Osservatore Politicamente Scorretto

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Archivio per Maggio 2007

Europa Orientale

Pubblicato da fadette [OPS] su 30/05/07

Quando penso all’Europa Orientale mi vengono in mente per prima cosa i libri di Joseph Roth, di Milan Kundera e le poesie di Mihai Eminescu che ho letto da adolescente.

Mi viene in mente l’Europa dell’Est che prima della seconda guerra mondiale era divisa fra zone d’influenza dell’impero austro-ungarico, della Russia, dell’impero 0ttomano. Che dopo è passata dall’occupazione nazista all’incorporazione nel blocco sovietico. Che è stata, per più di cinquant’anni, una realtà “altra” rispetto alla nostra, le differenze profonde fra i paesi anestetizzate dal fatto di essere accomunate sotto l’etichetta generale di “paesi del Patto di Varsavia”.

Dopo il crollo del muro di Berlino, la situazione è cambiata. Il processo di democratizzazione è stato vissuto diversamente a seconda dei diversi contesti, sociali ma anche economici, e di nuovo i paesi dell’Est si sono trovati a scegliere a quale macro-realtà fare (più o meno) riferimento: la Federazione Russa, l’Unione Europea, gli Stati Uniti.

Attualmente dei paesi dell’Europa Orientale si parla poco, ma l’impressione è che rappresentino una situazione in fermento e trasformazione, non diversamente dal più lontano ma paradossalmente più conosciuto Medioriente: per citare solo alcuni dei fatti più recenti, la “lustracjia” messa in pratica dai gemelli Kaczinski in Polonia per mettere in luce vere o presunte collaborazioni con il precedente regime comunista, che rischia di trasformare il legittimo desiderio di conoscere eventuali responsabilità nelle persecuzioni di un tempo (oggetto di dibattito anche in Germania, e da poco anche argomento di un film) in una caccia alle streghe contemporanea, e che ha messo d’accordo due avversari storici come Walesa e Kwasnieski; l’Ucraina sull’orlo di una guerra civile fra la componente filo-occidentale e quella filo-russa; la Romania che cerca di sconfessare un presidente con un referendum e finisce per riconfermarlo; lo spostamento sempre più ad Est dei confini dell’Unione Europea, che assorbendo nella propria sfera altri paesi potrebbe cambiare profondamente la situazione generale.

Difficile avere certezze, ma importante parlarne…

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Il Grande Fratello da reality ad Orwell

Pubblicato da satiro su 25/05/07

Scopro che Emma Cornell, novella star del GF australiano, non viene avvertita della morte del padre.
Ne sono atterrito e non mi pronuncio ulteriormente; mi limito a riportare le parole del fratello Matt
“Neppure papà avrebbe voluto mettere in forse le chance di Emma di sfondare, ed è stato lui a non volerglielo far sapere”

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Medioriente

Pubblicato da Lex su 24/05/07

La vita è strana ed, alle volte, segue cammini contorti ed incompresibili. Ci sono giorni in cui si ha la sensazione dissociata di partire da un posto e tornare in un altro. Altre volte invece, bastano pochi giorni di distrazione per scoprire che il mondo non è più come lo ricordavi.

sam1.jpgIl Medioriente è una terra in fiamme, lo è da decine di anni ormai ed è evidente che, nella culla delle tre fedi, è la pace ad essere l’anomalia. Cionondimeno, distrarsi per pochi giorni, fa si che molte cose possano accadere e che le fiamme, possano trasformarsi da lapilli in tempesta.

In Afganistan ( افغانستان اسلامي جمهوریت), dove la situazione di Emergency si fa sempre più complessa, muore Dadullah: un assassino spietato che sicuramente doveva essere fermato. Una vita di sangue con uno di quei finali che rende lieta solo una fetta di pubblico e lascia nell’amarezza il resto di noi.

In Libano (لبنان) la cellula Fatah al-Islam (فتح الاسل م), trasforma il campo profughi di Nahr al-Barid in un campo di battaglia, presentandosi come un gruppo combattente legato ad al-Qaeda (القاعدة‎), mentre, a secondo della campana, vengono interpretati anche come fanatici sunniti, agenti di Damasco o, persino, provocatori di matrice israelo-saudita-americana.

