Osservatore Politicamente Scorretto

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Archivio per Luglio 2007

L’inferno al sud.

Pubblicato da satiro su 25/07/07

Questi giorni di caldo torrido hanno piegato  le nostre terre ed anche un po’ noi. Ieri il termometro è arrivato a 48 gradi e, uscito fuori da un ristorante per fumare una sigaretta, credo di aver rischiato una insolazione in pochi minuti.

Gli incendi, come ogni anno purtroppo, non mancano. Ieri però la vista del fuoco non mi ha portato solo amarezza per le solite, scontate ma reali, ragioni; le fiamme erano così tante tutt’attorno, così possenti le colonne di fumo, che sentivo prepotente il senso del sublime, in una città che immaginavo devastata come avrebbe potuto essere Pompei nei suoi ultimi giorni.

Poi l’aria. Già dura per il caldo, era resa irrespirabile dai sentori di legna e materiali plastici incendiati; passeggiando si intuiva di camminare nel fumo disperso in tutta la città e le ceneri ci piovevano addosso. Molto cyberpunk

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La Messa a volte mi fa arrabbiare, ma quella in latino mi imbestialisce…

Pubblicato da angela padrone su 15/07/07

E’ domenica. Non sono credente, non pratico nessuna religione, caso mai l’ateismo. Sto leggendo, con un certo divertimento, il libro di Piergiorgio Odifreddi (matematico) “Perché non possiamo dirci cristiani (e meno che mai cattolici)”, Longanesi. Però mi capita di entrare in una chiesa, di tanto in tanto, e mi è capitato anche recentemente di partecipare a funerali e battesimi. Perciò non rimango indifferente alla riabilitazione della messa in latino, voluta da Papa Ratzinger.

Non sono immune al richiamo dei riti. Suscitano in me un misto di rabbia e ammirazione: capisco il fascino che esercitano sulla mente delle persone. Attraverso di essi si sentono rassicurate, soprattutto nei momenti di passaggio della vita e della morte. I riti assicurano coesione sociale e consolano, nelle circostanze più impossibili. A un funerale, recentemente, ho visto tra le persone più commosse proprio degli atei: di fronte alla morte loro sono, noi siamo, inconsolabili. Gli altri credono, sperano, se ne fanno una ragione.
Papa Ratzinger con la messa in latino intende “riunire” la cosiddetta comunità dei fedeli. Secondo alcuni commentatori il rito antico avvicina ad un’esperienza mistica. Bè, tutto ciò mi mi fa ribollire il sangue. Se c’è una cosa che faccio durante queste messe alle quali mi capita di assistere, è di ascoltare le parole. Le parole della liturgia, le parole delle preghiere, le parole del prete. E nulla di tutto ciò mi lascia indifferente.

La lettura del vangelo spesso mi commuove per la sua umanità, ma mi fa anche arrabbiare perché penso che la Chiesa nei millenni ha mille volte tradito le parole e l’esempio di Gesù di Nazareth. Le omelie dei preti come sempre sono soggette al valore e al metro umano, in base a chi le pronuncia, ma la rassegnazione che induce la liturgia mi fa un po’ imbestialire. Perché, essendo la vita unica, credo che dovremmo darle più valore, dovremmo accettare meno le ingiustizie, le ruberie, le furbizie, le cattiverie.
Quindi, se la messa può mai avere un senso, un senso umano, è solo quello di “parlare” al cuore degli uomini, di indurli a guardarsi dentro e a guardare accanto a sé, vedere un vicino che come noi tutti spera e soffre. Sempre che alle messe qualcuno ascolti e non segua semplicemente il rito come un puro suono.
Con la messa in latino, invece, si perde proprio la dimensione umana. Visto che il latino nessuno lo capisce, la messa, le parole, tutto si trasforma in suono, ci si appella al senso più profondo della massa, all’istinto primordiale dell’uomo che si fa ipnotizzare da un rituale collettivo. Il prete certo non si fa pecora vicino alle sue pecorelle, non è umile tra gli umili, ma gira le spalle a chi  segue la messa. Se al posto dell’altare dedicato a Gesù Cristo ci fosse il vello d’oro di biblica memoria, non ci sarebbe nessuna differenza. La messa in latino ristabilisce tutti i simboli e le distanze che sono proprie del potere. E’, sempre, il latinorum di Manzoni (che era un vero cristiano), fatto per gabbare gli sprovveduti.  (E scusate se tutto ciò lo dice una laica).

angela padrone
 

Pubblicato su angelica3000 | 16 Commenti »

“Meritavi una nazione migliore”

Pubblicato da Il Crea [OPS] su 12/07/07

Queste le parole di mio nonno, professore di filosofia e storia, che oramai si sente a un passo dalla fine.

Immagino che quando ci si pensa vicini alla morte la mente si apra e tutto acquisti una visione diversa, piu` profonda. Cosi` lui ha dato sfogo a una invettiva contro Roma e il suo passato impero. Non un`idea di grandezza e pomposa arroganza come piace un po` a tutti noi italiani, ma di decadente e barocca cultura incentrata sulla morte e la punizione, sulla crudelta` a ogni costo e perversioni da voltastomaco.

