Ho finalmente visto 300, il film tratto dal mitico fumetto di Frank Miller. L’ho visto con paura, la paura che hai sempre quando vedi una versione di una storia che ti ha entusiasmato, quella delle Termopili, e di un fumetto mitico. E ne sono uscito confortato, perché il regista, il produttore, il distributore, potevano fare di peggio, e per fortuna non l’hanno fatto interamente, il peggio.
Iniziamo dai riconoscimenti. Le scene di battaglia, dove mostrano le tecniche di combattimento di un esercito che fece storia, sono senza eguali. La resa fotografica non fa rimpiangere i colori del fumetto. Le scene navali sono fortissime. La sigla a disegni animati ha dell’incredibile. Complessivamente, un film di epica, raro. Un film che ci ricorda che anche i buoni muoiono.
Ci sono poi imperfezioni piccole e grandi, alcune già nel fumetto, altre introdotte dal regista. Gli efori erano una magistratura civile, più potente degli stessi re e notoriamente corrotta, per quanto fosse corrompibile un paese in cui l’oro era vietato. Non erano quei mostri-sacerdoti che si vedono nel film, ma l’anticlericalismo di Miller non può certo scandalizzare un agnostico come me, e non nuoce alla storia. Passi.
Sparta era un sistema politico-militare schiavista all’interno (gli iloti sottomessi all’élite spartana) ed imperialista all’esterno (controllo sul Peloponneso inferiore). Se la Ragione era dalla parte di Sparta, buon per la Ragione, altrimenti… auguri. Leonida combatte per preservare tutto questo, non per la rivoluzione proletaria e comunista. Ma Miller vuol fare dell’epica, e se si fa dell’epica è più bello ammantarsi dei panni bianchi della giustizia. Passi.
Lo zoo di mostri messo in mostra dall’esercito persiano è un’invenzione del regista, patetica, e dimostra solo che la cosa più facile da fare, col nemico, è demonizzarlo. Nel fumetto c’erano eroi liberi contro guerrieri-servi, nel film uomini contro mostri. Caduta di stile, ma passi.
Quello che è imperdonabile, davvero imperdonabile, è la parte posticcia sulla vita politica spartana. Magari non riesci in poche immagini a rendere un governo misto con due re, gli efori, le assemblee, la vita in comune, l’educazione militare e fisica continua, aperta anche alle donne. Miller, vista la difficoltà, non ci ha provato. Ma se proprio bisogna parlarne, allora perché, in un’assemblea guerriera, di guerrieri forgiati in anni di educazione bellica, educati a parlare poco ed assennatamente (il «parlar laconico» è proverbiale), educati dalla guerra alla responsabilità, a ruoli di comando, perché introdurre un politicante da strapazzo che qualsiasi spartano vero avrebbe preso a ceffoni? Uno sbarbatello olezzoso importato fresco fresco da Corinto? Un senato composto da ex guerrieri, ex generali, che si fa comandare da un magrolino che di sicuro non ha mai portato lo scudo spartano, che non sembra sia mai stato sotto le armi? Ma per favore, ma suvvia. Sparta fu grande per le Leggi, intese come una costituzione guerriera in cui tutti avevano un forte senso dell’onore. In cui imparavano gli uni dagli altri ad essere eroi. Pensare che vi fosse un esercito di eroi sottomesso ad una classe di politicanti deboli e corrotti al potere è solo un attacco alla politica, di un qualunquismo becero. Che non è nelle storie, non è nelle possibilità del verosimile (la prima cosa che avrebbe fatto un esercito guerriero ed armato sarebbe stata fare un golpe, se la gherusia fosse stata composta di vecchiarelli senza senno e disprezzabili e non di anziani guerrieri meritevoli di rispetto ed onore); un tradimento che non è in Miller, che è incoerente rispetto al resto del film. Che è brutto, volgare, e che ci toglie il ricordo mitico di un sistema politico in cui i guerrieri, dopo essersi formati fianco a fianco, aver combattuto fianco a fianco, divenivano generali e senatori e diplomatici. Il sogno platonico dei forti e saggi al potere, perché gli spartani erano al contempo fisicamente forti, ed impavidi, e saggi, perché la preparazione bellica proprio a formare questo tipo d’uomo era indirizzata.
E’ per questo che odio il regista. Ha tradito Sparta, facendo assomigliare quello che è inimmaginabile, una polis guerriera e saggia, a quel poco che i suoi poveri studi di americano medio gli hanno permesso di conoscere: Washington. Tradendo così chi alle Termopili è morto per conservare in vita, e nel ricordo, qualcosa che era incredibile agli stessi greci in quegli stessi lontani secoli: la Costituzione di Licurgo, che per secoli die’ uno stato dove la politica riusciva a porre un freno, talora, alla corruzione umana, e sognava d’impedirla in eterno. Ma no, Zack Snyder no, lui no, non ha bisogno di studiare, lui, lui deve per forza parlar male della politica come in un qualsiasi Bar dello sport, ed il suo qualunquismo imbecille (cioè di un debole) rischia di nuocere anche all’arte.
Imperdonabile. Capisco che -come ha detto lo stesso regista- Miller lo volesse prendere a schiaffi. Anch’io. Anche Leonida. Anche sua moglie. Anche Sparta. Anche il bello, perché se si interviene su un’opera d’arte (il fumetto di Miller lo è), o si è al suo stesso livello, oppure ci si astiene.