La Messa a volte mi fa arrabbiare, ma quella in latino mi imbestialisce…
Pubblicato da angela padrone su 15/07/07
E’ domenica. Non sono credente, non pratico nessuna religione, caso mai l’ateismo. Sto leggendo, con un certo divertimento, il libro di Piergiorgio Odifreddi (matematico) “Perché non possiamo dirci cristiani (e meno che mai cattolici)”, Longanesi. Però mi capita di entrare in una chiesa, di tanto in tanto, e mi è capitato anche recentemente di partecipare a funerali e battesimi. Perciò non rimango indifferente alla riabilitazione della messa in latino, voluta da Papa Ratzinger.
Non sono immune al richiamo dei riti. Suscitano in me un misto di rabbia e ammirazione: capisco il fascino che esercitano sulla mente delle persone. Attraverso di essi si sentono rassicurate, soprattutto nei momenti di passaggio della vita e della morte. I riti assicurano coesione sociale e consolano, nelle circostanze più impossibili. A un funerale, recentemente, ho visto tra le persone più commosse proprio degli atei: di fronte alla morte loro sono, noi siamo, inconsolabili. Gli altri credono, sperano, se ne fanno una ragione.
Papa Ratzinger con la messa in latino intende “riunire” la cosiddetta comunità dei fedeli. Secondo alcuni commentatori il rito antico avvicina ad un’esperienza mistica. Bè, tutto ciò mi mi fa ribollire il sangue. Se c’è una cosa che faccio durante queste messe alle quali mi capita di assistere, è di ascoltare le parole. Le parole della liturgia, le parole delle preghiere, le parole del prete. E nulla di tutto ciò mi lascia indifferente.
La lettura del vangelo spesso mi commuove per la sua umanità, ma mi fa anche arrabbiare perché penso che la Chiesa nei millenni ha mille volte tradito le parole e l’esempio di Gesù di Nazareth. Le omelie dei preti come sempre sono soggette al valore e al metro umano, in base a chi le pronuncia, ma la rassegnazione che induce la liturgia mi fa un po’ imbestialire. Perché, essendo la vita unica, credo che dovremmo darle più valore, dovremmo accettare meno le ingiustizie, le ruberie, le furbizie, le cattiverie.
Quindi, se la messa può mai avere un senso, un senso umano, è solo quello di “parlare” al cuore degli uomini, di indurli a guardarsi dentro e a guardare accanto a sé, vedere un vicino che come noi tutti spera e soffre. Sempre che alle messe qualcuno ascolti e non segua semplicemente il rito come un puro suono.
Con la messa in latino, invece, si perde proprio la dimensione umana. Visto che il latino nessuno lo capisce, la messa, le parole, tutto si trasforma in suono, ci si appella al senso più profondo della massa, all’istinto primordiale dell’uomo che si fa ipnotizzare da un rituale collettivo. Il prete certo non si fa pecora vicino alle sue pecorelle, non è umile tra gli umili, ma gira le spalle a chi segue la messa. Se al posto dell’altare dedicato a Gesù Cristo ci fosse il vello d’oro di biblica memoria, non ci sarebbe nessuna differenza. La messa in latino ristabilisce tutti i simboli e le distanze che sono proprie del potere. E’, sempre, il latinorum di Manzoni (che era un vero cristiano), fatto per gabbare gli sprovveduti. (E scusate se tutto ciò lo dice una laica).




azzeccagarbugli detto
Forse è superfluo ricordare ancora una volta che nessuno sta obbligando nessuno ad andare a una Messa celebrata secondo il rito tridentino, che il Motu Proprio di Papa Benedetto non impone ma semplicemente liberalizza un messale che non era mai stato neppure abrogato, quindi non vedo il motivo per imbestialirsi tanto.
E forse è superfluo (o forse no) ricordare anche che la Messa non è un dialogo fra il sacerdote e i fedeli, ma è la rinnovazione del sacrificio della Croce e che quando il celebrante si allinea con gli altri fedeli e guarda l’altare lo fa proprio per sottolineare che il protagonista della Messa non è lui stesso, ma Cristo.
