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Disoccupazione. Giusto arrendersi e emigrare?

Pubblicato da Il Crea [OPS] su 1/11/06

Ebbene, io l`ho fatto.

e.jpgA tre anni dalla laurea avevo raccolto solo svariati ‘non preoccuparti’, ‘tranquillo che ci penso io’, ‘portami un curriculum’ et similia.

L`unico che mi ha dato un buon consiglio e` stato un amico di famiglia che, forse ispirato, ha suggerito di emigrare verso un paese piu` civile. Fatto.

Arrivato in Giappone, tempo di capire come funzionava, ho trovato una MIRIADE di lavori/lavoretti/passatempi remunerati, cosi` da iniziare a ridere davanti il ricordo di un contratto offertomi tempo fa a Cosenza, di ben 150 euro al mese per due anni…

Ora prendo dai 150 ai 300 euro al giorno, quando posso perche` ho la scuola, mi diverto ma continuo ad avere un grosso amaro in bocca, perche` vorrei tornare a casa, ma al massimo avrei ancora quel biennale da fame di cui sopra.

Non scrivo per dirvi di andarvene, pero` vorrei sapere quanto siete decisi a stringere i denti da disoccupati, oppure cosa suggerire se, MISTERIOSAMENTE, occupati.

Vi tralascio il mio CV, ma usate come riferimento quello di un 27enne che parla 5 lingue, e` laureato e ha una remarchevole dose di certificati, certificazioni, garanzie. Per questa persona e` stato ASSOLUTAMENTE IMPOSSIBILE trovare lavoro.

24 Risposte a “Disoccupazione. Giusto arrendersi e emigrare?”

  1. Lex WTC Dice:

    Perchè ritieni che l’emigrazione sia necessariamente una resa?
    Nel mondo che ho in mente l’Italia funziona sicuramente meglio, questo è certo, ma mi dispiacerebbe se questo significasse la totale assenza di scambi tra i popoli: che nessun italiano andasse più a lavorare in Giappone, portando con se un po’ della ricchezza della nostra terra. Quello che vorrei è, nello stesso momento, vedere un giapponese che fa lo stesso.

    Forse io sono tra i tuoi amici MISTERIOSAMENTE occupati.
    Il lavoro che faccio è precario. Questo significa che dopo un periodo di formazione pazzesco, tutto quello che ho è un contratto di 2 anni dei quali il primo è ormai a metà. Alla fine del secondo anno un lavoro all’estero è la cosa più probabile per me. Se andrò in USA per esempio, avrei ancora un lavoro precario, ma verrei pagato 5 volte tanto. Eppure se lo dovessi fare non sarà per i soldi ma perchè all’epoca non ci sarà nulla per me qui.
    La mia compagna un lavoro precario lo ha trovato per tre anni in America. Il mese prossimo partirà e non la vedrò per un mese, poi passeremo insieme le vacanze di Natale ed a quello che succederà poi non voglio pensarci troppo.

    Grazie all’emigrazione, poi, ho conosciuto delle persone eccezionali, che altrimenti sarebbero rimaste nei loro paesi. E sono ancora più che convinto di ciò che ho già detto in passato: lo scambio è cultura e la cultura (parafrasando Guccini) fa male solo a chi non è abituato.

  2. fadette Dice:

