Quando penso all’Europa Orientale mi vengono in mente per prima cosa i libri di Joseph Roth, di Milan Kundera e le poesie di Mihai Eminescu che ho letto da adolescente.
Mi viene in mente l’Europa dell’Est che prima della seconda guerra mondiale era divisa fra zone d’influenza dell’impero austro-ungarico, della Russia, dell’impero 0ttomano. Che dopo è passata dall’occupazione nazista all’incorporazione nel blocco sovietico. Che è stata, per più di cinquant’anni, una realtà “altra” rispetto alla nostra, le differenze profonde fra i paesi anestetizzate dal fatto di essere accomunate sotto l’etichetta generale di “paesi del Patto di Varsavia”.
Dopo il crollo del muro di Berlino, la situazione è cambiata. Il processo di democratizzazione è stato vissuto diversamente a seconda dei diversi contesti, sociali ma anche economici, e di nuovo i paesi dell’Est si sono trovati a scegliere a quale macro-realtà fare (più o meno) riferimento: la Federazione Russa, l’Unione Europea, gli Stati Uniti.
Attualmente dei paesi dell’Europa Orientale si parla poco, ma l’impressione è che rappresentino una situazione in fermento e trasformazione, non diversamente dal più lontano ma paradossalmente più conosciuto Medioriente: per citare solo alcuni dei fatti più recenti, la “lustracjia” messa in pratica dai gemelli Kaczinski in Polonia per mettere in luce vere o presunte collaborazioni con il precedente regime comunista, che rischia di trasformare il legittimo desiderio di conoscere eventuali responsabilità nelle persecuzioni di un tempo (oggetto di dibattito anche in Germania, e da poco anche argomento di un film) in una caccia alle streghe contemporanea, e che ha messo d’accordo due avversari storici come Walesa e Kwasnieski; l’Ucraina sull’orlo di una guerra civile fra la componente filo-occidentale e quella filo-russa; la Romania che cerca di sconfessare un presidente con un referendum e finisce per riconfermarlo; lo spostamento sempre più ad Est dei confini dell’Unione Europea, che assorbendo nella propria sfera altri paesi potrebbe cambiare profondamente la situazione generale.
Difficile avere certezze, ma importante parlarne…





Il Medioriente è una terra in fiamme, lo è da decine di anni ormai ed è evidente che, nella culla delle tre fedi, è la pace ad essere l’anomalia. Cionondimeno, distrarsi per pochi giorni, fa si che molte cose possano accadere e che le fiamme, possano trasformarsi da lapilli in tempesta.