Il diritto alla paura
Pubblicato da ciok su 15/12/06
Guardavo ieri il tg. Un manipolo di studenti iraniani che contestavano il Capo, Ahmadinejad, nella sua decisione di ridisegnare la storia a suo uso e consumo. Chissà se sopravvivranno. E anche se fosse, la pagheranno cara. Questa è una certezza: nel migliore dei casi, addio università e possibilità di un lavoro decente. O magari qualcuno potrebbe rifugiarsi in qualche ambasciata: bella la vita da esule. Per non parlare del rischio – concreto, molto concreto – che le famiglie paghino assieme a quella 60ina di studenti. E i loro amici? Sotto controllo anche loro, sempre nel migliore dei casi. La protesta e la repressione, di solito, tendono ad allargarsi a macchia d’olio.
Non so se quegli studenti rappresentino una buona fetta della popolazione iraniana, forse solo la borghesia cittadina condivide davvero la loro protesta. Ma mi torna in mente la domanda di mia madre: CHI GLIEL’HA FATTO FARE? Ho risposto che forse, visto che c’erano i media, volevano segnalare al mondo l’esistenza di un Iran diverso, e che per loro questo era così importante da valere il rischio.
In realtà questa domanda riguarda tanti tentativi minoritari destinati a finir male fin dal principio, e presumibilmente i loro protagonisti lo sapevano bene. Niente armi, solo parole: la Rosa bianca contro il nazismo è un esempio. Persone, insomma, che davano alla TESTIMONIANZA un valore superiore alla loro stessa vita. E gli altri? I tanti che in fondo non amavano per nulla il regime, che se ne vergognavano anche, ma hanno taciuto, a volte hanno cooperato con esso? Io avrei taciuto, temo. Come i tanti, come la massa. E perciò mi chiedo: esiste un diritto alla paura?




Lex [OPS] detto
È una questione complicata, da un lato è importante capire che sfumature ci sono tra l’accidia sociale e la vocazione al martirio, dall’altro fino a che punto è onesto felicitarsi delle conquiste civili ottenute sul sangue degli altri. Strano forse, ma non riesco a non pensare alla canzone di maggio:
Il Crea [OPS] detto
Magari prima di esprimerci su notizie provenienti dall`Iran vediamo da dove ci vengono, cioe` da organi di stampa corrotti e succubi dei poteri forti che vivono al di la` dell`Iran stesso.
Ahmadinejad e` il Presidente di una repubblica indipendente, non il capo di una tribu` di esaltati primitivi.
Fadette [OPS] detto
Cito:
Una repubblica dove si può votare alle elezioni solo i candidati scelti dal regime.
Una repubblica dove non sei libero di scegliere neppure come vestirti. Dove per beccarti torture e frustate basta che tu esca con il rossetto.
Una repubblica dove se contesti il presidente finisci in galera.
Una repubblica teocratica dove il potere sta da decenni nelle mani degli ayatollah.
Quanto alle fonti di queste affermazioni che ho appena fatto… penso a Persepolis di Marjane Satrapi, bellissimo fumetto in due volumi scritto da una giovane iraniana esule a Parigi. Iraniana di sinistra, che ama il suo paese e non sopporta i luoghi comuni su di esso. Ma che con forza, ha denunciato ciò che l’ha fatta fuggire da una realtà di cui non smette di avere nostalgia.
Nemmeno Hitler era a capo di una tribù di esaltati primitivi, ma di una delle nazioni culturalmente più sviluppate d’Europa. E quindi ?
Anche nella Germania nazista, più che consenso, il potere nazista riscuoteva silenzio.
Il silenzio di chi ha paura.
Per Lex e Diana:
Uno dei volantini della Rosa Bianca recitava:
“noi siamo la voce della vostra cattiva coscienza”.
Fa male ancora adesso leggerlo, perché non riesco a rimuovere, come voi, il timore che anche io sarei stata fra quelli “con la cattiva coscienza”. Forse non fra gli esaltati, ma chissà.
Ciok [OPS] detto
@Crea: ho forse intitolato il post “tutto e di più su Iran e Ahmadinejad”?
In effetti, lui o un altro che differenza fa? se il sistema non permette il dissenso la repressione ci sarà cmq. E per quanto diffidi delle notizie sull’Iran, credi forse che sia uno Stato democratico, scusa? Poi la mia questione riguarda tutte le minoranze che protestano vanamente (vanamente?) pagando prezzi assurdi. Non solo in Iran, non solo oggi.
Parlavo di diritto alla paura perché al contrario l’etichetta di vigliacchi è facile: dopotutto, se ci si ribellasse in numero sufficiente potrebbe funzionare. Con Gandhi ha funzionato, pur con tutte le particolarità del caso. Per la Germania nazista un elemento di condanna è stato la mancanza del fenomeno Resistenza; quello che ha rifatto il make-up a Francia e Italia, invece… dunque anche delle testimonianze più o meno vane avrebbero potuto migliorare la posizione futura del Paese. Eppure, affrontare le SS continua a sembrarmi più della dignità media che si può chiedere a una persona.
