Riconteggi, più voti all’Unione
La questione dei brogli era stata sollevata immediatamente dopo le elezioni da un miliardario ridens non abituato a perdere. Ma per un candido scettico come me, era solo un’arma di propaganda elettorale, da usare per un anno al massimo, in mancanza di meglio, e poi da sostituire con qualcosa di politicamente costruttivo (o sennò, peggio per lui). Poi un documentario di Deaglio l’aveva riportata agli onori delle cronache e dei commenti, anche in questo blog. Prima il Senato, poi la Camera dei Deputati avevano deciso il riconteggio delle schede bianche e nulle, con la procedura di un campione iniziale, e poi, se gli scarti erano significativi (ad alla Camera lo sarebbe stato uno scarto minimo), i riconteggi generali. Ed io ero diviso fra i dubbi costituzionali (quale organo giudiziario ha il potere costituzionale di sciogliere il Parlamento?!) e la volontà di vederci chiaro, comunque, a qualsiasi costo.
E di costi, purtroppo, questa campagna delegittimatrice ne ha prodotti, e tanti.
Un flash d’agenzia di difficile lettura, ripreso dal Corriere della Sera, mi ha fatto temere per un attimo che i brogli ci siano stati per davvero. Ma non da parte di chi controlla gli oratori e le otto sezioni ancora aperte del morto PCI, ma da chi controlla il Viminale (as usual, my dear). Il flash diceva che, alle prime verifiche su 26 circoscrizioni, l’Unione aveva ritrovato 166 voti in più, e di 11, attribuiti alla CdL, l’atribuzione sarebbe stata giudicata erronea. Insomma, 177 voti in più per l’Unione. Solo che non significano niente.
Iniziamo col dire che le «circoscrizioni» non son sinonimo di sezioni, o di comuni o giù di lì. Per l’elezione della Camera, lo stato italiano è suddiviso in 26 grandi circoscrizioni elettorali (2 per il Piemonte, 3 per la Lombardia, 2 per il Veneto, Lazio, Campania e Sicilia, 1 per tutti gli altri). 177 voti su 40 milioni di votanti è una goccia nel mare, e non derivano da un controllo puntuale, ma solo, mi pare di capire, da quello delle schede contestate. Ma per un’ora, non è tanto l’aumentare del distacco fra Unione e CdL che è stato significativo, né che la campagna-tormentone politico che si ritorcesse contro il suo inventore, e lo condannasse senza pietà. Per un’ora è stato il concretizzarsi di una grande paura, che le elezioni, quella sera, qualcuno iniziò a truccarle, per fermarsi 25000 voti prima di fare il golpe.
Che si potessero delegittimare le istituzioni al punto di far sorgere questi dubbi e queste certezze al minimo flash d’agenzia non spiegato, avrei davvero voluto non crederci. E se il riconteggio dimostrerà che ha avuto torto, ne farò una colpa al suo artefice.
Voglio continuare a non crederci.