Osservatore Politicamente Scorretto

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Archivio per Settembre 2007

Infiltrato

Pubblicato da satiro su 26/09/07

Ho appena finito Infiltrato, di Omar Nasiri. Mi è piaciuto. Il che è un miracolo di per se perchè il 90% di tutto ciò che vedo, leggo e mangio non mi piace o lo reputo appena passabile.

Il libro è venduto come la storia di una spia infiltrata in AlQaeda che ora vive con un’altra identità in Germania: abbastanza fuorviante. In effetti, ammesso e non concesso che Omar Nasiri esista realmente, la storia presenta un personaggio estremamente dubbio che prima vende droga in Marocco, poi traffica in armi in europa e finisce a lavorare per i servizi segreti per salvare la mamma innocente da un eventuale futuro in carcere. Il tutto è narrato con profondo senso del ritmo, e con una grossa dose di suspance che certamente rende il tutto godibile anche solo come romanzo di azione con un protagonista magari non limpido, ma certamente capace di attirare simpatie.

Il resto della storia, l’addestramento nei campi in Afghanistan, il ritorno in europa e le “dimissioni” da infiltrato non hanno di certo lo stesso fascino narrativo. I racconti sono frammentari e decisamente non emerge alcuna “trama”: alla fine questa si rivela la parte più profonda del libro. Presenta uno spaccato dell’Islam, dei mujiaidin e, soprattutto, della jihad che, a mio umile e del tutto ignorante parere, risulta quantomeno verosimile e non velata dall’odio nè nei confronti del mondo mussulmano nè nei confronti di quello occidentale.

Rispetto all’orrendo “Mercante di Pietre” questo libro davvero offre argomenti di rifelssioni.

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Birmania fra passato, futuro (e presente)

Pubblicato da fadette [OPS] su 25/09/07

Non so a voi, ma a me vedere le centinaia di migliaia di monaci che stanno sfilando a Rangoon ha fatto venire un nodo alla gola.

Un nodo alla gola a vederli sfilare, vestiti di rosso, silenziosi, in preghiera, circondati da un lato e dall’altro dalla folla più eterogenea dei manifestanti laici. Vedere i loro volti, tanti volti giovani, sorridenti o seri, timidi o festosi. E’ una bella, una grande manifestazione, dove il fiume rosso scorre senza arrestarsi, senza esitare. Il rosso mi ha fatto sempre pensare a due elementi, il fuoco ed il sangue. L’entusiasmo, il calore da un lato, e la ferita, la sofferenza, la repressione e la tortura dall’altro.

Non so come finirà. In passato, nel 1988, le manifestazioni in favore della democrazia si sono concluse con 3000 morti e la giunta militare ancora salda al governo. Oggi chissà. Le élites militari stanno a guardare, la speranza è che il rosso dei vestiti rimanga un segno di calore, di fuoco, e non di sangue versato, di entusiasmi feriti, umiliati, annientati.

In margine, il volto di una donna che mi ha sempre colpito in questi anni, quello di Aung San Suu Kyi, affilato, deciso, che si intravede solo confusamente ma che immagino felice. Magari sarà teso, preoccupato, ma vorrei immaginarlo felice, anche solo per un po’. Mi piace pensare che il futuro di un paese possa avere come profezia il sorriso di una donna coraggiosa.

Aggiornamenti 26 – 09-2007

Purtroppo il sangue ha cominciato a scorrere. Sono stati registrati i primi morti, almeno un centinaio di feriti in diversi punti del paese, i primi arresti eccellenti, fra cui un celebre attore locale che aveva appoggiato pubblicamente la protesta. E’ stato imposto il coprifuoco, vietati gli assembramenti superiori alle cinque persone. L’esercito tenta di riprendere il controllo del paese, ma – e questo forse è l’unico elemento positivo – lo fa in modo esitante, apparentemente disordinato. Resta da vedere se e quanto l’impatto mediatico di una repressione in diretta globale possa trattenere la repressione stessa.