“Era una nazione di guerrieri, grandi architetti ma null`altro. Lontani dalla cultura greca piu` di quanto si possa pensare basavano la loro forza sull`assorbire e conquistare altri popoli. Erano corrotti, folli e bramavano piu` di ogni altra cosa il potere che derivava da un alto grado, che sia militare o politico.

Noi discendiamo da loro, dai veri barbari. Le genti dell`est e del nord europa che vennero dopo non c`entrano. L`Italia e` cosi` perche` la barbara Roma stava su queste terre”.

Pubblicato su Costume, ilcrea | 5 Commenti »

Mandiamo una mail a Damiano: pensate ai giovani invece che allo scalone

Pubblicato da angela padrone su 3/07/07

Mandate questa mail al ministro Damiano: no all’abolizione dello scalone, pensate ai giovani.
Per molti giovani, in realtà, non sarà un tema appassionante. Lo scalone. Una roba che interessa i quasi sessantenni. Vogliono che la legge che alza l’età pensionabile a 60 anni (lo scalone) sia abolita per poter andare in pensione prima: a 57 anni. E va bè – direte voi – aboliteglielo ’sto scalone, no? Sapete quanto costerà al sistema previdenziale l’abolizione dello scalone? Sette miliardi. E chi li pagherà questi sette miliardi? E’ semplice, cari ragazzi: li pagherete voi, con il vostro lavoro e i vostri lauti guadagni. Quindi, ricapitolando: i 57enni vogliono risparmiarsi tre anni di lavoro e andare in pensione subito, con il 75-80% dell’ultimo stipendio. Questo “sconto” di tre anni costa sette miliardi, che andranno presi dalle casse pubbliche e che, negli anni, dovranno essere pagati con le tasse di quelli che lavorano, in particolare i più giovani. Ultimo particolare: ammesso che riusciate a versare i contributi, anche voi giovani, un giorno, pensate di andare in pensione. Bè, la legge prevede già oggi che non ci andrete prima dei 65 anni. Se poi la situazione del bilancio pubblico e l’allungamento della vita media si imporrà, l’età pensionabile potrebbe essere ulteriormente alzata, come è successo già in Germania, dove veleggiano verso i 70 anni. In più, va detto, la modifica del sistema di calcolo, fa sì che già gli attuali quarantenni prenderanno come pensione non più del 50% dell’ultimo stipendio. Gli altri scenderanno ancora, probabilmente verso il 45 – 40%. Spero che i numeri non vi spaventino…invece sì, vi devono spaventare! Si sta consumando l’ennesima iniquità tra generazioni. I sindacati difendono solo i 50 enni. Allora, visto che i giovani spesso si lamentano, questa è una buona occasione per farlo: lamentatevi e fatevi sentire, perché voi al tavolo delle trattative governo- sindacati non ci siete! Proviamo a mandare tutti una mail al ministro Damiano: una, due, tre… centomila (magari). Non potrà non tenerne conto, visto che lui stesso e altri ministri nel governo hanno mostrato già alcune perplessità. Aiutiamo il governo a resistere alla pressione dei privilegiati. Lasciamo la possibilità di andare in pensione prima solo a chi lavora in fabbrica, su base volontaria. E basta. Quei sette miliardi, se proprio si vogliono spendere, si diano ai giovani per la disoccupazione, i contributi figurativi, la formazione…o ai vecchi non autosufficienti, dimenticati da tutti e senza voce. Perciò [...]

angela padrone

Pubblicato su angelica3000 | 10 Commenti »

La Civiltà del Terrore

Pubblicato da Francesco Principe su 3/07/07

Gordon Brown ha risposto con fermezza agli attentati degli scorsi giorni, le sue decisioni sono state pronte, le dichiarazioni che ha reso assolutamente confortanti. «Non cederemo, non ci lasceremo intimidire e non permetteremo a nessuno di minare il nostro modo di vivere». Belle parole, quanto siano vere dovremmo chiedercelo tutti. Ogni volta che prendiamo un areo ricordiamo con orrore l’undici settembre, gli occidentali non sono mai stati tanto odiati nel mondo arabo e i mussulmani così temuti nel mondo occidentale. Abbiamo risposto al terrore con la forza e la violenza, innescando lo scontro di civiltà, come se si potesse spegnere un incendio adoperando un idrante alimentato con benzina. Europei e americani avevano il dovere di non rimanere inerti di fronte alla minaccia, per questo molto sangue è stato versato, sangue che esigeva un risultato diverso. In Afghanistan e in Iraq si muore ancora con straziante facilità, fra le parti in conflitto, fra i civili inermi, se questa è la strada che conduce alla normalizzazione come dar torto a chi rimpiange l’anormalità precedente? Seymour Hersh scrive per il The New Yorker, viene considerato una delle penne più scomode d’oltreoceano. In alcuni sui articoli ha posto l’accento sulle inchieste che hanno rivelato come sia ormai diventato comune l’uso della tortura da parte degli americani in casi che coinvolgono terroristi o presunti tali. E’ proprio vero, il nostro modo occidentale di vivere non potrà essere minato, certamente non più di così.

Pubblicato su Attualità, fprincipe, maktub | 2 Commenti »