Pantano Iraq
Pubblicato da Francesco Principe su 30/03/07
Forse l’America abbandonerà presto l’Iraq, sembra molto improbabile che ciò accada, un eventuale inasprimento del conflitto interno è una responsabilità politica di cui nessuno vuole realmente farsi carico. Molte analisi sostengono che ritirare le truppe straniere equivarrebbe a consegnare lo stato al caos, alle pulizie etniche alle scissioni regionali. Non tutti sono concordi, altri credono che lo squilibrio attuale sia imputabile al rafforzamento della componente sciita operata dagli americani. Gli strateghi del Pentagono ritenevano che per contenere le altre forze in campo convenisse armare e addestrare gli sciiti, maggioranza della popolazione, oppressi dal precedente regime. In un certo senso ciò ha, ovviamente, inasprito gli scontri etnico-religiosi nelle zone con popolazione mista e consentito a diversi sciiti iracheni, che avevano riparato nell’Iran largamente sciita, di tornare a ricoprire ruoli importanti nell’organizzazione dello stato, conservando però profondi legami ideologici e politici con la nazione considerata oggi il maggior avversario statunitense. Lasciando l’Iraq a se stesso potrebbero nascere sconcertanti alleanze fra Iran e Iraq, destabilizzanti per l’intera area. Unico tangibile risultato ottenuto, fra i 59.000 e i 65.000 civili uccisi. Per aver un’idea della devastazione arrecata, immaginate l’intera città di Benevento completamente vuota, cancellata per sempre. I profughi sono oltre tre milioni. Chi poteva è fuggito, ovvero una buona parte della classe media, proprio quelli che rendevano possibile l’ordine e il funzionamento della società.
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