Osservatore Politicamente Scorretto

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Archivio per Gennaio 2007

Mutazioni

Pubblicato da Francesco Principe su 31/01/07

Fini ha trasformato un partito e se stesso uscendo bene da entrambe le cose. Non molti credevano fosse possibile. E’ stato coraggioso e innovativo. Pare abbia ben seminato. Adesso raccoglie frutti anche fuori dal proprio orto. L’investitura ufficiale è stata corretta in ufficiosa per evitare spaccature. Che sia o meno il delfino di ciò che seguirà alla CDL non è certo, comunque la sua scalata pare inarrestabile. Le cortesi resistenze formali dell’interessato e quelle sostanziali di Lega e Udc non sono certo ostacoli insormontabili. Saranno gli elettori a scegliere il nuovo leader tuttavia l’imprudente esternazione del Cavaliere indica la strada forse più percorribile. Oggi Fini è considerato il volto presentabile del centrodestra italiano. Sicuramente, ascoltando ciò che dice, sembra essere di spessore, pragmatico e intelligente. Presentabile però quanto può esserlo qualcuno che deve avere per necessità politica sempre due facce. Una rivolta verso il passato che non cessa di affascinare alcuni suoi sostenitori e una che guarda il futuro orizzonte moderato, in cui questo passato apparirà sempre ingombrante. E’ portabandiera della politica rosa che silura senza pietà esponenti del gentil sesso nella propria organizzazione. Firmatario di leggi discutibili, sul filo della xenofobia, come la Bossi-Fini nonché sostenitore del voto agli immigrati nelle elezioni amministrative. Difensore dell’unità d’Italia senza che ciò lo costringa a spendere, durante il suo comizio di Vicenza, una parola per l’Inno più volte fischiato. Otto von Bismarck sosteneva che la politica non fosse una scienza esatta. Evidentemente non è neanche un esercizio di coerenza.

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Stop the WAR!

Pubblicato da Lex su 28/01/07

Se qualcuno alla casa bianca aveva sperato che l’inverno di Washington DC rovinasse la manifestazione di ieri è stato deluso: era una giornata limpida ed i colori vivi della manifestazione contro la guerra in Iraq risplendevano sotto il sole.

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Una cosa religiosa – tra comics e fede

Pubblicato da Lex su 25/01/07

Wolverine è ateo.
La cosa viene accennata in una delle prime storie degli X-men scritte da Claremont (Uncanny X-men #159), nella quale il nervoso mutante cerca di scacciare Dracula incrociando i suoi artigli a mo’ di croce ed il vampiro gli risponde con sufficienza: “funziona solo se ci credi”.

Qua è là, per rendere i supereroi un po’ più umani, o per trattare tematiche un minimo più complesse, la religione fa capolino tra le pagine dei comics. Scopriamo così il problematico, ma profondo cattolicesimo di Dardevil, l’ebraismo fiero e, forse un po’ troppo sbandierato, di Kitty Pride, il protestantesimo non molto praticato, ma sicuramente sentito dell’ Uomo Ragno.

Insomma fare coming out sulla propria fede non è mai stato un problema per i supereroi, eppure uno studio abbastanza completo da farci sopra considerazioni statistiche non era mai stato fatto (o perlomeno mai pubblicato sul web) finora.

Questa curiosa, quanto interessante catalogazione la potete trovare sul sito: http://www.adherents.com/lit/comics/comic_book_religion.html

Dove ho potuto, tra le altre cose, scoprire la fede di Benjamin Grimm, la Cosa dei Fantastici Quattro.


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Marcia su Washington

Pubblicato da Lex su 24/01/07

Un certo numero di pensieri devono agitarsi nella testa del presidente Bush in questo periodo, soprattutto dopo gli ultimi sondaggi che sottolineano (se mai ce ne fosse stato bisogno) il minimo storico di popolarità in cui si trova.
Meno credibile di Clinton, con una soglia di consenso appena al 28%, ma soprattutto inefficace in quella “lotta al terrorismo” che è sempre stata il cavallo di battaglia della sua propaganda.
Che la crisi sia grave viene messo in evidenza, come spesso capita, dal proliferare delle presenze del presidente sulla televisione americana: discorsi più o meno ufficiali, interventi dei suoi diretti collaboratori ed interviste a presunti esperti di politica in giacca e cravatta che, con voce seria e convincente, assicurano che le politiche presidenziali, seppure ottime, non sono state capite.
Ma tutto questo fa parte del gioco: negli States ci sono esperti di marketing che studiano le correlazioni tra le presenze televisive ed i sondaggi, tra il colore delle cravatte indossate ed il livello di credibilità pubblica.
Eppure, anche in un sistema che usa i trucchi pubblicitari più beceri, è tuttavia possibile sviluppare un pensiero autonomo.

Sabato 27 Gennaio è prevista a Washington DC una marcia per chiedere la fine della guerra. (http://www.unitedforpeace.org/)

Vedremo.