    Condivido quanto detto da Lex.
    Io ho vissuto per sette anni dopo la laurea di borse di studio. Nessuno mi garantiva che l’anno dopo avrei avuto ancora qualcosa. Ho lavorato due anni a Parigi, tre a Pisa, uno a Firenze, uno a metà fra Pisa e Firenze. (Più un mese in Russia a S. Pietroburgo, per un corso intensivo di lingua russa, sempre con borsa di studio).
    Poi ho avuto un lavoro stabile, da sei mesi, in Calabria. Ho 30 anni. Mio marito lavora ancora con contratti precari a Firenze. Se tutto va bene riuscirà ad avvicinarsi a me nel corso dell’anno prossimo, ma avvicinarsi di quanto è difficile dire.
    Se non fossi venuta a lavorare stabilmente qui sarei andata negli USA perché per il mio settore lì i lavori precari sono più sicuri. Tutti i miei amici vivono così. Non mi meraviglia. Non mi sembra il migliore dei mondi possibili, anzi… ma spostarmi, mantenermi da sola, conoscere altre realtà mi ha fatto crescere tanto. Soffrire, anche. Ma crescere. E mi sento privilegiata per questo. Il ragazzo che ho conosciuto che abbia girato di più è un mio amico ceco, due anni più di me, che parla cinque lingue, ha lavorato in tanti paesi diversi, ha cinque figli, continua a farli crescere spostandosi da un posto all’altro.
    Amaro in bocca ? Solo quando sento gente che guadagna dai 3600 euro in su con un lavoro fisso che si lamenta delle tasse.

  3. Francesco Principe Dice:

    Potrei parlarti di sfruttamento passato e precariato attuale. Ho scelto di rimanere cambiando in sette anni quattro datori di lavoro, reinventandomi in settori e lavori completamente diversi, mettendomi a rischio ogni volta, ripartendo sempre dalla gavetta e, alla volte, rimanendo alla gavetta. Oltre questo ho tentato sulla mia pelle iniziative di lavoro autonomo per due volte. Arrotondo cercando extra perché con il mio stipendio non arrivo a fine mese… Capita di sorbirmi quattordici ore di lavoro consecutive. E’ appunto questione di scelte. Non credo che l’emigrazione sia una sconfitta ma un’opzione… Hai fatto la valigia e ti trovi meglio, almeno lavorativamente… senti nostalgia della tua terra, lo capisco… ma la storia che racconti non ha affatto il sapore di sconfitta. Qualche anno fa ho conosciuto un preside di Tirana che faceva il camionista in Italia per far vivere meglio la famiglia, neanche questo sapeva di sconfitta. Il sapore amaro che puoi trovare nel racconto di un cinese che viene in Italia convinto di approdare in paradiso e finisce segregato in una prigione-industria tessile, succede spesso, questo si che sa di sconfitta.

  4. Diana Dice:

    c’è un italiano di mia conoscenza per cui la sconfitta sarebbe stata rimanere incatenato a San Donà del Piave… e invece lavorare all’estero è una bella avventura di cui è entusiasta, non mi sembra proprio intenzionato a tornare. Certo non è andato fino in Giappone, ma… forse è una domanda stupida, da Cosenza al Giappone non hai provato nessuna via intermedia? Non so, ho abitato a Rimini per un po’ e non mi è parso che un lavoro fosse introvabile, in generale. Precario e saltuario, magari, ma non il deserto che descrivi. Forse con 5 lingue da usare… una città più turistica di Cosenza? Scusami se magari sottovaluto i tuoi tentativi in Italia, non conosco la tua storia in dettaglio, ovviamente.
    E Lex, tranquillo, a Rimini ho incontrato una certa dose di giapponesi venuti (venutE, soprattutto) a studiare l’italiano, a alcune sono rimaste a vivere in Italia.

  5. Lex WTC Dice:

    [...] E Lex, tranquillo, a Rimini ho incontrato una certa dose di giapponesi venuti (venutE, soprattutto) a studiare l’italiano, a alcune sono rimaste a vivere in Italia.

    Mi fa piacere, grazie per la segnalazione ;-)

  6. ilcrea1 Dice:

    Cara Diana,
    il mio punto era un dubbioso “resto e faccio la fame o vado a vedere che offre il mondo?”.
    Il fatto che abbia scartato a priori l`Italia del nord e` una cosa che mi contraddistingue, ancora non so se positivamente o negativamente.
    Ho viaggiato moltissimo per lo stivale, sempre per svago e non alla ricerca di qualcosa, eppure credimi che come mi sento fuori luogo una volta sueprata Firenze, non mi sento da nessun altra parte.
    A Milano ho la sensazione di trovarmi su Marte, a Torino in una dimensione parallela, nel Veneto… lasciamo stare.
    Si`, preferisco non lavorare e fare la sanguisuga di famiglia piuttosto che andare al nord, dove il lavoro, seppure precario, c`e`.
    Scelgo l`estero perche` la mammina mi sostiene, se mai dovro` forzatamente andare in nord Italia, allora saro` io a fare il camionista in Albania.