Non si preoccupi Angela Padrone, non sono né una simpatizzante lefebvriana né una supporter dell’associazione unavox, non so nemmeno se deciderò di assistere a una Messa celebrata secondo l’antico rito; sono però una persona che non parte dal presupposto che tutto quanto è tradizione nella fede cristiana sia necessariamente negativo. Del resto nessuno si meraviglia che per studiare il Corano si debba imparare l’arabo, né che per accedere ai testi sacri indù si debba conoscere l’antica lingua in cui sono stati scritti; anzi, la preservazione della tradizione viene vista come un elemento affascinante, che conferisce maggiore spiritualità a quelle religioni. Tutto questo, stranamente, non sembra valere per la Chiesa Cattolica, chiamata a spogliarsi giorno per giorno di tutto il suo patrimonio sacro, liturgia compresa. Cosa che non credo sarebbe piaciuta al vero cristiano Manzoni, visto che l’abuso del latinorum come strumento di potere che lui ci ha descritto non vedeva come protagonista la Chiesa, bensì alcuni furbi e zelanti laici.
raccoss detto
A… azzeccagarbuglia! Vuoi mantenere la tradizione? Allora la messa ascoltala in aramaico (come parlava Cristo) oppure al più in greco (lingua in cui furono scritti i vangali). Che c’azzecca il latino con la tradizione?
Satiro [OPS] detto
In alcuni paesi del meridione, paesi di cultura arbreshe, si celebra la messa in rito ortodosso. Probabilmente chi scrive il post non ha mai partecipato ad una simile esperienza nè sa realmente come la lingua antica e l’italiano si completino e si alternino nel realizzare la liturgia. Non perderò tempo a spiegarlo io.
D’altronde è una sua scelta presentarsi come conoscitore dell’argomento citando un libro che, dalla sola introduzione, si scopre essere supponente e debole nelle argomentazioni.
aggelos [OPS] detto
La storia dei cristiani d’occidente è una storia di immense trasformazioni. Mentre i cristiani d’oriente si costituivano in chiesa di stato (e di anti-stato) mischiando nelle vivaci città orientali i dibattiti teologici a quelli politici, e costituendo elemento di forza e di debolezza dell’Impero (della seconda e terza Roma), i cristiani d’occidente si fecero strada fra i boschi, convertendo popoli che conoscevano non lo stilo ma la scure (cfr. san Carlo Magno e la conversione-strage dei Sassoni).
E tuttavia questi stessi cristiani hanno spinto un millennio di evoluzione nella fede. Si sono imposti il celibato (per evitare che un prete potesse essere figlio di prete e nipote di prete, ed insomma potesse confondere la casa colla bottega). Hanno fatto le barricate per evitare di diventare feudatari (e quindi di ritrovarsi ingolfati di tanti ch’erano preti sol perché erano aspiranti-feudatari). Hanno provato pure a reggersi come repubblica parlamentare… Con la Riforma (protestante e cattolica) hanno dato una sterzata a vecchie tradizioni, e ne hanno create di nuove. Ed i cattolici stessi hanno subìto un’enorme evoluzione, da chi vendeva il terrore dell’inferno (e magari lo procurava pure) con sacra ignoranza, a chi si batte per la vita argomentando le sue ragioni. Poi la loro definizione di vita sarà discutibile, certo, ma già il fatto che se ne possa discutere è enorme, se lo confrontiamo con la storia del cattolicesimo di mezzo millennio fa… o coi problemi che ha oggi il clero d’oriente a capire il mondo cambiato.
