Finalmente, dopo lunga attesa e lunga ponderazione legulea («Ho passato due settimane dagli avvocati prima di capirci qualcosa delle liste civiche», dice lo stesso Beppe Grillo), abbiamo finalmente i requisiti per poter presentare una lista grillobollata. Avevo detto in un altro post sul movimento di Grillo che queste condizioni minime si sarebbero tradotte in un problema politico: visto che la sola base è l’apoliticità, il bollino può essere concesso a liste in opposizione fra loro, tanto a quella ambientalista che a quella cementificatrice. Vediamo se le nuove permettono di risolvere questo problema.
Ora, il primo punto, l’estraneità ai partiti, è ingiusto per tanti che hanno fatto politica come passione e come servizio (ci sono anche buoni politici, o saremmo nelle condizioni del Botswana), ma passi; il secondo, la fedina penale immacolata, era noto a tutti, è discutibile, ma passi lui pure. Il punto 4, la residenza nel luogo dove ci si candida, ha senso per le elezioni comunali. Il punto 3 serve a stimolare il ricambio politico, che è cosa positiva, ma lo fa con uno strumento coercitivo che porta ad allontanare dall’attività politica attiva non solo gli incapaci, ma anche quelli che hanno esperienza, e che l’elettorato conosce perché si son dimostrati capaci. Impostata così, crea solo costi legati alla confusione.
Veniamo ora alla parte costruttiva, che forse darà risposta al problema sollevato: gli impegni dei candidati.
Il punto 2 è insignificante: ci si farà pubblicità anche sul web. Serve solo a rimarcare l’identità del gruppo.
Il punto 1 è terribile: spinge la lotta politica verso il Maccartismo, la caccia alle tessere negli armadi. E poi, una volta eletto, un assessore, come lo fai dimettere perché aveva, al momento della candidatura, ancora in tasca una tessera non scaduta? Gli si mandano i carabinieri in aula? Lo si picchia per strada? Gli si brucia la casa? A parte le potenziali ingiustizie, questo porta ad una spirale di `purezza’ che abbiamo già visto con Robespierre e Stalin («io sono più grillino di te») che porta solo a scissioni e dissidi.
Il punto 3 è il più qualificante di tutti. Esso impone alleanze solo con movimenti grillobollati. Questo significa che la lista civica non può allearsi a nessuno schieramento partitico, perché i partiti sono composti di elettori e di tesserati. Dunque, od un movimento grillobollato ha la forza di portare da solo un candidato sindaco in comune (ed allora ecco che si scatenerà la caccia alla sua vecchia tessera), oppure non porterà neanche un rappresentante in consiglio. In compenso esso toglierà dei voti agli schieramenti. Mettiamo che ne tolga un 5%, più a sinistra che a destra, ecco che tanti comuni, anche toscani e romagnoli, dove la distanza fra i due schieramenti è spesso attorno a quella soglia, vedranno finalmente l’alternanza. E le nuove giunte di destra, grate ai grillini, anziché gli ecologici bus a metano toglieranno le zone a traffico limitato, così invise ai bottegai (vedi Bologna con Guazzaloca).
E così questi apprendisti stregoni impareranno, dandosi una piacevole martellata sugli zebedei (in puro stile comunista, bisogna dire), che le regole della politica le si studiano, ed un bignamino e due settimane non bastano per passare l’interrogazione. Che certo si può imparare con l’esperienza, ma che si potrebbero pure aprire dei libri, qualche volta, ed imparare dall’esperienza del passato.
Gli altri, che soffriranno come loro la martellata che si daranno, sentitamente non ringraziano.