicina il pubblico, ma lo allontana perchè di qualità troppo scadente. Personalmente non credo di avere nuovamente voglia di farmi devastare un film (bello e che non avevo visto) da incompetenti con la bocca piena di parole. Qualcuno potrebbe obiettare che, tutto sommato, è gratis.

Qui ho considerazioni ancor più feroci: chi asserisce che non ci si deve lamentare di ciò che è gratuito, sta implicitamente asserendo che la qualità non può essere offerta, anzi ci si deve rassegnare al fatto che la qualità sia comunque costosa. A mio avviso questo è un ottimo discriminante per cittadini di serie A e di serie B: chi ha i soldi può vedersi i film (i questo caso) con audio e video messi a punto e godersi lo spettacolo, chi non ha i soldi può vedere il film dietro lo schermo, in trasparenza. Io non credo in questa discriminazione, ma quello che davvero mi fa rabbia è che non dovrebbe crederci chi, a parole, si professa persona di sinistra.

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Svizzera?

Pubblicato da Lex su 28/06/06

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Il missile

Pubblicato da Francesco Principe su 27/06/06

Ho trenta anni e ricordo chiaramente il clima della guerra fredda. Quella strana paura di un qualcosa che potesse giungere dal cielo a cancellare tutto quello che conosciamo. Era nei discorsi della gente che ti stava attorno, era nei film americani con protagonisti dai jeans attillati e capelli cotonati. Era nei sogni notturni, a dire il vero più negli incubi che nei sogni. Una paura che pareva farsi via via più remota. Quasi irreale, dopo gli accordi del 1991 e del 1993 fra America e Russia in frantumazione.
Nel 2002 il trattato Sort sembrava ormai indicare la via di un ragionevole duplice disarmo unilaterale.
Avevo cominciato a immaginare un mondo in cui non avrei dovuto confidare a mio figlio che dal cielo possa giungere la distruzione. Di recente però, un numero sempre maggiore di nazioni, dal bollente contesto politico interno, perseguono programmi d’armamento nucleare.
Fra questi la Corea del Nord, Repubblica totalitaria comunista di ventidue milioni d’anime. Nella propria agenda ha inserito l’imminente test del Taepodong 2, nuovo missile strategico intercontinentale che, da indiscrezioni non confermate, potrebbe addirittura raggiungere il suolo americano. La notizia ha raggelato tutti.
La Cina e la Corea del Sud spingono nella direzione della trattativa. La reazione americana è stata per il momento misurata e diplomaticamente aperta al dialogo. Il Giappone ha invece mostrato i pugni minacciando possibili “dure azioni di ritorsione”.
Ho di nuovo un po’ di paura quando guardo il cielo...

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Diritto di Voto

Pubblicato da Lex su 26/06/06

Mai farsi domande delle quali non si vuole realmante conoscere la portata delle risposte.

Qualche giorno fa, ascoltando le informazioni elettorali per il referendum, alla frase «In caso di smarrimento, si può richiedere la sostituzione nel comune di residenza» mi sono chiesto: «Chi sa se anche in questo caso, c'è una fila come quella che trovai all'areoporto di roma (anagrafe di Fiumicino) quando mi sono presentato all'aereo senza carta di identità?»

Una frase pensata così, senza dargli troppo peso. Risultato: stamattina, il mio certificato elettorale era sparito.

Dopo un'inutile scenata alla mia donna, che in realtà non c'entrava nulla, stanco e scazzato decido «che si fottano!» e vado a lavoro.

A lavoro ci resto quindici minuti, poi… sarà stato per le direttive del Vaticano, o per il sorriso preoccupato di Luigia che mi assicura «rifare il certificato elettorale è semplicissimo» o per il ghigno paffuto di Calderoli: mi rimetto in macchina e, sotto un sole capace di far sudare una lucertola cornuta, mi dirigo verso il comune di Cosenza.

Comune di Cosenza: tre file lunghissime, un incredibile baccaglio ed un solo impiegato che si fa i cavoli suoi. Nel casino generale, mi avvicino all'impiegato ed urlo «Rifare il certificato elettorale!!» e lui «**** *** ****are!» «Cosa?» «**** scuola elementare!» «Cosa?» il primo era dovuto ad incomprensione il secondo ad incredulità, ed al secondo mi risponde «sul retro».

Sul retro dell'edifico c'era solo l'ufficio notifiche, ufficio in cui entro e chiedo delucidazioni. L'impiegata dell'ufficio notifiche era una simpatica vecchietta dai capelli turchini, che, in risposta alla mia domanda, abbassa le orecchie, arruffa il pelo dietro al collo e soffia «le hanno detto di venire all'uffico notifiche?», ma io, che so leggere il comportamento di queste strane creature ribatto, non senza un minimo di vergogna, «no, mi hanno detto di andare alle scuole elementari.»

Ad un affermazione del genere ogni persona sana di mente si aspetterebbe una risposta del tipo «Cavolo, per riavere un certificato elettorale le hanno detto di ripetere gli studi!» ed invece, la signora abbassa il pelo rialza le orecchie e sorridendo mi prende per mano e mi indica la strada: «Prosegua diritto, poi prenda la prima sulla sinistra, ed entri in un negozio di surgelati, la le sapranno dire».