@Fadette In effetti ilCrea ha parlato di Repubblica indipendente, e l’Iran lo è. Solo per Kant e pochi altri “repubblica” è sinonimo di democrazia.
Mi sfugge però il punto: indipendenti lo sono anche gli Stati Uniti, lo era l’Iraq… vogliamo (non tu) giustificare qualsiasi cosa in base all’argomento “è uno Stato sovrano, fatti loro”?
Fadette [OPS] detto
Per Ciok:
Mica ho detto che l’Iran NON è una repubblica.
Ho solo aggiunto al termine “repubblica” qualche altro aggettivo oltre “indipendente”, per meglio caratterizzare il tipo di repubblica di cui stiamo parlando. Ho scritto il commento così, per evitare di prendere una posizione netta sull’argomento, perché avrei dei dubbi sia sul “sì, è una repubblica” sia sul “no, non lo è”.
Dato che si autodefiniscono repubblica glielo lascio fare, ma aggiungo qualcos’altro sul tipo di repubblica, che spieghi perché tutto sommato se sento ai tg che 60 studenti protestano e rischiano l’arresto o la pelle, ho tendenza a credere che sia vero, e non una montatura mediatica…
Per il resto sono d’accordo con te. Anche se vorrei riflettere meglio sul tema specifico del topic, ovvero “il diritto alla paura”. Per noi è di certo così perché non siamo coinvolti in prima persona ed è brutto essere eroi con la pelle altrui, ma mi chiedo se per quei 60 studenti, o per gli studenti di piazza Tienanmen e della Rosa Bianca, valga la stessa cosa. Se loro cioè riconoscano o abbiano riconosciuto a chi non si è mosso con loro il diritto di averli lasciati soli senza rimproverarselo. Difficile saperlo, ma quella “cattiva coscienza” è un problema…
Comunque bel post.
baiapersa detto
La questione del diritto alla paura, francamente, è un tantino assurda: la paura è un meccanismo che ci avvisa quando quello che facciamo rischia di avere conseguenze negative e, per solito, ci induce a farlo diversamente o evitarlo… non è un diritto, ma un meccanismo naturale…
La domanda allora forse si può riformulare in: è eticamente legittimo tacere, per paura, la propria insoddisfazione rispetto alla mancanza di libertà?
non credo sia utile applicare una griglia di valutazione ai comportamenti umani. per conto mio non credo che buttarsi in pasto come martiri sia il modo migliore per opporsi ad un’ingiustizia (di De Andre, anzi, di Brassin, citerei piuttosto “…morire per delle idee, vabhé, ma di morte lenta…”), e che un’opposizione disperata sia sempre il frutto di uno slancio disperato. nulla di eroico, piuttosto, follia.
tuttavia, io che di follia mi circondo involontariamente, aggiungo un caso felice di rivolta pacifica: le madri di plaza de mayo, spinte da un cieco istinto primordiale (la disperazione della perdita dei figli), hanno organizzato un movimento di opposizione minoritario al regime che è sopravvissuto al regime stesso… un caso sicuramente curioso (consiglio a tutti un bel libro di Daniela Padoan, Le pazze)…
ora spero di non passare per la terzomondistafemministapacifista…
r
Ciok [OPS] detto
ma, Baiapersa, in effetti intendevo il diritto di SEGUIRE la propria paura, che come dici ci avverte del pericolo. Quanto ad AVER paura, non credo si possa sceglierlo come non si può scegliere se avere freddo o fame. La tua riformulazione, quindi, mi va bene; temo solo che un titolo del genere per il post sarebbe FONTE di paura…
Il mio dubbio è su quanto sono sottili i confini fra coraggio e incoscienza, fra legittima paura e vigliaccheria, tutto qui. E ti ringrazio della tua interpretazione, tutto sommato sono d’accordo. Solo che è un genere di follia che ammiro, vedi.
A me la citazione di quelle madri sembrava pertinente, anche se naturalmente TI FA sembrare terzomondistafemministapacifista…
Il Crea [OPS] detto
Anche l`Italia ti impone di tacere.
Viene il mafioso a chiederti la tangente? Taci!
Ti opponi al politico che svergogna la tua patria? Che fai? Taci!
Se provi a parlare anche da noi finisce male, quindi perche` usare sempre i soliti nomi noti per fare scena?
Lex [OPS] detto
Io credo che dovremmo cercare di distinguere tra diverse definizioni di diritto. Mi spiego: il diritto alla paura non si configura come un diritto civile, nella società in cui si crea la necessità di una protesta frustrata dalla paura, tacere è un obbligo sociale (imposto dal dittatore o dal mafioso di turno), non un diritto.