Ora, in questi giorni in cui la crisi delle vocazioni fa consacrare chiunque alzi la mano, anche se non ne ha né capacità né cultura, il papa non ha costretto tutti al Contro-concilio. Ha solo permesso che una lavoratrice cattolica portoghese possa andare in germania e sentire una messa, capendone qualcosa. Il vero problema resta la preparazione insufficiente del clero, le prediche con la rima fiore-cuore-amore. Il fatto ineludibile che fra un po’ la liturgia dovrà, per causa di forza maggiore, essere affidata a diaconi, ed anche a diaconi donna. Che la comunità ecclesiale dovrà gestirsi senza la figura di riferimento del parroco, che va ormai estinguendosi. Ovviamente queste comunità avranno tendenza a divergere, a selezionare delle sotto-chiese (ciellini contro focolarini, in un prolificare di sette). In questa prospettiva di diversione, il fatto che ci siano delle cose comuni, oltre il Credo ed il Padre Nostro, a tenerli uniti, i cattolici, è un segno dei tempi più che una jattura. E se l’Odifreddi non lo capisce (di Odifreddi non parlo, ché il tacere è bello) è un limite del suo laicismo finto scientista, di uno che ha studiato le scienze pensando che la cultura umanistica fosse un ammasso di sciocchezze, e che se ne viene ora a rivendere (con imprecisioni) come fossero novità sensazionali degli argomenti che risalgono al ‘500-’700. Ma questa è solo ignoranza, e religiosa fede in se stessi; ci sono atei cui l’ateismo non impedisce di vedere il mondo e la sua evoluzione con grandissimo interesse, con rinnovato stupore. E non fanno eccezione, nel loro interessarsi al mondo, per il mondo dei cattolici.
raccoss detto
Vedo che molti rigettano Odifreddi senza manco averlo letto.
Lex [OPS] detto
@Raccoss: Hai chiesto che c’azzeccava il latino con la tradizione ed Aggelos (da storico) ha provato a spiegartelo.
@Angelica3000: La liturgia in latino, (se hai sentito un paio di messe in italiano) non è poi così impossibile da capire. Le messe in latino inoltre non sostituiranno le altre, sarà solo possibile (di quando in quando) ascoltare una funzione anche in quella splendida lingua. Una libertà in più che sono convinto finirai per apprezzare, (anche da atea) nel momento in cui ti capiterà di assistere ad una Messa tridentina.
Il Crea [OPS] detto
La Bibbia in latino e` stata tradotta da San Girolamo, ignoro chi abbia fatto l`altro passaggio in italiano.
Finche` non sapro` se il traduttore nella nostra lingua e` piu` o meno bravo di chi si occupa, magnificamente, di Harry Potter, preferiro` quella in latino.
Fadette [OPS] detto
Posso solo dire che, quando sono stata in Russia, alla Chiesa Cattolica di S. Pietroburgo, le messe erano in polacco, russo. Seguivo la messa russa perché qualcosa capivo, ma poco, e partecipavo effettivamente alla celebrazione solo durante le preghiere in latino. E sinceramente mi ha fatto piacere vedere che quelle preghiere (il Padre nostro e il Salve Regina) le recitavo io e le recitavano le vecchiette russe sedute accanto a me, sapendone il senso, perché dopo hanno recitato in russo le stesse parole. Quella lingua era, anche solo per due preghiere, il segno di una storia comune fra me e loro. E sorridevano a vedere che anche io le conoscevo.
Questo non vuol dire, lungi da me, che vorrei messe “solo” in latino. Se il Papa avesse preteso messe solo in latino sarei stata la prima a protestare. Ma “anche” in latino, perché no ?
Penso ad una mia amica rumena che ha lavorato in Germania come colf, che all’inizio il tedesco non lo capiva, e l’inglese neppure, e avrebbe tanto desiderato sentire messa in latino perché qualcosa di più avrebbe capito. Non era coltissima, ma un po’ di latino da bambina, in parrocchia, malgrado l’ateismo di stato dell’epoca, glielo avevano insegnato.
Forse, (accanto alle assolutamente necessarie liturgie nelle lingue nazionali), non sarebbe male, solo per chi vuole, recuperare una lingua che fa parte della storia comune dei cattolici, ricordarsi che questa storia è stata piena di episodi terribili e di episodi bellissimi, condividere qualcosa che permetta a persone provenienti da popoli diversi di pregare insieme con le stesse parole. Magari offrendo anche dei corsi di latino ecclesiastico al catechismo, se uno volesse…
Fadette [OPS] detto
Per Raccoss:
So per certo che Aggelos Odifreddi l’ha letto e pure chiosato a matita in margine.
raccoss detto
@Lex (e Aggelos): Aggelos ha provato a spiegarlo, ma direi che non c’è riuscito. Un bell’eloquio per un nulla di contenuto: in pratica, semplificando, sostiene che il latino è la lingua dei cristiani perchè Carlo Magno (che era analfabeta) sterminò i Sassoni. Non c’è consecutio logica.