Nella Striscia di Gaza, gli scontri tra al-Fatah (ألفتح) ed Hamas (حماس) si sono fatti sempre più cruenti, mentre quest’ultima continua a bersagliare Israele (מְדִינַת יִשְׂרָאֵל) con missili Qassam, provocando le feroci e generiche ripercussioni dell’esercito israeliano nei territori palestinesi.
Ieri, inoltre, il ministro dell’istruzione del governo di unità nazionale palestinese, Naser al-Shaer, è stato arrestato insieme a tre deputati e quattro sindaci, sempre rappresentanti di Hamas: una delle tante scelte politiche, (fatte da ambo le parti) evidentemente finalizzate ad inasprire il conflitto piuttosto che a cercare soluzioni.

Sono giorni difficili ed andare a dormire la sera non ti assicura di svegliarti nello stesso mondo il giorno dopo. In alcuni posti, non ti assicura neanche di svegliarti vivo.
Eppure la speranza resiste, come una flebile luce in fondo al vaso di Pandora. La serenità, in fondo, è a portata di mano.

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Tania fa pompini

Pubblicato da satiro su 22/05/07

Proprio nel senso meno lato della parola: Tania Derveaux si candida in Belgio e come programma elettorale propone 40.000 pompini. Ci si può mettere in lista di attesa (non solo se si è belgi) e se la spudorata e formosa fanciulla verrà eletta realizzerà il suo programma in 500 giorni. Credo ce la farà.

tania fa pompini

Ma riflettiamo un po’ sul concetto di voto di scambio. Tania farà 80 pompini al giorno per 500 giorni: saranno due anni un po’ faticosi. Sarà davvero entusiasta all’idea di prendere in bocca tanti cazzi? Perchè, tutto sommato, c’è chi lo fa a pagamento ma assicurando la soddisfazione del cliente! E il proprio voto, se lo si vuol vendere, penso possa fruttare di più.

Ed infine, una volta eletta, realizzerà il suo programma elettorale o saranno solo promesse da politico? Non che una delle due opzioni le faccia più onore di un’altra…

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Delle caviglie e delle ballerine

Pubblicato da satiro su 18/05/07

Finalmente è tornata la bella stagione, indosso vestiti in lino e cotone e scarpe aperte. Le ninfe, sempre in anticipo, vestono con soli pochi grammi di indumenti già da qualche settimana… eppure… eppure non sono gioioso come lo scorso anno.

Succede che vanno di gran moda le ballerine, scarpe basse e leggere che coprono la punta ed il tallone del piede lasciandone scoperto il dorso. Quel che mi lascia perplesso è che quasi tutte le ragazze indossano queste scarpe con pantaloni troppo lunghi che coprono le caviglie: se ancora un po’ di senso può esserci nel coprire la caviglia quando, con i sandali, si mostrano le dita dei piedi che senso ha mostrarne solo il dorso?

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La Storia degli altri e l’Integrazione

