Pubblicato da satiro su 24/11/06
Il film “Uccidete la democrazia” di Deaglio e Cremagnini è finito sotto inchiesta. La ragione di questa inchiesta è l’accusa, mossa nel film, di brogli durante le scorse elezioni politiche. Il film offre una teoria di come questa turpe operazione sia stata messa in piedi, come le schede bianche possano essere state sommate ai voti di una parte politica. Interessante e realistico: quanto “Il codice da Vinci” di Dan Brown.
In effetti, di la da presunte rivelazioni, possibili software utilizzati e sedicenti alterchi fra politici di primo piano l’unico dato certo, o presunto certo, è il crollo del numero delle schede bianche rispetto alle scorse elezioni. Un po’ come dire che uno scontrino della spesa è contraffatto perchè porta un totale di 15 euro tondi tondi.
Certamente che uno scontrino porti una cifra esatta fa pensar male, come può far pensar male un drastico crollo delle schede bianche ma forse, prima di alzare il polverone, si poteva fare qualcosa in più. Ho letto su “un matematico gioca in borsa” che esistono criteri per verificare se una quantità numeri, siano essi la lunghezza dei fiumi, le popolazioni di paesini o il numero di schede bianche, è credibile od è stato, in qualche modo, contraffatto (farò un esempio esplicativo di questi criteri più in là nel testo).
Perchè nessun controllo del genere è stato fatto quando invece si è potuto verificate la media percentuale di schede bianche regione per regione?
Potrebbe essere che ci siano stati brogli: sarebbe un fatto estremamente umiliante per la nostra democrazia. Ma potrebbe anche essere che non ci sia stato alcun broglio: per ora non ci sono che supposizioni. E’ troppo grave che anche in questa situazione si attivi il solito teatrino politico che, invece di chiarificare, mortifica la voglia di capire degli italiani.
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Pubblicato su Politica, satiro | 7 Commenti »
Pubblicato da Francesco Principe su 21/11/06
Spesso non ricordiamo i conflitti, i patimenti, i timori, tipici della crescita, i piccoli e i grandi drammi che abbiamo vissuto nell’epoca più complessa della nostra vita. Ci capita però di rivivere questi straordinari stravolgimenti di riflesso, attraverso i nostri figli prima e i nostri nipoti poi.
Parlando della maggioranza di loro, così come è stata descritta nell’ultimo rapporto Eurispes, non stupisce scoprire che da bambini essi vogliano divenire calciatori della nazionale e star dello spettacolo, che elevino a mito Harry Potter, Spiderman, Cenerentola e Burt Simpson, che posseggano un telefonino, che passino molte ore davanti al computer e al televisore.
Colpisce invece che nel campione relativo agli adolescenti questi siano tendenzialmente favorevoli al divorzio, all’eutanasia, largamente contrari alla pena di morte, di misura a favore della fecondazione assistita e avversi all’aborto. Un rapporto che apre molti spazi di discussione su una maturità nella tarda infanzia forse superiore a quella anagraficamente riconosciuta.
Questo spiega, ma non giustifica, ciò che fa capolino nelle loro vite a volte in modo violento e distorto, rendendoli attori di violenze relegate all’età adulta almeno nel nostro immaginario.
Forse non dovremmo condannare e smettere di confortarci con il facile alibi che demonizza televisione, Internet e videogiochi, forniscono stimoli anche discutibili ma a mancare sono i modelli di comportamento positivo, che possono provenire solo da chi ha l’onore e l’onere di accompagnare nella crescita.
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Pubblicato da Il Crea [OPS] su 20/11/06
Lasciate che vi racconti due semplici storie.
La prima parla di un amico Francese che frequenta la mia stessa scuola di lingua a Tokyo. Gli anni sono 31, con un passato da ragazzino povero che va all`universita` e studia sodo. Si laurea in Giurisprudenza ed e` bravo. Lo assume uno studio di legge, poi la stessa universita`, che gli assegna dei corsi come professore.
Lui e` sempre piu` bravo, cosi` gli viene offerto un lavoro da uno studio molto importante. Lui accetta e li` inizia il travaglio. Lavora 18 ore al giorno e guadagna una barca di soldi, ma dopo due anni si licenzia. “Chi me la fa fare” dice, cosi` prende armi e bagagli e va a fare lo studente. Ogni giorno con la barba incolta, lo zainetto e il sorriso perenne. Ogni giorno dice di essere felice, pero` e` sempre un grande avvocato. Trova cosi` per caso uno studio qui in Giappone. Sono in pochi, leggono il suo CV e lo vogliono.
