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Tra test-scandalo all’università e il lavoro difficile: che fare…

Pubblicato da angela padrone su 14/09/07

precariecontentibuona1.jpgVorrei dare una notizia e raccontare una storia. La notizia: è uscito in libreria il mio libro “Precari e contenti”, Marsilio editore, titolo provocatorio per una raccolta di storie su giovani che in qualche modo si sono districati nel difficile mercato del lavoro. L’obiettivo è di dare qualche idea, suggerimento e anche speranza a chi cerca una propria strada e anche lottare contro i luoghi comuni.

La storia riguarda sempre i giovani, il lavoro e la vicenda dei test di ammissione all’università. Il caos che si è scatenato si ricollega a quello che avevo deplorato, in piccolo, nel caso degli esami dei privatisti. Che razza di Paese è quello in cui la gente copia in massa, i test sono sbagliati, non ci sono certezze? nella maggior parte dei paesi occidentali a nessuno verrebbe mai in mente una cosa simile. I meno raccomandati, quelli che vengono da famiglie meno attrezzate, ma che avevano studiato duramente per mesi e anni si sentiranno cornuti e mazziati. Ma spero per loro che riusciranno ad andare avanti comunque, anche se capisco che chi sta “in mezzo” possa essere penalizzato anche pesantemente.

La nipote di una mia amica, ragazza molto motivata e tosta, che vive e finora ha studiato in una cittadina calabrese, ha partecipato alle selezioni per l’ammissione a varie facoltà private di medicina: il Campus biomedico di Roma, il San Raffaele di Milano e anche un’altro istituto che mi pare sia a Urbino. Le avevo detto: guarda che è una strada lunga e difficile… E lei mi aveva risposto: non mi importa, io sono disposta a farlo, lo voglio fare a tutti i costi. E’ passata in tutte le selezioni, è arrivata tra i primi classificati in tutte le graduatorie e ora ha solo l’imbarazzo della scelta. Sarà lei a decidere dove studiare. Come si vede, chi ha la testa dura…mai arrendersi! Complimenti.

angela padrone

8 Risposte a “Tra test-scandalo all’università e il lavoro difficile: che fare…”

  1. Per vincere un concorso pubblico in italia bisogna:
    - essere raccomandati
    - sperare che ci siano meno raccomandati dei posti disponibili
    Dicendolo con cognizione di causa e non per banale qualunquismo, faccio l`in bocca al lupo a tutti coloro che vogliono perdere (investire?) tempo nel cercare lavoro in italia, perche` prima o poi passeranno anche loro dall`altro lato, nel raccomandare a destra e a manca ripristinando il NATURALE corso delle cose nello stivale.
    Forse il mio dente e` troppo avvelenato, ma pensate che sto tastando il terreno su come spendere i miei primi risparmi e la cosa che mi stuzzica di piu` sarebbe un gruppo di picchiatori per andare a rispolverare la memoria a chi mi ha fatto perdere due anni e mezzo coi suoi “non ti preoccupare”, “il posto e` gia` stato assegnato” e altre belle, candide, espressioni da repubblica delle banane… solo che in italia le banane siamo noi.

    x Angela: in bocca al lupo per il libro, quando torno a Natale lo compro ;)

  2. Credo che bisogna sempre rispettare le esperienze degli altri…quindi non posso che prendere atto delle tue. Però ti dico che nella mia vita non mi sono fatta mai raccomandare da nessuno, in parte perché non avrei avuto queste grandi possibilità di farlo, ma nemmeno le ho cercate. E sai perché? Esattamente per il motivo che riveli tu: per non dovermene pentire. Nel senso che ho sempre pensato: e se quello che mi raccomanda in realtà non ha il potere che millanta? E se in realtà sta antipatico, o è oppositore politico di chi decide (o sta in una commissione)? E se semplicemente chi decide odia le raccomandazioni e mi prende male solo perché ho cercato di farmi raccomandare? Nel dubbio me ne sono sempre tenuta ben lontana, almeno se fossi riuscita a fare qualcosa non avrei dovuto dire grazie a nessuno.
    Purtroppo questo mio “vizio” continua ancora oggi: mia figlia si era messa in testa di andare alle medie in una scuola che a me non piaceva molto e per la quale sembra che che ci voglia una raccomandazione per entrare…io ho solo presentato la domanda (senza cercare raccomandazioni) anche perché ho dei dubbi su questa scuola: non l’hanno presa. Ma chi se ne importa! Comunque i posti disponibili erano pochissimi, ovvio che abbiano dovuto tenere fuori la maggior parte delle richieste. Siamo sicuri che se avessi cercato una raccomandazione ce l’avrei fatta? Ma poi, ne valeva la pena? E avrei anche dovuto dire grazie a qualcuno. Molto meglio evitare e camminare leggeri. Scusate lo sproloquio, ma il tema mi appassiona. E comunque la storia della ragazza calabrese è tutta vera e neanche tanto eccezionale. Per il Crea, vuoi che il libro te lo mandi in Giappone? Forse è un po’ costoso, ma forse neanche tanto….Tra l’altro lì c’è la storia di come ho trovato lavoro (anzi, vari lavori) io e ti potresti divertire.

