Osservatore Politicamente Scorretto

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Archivio per Dicembre 2007

Blocco dei tir e prove di forza

Pubblicato da fadette [OPS] su 14/12/07

La protesta degli autotrasportatori che ha paralizzato l’Italia per qualche giorno si è conclusa con un rimborso statale di trenta milioni di euro. C’è chi dirà che sono pochi, chi dirà che sono tanti o comunque troppi. Ma, al di là di questo, l’intera storia merita qualche riflessione.Il principale motivo di protesta, a quanto sono riuscita a capire, era l’aumento del prezzo del gasolio, ed il fatto che a fronte di quest’aumento le varie aziende che commissionano le consegne rifiutassero di pagare tariffe più elevate per il trasporto.

A prima vista lo si direbbe un problema di contrattazione di mercato fra i privati. «Io pago di più la benzina, quindi tu, ditta di cioccolatini, o di mangimi, mi paghi di più la corsa». Ma vista la concorrenza in giro, la ditta risponde: «bene, non mi fai tu la corsa, troverò chi me la fa a prezzi più bassi». Non è colpa sua se ci sono così tanti camion sul mercato.

Di conseguenza, a fronte di questo problema, per rendere redditizia l’attività, i dipendenti dei proprietari di tir (od i proprietari stessi, quando lavorano in proprio), sarebbero costretti a turni ancora più sfiancanti di quelli già in atto.Turni che prevederebbero un tot di riposo ogni tot ore di guida, per mantenere più alta la concentrazione, e che non sono praticamente mai rispettati. Ho sentito diversi autisti lamentarsi di guidare anche per più di trenta ore consecutive, senza dormire.

Allora che si fa ? Si esce dalla logica del mercato, che è bella solo quando fa comodo, e si chiede aiuto allo stato. Siccome lo stato nicchia, si mettono i tir in mezzo alle autostrade e si pretende di farsi ascoltare.

Ora, mi sorge spontanea qualche domanda.

Se l’autista di un tir viene addosso a qualcuno sull’autostrada perché per troppa stanchezza accumulata ha avuto un malore, e lo rende invalido a vita, poi che spiega alla vittima ? Dice «guarda che a me il gasolio costava troppo e per guadagnarmi uno stipendio dovevo guidare per trenta ore di fila, prenditela con il governo che non mi ha abbassato le tasse e non mi ha concesso gli incentivi e… e… e…»?

E poniamo che la vittima per raggiungere il posto di lavoro dovesse muoversi in automobile, magari per un paio d’ore al giorno, e la benzina non ce l’aveva gratis, e quando ha provato a protestare col suo datore di lavoro che con i soldi della benzina quasi ci spendeva tutto lo stipendio da co.co.co, gli è stato risposto di accomodarsi a trovare un altro lavoro che per fare il suo c’era la fila fuori della porta (con la benedizione dello stato, perché che cosa c’entrava lo stato con i suoi problemi); che deve rispondere la vittima all’autista in questione?

Capisco che gli autotrasportatori abbiano investito tutto nell’acquisto di un tir, che hanno famiglia, e se il lavoro non gli rende più è un problema. Ma c’è gente che ha investito in anni e anni di formazione, lauree, master e dottorati, e si vede costretta a ripartire da zero con lavori che non hanno nulla a che fare con il loro percorso, o a partire per l’estero. E magari ha figli a carico pure quella. Ma il tir per bloccare la nazione non ce l’ha.
Se oggi parcheggio in mezzo alla strada e la blocco, mi becco multa, rimozione e forse anche punti sulla patente. E sospetto che, se al momento di andare a ritirare l’auto dico che stavo protestando per i diritti degli assegnisti di ricerca, mi ridono in faccia. Secondo voi a quanti degli autisti di tir è accaduto lo stesso ?

E’ accaduto, invece, che lo stato ha pagato ad una categoria che ha paralizzato un paese, impedito alla gente di andare al lavoro, di acquistare benzina e merce varia, trenta milioni di euro. Non sono tanti, paragonati ad una finanziaria. Ma sono comunque il segno che da queste parti qualcosa non va.

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Mamma li giocatori di ruolo!!!

