Mi è stato proposto di andare al cinema ieri sera per vedere il film di Antonello Grimaldi con Nanni Moretti, tratto dal libro di Sandro Veronesi.
Devo dire che, dopo la stanza del figlio, l’idea di vedere un fil con Nanni Moretti che trattava dell’elaborazione di un lutto non mi attirava granchè, eppure mi sono lasciato convincere.
Sorvolando sulla famosa scena di sesso (che non mi ha colpito nè disturbato, se non per il fatto che si ha come la sensazione di vedere un film porno interpretato da uno zio) la prima impressione superficiale, che ho avuto alla fine del film, è quella di aver visto una storia delicata, che magari non piccava per originalità, ma capace di dare dei bei momenti.
Eppure il senso del film c’era, ed era nascosto nelle apparenti incongruenze, nell’ambiguità dei rapporti appena accennati, e lasciati irrisolti, nel triller lavorativo di sottofondo, nel senso di stranimento dell’intero film.
Il punto è che Caos calmo è la storia di una storia costretta a restare irrisolta, perchè all’inizio uno dei personaggi chiave muore. Non una storia di sofferenza quanto una storia di incompiutezza.
Un’opera comunque capace di lasciare qualcosa.