  7. Diana Dice:

    lo vedi che la tua è una scelta?
    Tu a quanto pare percepisci To o MI come “emigrazione” anche più del Giappone. Un po’ ti capisco: posta di fronte alla possibilita’ di cercar lavoro a MI mi son trovata piena di dubbi “ma ci potrei vivere,poi?” Sono di BA, per inciso. Il compromesso è stato Roma. O poteva essere Toscana,Emilia, Liguria, Val d’Aosta… Francoforte, Parigi, Vienna, Monaco. Non è che l’idea italiana di patria/casa, alla fine, è “il mio campanile o niente”?

  8. ilcrea1 Dice:

    Infatti cara Diana, io ho scelto. Al momento mi trovo bene, benissimo, ma tornero` mai per via di un lavoro? Questo era il mio dubbio, se poi continuo a considerare MI e TO mete migratorie per un Calabrese? Certamente! ;)

  9. fadette Dice:

    Boh… aggiungerei che per me era più importante fare un lavoro che mi piacesse, piuttosto che il luogo in cui lo avrei fatto. E di certo anche l’ambiente di lavoro (piacevole od ostile) avrebbe contato molto.
    Il luogo… no. Anche perché in tutte le città dove sono stata ho scoperto un sacco di cose interessanti e ci ho vissuto bene. Certo ogni città aveva anche degli svantaggi, ma non tali da farmene rifiutare una a priori. Non potrei nominare una città in cui assolutamente non vivrei.

  10. aggelos Dice:

    Semel in anno licet cum Crea concordare.
    Anni fa mi ponevo il tuo stesso problema: se resto a casa finisco per fare il panettiere oppure il grafico di siti web, e con tutto quello che avevo studiato, era come dire che mi ero grattato le ascelle per dieci-quindici anni (contando pure le scuole superiori… immaginati le abrasioni…). Ma se andavo all’estero, non era un privare la mia patria, che aveva tanto speso per me, di risorse e ricchezze, per trasferirle in un altro paese?
    La mia risposta è stata che se il mio paese mi costringeva ad emigrare per realizzarmi, meritava di perdere quelle ricchezze. Se in un posto sei costretto a fare meno di quel che potresti, alla disoccupazione involontaria oppure alla sotto-occupazione, allora spostarsi per cercare di realizzarsi è certo meglio, e lenisce quell’amarezza nel vedere altri che hanno le tue stesse competenze, e che loro, per qualche arcano che non ti spieghi, e che non ti puoi spiegare quando siete in 100 ad ambire a 10 posti, loro sono occupati.
    Però quell’amarezza resta, in bocca, e resta il rimpianto di trovarti in un clima od in un luogo in cui proprio, se potessi, non staresti. Ti capisco benissimo. Ma alla fin fine, girar l’europa mi ha fatto crescere, mi ha fatto bene. Vedere città diverse è stato bello, e se anche a talune mi sono adattato con fatica, l’importante è stato che esse mi hanno consentito di fare qualcosa d’importante per me e per gli altri. E di non reprimermi, e deprimermi, e diventar rancoroso a casa, pieno di «se» e di rimpianti per futuri possibili e non mai realizzati.
    Si, è giusto emigrare. E spesso è anche bello. Non si potrà tornare che in vacanza? Ma nemmeno in vacanza, ad un certo punto! Ti farai degli amici e girerai la Thailandia e l’Australia. Il problema è solo se hai degli affetti, qualcuno con cui vorresti costruirti il futuro, ed al quale vorresti viver più vicino che a 24 ore di aereo. E’ solo allora che la risposta alla tua domanda diventa un grosso punto interrogativo. Negli altri casi, meglio un lavoro in antartide che ti realizzi, che restare a casuccia a farti confortare che il boss (quello che ti usa ma non ti paga), oggi, ti ha strapazzato tanto da farti divenire balbuziente. Perché alla fine ti annoia anche casa tua, e si tinge del colore degli strapazzi del boss, dai quali non puoi fuggire, dai quali non ti protegge.

