Erba: il primo sospetto non è sempre il colpevole
Pubblicato da fadette [OPS] su 13/01/07
Da giorni e giorni la tragedia di Erba è su tutti i mass-media, non c’è dettaglio della strage che sia ignorato dal grande pubblico. Non è strano quest’interesse. Scoprire che il male e l’orrore possono avere le facce familiari di due vicini di casa, che il movente dell’omicidio di quattro persone può essere l’insofferenza legata alla convivenza nello stesso condominio, è qualcosa che spiazza, che fa guardare con occhi diversi chi ci abita accanto o sotto lo stesso tetto, e forse anche noi stessi allo specchio. Qualcosa del genere si scatenò a Novi Ligure, quando gli italiani scoprirono che gli occhi di una figlia di sedici anni potevano nascondere un violento desiderio di morte, che si poteva morire anche “solo” per insofferenze legate alla vita familiare.
E tuttavia, proprio perché di questa “banalità del male” si è già parlato fin troppo, parlarne ancora rischia di far cadere il discorso stesso nell’ambito delle banalità. Di un altro aspetto legato a questa vicenda, al contrario, si è parlato troppo poco. Nei giorni scorsi, prima che i veri assassini confessassero, diversi politici, fra cui l’onorevole Maurizio Gasparri, avevano individuato il colpevole della strage nel giovane Azouz, marito di una delle vittime, padre del bambino ucciso, Youssef.
Tunisino, ex-detenuto scarcerato per via dell’indulto, è facile immaginarlo omicida di quattro persone, compreso il proprio figlioletto di due anni: ghiotta, ghiottissima occasione, una di quelle occasioni che permettono di trasformare una tragedia in una campagna politica, di distruggere mediaticamente chi ha proposto l’indulto, chi sostiene che gli immigrati provenienti dai paesi musulmani non siano un rischio per la società del nostro paese. Ghiottissima occasione per profetizzare, come è stato fatto, che questo omicidio sarebbe stato solo il primo di una lunga serie, cui l’indulto avrebbe dato il via.
Troppo ghiotta occasione per attendere i risultati delle indagini prima di dare la stura alle dichiarazioni, sebbene già i casi di Novi Ligure e del giovane Medhi (oltre a decenni di letteratura poliziesca giallo-noir), avrebbero dovuto insegnare che non sempre la soluzione dei casi è quella che sembra evidente il giorno dopo il crimine; che per le denunce pubbliche, le dichiarazioni apocalittiche, le fiaccolate, sarebbe almeno il caso di aspettare e vedere se non c’è qualcun altro che confessa, se il Luminol non evidenzia tracce di sangue infinitesimali nell’auto di due vicini di casa peraltro già indagati, se il presunto colpevole è in realtà un’altra vittima.
Gasparri, come altri, evidentemente non legge gialli, e non ha voluto attendere. Sono in tanti, adesso, ad attendere di vedere se farà le sue scuse ad Azouz. Speriamo che non sia una lunga attesa.




Lalla detto
In merito alle reazioni di orgoglio e pregiudizio scatenatesi a caldo,è illuminante lo stralcio tratto da ‘Carta Canta’, la rubrica di Travaglio su Repubblica.it….:
L’Erba del vicino
“La spaventosa mattanza cui ha dato luogo a Erba un delinquente spacciatore marocchino ci prospetta quello che sarà, molte altre volte, uno scenario a cui dobbiamo abituarci. Al di là dell”effetto indulto’, che qui come in altri casi dà la libertà a chi certo non la merita, vi è e resta in tutta la sua spaventosa pericolosità una situazione determinata da modi di agire e di reagire spazialmente lontani dalla nostra cultura e della nostra civiltà. Quel che è successo a Erba può succedere, in ogni momento, dovunque personaggi non integrati semplicemente perché non integrabili, hanno trovato nel nostro territorio e, purtroppo, anche in Padania facile accoglienza, ottusa tolleranza, favoritismi politico-sociali d’ogni genere. E’ ora di finirla”.
(Mario Borghezio, europarlamentare Lega Nord, Ansa, 12 dicembre 2006).
(15 gennaio 2007)
Jake detto
Azouz Marzouk non vuole sentir parlare di perdono. Suo suocero, il padre di Raffaella, l’ha fatto ma lui non riesce a dimenticare quei corpi straziati che ha visto in obitorio. Forse un giorno riuscirà anche lui a dimenticare, magari a provare pietà per chi ha sterminato la sua famiglia. Ma è ancora troppo presto. Adesso è il momento della rabbia, dell’odio, senza escludere la vendetta.«Quando tornerò dalla Tunisia, dopo i funerali, voglio ammazzarli con le mie mani», contiua a ripetere da quando ha appreso della confessione della donna e del marito Olindo Romano. «Non dimenticherò mai quello che è successo. Quei due devono pagare per quello che hanno fatto», parole dettate dalla rabbia, certo, ma che esprimono tutto l’odio che covava dentro da tempo.