Così con il capitano Jack Sparrow alla mia destra e Long John Silver alla mia sinistra mi avvio verso quest'importante rotella dell'ingranaggio referendario. La signora che gestisce il negozio, tra un pezzo di pesce spada ed una zuppa di mare, mi dice di continuare lungo il perimetro del palazzo, che la scuola elementare mi si parrà innanzi!

E, nell'aria bollente di mezzogiorno, una scuola elementare mi si para realmente d'innazi. Si, una scuola elementare che è anche una sezione elettorale. Ed allora pensi: «possibile che tutti questi saggi (l'impiegato, la fata turchina e la donna del pesce) non abbiano capito un cazzo del mio problema?». Allora entri ed all'apice della vergogna ti rivolgi al carabiniere di guardia ai seggi che, spanzato su una sedia pieghevole, guarda MTV. «Mi scusi, ho detto in comune di aver smarrito il certificato elettorale e loro mi hanno mandato qui, possibile?», lui comincia un credibilissimo: «Esca dal cancello» ma invece di concludere «e non si faccia più rivedere» conclude con «faccia il giro della scuola ed entri nel primo cancellino che trova». Per tutti loro era ovvio, ero io lo stronzo che trovava questo sistema al limite dell'assurdo.

Esco dal cancello, ed il primo ingresso che trovo è quello della vecchia Kasbah di Cosenza. Sul muro vicino all'ingresso, un cartello mi conforta del fatto che l'interno dovrebbe contenere un ufficio di supporto elettorale. All'interno, però, c'è un ampio cortile e quattro o cinque porte delle quali solo una ha un cartello che recita: alcolisti anonimi.

Scarto l'ipotesi alcolisti anonimi ed inizio ad entrare sistematicamente nelle altre porte. Trovata quella giusta, trovo anche una risposta alla mia domanda: «No, non c'è nessuna fila!» (non mi dire!). Rifaccio rapidamente il certificato (aveva ragione Luigia: è facilissimo!) e mi dirigo ad espletare il mio diritto civico.

Quando ho votato, non ho sentito l'inno di Mameli, ma un Alleluhia gregoriano.

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Il golgotha del principe

Pubblicato da Lex su 23/06/06

È una strana giornata, il caldo rende la vista più fioca e labili i confini tra realtà e sogno, e la luce eccessiva ed il sudore appiccicoso sulla pelle limitano la razionalità ed aprono le porte a pensieri primitivi ed ingiusti.

Così succede, alle volte, di tornare a lavoro dopo la pausa pranzo e trovare irritante una notizia di cronaca che il filtro cristallino del raziocinio avrebbe catalogato come naturale.

Dopo il parere favorevole del pm John Woodcock, anche il gip Alberto Iannuzzi ha concesso gli arresti domiciliari a Vittorio Emanuele. (…) La dimora che attende il principe è un appartamento nel prestigioso quartiere romano dei Parioli: cinque stanze, tre bagni, cucina, lavanderia e un ampio corridoio distribuiti su duecentoquaranta metri quadrati, luminosi, arredati con quadri e suppellettile antiche in salotto, librerie in legno massiccio e balcone immerso nel verde.

Ed in realtà capisci che sei caduto nella trappola più banale che un giornalista di Repubblica possa tendere al tuo organo del fastidio, ti rendi conto che l'articolo è un esempio di malcelata speciosità. Solo, non puoi farci nulla, sei un topo in una morsa e rosichi il formaggio.

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Business idea: indegnoni T-shirt

Pubblicato da aggelos [OPS] su 22/06/06

Oppresso da un lavoro di cui inizio ad agognare la fine, ho avuto un’illuminazione imprenditoriale, per metterci in proprio e fare i soldi. State a sentire: non avete voglia anche voi di andare a votare con indosso una maglietta che recita «ecco un altro indegnone che mi vota contro»? Io si. E come me, a giudicare dal successo dell’ultimo hit «sono un coglione», un sacco di altri italiani.

Ora, l’idea è questa: c’è un uomo politico il cui nome taccio che, se dice qualcosa, metà degli italiani se la fanno tatuare addosso per fede, e l’altra metà se la scrive sopra una maglietta con orgoglio. In questo caso, basterebbe produrre due linee di T-shirt, una con su scritto «a morte gl’indegnoni» o «al boia l’italia del ‘no’», l’altra con su scritto «io sono un indegnone… e tu?», oppure, appunto, «ecco un altro indegnone che va e imbuca». Il problema, in questo caso più che negli altri, è arrivare sul mercato con tempestività. Non serve a nulla stampare 1.000.000 di magliette, se nei 15 giorni precedenti il mercato è stato saturato di T-shirt con gl’indegnoni. Dunque, avremmo bisogno di un PR, uno di quelli che girano in RAI con le vallette al seguito, che contattasse detto tormenton-maker, e prendesse accordi. Lui ci dice con 15 giorni d’anticipo il tormentone del mese successivo, noi si stampa, si distribuisce, si fa il carico di soldi, una parte è pure per lui.

Ma perché un simile progetto possa funzionare, il tormenton-maker dovrebbe pensare le frasi, e poi dirle. Il nostro, invece, ahinoi, è uno che apre la bocca senza essersi accertato di aver collegato il cervello, e tira su l’aria da non dico dove. Nulla da fare, da questo punto di vista. O si trova un tormenon-maker più ponderato (ma allora, perché mai dovrebbe pronunciare di tali castronerie?), o si resta nel settore della piccola distribuzione, a vendere magliette porta a porta. Allora, quante ve ne procuro? E quale delle due frasi ci volete, sopra?

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