  11. Francesco Principe [OPS] Dice:

    Corriere della Sera
    Poi dicono che i migranti non vengano considerati! :-D
    Mica male avere poterlo annoverare nel curriculum :-)

  12. FABRIZIO Dice:

    Ciao, mi chiamo Fabrizio, possiamo metterci in contatto?
    Mi interessa sapere come hai fatto a trovare un lavoro in Giappone.
    Io lavoro in banca (restaci, mi dirai) ma un’esperienza di lavoro internazionale mi attrae da sempre.

  13. Il Crea [OPS] Dice:

    Caro Fabrizio, puoi scrivere all`amministratore del blog e la tua e-mail mi sara` girata.
    Se potro` darti una mano ne saro` felice.

  14. angela padrone Dice:

    Mi sono appassionata a leggere tutti questi commenti…sinceramente dimostrano che il mondo e i desideri sono molto vari. Ciò che vale per qualcuno non vale per tutti. Figuratevi se fossimo tutti costretti a fare le stesse cose. Comunque benché io pensi che in Italia oggi ci sono stranamente più opportunità che nel recente passato, è chiaro che non vanno bene per tutti. E la Calabria è certo messa molto molto peggio della Lombardia, piaccia o no. Quanto ad andare all’estero, non ho mai capito perché debbe essere una sconfitta. Io personalmente rimpiango di non averlo fatto 20 anni fa. E dentro di me accarezzo ancora il sogno che un giorno… Per il propio paese.., bé non è che il mercato italiano si dia tanto da fare per attrarre talenti. E’ così. E la vita è breve
    Nel mio libro sono raccontate proprio storie di questo tipo, anzi dell’uno e dell’altro tipo: di chi resta e di chi va. Mi piacerebbe che qualcuno esprimesse un parere… Ultima cosa: ho scritto una lettera a Grillo, perché non condivido il carattere catastrofista e distorto del suo libro (suo…scritto da quelli che frequentano il suo blog) Schiavi moderni. Se qualcuno volesse leggere questa lettera, può trovarla sul mio blog

  15. fadette [OPS] Dice:

    Boh, forse maggiori problemi possono porsi ad una coppia.

    Non sempre si trova il lavoro nella stessa città, nella stessa regione, nella stessa nazione.

    E non parlo solo del sud, assolutamente. Per anni io sono stata a Pisa e mio marito a Parigi.
    Poi insieme a Firenze.
    Poi di nuovo io a Firenze e lui a Cosenza.
    Poi io a Cosenza e lui a Firenze.
    Poi io a Cosenza e lui a Roma.

    Ultimamente non posso lamentarmi, perché il suo lavoro è abbastanza flessibile come orari e stiamo insieme dal giovedì sera al lunedì mattina per quasi tutto il giorno, cioè paradossalmente ci vediamo di più rispetto a quando vivevamo insieme e lui andava a lavorare a Firenze alle 6 di mattina rientrando alle otto di sera ed anche il sabato frequentava un master.
    Ma di lavori con orari così flessibili come il suo attuale (ed il mio) ce ne sono pochi. E quando finirà il contratto, se dovrà lavorare a Roma o dovunque lontano da me dal lunedì al venerdì, e magari anche il sabato, sarà molto più difficile.

    Ti propongono un lavoro che ti dia soddisfazione dopo anni di lavori poco qualificati e malpagati. Che fai, lo prendi anche se ti allontana da tuo/tua compagno/a ?
    Lo lasci andare e continui a stare al call center da cui possono mandarti via in qualsiasi momento ?
    E se poi quello con il contratto fisso e lo stipendio buono (che sia l’uomo o la donna non importa) muore, o gli prende una malattia e non può più lavorare ? Che fai se tu non hai neanche uno stipendio per pagarti l’affitto ?

    Non so, sinceramente. Sono sette anni che ci sto pensando. Anche questo è un problema, ad essere flessibili.