Quello di cui stiamo parlando è forse quindi un “diritto morale”; in qualche modo è il diritto a staresene buoni, salvare la vita e sperare che qualcuno con maggiore coraggio (o minore consapevolezza) faccia quello che non stiamo facendo noi.
Il punto è che, su questo secondo tipo di diritti, entrano in gioco sentimanti quasi automatici di giudizio e di disprezzo, sia da parte degli altri che all’interno di noi stessi. Ed il tribunale più feroce sarà quello della nostra coscienza.
Allora forse il diritto alla paura è principalmente qualcosa che ci concediamo (o no): può essere, in sostanza, compatibile o meno con le leggi (più o meno dure) che ogni essere umano decide per se stesso.
Alcuni di noi sono come i “cuccioli di maggio” che avevano “il tempo anche per la galera/ ad aspettarli fuori rimaneva la stessa rabbia e la stessa primavera…” altri hanno delle idee per cui sono disposti a morire “si, ma di morte lenta”.
La maggior parte di noi non sa a che partito morale appartiene, e spera di non doverlo scoprire mai. Se succederà ci sarà nelle nostre anime un vero e proprio processo: per alcuni sbrigativo, per altri lento e doloroso, ed alla fine saremo noi a decidere di concederci o meno il diritto alla paura
fadette [OPS] detto
Per il Crea:
E’ vero, in alcune regioni d’Italia la mafia impone in effetti un vero e proprio regime di terrore. Ancora adesso ricordo l’effetto che mi fece su rai3 un reportage dove giudici e giornalisti dicevano di avere la coscienza di rischiare la vita (e gran parte poi finirono effettivamente uccisi).
Mi ero chiesta all’epoca come fosse possibile che quelle persone vivessero nel mio paese, a non molta distanza da me, un’esperienza di vita così lontana dalla mia.
Non ti seguo più invece rispetto al politico che, dici tu “svergogna la tua patria”.
Manifestazioni contro il governo in carica, adesso e negli anni scorsi, se ne sono fatte tante. Io ci ho partecipato senza correre alcun rischio di arresto.
Solo a Genova, nel 2001, ho avuto paura anche della polizia di casa mia. E’ stato un brutto momento, ma adesso i poliziotti che si sono macchiati di abusi e violenze sia alla Diaz che alla caserma di Bolzaneto sono stati perseguiti ai termini di legge (anche se non è stato facile arrivarci).
In Iran questo non sarebbe possibile. Perciò sinceramente non mi sento proprio di paragonare i rischi che corre un manifestante in Italia a quelli che corre in Iran. Se anche in Italia uno tace (verso la politica, la mafia è un’altra storia), questo tacere dipende da una sua scelta precisa, legittima, ma diversa, non direi dettata dal terrore…
Ciok [OPS] detto
Non so perché, ma in Italia tendiamo a parlare della Patria in termini di Stelle o di Stalle: il Crea, mi par di capire, appartiene alla seconda scuola.
In questo Paese, caro Crea, chi denigra il governo anche col megafono dalla tv pubblica, al massimo rischia il licenziamento, come l’editto bulgaro insegna. Gravissimo, ma quelle persone possono fare altro, tornare in tv in seguito, emigrare in Giappone e poi magari tornare… cogli la differenza con la tortura, la prigione e/o la morte? O no?
Rispondendo a un altro post hai addirittura paragonato i nostri governanti ai signori della guerra africani. A questo punto, forse hai titolo per chiedere lo status di rifugiato al Giappone. Lì sì che non c’è la mafia! Eh eh…
Più in generale, vero che anche nei Paesi occidentali capitano casi in cui scegliere di parlare può costare la vita: pensiamo solo al testimone di un delitto. Dall’esterno ho sempre pensato che BISOGNAVA parlare cmq, ma è facile dirlo dall’esterno. Cambiare tutto, nome città lavoro, tagliare i ponti con amici e parenti, e cmq essere una preda, forse per il resto della vita. Tutto questo magari per uno Stato che non ti fa sentire tutelato a sufficienza, che a volte lascia uscire i criminali semplicemente per decorrenza dei termini o perché qualche documento o timbro si è perso per strada, più o meno in buona fede. Non rischi di sentirti un cretino, più che un eroe?
Ma chi tace il suo dissenso dalla politica, qui, ancora lo fa per non alienarsi la possibilità di qualche favore: cosa grave, la gestione pubblica non dovrebbe essere cosa di scambi. Eppure mi sembra tutt’altro dal tacere per salvarsi la vita, anzi mi sembra un insulto verso chi si trova nella seconda situazione – e magari la sua coscienza ne soffre – mettere tutto nello stesso paniere.