@Fadette: in quale liturgia cattolica c’è il Salve Regina? Mi sembra solo nei funerali, sarà per questo che non ti “trovavi” nella messa?
Comunque, il mio pensiero per esteso l’ho pubblicato sul mio blog, se volete venire a rendermi pan per focaccia, se ritenete. Come si dice, occhio per occhio…[Es 21, 24]
Fadette [OPS] detto
Per Raccoss:
recitare il Salve Regina al termine della liturgia, tanto festiva che ordinaria, è una scelta “opzionale”, praticata, secondo la mia esperienza, sia a Parigi (dove sono andata a messa per un anno consecutivo) che in alcune parrocchie italiane, che alla chiesa cattolica di S. Pietroburgo. Non è mica proibito, è una preghiera che non si recita “solo” ai funerali, è diversa dall’Eterno Riposo, e io mi sono trovata a recitarla alle Lodi, a Compieta, al termine della messa festiva e non, sia in italiano che spesso in latino… A Notre Dame, a Parigi, questa preghiera, “in latino” viene recitata dal clero al termine di ogni celebrazione eucaristica (clero che non è assolutamente lefebriano, anzi spesso piuttosto progressista anzi che no, per le cose che dice durante le prediche). E guarda caso, gente che arrivava a Notre Dame da tutte le parti del mondo, dalle Filippine all’Europa dell’est agli USA, parlando lingue diversissime, non si stupiva del Salve Regina Mater, la conosceva e la sapeva recitare in latino, e invece di scappare via dopo la comunione si fermava a pregare la Madonna. E questo succedeva anche a S.Pietroburgo. E anche in alcune celebrazioni in Italia. Se il corpus della liturgia domenicale è identico dappertutto, a volte una preghiera in più alla Madonna può capitare, e se a causa di questo tu pensi che qualcuno “non ci si ritrovi più” puoi sempre uscire prima della benedizione e scrivere al Papa per segnalare l’eresia, che però nessun concilio mi pare abbia condannato. Di mio, se facevo fatica a seguire la messa a S. Pietroburgo era piuttosto per una assai imperfetta conoscenza della lingua russa, che mi impediva di pregare con gli altri, potevo solo ascoltare sforzandomi di afferrare qualche parola, mentre il francese lo conoscevo quindi mi ha fatto meno effetto (ma magari altri stranieri accanto a me, a Notre Dame, non parlavano francese).
Continuo a ripetere che pregare insieme alle donne russe, con le loro stesse parole, per me è stata una bella esperienza. Se oltre alle due preghiere che ho citato (di cui una era in più dello stretto necessario!!!!) ci fossero state altre parti di liturgia in latino, non mi sarebbe dispiaciuto. Insieme a messe solo in russo, naturalmente, così che il latino sarebbe rimasto opzionale (insieme al Salve Regina).
Per il resto, lascio Aggelos rispiegarti il suo intervento, cosa che farà meglio di me, semplicemente anche io vorrei aggiungere che la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente hanno avuto storie e tradizioni e evoluzioni diverse, il latino fa parte della tradizione dei cattolici, come il culto della Madonna, l’eucarestia, e altri riti che altre confessioni cristiane non condividono… Nel dialogo fra confessioni cristiane diverse, ciascuna apporta il suo passato, la sua storia, i suoi errori, le sue evoluzioni, a partire da una base comune. Quindi, per usare le tue stesse parole, il latino “in questo senso” ci azzecca con la tradizione.
aggelos [OPS] detto
Esimio Raccoss,
se Ella frequentasse strumenti culturali, potrebbe non restare all’oscuro del fatto che «il Salve Regina è normalmente utilizzato nelle funzioni della chiesa cattolica, in particolare nei giorni vicini alle feste dell’Assunta e della Immacolata concezione» (cfr. Wikipedia).
