Mutazioni
Pubblicato da Francesco Principe su 31/01/07
Fini ha trasformato un partito e se stesso uscendo bene da entrambe le cose. Non molti credevano fosse possibile. E’ stato coraggioso e innovativo. Pare abbia ben seminato. Adesso raccoglie frutti anche fuori dal proprio orto. L’investitura ufficiale è stata corretta in ufficiosa per evitare spaccature. Che sia o meno il delfino di ciò che seguirà alla CDL non è certo, comunque la sua scalata pare inarrestabile. Le cortesi resistenze formali dell’interessato e quelle sostanziali di Lega e Udc non sono certo ostacoli insormontabili. Saranno gli elettori a scegliere il nuovo leader tuttavia l’imprudente esternazione del Cavaliere indica la strada forse più percorribile. Oggi Fini è considerato il volto presentabile del centrodestra italiano. Sicuramente, ascoltando ciò che dice, sembra essere di spessore, pragmatico e intelligente. Presentabile però quanto può esserlo qualcuno che deve avere per necessità politica sempre due facce. Una rivolta verso il passato che non cessa di affascinare alcuni suoi sostenitori e una che guarda il futuro orizzonte moderato, in cui questo passato apparirà sempre ingombrante. E’ portabandiera della politica rosa che silura senza pietà esponenti del gentil sesso nella propria organizzazione. Firmatario di leggi discutibili, sul filo della xenofobia, come la Bossi-Fini nonché sostenitore del voto agli immigrati nelle elezioni amministrative. Difensore dell’unità d’Italia senza che ciò lo costringa a spendere, durante il suo comizio di Vicenza, una parola per l’Inno più volte fischiato. Otto von Bismarck sosteneva che la politica non fosse una scienza esatta. Evidentemente non è neanche un esercizio di coerenza.
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