Lui dice che vuole terminare la scuola, cosi` se proprio vogliono lui, dovranno aspettare ancora un anno. Lui dalla sua ha il fatto di essere bravo, cosi` lo aspettano.
Tra qualche mese iniziera` di nuovo a lavorare e a guadagnare la sua vecchia paga (50.000 euro al mese…), pero` si sbattera` di meno, perche` ha riscoperto la felicita` e non vuole perderla, soldi o non soldi.
L`altro amico e` un simpaticissimo Bavarese che vive qui grazie a una borsa di studio. il suo capo gli offre un trimestrale alla Bloomberg per 5.000 euro al mese. Lui accetta, perche` non essendo un ragazzo ricco, capisce il valore dei soldi, eppure ieri mi chiama e mi dice che gli hanno proposto di prolungare il contratto e sapete che ha fatto?
Ha rifiutato e perche`? “Perche` e` un lavoro di merda!”. Lui vuole tornare a fare la vita di prima e non gli importa del denaro.
Non so come la pensate voi, ma io stimo profondamente questi ragazzi assolutamente estranei a ogni luogo comune.
Pubblicato su Costume, ilcrea | 1 Commento »
Pubblicato da satiro su 15/11/06
Il fatto di cronaca cui in questi giorni si interessano i giornali è il sedicente rapporto sessuale che una professoressa di matematica ha avuto con alcuni suoi studenti in una scuola media in provincia di Milano. Mi ha molto colpito la quantità di articoli che si stanno scrivendo sull’argomento; sul sito internet di una delle principali testate italiane si possono trovare più di quattro o cinque articoli sulla faccenda: nel primo si scopre che la professoressa è stata trovata nuda e i ragazzi coi pantaloni abbassati, nel secondo si leggono i commenti delle forze dell’ordine, il terzo propone un qualcosa spacciandola per l’intervista al più grande ragazzino del gruppo… Sembra quasi che l’interesse per la faccenda scaturisca da una voglia di torbido lasciata insoddisfatta dalla fine de La pupa ed il Secchione; d’altronde se il reality traeva la sua forza dalla fantasia adolescenziale del concupire la propria compagna di classe stupida e bella è fin troppo facile immaginare quali fantasie soddisfi il fatto di cronaca. O se proprio si pecca di immaginazione, i giornali rivelano che i ragazzi non sembrano affatto turbati dagli attegiamenti dell’insegnante anzi se ne vantano con gli amici.
Tutto questo mi dà lo spunto per una digressione che ho in mente da tempo. Prima che i reality fossero accusati di devastare la TV era messo alla gonga un tale Chuk Berris. Una parte della vita di questo ideatore di programmi televisivi è raccontato nello strano film Confessioni di una mente pericolosa; dalla pellicola scopro che lui ha ideato la maggior parte dei programmi televisivi che ho visto da bambino: il gioco delle coppie, tra moglie e marito e, soprattutto, la corrida. Nel suo gioco delle coppie la ragazza domanda ai ragazzi: «Se tu fossi uno strumento musicale ed io ti suonassi che musica faresti?» La risposta, dovrete vedere il film se siete curiosi, non era decisamente da fascia protetta; ma gli stessi format in Italia? La Corrida di Corrado era un programma per famiglie di grandissimo successo - Senza essere affatto becero -
Mi piace notare come lo stesso format possa cambiare completamente faccia a seconda del conduttore e dei contenuti. La Pupa ed il Secchione era sì basato su una implicita fantasia sessuale, ma uno strepitoso Papi lo svincolava dal semplice voyerismo, rendendolo degno programma di intrattenimento, giocando un irresistibile Taboo con le varie Pupe; il nuovo “reality” della prof. di matematica, invece, non ha altro che il sesso con l’aggravante d’esser spacciato per informazione.
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Pubblicato da Lex su 15/11/06
“[...] impensabile che un videogioco dai contenuti simili venga commercializzato e distribuito nel nostro Paese [...] Credo sia perversa la mente di coloro che hanno ideato e realizzato un videogame del genere.”
Walter Veltroni
“Speriamo di poterci muovere con un controllo preventivo sull’immissione in commercio dei videogiochi [...] sia un intervento penale, che è indispensabile, sia un intervento amministrativo e commerciale attraverso tale controllo possono essere elementi di deterrenza. [...] [Il sequestro] è possibile solo dove è configurabile un’ipotesi di reato, come l’istigazione a delinquere”.