Quanto al mio commento, a Sua detta «un nulla di contenuto», l’avviso che esso non si presta facilmente ad essere semplificato da chi legga il solo primo paragrafo, od io, umilmente, non scriverei gli altri. So però per certo, a dispetto della Logica, che il latino è stato la lingua dei cristiani d’occidente fino alla Riforma, e che questa religione si è contraddistinta, nella sua storia, per una forma di proselitismo abbastanza violenta (appena appena diversa da quella della chiesa d’Oriente, che insegnò a leggere ai bulgari sul vangelo, ed inventò un alfabeto per gli slavi). Limitarsi a questo aspetto farebbe però dimenticare che la stessa chiesa d’occidente ha avuto un’evoluzione impressionante, sul doppio binario della conservazione della Tradizione, e sull’innovazione nelle Forme. Se non si capisce questo, allora non ci si spiega che la storia di questa chiesa sia stata caratterizzata da rigidità variabili, e che essa sia attualmente ben diversa, come clima, da quella d’oriente. Che essa viva un mondo diverso, abbia problemi diversi, rischi maggiormente il frazionamento, e reagisca come può. Non imponendo il latino, ma permettendone l’uso. Segno come un altro che il mondo cambia, in un senso che forse Le darà fastidio, ma che ha delle ragioni che vanno comprese, prima di essere condannate (a mio modesto parere, ça va sans dire).
Glisso sul resto dei suoi commenti, ma ci terrei a farLe notare che è ben possibile che un analfabeta (Carlo detto Magno) possa dare origine ad una primavera culturale; a Lei sembrerà illogico, ma il bello della storia è che essa costringe a superare le rigide barriere della logica bivalente. Perché guardi, se lo lasci dire, se la logica si adatta al mondo ed arriva a comprenderlo, allora la logica può cambiare il mondo molto più facilmente che se invece volesse adattare il mondo ad una logica fallace. Ci han provato un sacco di dottrinari, a percorrere questa seconda via: Cristo, Robespierre, Lenin, Pol Pot, buon ultimo Odifreddi. Di solito il non aver capito il mondo li portava a dire e fare azioni che poi si scontravano contro la scarsità di quest’uomo nuovo o rinnovato, sensibile alla logica nuova, che essi postulavano sempre alla base. Fare una Chiesa dei Laici, opposta ed uguale alla Chiesa dei Credenti, avrà un senso per Lei, come per i giovani della Chiesa Comunista degli anni ’20 dello scorso secolo, e come per i giovani della Chiesa Hébertista (i “decristianizzatori”) durante la Rivoluzione francese. Ma è passata troppa acqua sotto i miei ponti perché abbia un senso per me.
Detto questo, declino gentilmente il Suo invito, e l’invito, ateo e laico, ad imparare dal mondo, anche dai Suoi nemici.
La prego di credere, Signore, all’espressione delle mie più calde cordialità.
angela padrone detto
Prego tutti di leggere il meraviglioso articolo del Cardinale Martini oggi sul Sole 24 Ore. Con la sua intelligenza e il suo garbo dice no alla Messa in latino. Ma quello che più mi ha colpito è il passo . “Non posso non risentire quel senso di chiuso che emanava dall’insieme di quel tipo di vita cristiana così come allora lo si viveva, dove il fedele con fatica trovava quel respiro di libertà e di responsabilità da vivere in prima persona di cui parla San Paolo ad esempio in Galati 5, 1-17. Sono assai grato al Concilio Vaticano II perché ha aperto porte e finestre per una vita cristiana più lieta e umanamente più vivibile. Certo, c’erano anche allora dei santi, e ne ho conosciuti. Ma l’insieme dell’esistenza cristiana mancava di quel piccolo granellino di senapa che dà un sapore in più alla quotidianità, di cui si potrebbe anche fare a meno ma che dà più colore a vita alle cose…” E tant’è per il latino e Papa Ratzinger. E parlo sempre da atea.
angela padrone
Fadette [OPS] detto
Guarda, Angela, sinceramente posso capire benissimo che tu ritenga il parere del Cardinal Martini assai più autorevole dei nostri, lo stimo molto anch’io. Ma lo stesso avrei preferito che, oltre a citare Martini, rispondessi ai nostri singoli interventi, per avviare una discussione costruttiva insieme, anche se da posizioni diverse.
