Osservatore Politicamente Scorretto

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Archivio per Febbraio 2008

Febbraio OPS

Pubblicato da Lex su 29/02/08

Da quando l’Osservatore Politicamente Scorretto è online, non è mai passato mese senza discussioni e opinioni. Ma nessuno di questi mesi è stato coperto come Febbraio 2008. Senz’altro un mese da ricordare.


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Come nella migliore tradizione, vorrei ringraziare tutti coloro che hanno partecipato a questa cosa, ovvero la maggior parte degli autori di OPS e tutti i lettori per la loro presenza ed il loro supporto.

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Bertinotti stampa case

Pubblicato da aggelos [OPS] su 28/02/08

«Un salario sociale e una casa per chi si iscrive al collocamento, per i precari e i disoccupati in modo che abbiano una dotazione di servizi gratuiti’».

Sono affermazioni di Fausto Bertinotti, candidato premier della sinistra arcobaleno. Che entra nel problema difficile e sofferto del diritto ad una dimora decente in cui vivere e far crescere i proprî figli con un intervento che, se provato reale, sarebbe una vera novità.

Se ho capito bene la sua proposta, basta iscriversi in una lista e ricevere in cambio soldi e casa. La prima parte è facile, ha bisogno di poche attrezzature (al limite, se non aveste carta e penna, ve le passo io). Il problema, da Lenin a Stalin in avanti, è sempre stato la fase-2. C’è chi ha provato ad abolire il denaro e frazionare le case (così da un appartamento se ne ottengono 4, e tutti si vivono addosso); ma non ha funzionato, soprattutto nelle case prive di quadruplici servizî. C’è chi ha provato a stampare denaro e gettarlo dalle finestre, a chi piglia piglia, ma poi si è visto che questa soluzione è una presa in giro, soprattutto per i poveri, che diventano ancora più poveri (e per i disabili poveri poi, che saltano meno bene degli altri poveri). Inoltre, questa soluzione non è più possibile, oggi che i soldi li stampano a Francoforte, e che noi abbiamo già un debito da far paura. C’è chi ha proposto di darli solo a chi si impegna a lavorare e studiare, ma questo, per l’onorevole Bertinotti, puzzerebbe troppo di darwinismo sociale. Nelle socialdemocrazie si prova a dare qualcosa a tutti, magari un po’ di più se si ha famiglia numerosa o se si studia. Ma nelle socialdemocrazie la spesa sociale non è destinata solo alle pensioni, e se anche l’idea si facesse spazio nella mente dell’onorevole Bertinotti, resterebbe il problema di capire cosa tagliare nel bilancio dello stato, o di chi espropriare del bilancio suo proprio, per finanziare questi nuovi diritti.

Insomma, se n’erano finora viste di tutti i colori. Non si era però mai visto che qualcuno pensasse di stampare case, perché io non vedo il modo di riuscire a fornire il Paese di tante case, così, su due piedi, al contempo senza costi per lo Stato ed a bassi canoni. Diamo diritto assoluto di costruzione, anche all’interno del Colosseo? Ci limitiamo a segnare su un’altra lista le case deliberate (e mai stanziate, case sulla carta, buone solo per le statistiche di partito)? Oppure la lista diverrà una banale, eterna lista d’attesa? O ci sono invece altre novità clamorose che bollono in pentola, e che meritano un paio di Nobel?

Attendiamo fiduciosi.

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Un uomo, un partito… un voto…

Pubblicato da aggelos [OPS] su 27/02/08

Non è sufficientemente balzata agli onori delle cronache la vibrante protesta del senatore Fernando Rossi, ex Pdci, ex Lista Consumatori, oggi leader di «Officine comuniste» e candidato premier alle elezioni per la lista «Per il bene comune». Il senatore lamenta che il decreto del governo, che per una volta ha evitato la raccolta delle firme alle mini-micro formazioni politiche, purché esse avessero nello scorso parlamento almeno due parlamentari, è un atto di discriminazione esplicita contro il suo partito, che dispone infatti di un solo parlamentare. Lui.

Un tempo quella che il senatore Rossi chiama «costosa fatica di raccogliere le firme» era pensata per far sì che alle elezioni non si presentassero liste che non raccoglievano manco il voto della mamma del candidato, evitando così la dispersione del voto. Nel contesto attuale la situazione è diversa, perché non ci sono più i partiti di massa, ma solo i partiti televisivi. Epperò epperò, se il senatore Rossi si sottoponesse alla «costosa fatica di raccogliere le firme», anziché reclamare di aver diritto anche lui a fare proclami televisivi senza possibilità di replica, magari scoprirebbe che esiste un mondo, fuori dalla sua testa, e persone e problemi, e non solo fumi ideologici. Sarebbe uno choc, certo, ma uno choc salutare, scoprire che non è certo che la mamma la metterebbe, la firma, per presentare le liste. E che bisogna convincerla, la mamma, ma anche starne ad ascoltare i giudizî. Che sono diversi da quelli che lui racconta a se stesso, la mattina, davanti allo specchio mentre si sbarba. No, non è così che si salva il mondo, cantandosela e suonandosela davanti allo specchio, la mattina, prima di prendere il cornetto.