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Scuola d’Enigmi

Pubblicato da Francesco Principe su 24/01/07

Appena svuotate è possibile riempirle più e più volte di altri liquidi, anche diversi. Se siamo stanchi di averle fra i piedi finiscono al riciclo. Fuse e rimodellate possono ricomparire fra le nostre mani quando ne avremo ancora, inevitabilmente, bisogno. Vanno e vengono come vogliono. A volte spariscono nel nulla senza il minimo preavviso. Magari le ritrovi dopo anni, dove mai avresti pensato di guardare, oppure non le ritrovi mai più. Da sotto il lavabo di casa oppure da dentro una cassaforte fa poca differenza, è loro facoltà svanire facilmente e in qualsiasi momento. Le bottiglie sono oggetti imprevedibili i cui misteri sembrano impermeabili alla scienza. Un bel da fare a spiegare come possano scomparire di propria volontà, senza lasciar traccia, da luoghi sorvegliatissimi come un deposito reperti processuali. Questa volta è accaduto alle presunte bottiglie molotov sequestrate nella scuola Diaz. Prove a carico degli agenti di polizia che pare le avessero introdotte nella scuola, durante il blitz, proprio per giustificare la brutalità adoperata negli arresti. Falso, calunnia, lesioni, abuso di potere, ecco le principali ipotesi di reato in questo processo. Il procedimento, da cui certo non emergono per le nostre forze dell’ordine comportamenti e connivenze di cui andare fieri, andava già avanti fra mille intoppi. Dovevano complicare la questione anche queste capricciose bottiglie con i loro scherzetti. Forse saranno amiche dei tabulati telefonici scomparsi e poi riapparsi, magari parenti della quindicesima firma sui verbali d’arresto ancora ignota o del poliziotto con il codino di cui nessuno è riuscito a dare esatte generalità. Piove sempre sul bagnato.

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La Strana Prigione

Pubblicato da Francesco Principe su 17/01/07

L’Albania ha concesso asilo politico a cinque cinesi mussulmani trovati in un campo talebano. Pechino ha richiesto che gli siano consegnati. Sarebbe la loro fine. Si addestravano per divenire combattenti indipendentisti del Turkestan Orientale. Non erano quindi una minaccia per l’America ma sono stati comunque lungamente reclusi a Guantánamo. Una delle tante stranezze che capitano nell’ampia baia in concessione perpetua uti dominus agli Stati Uniti dal 1934. Vale a dire che pur essendo tecnicamente parte del demanio Cubano su di essa L’Avana non può nulla. Non è suolo americano ma gli statunitensi hanno assoluta potestà su queste terre. Coloro i quali vi sono trattenuti non sono prigionieri di guerra assoggettati alla convenzione di Ginevra, perché combattenti nemici irregolari. Né sono considerati da chi li trattiene criminali a cui applicare le leggi statunitensi. Quindi non hanno alcuno status definito in uno spazio che sfugge a definizioni territoriali. Sono non persone in un non luogo. Almeno 775 uomini provenienti da 45 nazioni vi sono stati trattenuti. Fra di essi almeno 17 minorenni. Nessuno è mai stato incriminato con capi d’imputazione precisi o è comparso di fronte a un tribunale ordinario. Parecchi vi sono finiti dopo essere rimasti in isolamento, in luoghi segreti CIA, anche più di 4 anni. «Torture, umiliazioni, discriminazione, aggiramento dei tribunali e disprezzo per i trattati internazionali, nella quasi totale impunità, sono parte integrante dei cinque anni di vita di Guantánamo» così descrive la situazione un recente comunicato di Amnesty International.

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Erba: il primo sospetto non è sempre il colpevole

Pubblicato da fadette [OPS] su 13/01/07

Da giorni e giorni la tragedia di Erba è su tutti i mass-media, non c’è dettaglio della strage che sia ignorato dal grande pubblico. Non è strano quest’interesse. Scoprire che il male e l’orrore possono avere le facce familiari di due vicini di casa, che il movente dell’omicidio di quattro persone può essere l’insofferenza legata alla convivenza nello stesso condominio, è qualcosa che spiazza, che fa guardare con occhi diversi chi ci abita accanto o sotto lo stesso tetto, e forse anche noi stessi allo specchio. Qualcosa del genere si scatenò a Novi Ligure, quando gli italiani scoprirono che gli occhi di una figlia di sedici anni potevano nascondere un violento desiderio di morte, che si poteva morire anche “solo” per insofferenze legate alla vita familiare.

E tuttavia, proprio perché di questa “banalità del male” si è già parlato fin troppo, parlarne ancora rischia di far cadere il discorso stesso nell’ambito delle banalità. Di un altro aspetto legato a questa vicenda, al contrario, si è parlato troppo poco. Nei giorni scorsi, prima che i veri assassini confessassero, diversi politici, fra cui l’onorevole Maurizio Gasparri, avevano individuato il colpevole della strage nel giovane Azouz, marito di una delle vittime, padre del bambino ucciso, Youssef.

Tunisino, ex-detenuto scarcerato per via dell’indulto, è facile immaginarlo omicida di quattro persone, compreso il proprio figlioletto di due anni: ghiotta, ghiottissima occasione, una di quelle occasioni che permettono di trasformare una tragedia in una campagna politica, di distruggere mediaticamente chi ha proposto l’indulto, chi sostiene che gli immigrati provenienti dai paesi musulmani non siano un rischio per la società del nostro paese. Ghiottissima occasione per profetizzare, come è stato fatto, che questo omicidio sarebbe stato solo il primo di una lunga serie, cui l’indulto avrebbe dato il via.

Troppo ghiotta occasione per attendere i risultati delle indagini prima di dare la stura alle dichiarazioni, sebbene già i casi di Novi Ligure e del giovane Medhi (oltre a decenni di letteratura poliziesca giallo-noir), avrebbero dovuto insegnare che non sempre la soluzione dei casi è quella che sembra evidente il giorno dopo il crimine; che per le denunce pubbliche, le dichiarazioni apocalittiche, le fiaccolate, sarebbe almeno il caso di aspettare e vedere se non c’è qualcun altro che confessa, se il Luminol non evidenzia tracce di sangue infinitesimali nell’auto di due vicini di casa peraltro già indagati, se il presunto colpevole è in realtà un’altra vittima.

Gasparri, come altri, evidentemente non legge gialli, e non ha voluto attendere. Sono in tanti, adesso, ad attendere di vedere se farà le sue scuse ad Azouz. Speriamo che non sia una lunga attesa.

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