Pubblicato da aggelos [OPS] su 14/12/07

Ogni tanto la stampa ’seria’ presenta degli articoli di demonizzazione che fanno davvero sorridere. Così, nelle pagine culturali de l’Avvenire capita di scoprire come in Russia stia generando «allarme [...] il boom dei giochi di ruolo». E certo, mi direte voi, nessun pericolo va preso sotto gamba, anche se onestamente in Russia vi sarebbe da allarmarsi per altre ragioni, dalle morti di giornalisti ai diritti umani calpestati, alle condizioni di vita della gente, alle velleità politiche del nuovo zar. Passi. Vediamo un po’ quant’è pericoloso l’allarme che invece ci sottopone la stampa `seria’.

Scopriamo così che «in estate» (d’inverno fa troppo freddo, i giovani si consolano con la sana vodka, che allarma il nostro giornalista solo se, sbronzi, si gioca, e non se, sbronzi, si vive) «nei parchi di Mosca e nei boschi intorno non è raro incontrare gruppi di giovani travestiti da cavalieri medievali, da elfi o da eroi di guerre stellari». Oh mamma che spavento. C’è da restarci secchi, si direbbe. È questo l’allarme? No. Pare che «dei giovani» abbiano inscenato la guerra del Peloponneso (tutta intera? tutti e 40 gli anni di guerra?! o si son semplicemente menati con un cimiero di cartone sul cranio?), «poi si è passati alla simulazione di film come “Arancia meccanica”» (orrore orrore orrore!), «ai racconti di Tolkien o di Harry Potter» (che cariiiìni). Fin qua, niente di male, un modo come un altro di passare il tempo, si direbbe. Ed invece no, non capite il pericolo! «Gli psicologi» (sempre loro, vil razza dannata) «sono preoccupati» (quando mai non lo sono) perché «c’è il rischio di non distinguere più tra realtà e fantasia». Insomma, giocare da bambini a fare il pompiere vabbé, ma se lo fate da adulti vuol dire che siete dei bambinoni, o peggio dei paranoici. Tiremm’ innanz. Continuiamo a leggere. «Questa moda ha effetti devastanti su giovani che hanno difficoltà a socializzare e sviluppa una dipendenza simile a quella dei giocatori d’azzardo». Magari perché tramite il gioco riescono a socializzare più facilmente che con le normali pilloline discotecare, e non uccidere la propria fantasia passati i 14 anni li fa esprimere meglio, e non vorrebbero rinunciarvi. Magari perché la fantasia è bella, è una componente dell’animo umano che non dev’essere necessariamente schiacciata dalla realtà, soprattutto quando è sana, quando non rinchiude in un mondo a sé, ma aiuta a relazionarsi con altre persone. Ma queste fantasie, veniamo a sapere, «sono pericolose: molti giocatori partecipano ubriachi o sotto l’effetto di droghe». Cioè, non diversamente da come partecipano alle danze i giovani e le giovani in discoteca, e nessuno si perita di lanciare l’allarme sulle discoteche, ma solo sulle droghe.

Arriviamo dunque alla climax, ai dati sulla pericolosità sociale di questa droga, i giochi di ruolo: «nel 2005 un sedicenne è morto dopo essere stato colpito a un occhio da una spada, mentre nel 2006 un giocatore ha perso le dita di una mano durante una finta battaglia». Tutto qui?! Un morto ed un ferito? Se una strage del sabato sera terminasse con solo un morto ed un ferito, il ministro degli interni distribuirebbe medaglie, ed i giornali titolerebbero a nove colonne. Invece no, un morto ed un ferito nel triennio 2005-2007. Ed è allarme sociale. Davvero, c’è gente che si allarma per nulla. Con numeri del genere, ci sarebbe da imporre i giochi di ruolo per legge, a tutti i giovani dai 14 ai 35 anni. E da suggerire a certa stampa `seria’, che se anziché demonizzare i giovani, venissero a giocare un po’ con noi, forse la loro comprensione della realtà ne trarrebbe giovamento. Lungi dall’essere degli schizzati, i giocatori di ruolo che conosco io sono più informati e consapevoli del mondo `reale’ di tante bottegaie che leggono questi articoli. E si spaventano per quel che non fa male, ed ignorano quello che dovrebbe spaventarle.