  16. angela padrone Dice:

    Nella vita non si sa mai cosa è giusto fare…Quando avevo 20 anni rinunciai ad andare all’estero, perché avevo un ragazzo a cui tenevo in Italia. Siamo stati insieme molti altri anni, poi ci siamo lasciati (come succede a molti). Oggi dico: avrei fatto bene ad andare negli Usa. Ma se tornassi indietro non so veramente cosa farei. E’ così, e nessuno ci può aiutare

  17. Enzo Dice:

    Lasciare il proprio paese non e’ necessariamente una sconfitta o una rivincita: puo’ semplicemente essere voglia di “vivere il mondo”.
    Non e’ piu’ come ai tempi dei miei nonni, quando si partiva per l’america e si scopmariva, letteralmente. Oggi un viaggio in aereo Londra-Napoli puo’ costare persino meno di un treno Napoli - Milano, ed e’ piu’ rapido. Si puo’ stare in contatto con amici e parenti via web-cam, e telefonare agli amici per sapere come va costa meno di una birra. Allora? Semplicemente e’ una scelta.
    Io l’ho fatta: adesso sono negli USA da qualche anno, ma presto cambiero’ stato (forse Canada, forse Australia, forse boh), eppure la mia vita non e’ sacrificata, anzi. Ho trovato la mia anima gemella, presto moglie, giapponese ma che vive con me e che come me non ha nostagia del proprio paese, ma solo tanta voglia di vivere il mondo. Non e’ difficile: sara’ bello un giorno poter raccontare ai miei nipoti delle mie avventure per il mondo, proprio come adesso e’ bello viverle.
    Non ti preoccupare se l’Italia e’ lontana: come diceva giustamente un altro ragazzo in post qui sopra, quando le cose girano storte anche il proprio paese puo’ farti sentire in prigione.

  18. Il Crea [OPS] Dice:

    Caro Enzo, sono d’accordissimo con le tue parole e ti faccio un grosso in bocca al lupo per la tua futura (?) moglie giapponese.

    Lasciare il proprio paese non è una sconfitta, ma lasciare l’italia è una vittoria.

  19. adriana Dice:

    Ciao,
    mi chiamo Adriana e sono rimasta affascinata dalla tua esperienza nipponica.
    Anch’io ho un po’ girovagato negli ultimi 2 anni tra UK e olanda.Sono tornata in Italia da un anno ma questo nostro bel paese mi fa venire un senso di nausea e mi chiedo se è il caso di restarci.
    Vorrei, se possibile, poterti contattare per farmi “illuminare” dalla tua bellissima avventura.
    Complimenti per il coraggio.
    Adriana

  20. Paolo Dice:

    Ciao,
    Sono un deluso dell’italia, dei numerosi governi che ci hanno portato allo stallo economico-governativo, ed ora chi si dovrà far carico di rimettere in sesto la situazione italiana è tutta sulle spalle della generazione anni ‘60 e ‘70; chi è più giovane e stà finendo l’università non sprechi tempo a cercare lavoro nello stivale che ormai “puzza” di vecchiume. Mia moglie è ricarcatrice, per 11 anni ha lavorato co.co.co e da 3 anni è assunta a tempo determinato con rinnovo annuale, non può firmare alcuni progetti col primo nome perchè c’è…”il nipote del capo dipartimento”…lascio a voi intendere il resto; io sono un tecnico hw per le TV, ma di anno in anno è sempre più difficile reperire lavoro, così anche noi stiamo pensando da ormai un pò di tempo a cambiare vita, e di spostarci in paesi più civili, dove tutti paghino le tasse in maniera proporzionata e non come avviene in italia che ormai si patteggia… ho chiesto al mio commercialista se potessi patteggiare anch’io…si è messo a ridere ovviamente!Sarò pessimista, ma l’italia è finita, nel 2025 ci saranno più 75enni che 25enni,siamo il 2° paese + indebitato al mondo!

