Da anni la RAI tenta di convincere gli italiani che non pagare il canone è immorale come evadere le tasse. Va detto che l’operazione è difficilissima, perché il canone è sommamente antipatico in quanto regressivo (chi ha un televisore da 100 € paga quanto chi ne ha uno da 1000€, chi possiede un solo televisore paga quanto chi possiede 20 apparecchi in 5 case), e per giunta, essendo esplicitamente finalizzato, è sottoposto al pericoloso giudizio dei cittadini. In altri termini, se io non voglio contribuire alle spese del Parlamento, non so quanto delle mie tasse è destinato a quella voce, e se lo calcolo da solo e me lo detraggo dalle tasse finisco giustamente davanti al giudice; se non voglio contribuire alla produzione di canzonette e programmi diseducativi e balli scosciati e noiosi, invece, mi basta rottamare la televisione e smettere di pagare il canone. E passare le serate su internet, a cercare qualcosa che mi piaccia veramente, che mi attiri ed appassioni.
Questo, prima. Ora non più. La RAI, incapace di migliorare i programmi che fanno fuggire gli spettatori, ha deciso di rifarsi comunque sui fuggitivi, e pretende che essi, in possesso di un mezzo «atto o adattabile a ricevere programmi tv», siano tenuti comunque al pagamento del canone. Ora, è il caso che gli esimi dirigenti RAI notino due cose: 1) tutto, anche un tostapane è adattabile a ricevere programmi televisivi; sarò dunque tenuto a pagare loro il canone anche se possiedo non la TV, non un PC, ma comunque un tostapane? Un forno elettrico? l’aspirapolvere? Cos’è, il focatico, questo? Un dazio? un balzello medievale?! E soprattutto 2) guardate che chi passa le serate davanti ad un computer, leggendo e scrivendo blog, lo fa forse perché non vuole vedere la televisione, né i vostri né gli altrui programmi. E che quindi possiede un mezzo che per quanto adattabile, egli non si sognerà mai di adattare alla ricezione di quei programmi. Allo stesso modo in cui, per quanto adattabile, non si sognerebbe di adattare la sua casa ad uso discarica.
E quindi non è il caso di continuare a nascondersi dietro il Ministero dell’Economia per continuare a pretendere quello che nessuna impresa privata otterrà mai: farsi pagare per forza anche dagli ex clienti che fuggono. Perché un’azienda che avesse questo diritto non avrebbe nessun incentivo a migliorare. E voi volete migliorare, sempre e comunque, per rispettare il «contratto di servizio» che vi lega alla cittadinanza, nevvero?