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Unione Europea: una nuova partenza

Pubblicato da aggelos [OPS] su 13/12/07

Il Trattato di Lisbona è stato finalmente firmato. A tutte le persone che han perso il conto del numero di Trattati, Dichiarazioni, firme europee (all’incirca una a semestre, un modo per i presidenti di turno di farsi belli davanti alle telecamere ;-) ) dirò solo che questo Trattato s’inserisce nella scia di quello di Nizza, di riforma delle istituzioni. Necessario ed urgente, perché quando si è in Ventisette non si può più ragionare con le stesse regole di quando si era una sparuta dozzina (riforma dei meccanismi di voto); perché è il caso di avere la giusta visibilità internazionale quando i blocchi della guerra fredda si sono sciolti come quando ci si risveglia da un sogno divenuto incubo (l’Alto Commissario per la politica estera); perché è giusto avere un rapporto più stretto coi parlamenti nazionali (in modo da non far sembrare le decisioni piovute dall’alto).

Ma soprattutto, il Trattato di Lisbona segna un passo avanti rispetto ai precedenti, laddove questi avevano fallito. Nel presentare qualcosa di entusiasmante.

Tutti ricordano che il precedente Trattato, sottoposto a referendum, era stato rigettato in Francia ed Olanda. Si trattava all’epoca di un lungo articolato che esprimeva i rapporti fra i poteri, il sistema di voto, i sistemi di maggioranza, etc. Entusiasmante, certo, per filosofi politici e costituzionalisti. Giuro! Riuscire a disegnare le istituzioni per far convivere assieme popoli che si son combattuti per millenni, che sogno! Solo che filosofi e costituzionalisti sono i soliti 4 gatti, e per giunta hanno sempre da ridire su tutto, e proposte a parer loro più sensate di quelle approvate in ogni costituzione. In questo caso invece agli articoli che disegnano le nuove istituzioni si aggiungono anche le libertà e i principî sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, e questi diventano finalmente giuridicamente vincolanti.

Non starò a raccontarvi la storia travagliata di questa carta. Non starò a dirvi che la trovo un po’ inceppata nell’espressione. Pazienza. Ma è una Carta che si apre col diritto fondamentale alla dignità ed alla vita, che mette al bando la pena di morte (art. 2), la tortura (art. 4), la schiavitù (art. 5), che tutela le libertà che c’è voluto secoli e lotte e morti a conquistare (pensiero, parola, coscienza, religione, associazione, artt. 10-12) ed aggiunge libertà moderne, come quella alla privacy (art. 8); ed infine, non oppone libertà a sicurezza (almeno a parole…). Parla del diritto fondamentale (per i nuovi tempi) all’istruzione, di quello al lavoro; si oppone alle discriminazioni, di pelle e di sesso; prevede delle sane condizioni di lavoro (la tutela contro il licenziamento ingiustificato e addirittura, udite udite, il diritto alle ferie pagate!); la protezione del cittadino, sia lavoratore che consumatore, e dell’ambiente. Le regole di cittadinanza e di giustizia, ed il diritto all’assistenza.

Che dire di tutto questo? Che rispetto alla precedente Costituzione, questo testo può far sognare. Non importa poi che l’opposizione inglese abbia costretto a modifiche qua e là, e che il gioco di veti incrociati abbia costretto ad altre negoziazioni. Quello che la Carta dei diritti fondamentali presenta sembra il mondo dei sogni dei nostri padri, cui loro hanno creduto duro come il ferro, e cui noi iniziamo a prestare l’istessa fede che prestiamo a Babbo Natale. Non una realtà per il XXI secolo, come i politici provano a spacciarci, ma piuttosto qualcosa che non esiste, che non esisterà, e si dubita sia mai esistito.

Non importa. Nel momento in cui si riparte, è bello potersi illudere, che secoli di lotte abbiano lasciato una traccia, se non nelle condizioni di vita e di lavoro, perlomeno sulla Carta.

E speriamo che mio figlio sia meno scettico di me.

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