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Clima Italiano

Pubblicato da Francesco Principe su 25/09/07

In Italia siamo meno tolleranti, gli animi, verso chi è diverso, si scaldano più facilmente che nel recente passato e soprattutto, cosa egualmente grave, tutto ciò, seppur in una certa misura, ci appare stranamente “normale”. Questi fatti diventano meno importanti anche agli occhi di chi è chiamato a giudicare. Qualche giorno fa a Roma, nel campo nomadi di Ponte Mammolo, dopo il lancio di due molotov, una quartina di persone hanno fatto irruzione inscenando una marcia simile a quelle del Ku Klux Klan, presumibilmente armati e alcuni, sembra, a volto coperto. Pare che il tutto sia nato quale risposta alle violenze e ai furti perpetrati da chi vive nelle baracche. Le forze dell’ordine sono intervenute, e già qui siamo alla farsa, c’è stato un solo trattenuto. Anche nelle accuse sono andati leggeri, solo resistenza a pubblico ufficiale, porto abusivo di arma bianca e possesso di oggetti atti ad offendere. Otto mesi di detenzione agli arresti domiciliari, pena comminata in rito abbreviato, decretata in tale forma per motivi di salute. Va bene, direte voi, questi bravi cittadini si saranno fatti saltare la mosca al naso, l’apparato giudiziario avrà compreso le attenuanti. I quaranta saranno forse dei bravi giovani con un comprensibile desiderio di maggiore legalità, qualcuno potrebbe pensare. Peccato che il fermato, dal canto suo, non abbia proprio una fedina penale immacolata. Non dobbiamo essere cinici, magari, nel tempo trascorso dal suo ultimo crimine, si sarà ravveduto, sarà stato folgorato da un ardente desiderio d’ordine. Avrà solo confuso l’ordine con i roghi di baracche e le marce punitive. Non sarebbe il primo, se continuano così le cose, non sarà l’ultimo. Il messaggio da lanciare certamente non era questo. Nessuno può essere autorizzato a pensare che un’azione del genere costi così poco, far passare la marcia di un gruppo armato come una “bravata” priva d’importanza è pericolosissimo.

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Per fortuna in Italia c’è Beppe Grillo. Forse.

Pubblicato da aggelos [OPS] su 18/09/07

Non capita dappertutto che un comico riesca a sconquassare un sistema politico. Se questo succede in Italia, è anche perché a) questo comico non è un comico qualunque, ma una voce critica che si è fatta lungamente apprezzare per il coraggio nel dire cose scomode, e b) non tutti i sistemi politici permettono che qualcuno sia condannato per aver corrotto i giudici, si faccia un solo giorno di galera, e chi gli ha dato i soldi per commettere il reato sia considerato innocente.
Nei mesi scorsi Beppe Grillo ha promosso un V-Day, con tre proposte che sono parse dettate dall’aspirazione alla bella politica da chi le ha apprezzate, e sono invece parse anti-politiche a chi si è sentito attaccato da queste. In termini più neutri, devo rilevare che vi sono buone ragioni a favore delle sue proposte ed altrettanto buone ragioni per ritenere sbagliati tutti e tre i punti proposti da Grillo. Ma ovviamente, i termini neutri sono difficili da usare nella nostra cultura da operetta, o da soap opera.
Recentemente Grillo ha ampliato i termini della sua proposta, secondando il vento che aveva intercettato, e che certo malaffare ha suscitato. Ha così proposto di costituire i «Meetup» in liste civiche per le elezioni comunali, dotate «certificazione di trasparenza “beppegrillo.it”». Una proposta che mira ad un ritorno di attenzione sulla politica, su quella poi più vicina ai cittadini, la politica comunale. Perché è verissimo che

i Comuni decidono della vita quotidiana di ognuno di noi.
Possono avvelenarci con un inceneritore o avviare la raccolta differenziata. Fare parchi per i bambini o porti per gli speculatori. Costruire parcheggi o asili. Privatizzare l’acqua o mantenerla sotto il loro controllo.