  21. Gianni Dice:

    Ragazzi cari mi presento laureato in Scienze Politiche da tre anni circa, con un professional master in organizzazione e formazione risorse umane più stage di 6 mesi, e cosa mi sono ritrovato alla fine???? Un lavoro pagato ma non contrattualizzato per un anno, ora sono a casa, mi sono ributtato sui concorsi pubblici ma non ne sono convinto..pertanto anche io a 29 anni sto pensando di andarmene..ma credo pure che uno debba andarsene sapendo dove va, cosa andrà a fare e soprattutto una dimora…
    Mi riallaccio a chi ha aperto questo blog, solo promesse da parte di tutte le persone immaginabili, imprenditori, politici locali ma nulla, credetemi è davvero difficile…per non parlare dei migliaia di curriculum inviati e le iscrizioni alle agenzie interinali, mai una risposta!!!!Ditemi cosa fare?Dimenticavo sono un campano…

  22. Marco Dice:

    Ciao a tutti,
    oggi devo decidere se emigrare. stamattina sono arrivato al lavoro, ho acceso il computer e preparato il caffè. Un’occhiata al giornale (con il solito voltastomaco)e poi ho googlato la parola “emigrare”. per tutta la mattina nei tempi morti ho letto le vostre storie e ho ritrovato in loro lo stesso sentimento diviso che provo ora.

    Per me non è la prima volta, e non sono di fronte al primo distacco dall’Italia. A dire il vero casa non so più dov’è da molti anni. quindi non è la paura de ragazzino che mi blocca bensì quella dell’adulto. sento di aver voglia di mettere radici da qualche parte.
    La mia destinazione è Stoccolma (risparmiate i commenti sulle svedesi). La città per me è già una seconda casa. Questa è l’emigrazione più semplice del mondo: il cuore come traino, la burocrazia semplificata da unione europea, la casa già pronta, alcuni amici già presenti, un buon CV internazionale, ottimi contatti di lavoro già avviati, buona padronanza dello svedese, ottimo l’inglese.
    eppure oggi mi tremano le gambe.
    La testa e il cuore dicono certamente di partire, costruirsi un futuro dove ci sono le condizioni ideali e vivere con agio, senza difficoltà.
    Eppure la pancia dice di restare, e consiglia di comprare una vespetta scassata e gironzolare con gli amici la sera (magari parlando di opportunità perse).

    alla fine mi sa che vado in svezia in vespa!

  23. Il Crea [OPS] Dice:

    Sono felice di trovare questo mio vecchio post ancora attuale.
    Per Adriana, puoi certamente contattarmi direttamente, ma non so come funziona coi messaggi privati.

    In ogni caso la vespa sta bene, ma la Svezia è lontana e non poi proprio la meta ideale per gli italici. E’ fredda, la gente e alta e si ubriaca sempre fino alla morte, il cibo fa schifo e c’è lavoro… troppe differenze.

    In bocca al lupo a tutti gli aspiranti emigranti, io qui sto ancora bene, poi si vedrà.

  24. Paolo Dice:

    Ciao
    Chi parla è un 38 enne della prov di Milano per ora semi-disoccupato precario.
    Mi aspetta una scelta ardua. Ho già vissuto all’estero dai 34 ai 36 a dublino. Poi ho tentato in Spagna, ma non è andata come doveva andare e sono tornato.
    Ho paura di non riuscire piu’ a riadattarmi, l’esperienza irlandese mi ha segnato e sto considerando l’idea di tornare su, anche se ora la partenza sarà 10 volte piu difficile dell’altra volta —ho ritrovato amicizie care, vita sociale e tante cose che mi mancavano dell’Italia, paese sicuramente dove mi trovo piu a mio agio dell’irlanda per parecchie cose…ma…sta di fatto che per altre non c’è verso, maleducazione, conformismo a mode, giovanissimi allo sbando, mondo dle lavoro schifoso, politica pure, società in declino…ecc…
    Insomma… per molti versi rimpiango la società irlandese e lo Stato. Per altre,sono certo che mi mancherebbe lo stile di vita qua. Sono a un bivio…
    ciao e scusate lo sfogo

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