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Gravina, casa nostra

Pubblicato da fadette [OPS] su 26/02/08

Li avete visti, i fratellini di Gravina ?

No, non i mucchietti di resti che sembra appartengano loro, quelli li vedranno solo gli addetti ai lavori, grazie a Dio.

Le foto sorridenti di due bambini, quello resterà. Due foto con bambini ben pettinati, vivaci, lo sguardo sbarazzino. Simili ai vostri bambini. Quello resterà. Se è come sembra, piangeremo tutti per Ciccio e Tore, ormai nessuno più li chiama con il nome intero, solo con il vezzeggiativo. Come nel caso di Tommaso, il bimbo rapito e ucciso, che è subito diventato Tommy. Chiamarli Ciccio e Tore, come le foto, dà l’idea della familiarità. Dà l’idea che quei bambini siano, possano, potrebbero essere i “nostri” bambini.

Ma guardateli bene. Non sono i “nostri” bambini. Li avete guardati, i fratellini di Gravina ?

Non nelle foto di repertorio, ricordo di un giorno felice in cui sembravano bambini come tutti gli altri, come i “nostri”. Guardateli nelle strade dei quartieri più degradati delle vostre città, dove avreste paura di andare di notte. Guardateli nei volti dei ragazzi dei vicoli, quei ragazzi che non vogliono studiare, che a scuola sono catalogati “difficili”, che escono da famiglie disastrate e degradate per entrare negli istituti e che escono dagli istituti per entrare in famiglie disastrate e degradate. Quei ragazzini che girano da soli, anche di sera tardi, abbandonati a se stessi, mentre “gli altri” fanno i compiti o guardano i cartoni. Uno (su quanti?) esce da quei vicoli, studia, o lavora, si fa una famiglia normale. Gli altri, la maggior parte, li ritroverete in strada a bere, fumare, spacciare, lavorare quando sì e quando no. Li ritroverete in carcere, in un paese dove tutti dicono che di carcere non ne fa più nessuno e tuttavia le carceri sono piene, strano paradosso. Non prendiamoci in giro: sono piene di ragazzi che hanno al massimo la terza media, se va bene. Non vengono dalla povertà, spesso; ma dal degrado. Il degrado che partorisce le botte, gli insulti, le parolacce, la sporcizia, l’analfabetismo di ritorno, i soldi facili, il degrado di chi conosce molto bene la solitudine, il dolore, ma che non ha mai imparato a chiamarle per nome.

Forse Ciccio e Tore sarebbero usciti dal degrado familiare in cui erano cresciuti, avrebbero avuto una vita normale secondo i nostri standard, gli standard dei nostri figli. Statisticamente, è più probabile il contrario. La statistica era contro di loro fin dal momento in cui sono stati concepiti. Eppure. Eppure.

Eppure, oggi tutta l’Italia si commuove su di loro. Un padre forse ha esagerato, picchiandoli troppo forte. Forse sono morti per questo, forse per sfuggire ad altre botte, forse… chissà, solo perché si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Comunque sia andata, sono morti. E sono finiti sui giornali. Il resto del mondo si è accorto che esistevano, che erano esistiti, ha saputo del loro andirivieni tra istituti e famiglie allo sbando, delle loro fughe, della loro solitudine. Ha saputo di loro, sebbene, com’è fisiologico, l’attenzione sia più attirata da una morte atroce che da una dozzina d’anni di vita difficile.

Forse è normale che sia così, e tuttavia, dopo aver sviscerato tutte le ipotesi sul padre (mostro, non mostro ?), dopo i rimpalli di accuse (a servizi sociali, polizia, genitori, ecc.) per un momento guardiamoli, prima che i loro nomi diventino solo un ricordo sbiadito. Guardiamoli, ma non nelle foto. Guardiamoli, guardando negli occhi i bambini dei vicoli degradati, quei ragazzi che probabilmente diventeranno uomini nelle prigioni, negli istituti, nelle comunità di recupero, quei ragazzi che ci fanno paura.

Qualcuno di questi, forse, la possibilità di mandare affanculo la statistica ce l’ha ancora. Quella possibilità che, se davvero i resti sono i loro, Ciccio e Tore non avranno mai più.

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Gun Owner or Victim. Select One.

Pubblicato da Lex su 25/02/08

C’è chi parla di accoglienza, chi ci si espone a rischi incredibili in nome di un ideale, e c’è chi ha paura, chi pensa che l’accoglienza non può proprio permettersela. Ed è comprensibile, è umano non scegliere sempre la via del perdono o il martirio.

Ci sono poi quelli che sono troppo arrabbiati per provarci, persone rese rabbiose dalla paura, una paura patologica ed inspiegabile, come quella di chi ha paura dei cani (anche a vederli disegnati). Patologico quindi giustificabile, per quanto non condivisibile.