Sembrerebbero i temi della cara ‘bella politica’ cui Grillo ci ha abituati negli anni. Epperò epperò, scopriamo poi che le liste sono indipendenti, e possono anche essere multiple. Cioè, in un comune ci sarà la lista A che proporrà inceneritori, porti, parcheggi, e la lista B, che proporrà raccolta differenziata, parchi ed asili per i bambini, e l’una esclude l’altra ma tutte e due avranno la certificazione di essere beppegrillotrasparenti. Una situazione chiaramente insostenibile. L’unica condizione è di avere degli ancora-non-condannati, e dei non-iscritti ai partiti.
Tralasciando il primo punto, il secondo ahinoi rende l’operazione di Beppe Grillo semplice «antipolitica». Rivela il disprezzo per chi ha avuto la pazienza di interessarsi alle regole del gioco politico, che è propria del pensiero religioso di chi sa di avere Dio dalla propria parte, ed è convinto che verrà un giorno, sia l’Anno Mille, sia l’Apocalisse, sia il ritorno di Cristo in terra, sia quel che sia, in cui il pensiero religioso, con tutte le sue semplificazioni, si trasformerà in lettera viva. In cui le idee dell’ayatollah saranno incarnate da folle oceaniche di persone con in mano un libretto rosso, che scandiscono un solo grido, che hanno un’unica idea, quella giusta, e si metteranno all’opera per realizzarla.
Questo stesso disprezzo per la politica, quest’incomprensione della politica (che quando è ‘alta’ è invece coscienza che il proprio punto di vista è limitato, e che un compromesso con un altro punto di vista è un’opportunità per realizzare qualcosa di migliore) è la stessa molla propulsiva del fascismo post-bellico (la salvezza nel manipolo di camerati, nel ‘nuovo che avanza’ contro le barbosità della politica liberale), del maoismo (il disprezzo dei giovani culturalmente-rivoluzionati contro i vecchi e marci, che arriverà al terribile apice con Pol Pot), e delle BR (che disprezzavano tanto la politica che dovettero apprendere da Moro l’esistenza di correnti nella DC — cosa cui sarebbero arrivati con la semplice lettura dei giornali, se avessero mostrato per le cose del mondo interesse, e non il disprezzo di chi ha la verità).
Ora, per fortuna in Italia c’è Peppe Grillo, perché non sarà mai n’è un Mussolini, né un Mao, né un brigatista. Perché non guiderà lui, tutto questo, questa «più democrazia» che spesso è meno democratica di quella che vitupera. Perché se si limiterà a queste iniziative, il nostro popolo avrà un’altra dimostrazione che il messianesimo non porta da nessuna parte, che non ci sono scorciatoie e vie sacre alla soluzione dei problemi. Sarà un flop salutare, una vaccinazione ben meno costosa di quella che Montanelli riteneva necessaria agli italiani per disfarsi della … sirenetta.

P.S.: Che Grillo non strumentalizzerà il messianesimo per arrivare al potere è certo, che però a tutto questo egli non dia solo inizio, eppoi il tutto evolva verso il prevedibile sfacelo, questo, io, non l’ho mai escluso. Troppe rivoluzioni progressiste sono rapida- e facilmente degenerate in rivoluzioni fasciste perché un lettor di libri quale io sono possa escludere un simile esito. Dipende se sarà più veloce la politica a riformarsi, o qualchedun altro, capace di arringare le folle e titillarne i più bassi istinti, ad approfittarne. Auguri a tutti!

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Tra test-scandalo all’università e il lavoro difficile: che fare…

Pubblicato da angela padrone su 14/09/07

precariecontentibuona1.jpgVorrei dare una notizia e raccontare una storia. La notizia: è uscito in libreria il mio libro “Precari e contenti”, Marsilio editore, titolo provocatorio per una raccolta di storie su giovani che in qualche modo si sono districati nel difficile mercato del lavoro. L’obiettivo è di dare qualche idea, suggerimento e anche speranza a chi cerca una propria strada e anche lottare contro i luoghi comuni.

La storia riguarda sempre i giovani, il lavoro e la vicenda dei test di ammissione all’università. Il caos che si è scatenato si ricollega a quello che avevo deplorato, in piccolo, nel caso degli esami dei privatisti. Che razza di Paese è quello in cui la gente copia in massa, i test sono sbagliati, non ci sono certezze? nella maggior parte dei paesi occidentali a nessuno verrebbe mai in mente una cosa simile. I meno raccomandati, quelli che vengono da famiglie meno attrezzate, ma che avevano studiato duramente per mesi e anni si sentiranno cornuti e mazziati. Ma spero per loro che riusciranno ad andare avanti comunque, anche se capisco che chi sta “in mezzo” possa essere penalizzato anche pesantemente.

La nipote di una mia amica, ragazza molto motivata e tosta, che vive e finora ha studiato in una cittadina calabrese, ha partecipato alle selezioni per l’ammissione a varie facoltà private di medicina: il Campus biomedico di Roma, il San Raffaele di Milano e anche un’altro istituto che mi pare sia a Urbino. Le avevo detto: guarda che è una strada lunga e difficile… E lei mi aveva risposto: non mi importa, io sono disposta a farlo, lo voglio fare a tutti i costi. E’ passata in tutte le selezioni, è arrivata tra i primi classificati in tutte le graduatorie e ora ha solo l’imbarazzo della scelta. Sarà lei a decidere dove studiare. Come si vede, chi ha la testa dura…mai arrendersi! Complimenti.

angela padrone

Pubblicato su angelica3000 | 8 Commenti »