  3. Negli ultimi dieci anni ho fatto una serie di concorsi pubblici (per lo più a tempo determinato) in diverse città italiane (dal Sud al Nord) e per anni sono riuscita, cambiando città, lavoro, ecc., quando più quando meno, a mantenermi da sola dai diciotto anni in poi. E le raccomandazioni le ho sempre evitate, anche quando avrei potuto averle e la gente si stupiva che non lo facessi.
    Anche io sono di origine calabrese, peraltro.
    Una piccola storia per concludere. Sono stata normalista e mi sono sentita dire anche troppe volte che il concorso in Normale lo passavano solo i raccomandati. Qualche anno fa, al concorso per la Normale di Pisa si presentò anche la figlia di uno dei docenti della scuola, che era anche in commissione. La ragazza non passò e passò invece una persona che conosco benissimo, che era figlio di operai, di un’altra regione per di più.
    In Italia le raccomandazioni ci sono, il malcostume è diffuso, ma non esistono solo quelle.

    • Pasquale detto

      La Normale di Pisa, secondo la mia esperienza, ammette solo studenti già segnalati in precedenza, prendendo in giro tutti coloro che si ammazzano di fatica per preparare il concorso.

  4. Carissime Angela e Fadette, da collega blogger non posso che stimarvi ed essere felice che siate riuscite a “entrare” da sole.
    Non fraintendete pero` quando banalizzo coi miei punti 1 e 2 di cui sopra, perche` a parlare e` uno che la raccomandazione a suo tempo l`ha cercata e ora la rigetta come un cancro.
    Potete quindi immaginare la mia gioia nell`aver trovato finalmente lavoro in un posto dove non riescono neanche a pronunciare il mio cognome, figuriamoci a darmi pure la spintarella.
    Di raccomandazioni ne ho comunque viste tante, direttamente, e tutto cio` non puo` che aumentare il mio disprezzo per chi le usa e chi fa credere ad altri che siano indispensabili, come nel mio passato recente.

    x Angela: tranquilla che ora sono perso tra giapponese tecnico, francese formale e ricerca dell`accento inglese di Brooklyn, quindi il tuo libro probabilmente non lo capirei… mi fara` compagnia sull`aereo dopo capodanno e sono sicuro che mi ritrovero` tra le pagine

  5. raccoss detto

    Che in Italia le raccomandazioni esistono, è un dato di fatto. Sono probabilmente meno di quanto l’immaginario popolare porta a credere, ma esistono.
    Bisogna anche tenere conto di tutte quelle forme di favoritismo preferenziale che si incontrano durante tutta una carriera, sia nel pubblico che nel privato. Ad esempio, in alcune amministrazioni, i concorsi interni sono vere e proprie burle di facciata, che però talvolta si possono ancora capire, visto che servono a smuovere situazioni incancrenite da leggi ipocrite [leggi: blocco delle assunzioni].

    E’ ovvio che le forme di favoritismo non devono essere totalizzanti, altrimenti la gente si incazzerebbe e accenderebbe roghi in piazza. Qualche posto deve pur essere riservato ai non raccomandati, così che i maneggioni possano esibire casi come quelli di Crea o Angela a loro discarico.

  6. Canticino detto

    A Fadette.

    Secondo la mia esperienza invece la Scuola Normale di Pisa prende quasi esclusivamente gente raccomandata.
    Il fatto che non sia stata presa la figlia di un docente può significare che quel docente non è molto importante, oppure che ci sono relazioni di potere che non consciamo.
    Ma la Normale è una banda di str..zi, questo non mi stancherò mai di ripeterlo, ho sentito delle cose a dir poco abominevoli, del tipo gente che all’esame di ammissione sapeva in anticipo le domande e persone che hanno pagato cifre a molti zeri.
    E’ vergognoso per il fatto che la Normale ridistribuisce i soldi dello stato agli amici dei Docenti ed ha pure il coraggio di dire che la selezione è su basi di merito!!!
    Conosco un amico che stato nella Normale (è lui ad avermi raccontato molte cose) e francamente anche se è bravo, non è nulla di straordinario, c’è gente molto più brava di lui (e lo ha ammesso lui stesso).
    Quindi basta ad esaltare la Scuola Normale che non differisce troppo dalla Camorra o dalla Sacra Corona Unita.

  7. fadette detto

    Guardate, di critiche alla Scuola Normale io ne ho fatte tante (e non solo a quella). Non ci penso ad esaltarla. E non penso di essere un genio per esserci entrata.
    Ma sinceramente ho imparato a non parlare se non di cose che:
    a) conosco direttamente
    b) posso provare
    Non sapete quanta gente va in giro a dire “il mio amico mi ha raccontato molte cose…” “ho sentito delle cose a dir poco abominevoli…”. Ora, è dall’epoca della leggenda sui rom che rubano i bambini ai supermercati che ho smesso di credere a gente che argomenta così, peraltro in ottima fede.
    Comunque se non siete riusciti ad entrare consolatevi, la Normale non è un buon posto per far carriera, se è quello a cui si aspira. Conosco una coppia di genitori – lui muratore, lei operaia agricola – che certo avevano chissà quali enormi raccomandazioni per fare entrare il figlio in Normale – ed ora si lamentano che se avesse fatto il muratore come il padre di certo avrebbe guadagnato di più. Il figlio peraltro ha un dottorato di ricerca di uno dei più prestigiosi istituti universitari di Parigi.
    E non lo dico per sentito dire, è mio marito.
    Non era un caso unico, tutt’altro. Ma tanto voi avete le vostre certezze, tenetevele strette. Io mi tengo i miei ricordi, e la limpida certezza – questo sì, lo dico con orgoglio – di non aver MAI dovuto chiedere niente a nessuno per quello che ho avuto.

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