Poi c’è un altro genere di persone. Quelle per le quali l’idea di sparare per uccidere un essere umano è diveretente. E quelle, non le tollero.

Queste sono le idee dei conservatori americani?

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Il canone RAI su internet

Pubblicato da aggelos [OPS] su 24/02/08

Da anni la RAI tenta di convincere gli italiani che non pagare il canone è immorale come evadere le tasse. Va detto che l’operazione è difficilissima, perché il canone è sommamente antipatico in quanto regressivo (chi ha un televisore da 100 € paga quanto chi ne ha uno da 1000€, chi possiede un solo televisore paga quanto chi possiede 20 apparecchi in 5 case), e per giunta, essendo esplicitamente finalizzato, è sottoposto al pericoloso giudizio dei cittadini. In altri termini, se io non voglio contribuire alle spese del Parlamento, non so quanto delle mie tasse è destinato a quella voce, e se lo calcolo da solo e me lo detraggo dalle tasse finisco giustamente davanti al giudice; se non voglio contribuire alla produzione di canzonette e programmi diseducativi e balli scosciati e noiosi, invece, mi basta rottamare la televisione e smettere di pagare il canone. E passare le serate su internet, a cercare qualcosa che mi piaccia veramente, che mi attiri ed appassioni.

Questo, prima. Ora non più. La RAI, incapace di migliorare i programmi che fanno fuggire gli spettatori, ha deciso di rifarsi comunque sui fuggitivi, e pretende che essi, in possesso di un mezzo «atto o adattabile a ricevere programmi tv», siano tenuti comunque al pagamento del canone. Ora, è il caso che gli esimi dirigenti RAI notino due cose: 1) tutto, anche un tostapane è adattabile a ricevere programmi televisivi; sarò dunque tenuto a pagare loro il canone anche se possiedo non la TV, non un PC, ma comunque un tostapane? Un forno elettrico? l’aspirapolvere? Cos’è, il focatico, questo? Un dazio? un balzello medievale?! E soprattutto 2) guardate che chi passa le serate davanti ad un computer, leggendo e scrivendo blog, lo fa forse perché non vuole vedere la televisione, né i vostri né gli altrui programmi. E che quindi possiede un mezzo che per quanto adattabile, egli non si sognerà mai di adattare alla ricezione di quei programmi. Allo stesso modo in cui, per quanto adattabile, non si sognerebbe di adattare la sua casa ad uso discarica.

E quindi non è il caso di continuare a nascondersi dietro il Ministero dell’Economia per continuare a pretendere quello che nessuna impresa privata otterrà mai: farsi pagare per forza anche dagli ex clienti che fuggono. Perché un’azienda che avesse questo diritto non avrebbe nessun incentivo a migliorare. E voi volete migliorare, sempre e comunque, per rispettare il «contratto di servizio» che vi lega alla cittadinanza, nevvero?

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Del vecchio che avanzava, non è avanzato molto

Pubblicato da aggelos [OPS] su 23/02/08

Non so se la scelta di puntare tutto sulla novità pagherà, in termini elettorali, a Veltroni. Se tutto resta quello che era alla vigilia della decisione di Mastella (qualcuno l’ha capita?!) di far cadere il governo Prodi, Walter non solo non ha speranze di vincere, ma correndo da solo non può neanche sperare di limitare i danni. Se invece a Walter riesce il miracolo di far credere di essere la novità…

In quest’opera che più che titanica è disperata, una mano gli viene dal suo attempato (è un eufemismo) avversario. Che, come i buoni borghesi 50enni negli anni ‘70, ricorda al mondo di essere laureato, lui, mentre Veltroni è solo diplomato. Certo, il fatto che l’infelice battuta gli sia uscita a proposito della raccomandazione di una starlettina che voleva la spintarella per lavorare in Rai, ha ricordato a tutti che Veltroni opera con qualche competenza nel mondo in cui è diplomato, mentre all’attempato borghese, la laurea in diritto è servita solo a tirarsi addosso avvisi di garanzia per parecchi dei reati previsti dal Codice. Passi. Ma il punto che mi colpisce è nel fatto che quello splendido comunicatore che è sempre stato Berlusconi, preso in contropiede dall’offensiva nuovista del PD, poi dall’offensiva legalista del PD, poi… insomma, ha sospettato che non sarebbe riuscito a vendere al pubblico la sua ricrescita cesareragazziana per qualcosa di veramente nuovo ed originale, ed ha deciso di giocare il ruolo del vecchio borghese, tirando fuori la vecchia carta del «lei non sa chi sono io». Caduta di stile, per tutti gli elettori giovani, certo; ma prima di giudicarlo un errore, è il caso di ricordare che siamo la nazione sviluppata più anziana del mondo. Gli anziani, forse, da questa battuta di un loro coetaneo sono stati conquistati, chissà.

Certo, che del vecchio che è sopravvissuto fino ad ora, non sia sopravvissuta la decantata cortesia, è qualcosa che spiace. Ma detto fra noi, i vecchi l’assenza di cortesia la rimproverano ai giovani, ma non è che poi la pratichino tanto…

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