Di mio, sinceramente, non ritengo che se esistono “anche” delle messe in latino sarà come tornare a quando “tutte” le messe erano in latino. Allora era un’imposizione. Adesso potrebbe non esserla, ma diventare una possibilità in più, se uno occasionalmente vuole coglierla, soprattutto se si fornissero a tutti coloro che lo desiderano i rudimenti di base per capire meglio questa lingua, al catechismo, invece di insegnare una specie di fiore-cuore-amore di cui parlava Aggelos, ateo anche lui, come te.
E guarda, ti assicuro che un’idea così reazionaria era passata anche per la testa di Don Milani, che sosteneva che i suoi bambini avrebbero imparato meglio l’italiano, che studiavano come una lingua straniera, se avessero saputo un po’ di latino, perché avrebbero scoperto da dove venivano le parole italiane e quale ne era il reale significato, quello più profondo. Così si era messo a scomporre le parole italiane, a insegnare ai ragazzi la radice latina, e ad insegnare loro un po’ di latino, così da non farsi imbrogliare da quelli che il latino e l’italiano li conoscevano meglio di loro.
Proprio perché pensava che il latino (ed anche un buon italiano) non dovessero essere pertinenza solo di pochi ma di tanti. E allo stesso modo aveva voluto che i suoi allievi si impratichissero delle lingue straniere, l’arabo, l’inglese, il francese.
In questo senso, io penso che dir messa solo in latino sia un netto impoverimento, dirla anche in latino, oltreché in russo, inglese, italiano, francese, possa essere un arricchimento.
Ma è solo la mia opinione.
angela padrone detto
Il tempo è poco e le opinioni di tutti sono più che rispettabili. Ecco perché è impossibile rispondere a ogni osservazione. Credo che spesso sia meglio lanciare un tema, e poi lasciare che tutti lo possano sviluppare come vogliono…non bisogna per forza raggiungere delle conclusioni definitive. Per di più è giusto che su questi temi si esprimano liberamente quelli che, per fede, si ritengono toccati in prima persona. Che il tema venga affrontato da un ateo è, per certi versi, una pura provocazione o un paradosso. Concordo totalmente con “fadette”: aggiungere possibilità, senza obblighi, in teoria è sempre un arricchimento. In pratica, però, visto con gli occhi dell’osservatore, dell’antropologo, un intervento sulla messa in latino, più un altro sul tema della famiglia (anzi una scarica di interventi) più altri che non voglio neanche inoltrarmi a enumerare, diventa una caratterizzazione politica di un pontificato. Ma qui ci inoltriamo in una valutazione politica
Fadette [OPS] detto
Per Angela:
ti capisco bene, purtroppo il poco tempo è sempre un problema anche per me.
Il fatto di lanciare la discussione e poi lasciare che si evolva liberamente allontanandosi da essa è una posizione assolutamente legittima (la ritrovi anche nei propositi di alcuni di noi), la cosa che forse mi aveva lasciato un po’ perplessa era piuttosto (ma è un problema mio, te ne parlo solo per chiarire meglio il mio intervento precedente forse un po’ brusco) quella citazione di Martini senza altro commento sul dibattito in corso.
Mi sono espressa male, non era tanto il fatto che tu rispondessi a tutti i singoli interventi che avrei preferito, quanto piuttosto che oltre a citare l’opinione di una voce autorevole (cosa che comunque è utilissima e di cui ti ringrazio, perché come ti dicevo lo stimo molto), la contestualizzassi anche brevissimamente rispetto a quello che stavamo dicendo, perché quella voce nasceva in un altro contesto, in mezzo ad altre voci, e riportata qui senza alcun commento su cosa ti era sembrato o meno interessante della discussione in corso aveva un sapore un po’ troppo definitivo, di conclusione venuta dall’esterno. Ma, ripeto, questa era solo una mia impressione, e la tua ultima risposta, al contrario, mi ha molto interessato.
Non penso, infatti, che su questo come su tanti altri argomenti si possa arrivare a delle conclusioni definitive, semmai scambiarsi delle idee, da posizioni diverse, che stimolino la riflessione comune, che si intreccino magari in confronti anche duri (ma sempre reciprocamente rispettosi), e in questo non distinguerei fra l’essere chiamati in causa dei cattolici rispetto agli atei perché vedo in ognuno di noi la possibilità di un contributo interessante anche se non da tutti condiviso (per fortuna!).
Un caro saluto e a risentirci presto