Pubblicato da aggelos [OPS] su 17/05/07

Han suscitato un certo interesse i dati di uno studio recente, condotto in Inghilterra, secondo il quale i docenti in classi in cui vi sia una significativa presenza di studenti arabi adattano il piano di studi, eliminandone le parti ritenute più scottanti, quelle più urticanti per la sensibilità degli allievi, e delle loro famiglie.
È, questa, la classica notizia bifronte.
Io trovo che questa situazione, se ben sfruttata, possa avere un lato molto interessante: se, anziché sopprimere dalle storie l’episodio delle crociate, se ne parlasse in un’ottica diversa, le si vedessero per quello che sono state, una reazione scomposta dei villaggi senza storia dell’Europa profonda ad una dominazione fondamentalista sui luoghi della Storia, sui luoghi santi delle tre religioni abramitiche; una reazione troppo self-confident, che ha portato a creare staterelli effimeri presto spenti; una reazione miope, che pugnalando alle spalle l’Impero di Costantinopoli, spalancherà la via di Budapest e Vienna ai turchi; se si spiegassero tutte queste cose, non solo gli studenti arabi ma anche quelli inglesi ne trarrebbero giovamento. Sarebbe l’occasione per sviluppare una memoria condivisa, comune, base di partenza per una società nuova, veramente integrata, diversa dalle antiche parti che si combatterono solo giusto un millennio fa, o poco meno.
Gli insegnanti inglesi hanno scelto invece la via dell’auto-censura, ed a farne le spese sono stati anche episodi, come lo sterminio degli ebrei d’europa, che invece dovrebbero far parte delle memorie del mondo nuovo, per non dimenticare. Ora, io non avrei da ridire se la motivazione fosse che gl’insegnanti son pagati troppo poco per fare i commandos (disarmati) in terra nemica. Ma se la motivazione è che il non urtare le suscettibilità politico-religiose e gl’insegnamenti familiari aiuta la tolleranza ed allontana il rischio di attentati, allora questa motivazione dovrebbe esser valida per ogni attività culturale, e se non vogliamo kamikaze, allora è meglio che dell’Olocausto smettiamo di parlarne. Ma questa conclusione è palesemente assurda, perché non ci si può stupire di comportamenti indignati e violenti verso qualsiasi critica agl’insegnamenti aviti, se questi insegnamenti non sono mai stati messi in discussione (e dunque se non critichiamo, generiamo l’intolleranza altrui e nostra); questa conclusione è sub-ottimale se si demanda la trasmissione delle memorie alla società civile, alla televisione, perché questo autorizzerebbe gli uni a trasmettere memorie di parte, gli altri a rifiutarle ed a preferire le proprie falsità nel dubbio che le verità altrui siano invece solo falsità di parte. Questa conclusione è la negazione stessa dell’esistenza di un oggetto storico, di un metodo storico, di una scienza dialettica della storia. Ed è anche la negazione del mondo nuovo, dove si possa vivere insieme senza paura gli uni degli altri perché ci si parla, perché il passato aiuta a costruire e non vincola in binari immutabili. Perché il futuro è aperto.
Gli insegnanti inglesi hanno scelto l’interpretazione della tolleranza che vuol dire spaventato silenzio e conservazione delle differenze. E’ già meglio che non andare ad insegnare ai bambini arabi una storia euro- od anglo- centrica (come i francesi insegnavano ai bimbi vietnamiti che i loro antenati erano i celti…). Si potrebbe fare di più, per costruire ai nostri figli un futuro di tolleranza reciproca. Speriamo che loro non abbiano le nostre stesse resistenze ad affrontare il passato e quello che (non) hanno loro insegnato a scuola…

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Rignano Flaminio: l’oscar dell’orrore

Pubblicato da aggelos [OPS] su 16/05/07

Nella terribile tragedia dell’asilo di Rignano Flaminio, ed in attesa che i giudici stabiliscano se i protagonisti (almeno bambini e maestre) si dividono in vittime e carnefici, oppure siano tutti solo vittime, alcune considerazioni possono già esser tratte, alcuni giudizî possono già essere emessi.