Clemente Mastella
È una cosa che fa spesso discutere. Esistono delle storie che non ci lasciano indifferenti, delle storie che rovistano nel profondo del nostro animo alla ricerca delle cose più oscure che si agitano dentro di noi: paura, ribrezzo, indignazione, ma anche quell’inaccettabile senso di compiacimento. Esistono delle storie che hanno segnato un’epoca ed hanno creato dei grossi problemi al mezzo di espressivo stesso col quale venivano narrate. Ci sono passati i libri, poi è stata la volta dei film, poi i fumetti, a seguire i film di animazione (che non ne sono ancora usciti), ora è il turno dei videogiochi.
Qual è il problema? In cosa Rule of Rose è più pericoloso de Le sventure della virtù di Sade?
Chiunque può procurarsi il libro di De Sade in libreria, anche a dodici anni con l’unico effetto che i genitori del malcapitato lettore (è un libro orrido) penseranno «wow sta leggendo un libro!». Ma, si sa, i libri sono roba per adulti (!!!) mentre i videogiochi no, i videogiochi fanno parte di quell’insieme di cose che con la scuola ed i cartoni animati è deputato ad educare i nostri figli al posto nostro (che siamo tanto occupati).
Ed allora? Ed allora si rispolvera l’indice dei libri proibiti e lo si applica ai nuovi mezzi di comunicazione, senza pensare che se una censura assoluta fosse stata applicata seriamente alla creazione ed alla distribuzione di fumetti (per esempio) non avremmo mai avuto capolavori come Sin City (tanto per citarne uno) e sarebbe stata una gravissima perdita. Abbiamo visto produrre e realizzare anche un sacco di boiate, ma questo è il prezzo da pagare.
Forse sarebbe invece il caso di preoccuparsi che i nostri figli sviluppino uno spirito critico autonomo, sarebbe meglio guidarli affinché scoprano il mondo gradualmente e siano in grado di leggere la Bibbia e le memorie di Ghandi, ma anche De Sade, senza diventare santi o psicopatici…
Ma chi ha il tempo?
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Pubblicato da Francesco Principe su 15/11/06
L’idea alla base dell’otto per mille è semplice, si decide a chi assegnare una piccola parte delle proprie tasse perché ciò contribuisca a iniziative utili o almeno ritenute tali. Molti contribuenti preferiscono destinare questi fondi a confessioni religiose, per finanziare progetti che non avrebbero altrimenti alcuna possibilità di trasformarsi in realtà, ovvero, ad esempio, per sostenere interventi nei paesi più poveri, aiutare i meno abbienti e persino per coprire il magro stipendio dei preti italiani. Fa una certa impressione scoprire che il governo Berlusconi abbia rimestato nella stessa tasca anche per finanziare interventi militari oltre confine. «Doveva essere devoluto tutto agli aiuti al terzo mondo, alla cultura e a cose di questo genere. Poi una parte venne utilizzata per le missioni all’estero. E una parte anche per l’Iraq» parole di Giuseppe Vegas viceministro all’economia del passato governo. In alcuni anni sono stati dirottati più di cento milioni verso attività diverse da quelle per cui gli italiani avevano deciso il proprio sostegno. Ciò a detrimento della quota prevista per i disastri naturali, l’assistenza ai rifugiati e denutriti, il restauro di beni artistici. Chi vorrà manifestare la propria preferenza su questa misera frazione delle tasse il prossimo anno avrà certamente qualche pensiero in più, pur non essendo credente, forse penserà che optare per la chiesa possa comunque rivelarsi la scelta più sicura. Probabilmente l’unica opzione per evitare che questi denari finiscano convertiti in armamenti. Grazie, signori politici, per il rispetto che sempre riservate alle nostre scelte.
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Pubblicato da satiro su 13/11/06
Secondo la tradizione cristiana il 13 novembre San Martino regala il suo mantello ai poveri e Dio rende la giornata calda come se fosse estiva per non fargli patire il freddo.
In America le cose si fanno più interessanti e lo stesso giorno è anche chiamato l’estate indiana. Secondo Lucy Van Pelt l’estate indiana è un trucco degli indiani per far credere ai pionieri che ci sia bel tempo in modo tale che siano poco accorti.
Con questa conoscenza, ritornando in Italia le cose si fanno ancora più complesse e il defunto Pratt sceneggia per Manara la spelndida storia Un’estate indiana.
Comunque tutti dimenticano che “A San Martino ogni most(r)o diventa vino”: Buona degustazione di Novelli a tutti!
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