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Archivio per 1 Febbraio 2008

L’Africa brucia

Pubblicato da fadette [OPS] su 1/02/08

L’Africa brucia e sanguina.

E’ passato esattamente un mese dall’incendio della chiesa di Eldoret nel Kenya occidentale. Dopo le elezioni del 27 dicembre 2007, che avevano riconfermato al potere il presidente Kibaki, (appartenente all’etnia kikuyu), e le accuse di brogli elettorali da parte del suo oppositore, (appartenente all’etnia luo), gli scontri etnici in Kenya sono esplosi con una violenza che ricorda la terribile guerra civile in Ruanda o quella più recente in Congo fra le etnie hutu e tutsi.

Il 1 gennaio, ad Eldoret, è stata data alle fiamme una chiesa dove si erano rifugiate diverse decine di kenioti di etnia kikuyu. Sono morte più di cinquanta persone, fra cui molti bambini. Nei giorni successivi, le vittime erano già centinaia.

Impossibile non tornare con la memoria al 1994, quando il mondo prese bruscamente coscienza delle tensioni etniche che sconvolgevano l’Africa. Impossibile non ricordare che in quell’atroce 1994, in Ruanda, più di un milione di persone persero la vita.

Forse non c’è da stupirsi. In Europa, i conflitti etnici, religiosi e politici hanno devastato un continente per secoli. Ci sono volute due guerre mondiali e milioni di morti per iniziare il percorso che ha portato verso l’Unione Europea. Ed ancora non molti anni fa, i Balcani erano in fiamme per gli stessi motivi.

Forse non c’è da stupirsi. Ma c’è da parlare, c’è da ricordare, da costruire una memoria su quello che succede oggi in Africa. Per non scordare le voci dei bambini bruciati, delle famiglie smembrate, di uomini e donne trucidati solo per la loro appartenenza etnica.

Per non scordare che vivere in pace non è qualcosa di radicato e definitivo, nemmeno da noi. Che per gli esseri umani uccidere è una cosa più naturale di quanto non sembri oggi in Italia, dove a leggere delle vicende africane ci si scandalizza per qualcosa che settant’anni fa tanta gente trovava normale.

E’ un bene che oggi di questo ci si scandalizzi. Purché non significhi dimenticare quanto quel dolore e quel male che oggi devasta un continente lontano sia in realtà così prossimo a noi, a tutti.

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