Rumeni, Rom e Stranieri
Pubblicato da Francesco Principe su 7/11/07
L’agghiacciante morte di Giovanna Reggiani ha fatto traboccare un vaso già colmo, sono stati infranti i limiti di sopportazione per coloro i quali sperimentano il disagio di convivere con una folla di “differenti” senza possedere strumenti sociali e culturali necessari ad affrontare adeguatamente la prova. Il clima è divenuto insostenibile, ovviamente alcune responsabilità vanno ascritte all’informazione. Passano per vere equazioni secondo le quali ogni straniero sarebbe una potenziale minaccia, ogni rumeno un rom e ogni rom un criminale sul punto di compiere raccapriccianti efferatezze. Tutte asserzioni di una falsità esemplare, presupposizioni prive di qualsiasi fondamento, generate da un’ignoranza mostruosa, da una faciloneria ingiustificabile, nonché nate all’insegna della montante xenofobia. Ormai fa notizia solo lo straniero che infrange la legge, a parità di reato un Italiano fa meno audience, quindi, potendo scegliere perché i reati non mancano mai e prediligendo i primi, molte testate finiscono per fornire un’immagine falsata della realtà. Così gli italiani che delinquono divengono pochi, la maggioranza silente dei tanti non italiani che vivono nei nostri confini e mai commettono un crimine non viene rappresentata, diventa facile pensare che le nostre città siano state violate da un’orda selvaggia. E’ vero, in Italia il problema della delinquenza straniera esiste, è serio e tangibile, non ammetterlo sarebbe ipocrita, tuttavia, una seria informazione farebbe forse notare l’inevitabilità che la crescente immigrazione faccia fisiologicamente crescere la quantità di eventi delinquenziali operati da stranieri e forse, per senso di responsabilità, riporterebbe anche qualche dato. Qual’è il peso percentuale degli stranieri regolari che infrangono le leggi e degli italiani che si macchiano di crimini? Esiste una mole sterminata di rapporti ufficiali in proposito, facilmente consultabile, le sorprese non mancano per i tanti che si fanno prestare idee dall’agitatore di turno. Il decreto sulle espulsioni e il giro di vite sugli accampamenti abusivi erano provvedimenti forse necessari, certamente non in questa forma e sicuramente non in questi tempi. La prima, più che di prevenzione, ha il sapore di repressione, i secondi, invece, danno marcatamente l’idea di una ritorsione cieca e rabbiosa. Il premier romeno, pur ribadendo l’intenzione di collaborare con il governo italiano, parlando del decreto, ha definito queste misure «improvvisate, che generano paura e risvegliano l’odio». Come dargli torto? Si armano le mani degli squilibrati, dei tanti giustizieri della domenica. Quante ronde punitive alla Tor Bella Monaca, alla Ponte Mammolo siamo disposti a giustificare? Mons. Patrizio Benvenuti, nel corso dell’ultimo saluto a Giovanna Reggiani, ha detto: «Noi vogliamo giustizia, severa, austera, ma non intolleranza». Speriamo che il circo della politica e gli operatori dell’informazione una volta tanto sappiano farsi influenzare più dalla saggezza che dai tanti cori forcaioli.




isadora detto
E la colpa è anche e soprattutto di paccottiglia come questa. Dire che sono indignata è un’eufemismo.