Libertà: il coraggio della galera
Pubblicato da aggelos [OPS] su 26/02/07
Stamattina ho trovato un amico. Sapete di quelle amicizie, che scattano quasi senza che sappiate parlarvi, magari scambiando quattro parole in una lingua diversa? Eppure ne capitano, di queste amicizie.
L’ho scoperto, questo nuovo amico, aprendo il suo blog, e leggendo quel poco che un alfabeto che ignoro mi permetteva di capire. Il banner di apertura inneggiava ai martiri della Rosa Bianca, l’organizzazione cattolica che tentò una resistenza morale al nazismo. Nel profilo dell’autore ho letto che gli piacciono film che non adoro, che gli piacciono i viaggi e la letteratura, e soprattutto del suo impegno per realizzare, nelle condizioni terribili del suo paese, l’uguaglianza di diritti fra i sessi. Fra uomini e donne. Non ho potuto leggere molto altro, benché alcune cose campeggiassero in rosso, come un grido, un appello che non so leggere. Perché pochi giorni dopo quel post, questo mio amico è stato arrestato. È stato arrestato dalla polizia egiziana perché nel suo blog ha attaccato il presidente egiziano (di diritto divino) Mubarak; ha criticato la costrizione al velo; ha criticato chi insegna che bisogna pensarla tutti allo stesso modo, e Dio fulmini gl’infedeli che si discostano. Di qui l’arresto, un processo farsa che -senza l’intervento di un difensore- si è concluso con una condanna a 4 anni di carcere. A severo monito per tutti quelli che vorrebbero dire pubblicamente quel che pensano, sul presidente, e non solo. E per tener contenti quei barbuti che vogliono conservare il controllo sulle coscienze tenendo costretti i corpi, e bruciando i peccatori per interposti libri (quando sul peccatore non possono mettere sopra la mano, o la pietra), accusandoli d’insultare Dio, quando l’insulto è solo per loro.
Assieme ad altri che pensano che la libertà di espressione sia il sale della vita, e che vada difesa non solo nel mio paese; assieme ad amici che ritengono che solo esportando la libertà di pensare riusciremo ad esportare un mondo migliore, e meno pericoloso, vi invito a fare qualcosa per questo nostro amico, Abdel Kareem Nabil Suleiman.
In rete trovate una petizione dell’Hamsa, ed un sito per la sua liberazione (se riuscite a raggiungerlo, se non è fuori rete).Troverete anche una petizione, precedente la condanna, e tante altre informazioni, in italiano od in inglese.
L’esempio della Rosa Bianca ha ispirato questo ragazzo, in questo tempo gonfio d’inezie ed in una condizione in cui tutto ci dissuaderebbe dall’agire, ad avere «il tempo, anche per la galera»? Forse. Chissà. Io so che il loro esempio non può non spingermi a non lasciare solo chi ha tanto coraggio, ed aiutarlo perché «ad aspettarlo fuori» rimanga «la stessa rabbia, la stessa primavera». Perché il silenzio è complice e corresponsabile della violenza. E se non intervenissimo, altri si aggiungerebbero alla lista dei testimoni della nostra cattiva coscienza.
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