  • I PM Si trovano a condurre un’inchiesta sulle affermazioni di bambini, e su nessun riscontro clinico od investigativo; inchiesta difficilissima, perché se gli adulti sono suggestionabili, i bambini lo sono ancor di più; inchiesta difficile, perché le vittime sono presunte (e se i bambini fossero rimasti shoccati da un porno visto sul satellite?!) e non si trovano prove per trasformare questa presunzione in certezza, l’altrui presunzione d’innocenza in probabilità di colpevolezza. I PM hanno 4 esiti possibili: se non credono ai bimbi, e le violenze ci sono state, passano dalla parte dei carnefici; se credono loro, e le violenze non ci sono state, diventano dei carnefici. Possono essere nel giusto solo se trovano che abusi ci sono stati, e ne forniscono prove valide in sede di dibattimento, oppure che gli abusi non ci sono stati, e fugano ogni possibile dubbio. Sarebbe questo, il loro lavoro, portare davanti al giudice elementi sufficienti a provare la colpevolezza o l’innocenza al di là di ogni dubbio. Purtroppo non ne sono all’altezza, e le indagini inquinate dal loro pressappochismo sono destinate a concludersi nel peggiore dei modi: nel dubbio. Lasciando così in eterno su gli uni il dubbio che non siano vittime dei mostri, ma dell’apprensione dei genitori e dell’incompetenza degli inquirenti; sugli altri che non siano vittime di un errore giudiziario, ma mostri. Premio Hitler a Stalingrado per la massimizzazione degli effetti negativi.
  • La psico Si trova nel ruolo chiave di discriminare, di capire se i ricordi dei bambini siano realtà o suggestione, ma al contempo, dacché non lo fa a fini accademici ma giudiziarî, di portare in un dibattimento le prove delle convinzioni che è venuta maturando. Ma la psico, evidentemente, non è capace di pensare che lei possa sbagliarsi, e che altri possano avere dei dubbi al mandare la gente sul rogo sulla base soltanto della sua costosa diagnosi (magari perché, a furia di mandare donne al rogo perché «lo son ben io, il vostro pastore, che esse sono streghe», da circa 3-4 secoli si è diffusa una procedura penale e qualche garanzia per il presunto reo). Un registratorino piccolo quanto un i-pod avrebbe pur potuto utilizzarlo, visto che la laurea in psicologia non dà un accesso garantito alla verità, alla cosa-in-sé, più di quella in filosofia (che talora insegna l’utilissimo dubbio, anche di se stessi). Maggiore l’improntitudine, l’ignoranza o l’incompetenza? Premio Torquemada «per le persone facili, che non hanno dubbi, mai»
  • Il GIP Nella riforma giudiziaria era stato pensato perché vagliasse le indagini preliminari dei PM, in modo da non gettare fango e riflettori addosso ad un innocente, quando le indagini non avevano senso, e/o non lasciare che l’incompetenza dei PM nel raccogliere prove che non avrebbero retto in dibattimento mandasse liberi i colpevoli. Ma visto che i GIP, questo mestiere, non l’hanno fatto mai, si potrebbe anche abolire questa figura inutile e costosa. Nomination al premio Celentano «chi non lavora non fa l’amore»
  • Gli scripta- e tele-giornalisti I giornalisti ci hanno abituato ad essere protagonisti di pagine eroiche, tragiche (è una delle professioni più pericole per la propria libertà e vita, il cercare la verità), ed ignobili (è una delle professioni più lucrose, vendere il falso senza vergognarsi). Quando si sono inventati di sana pianta la descrizione di abusi che, nella stessa ordinanza dei PM era detto non fosse possibile provare, essi hanno venduto le loro penne e la loro dignità per vendere più copie, e cioè, dacché i giornali son per la metà dei vettori di pubblicità, hanno creato dolore per rimpinguare un po’ il loro portafogli, o per vendere ancora più pubblicità. Grazie, per non farci mai dimenticare che la vostra professione è bifronte, e che, come dice baffetto, «certe volte lasciare i giornali in edicola è segno di civiltà». Nessun premio, ci mancherebbe pure…
  • Il pubblico dei giornali: Sono quelli che alla sola voce di un reato, i (presunti?) colpevoli li impiccherebbero al ramo più alto. Solo che, come quando c’è un tamponamento, quello che grida di più di solito ha la parte maggiore di responsabilità, l’impiccare il primo che passa solo «per dare un segnale, che il crimine non resta impunito» è il modo migliore per innocentare il colpevole scaltro ed uccidere l’innocente ingiustamente accusato (magari d’infamie). L’élite culturale del 1600 queste cose le sapeva, e cercò di stabilire delle regole per l’habeas corpus, e due gradi di giudizio, ed una corte suprema per la cassazione dei giudizî mal formulati, e la pubblicità degli atti (e dunque il valore positivo dei giornali). Solo che quest’élite non è poi mai riuscita a spiegarne l’utilità al popolo dei giornali, del giudicare con calma, nonostante lo scalpore tutto momentaneo di qualche condannato a morte trovato poi innocente (spesso dopo l’esecuzione). Sarà che i libri che leggono le élites non hanno le figure e non parlano di complotti legati alla Sindone ed ai Templari? Nessun premio, solo un invito: leggete (e non solo stampa scandalistica), che vi fa bene.
  • I genitori: s’inquietano per dei segnali, cercano di capire, si rivolgono alla giustizia. Sono attenti, preoccupati, vicini ai bimbi e dalla loro parte, e per quest’apprensione si perdona loro un metodo d’investigazione con interrogatorio per videotape che rasenta il reato di molestia su minore. Non hanno colpa nella conduzione dell’indagine, e non so se si possa imputare a certuni un’apprensione che manca di spirito critico. Auguri!
  • I giudici del riesame: dicon che ci sia un giudice a Berlino, e pare che ce ne sia uno anche a Roma. Nomination al premio Arrivano i nostri!. Finalmente.

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