Nel tardo pomeriggio di ieri Azouz è partito alla volta di Roma accompagnato dal suo avvocato Pietro Bassi per partecipare in diretta alla trasmissione “Piazza Grande” condotta da Giancarlo Magalli. Ha accettato di raccontare ancora una volta la sua storia, il suo dolore, la rabbia per essere stato, seppur per poche ore, il ’sospettato numero unò, almeno fino a quando si è scoperto che era in Tunisia. Per questo – davanti alle telecamere – ha detto chiaramente di pretendere «le scuse» di chi lo aveva attaccato. In particolare dei politici della Lega Nord e soprattutto dell’ex Ministro Roberto Calderoli. «Nessuno mi ha chiesto scusa. Neanche i politici, quelli della Lega Nord ed Alleanza Nazionale, ad esempio Calderoli, si sono fatti vivi per chiedere scusa a un extracomunitario ingiustamente accusato». «Scuse che – ha sottolineato Azouz – non sono arrivate neanche da familiari e persone che conosco da anni».
Già stasera Azouz sera sarà nuovamente a Erba per completare le formalità burocratiche necessarie a portare i corpi della moglie Raffaella Castagna e del figlioletto Youssuf nel suo paese d’origine dove verranno sepolti con rito islamico. «Laveremo i loro corpi e allora potrò vedere da vicino come quelle bestie hanno ridotto la mia Raffa, il mio piccolo bambino». Poi la promessa di tornare dopo i funerali in Italia. «Certo che tornerò. Non finisce qui. Io non li perdono. Loro hanno ucciso, devono essere uccisi. Sin dall’inizio ho avuto il sospetto che fossero stati loro. Non volevo crederci».
LA RISPOSTA DI BORGHEZIO
Mario Borghezio è rammaricato di aver indicato in Marzouk l’autore della strage di Erba, e per questo chiede scusa, ma dalle scuse esclude l’averlo definito «spacciatore». Reagisce così alle confessioni dei coniugi Romano l’europarlamentare della Lega che il giorno dopo la strage aveva dichiarato che «la spaventosa mattanza cui ha dato luogo a Erba un delinquente spacciatore marocchino ci prospetta uno scenario a cui dobbiamo abituarci».
Ora Borghezio spiega che «la reazione che io e altri parlamentari della Lega in quelle ore non era dettata da xenofobia ma dalle notizie diffuse dagli organi di informazione sulla base di verità ufficiali». Tuttavia la realtà che è emersa «rappresenta invece un fosco quadro di esplosione di follia omicida che non appartiene alla nostra cultura e sul quale dobbiamo interrogarci non senza aver espresso rammarico per aver dato credito a notizie che si sono rilevate senza fondamento».
L’europarlamentare dice di «sentire di dover prendere le distanze da quelle dichiarazioni rilasciate a caldo, ritirando quindi le espressioni che possono aver associato questi fatti a Marzouk fermo restando quanto dichiarato sui suoi precedenti penali». Borghezio ripete di essere «dispiaciuto e rammaricato» e, interrogato, si spinge a pronunciare la parola «scusa», non senza aggiungerci un «ma»: «chiedo volentieri scusa per averlo in qualche modo associato a questi fatti ma non per averlo definito spacciatore».
http://jjbthearchive.wordpress.com/2007/01/12/niente-perdono-da-azouz-le-scuse-di-borghezio/
Ops, vi eravate dimenticati….
fadette [OPS] detto
Dimenticati di che ?
Di annunciare le scuse di Borghezio ? Sinceramente mi mancavano e ti ringrazio di averle rese pubbliche anche qui. Se trovi anche quelle di Gasparri sei il benvenuto a postarle.
Quanto alla sostanza di ciò che dici… un discorso è dare ad Azouz dello spacciatore, cosa per cui era stato ufficialmente condannato; un discorso è dargli del pluriomicida di moglie e figlio senza alcun processo e prima ancora che le indagini si fossero concluse. Per questo le scuse sono doverose.
Spero solo che dopo Novi Ligure, dopo il giovane Mehdi, dopo questa storia non ci sia una prossima volta, che per qualsiasi commento, anche il più becero, si abbia almeno il buon senso di aspettare. E di non credere che esista una cultura che possa metterci definitivamente al riparo dal male, dall’omicidio, dal massacro, dal dolore. Che ci appartengono in quanto esseri umani, semplicemente.
Grendel detto
Ammetto la mia ignoranza sulla vicende del “giovane Medhi” di cui si parla qui sopra.
Potreste illuminarmi sulla vicenda o darmi qualche riferimento con cui documentarmi?
Grazie mille!
aggelos [OPS] detto
Uhm… il link della 3a risposta dà già qualche informazione. Puoi anche vedere Il Cannocchiale ed il commento dell’UAAR che rimanda poi all’articolo del Corriere della Sera ed a quello del quotidiano che fu fondato da Montanelli, che che quel giornalista abbandonò per note vicende.
Triste storia