Osservatore Politicamente Scorretto

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Archivio per Marzo, 2008

Inflazione in Eurolandia, espropri di case in Italia

Pubblicato da aggelos [OPS] su 27/03/08

Pochi commenti ha avuto l’allarme inflazione lanciato dal presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, in un’audizione presso il Parlamento europeo a Bruxelles. Se c’è rischio inflazione, i significati sono due: la pressione a contenere i salari (perché il loro aumento sarebbe solo nominale, se aumentasse anche l’inflazione), e la possibilità di un ulteriore aumento dei tassi d’interesse sull’euro. Questo, oltre a rafforzare la moneta contro il dollaro (e ridurre quindi le esportazioni), significherà anche che chi ha acceso un mutuo a tasso variabile, vedrà le sue rate lievitare ulteriormente, e ridursi vacanze ed altre spese `voluttuarie’. Al limite, coi lavori di oggi, l’insostenibilità della situazione, e l’esito più tragico: l’esproprio.

Io per fortuna posso vedere la situazione dall’esterno. La mia famigliola ha corso il rischio di finire, assieme a tante altre, nel tritacarne bancario. Un sistema che ha visto i produttori far crescere i costi delle case, e le banche foraggiarli. In mezzo, la firma sul pezzo di carta era di clienti, che non han trovato nessuno a dir loro che un mutuo a tasso variabile poteva trasformarsi in un incubo, se solo le condizioni dei tassi, o del mercato del lavoro, fossero un po’ cambiate da quelle della stipula (cosa prevedibilissima, con mutui venti-trentennali). Possibile allora che, con mercati strategici così difettosi, così tanto da cambiare, per il bene di tutti, la Questione italiana sia non il riformismo ma invece il laicismo, e la legge 40? O non è, chi la pensa così, lontano dai 3/4 del Paese reale (quello che non è andato a votare il referendum abrogativo su detta legge)?

Laicismo contro riformismo?

M’interrogo, e cresce lo sconforto.

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La schiena ritta, si, ma la memoria confusa

Pubblicato da aggelos [OPS] su 26/03/08

Daniela Santanché è candidata premier per La Destra alle prossime elezioni politiche. Non è un segno di trasformazione, come le candidature di altre donne al governo di altri paesi europei; è una candidatura di disturbo, ma tant’è, di più in questo Paese bloccato non si può fare.

Comprensibile che un esponente politico che deve sfidare quello che fino a due anni fa era il Grande Gaffeur, ma anche il Grande Comunicatore, decida di giocare la carta del nuovismo, e se la prenda con la gaffe più recedente del probabile vincitore delle elezioni; comprensibile che Alessandra Mussolini, che era candidata di disturbo alle scorse elezioni ed è candidata ad un seggio in Parlamento adesso, la rimbecchi, e che fra le due nasca una discussione pericolosa (non è lecito ad alcuno, uomo o donna, sottovalutare la verve polemica della Mussolini). Incomprensibile invece che la Santanché dichiari che «per principio non polemizzo mai con le donne», come se queste non fossero buone a difendere i loro argomenti in una discussione, o come se fra donne vigesse una illusoria union sacrée; ancora più incomprensibile che la stessa dichiari «che senza Mussolini non ci sarebbero stati il salario garantito, l’Inps, i diritti per le donne, Cinecittà, Marconi, Pirandello, D’Annunzio, la grande architettura e le grandi bonifiche». Ed il Partenone no? Ed il vaccino contro il vaiolo no? E l’invenzione della ruota no? Quali altri meriti altrui deve usurpare Lui? Al di là dell’effetto comico del restare ritte di schiena di fronte al cabarettista, e prone invece di fronte a chi si riconobbe politicamente responsabile dell’omicidio politico –fra gli altri– di un parlamentare avversario (Matteotti, don’t you remember?!), si resta sconcertati di fronte ad uno stato mentale che supera l’ignoranza e sfiora la mitologia. Mussolini femminista?! Lui si, che le donne le vedeva orizzontali (e data l’epoca, è pure più comprensibile!); Mussolini ispiratore di chi era già celebre e celeberrimo quando lui era noto solo come capo-corrente del partito socialista? Confusione o piaggeria degna di epoche o luoghi ov’è d’obbligo il culto della personalità (oppure confusione mentale tout court).

Insomma, se è per difendere queste radici che La Destra ha rifiutato di farsi inglobare nella PdL, allora forse basta un bignamino per ricomporre la divisione. Se è una questione di poltrone, invece, allora la vedo più dura… … bisognerà dimostrare di portar voti…

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Addio a Walter il nuovista

Pubblicato da aggelos [OPS] su 25/03/08

C’era quasi riuscito, Walter Veltroni, a far credere di essere un volto in grado di dire qualcosa di nuovo, a chi qualcosa di nuovo da tanto tempo attende. C’era quasi riuscito, a far credere ai 50enni di essere un vero riformista, ed ai 20-30enni di potersi attendere da lui una comprensione che il vecchio Paperon Berlusconi non sapeva dare. E d’altronde gli serviva poco, il suo avversario intendendo le riforme come un’occasione per conservare il proprio dominio, e le ventenni solo come parco aspiranti belle mogli di milionari.

Però la maledizione del vecchio non la si può esorcizzare. Così, in visita in Sicilia, il Walter che in Veneto ha sfoggiato tanto tanto nuovismo e riformismo, torna a parlare la sola lingua che lì si capisca: più pensioni per tutti! Foraggiate coi soldi delle tasse di chi lavora. Evvai!

Non si tratta solo di aver perso l’occasione di proporre asili nido, cioè posti di lavoro per maestre e molte molte più donne sul mercato del lavoro, a cercare un loro ruolo ed una loro dignità lontano dalla depressione dei fornelli (in Italia abbiamo la situazione peggiore in europa per il lavoro femminile). Non si tratta solo di aver mancato del coraggio per dire qualcosa di davvero riformista, qualcosa di coraggioso, qualcosa capace di far sognare. No. Il fatto è che Walter, così, ha appiattito l’offerta politica a due canali: il partito di chi vuole viver di pensione, e di pensione vuol mantenere figli, figlie e nipoti, ed il partito di chi non vuole pagare le tasse per mantenere questa tribù di egoisti (i nonni) e disperati (i figli, mammoni per forza). Gli strateghi di Walter han pensato che i giovani dovrebbero essere attratti nel partito di chi li mantiene. Ed hanno sbagliato. Perché mai io, trentenne che la pensione non la vedrò mai, dovrei preferire i vecchi di Walter ai cummenda di Berlusconi?

Addio Walter. Forse fra cinque anni ci sarà qualcuno capace di parlare una lingua più adatta ai problemi reali del paese, o magari, come Alitalia, i nodi delle pensioni saranno venuti al pettine, e venderemo l’Italia alla Svizzera. Finalmente.

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Assassini in Tibet

Pubblicato da fadette [OPS] su 18/03/08

Ancora una volta in Tibet scorre il sangue per mano dell’esercito cinese.

A fronte di proteste per l’indipendenza di un paese conquistato con la forza, l’esercito della Repubblica Popolare di Cina risponde con una repressione durissima, della quale trapelano immagini che il grande mondo della rete ci mette a disposizione.

Si tratta di foto che i cinesi probabilmente non vedranno, perché ovviamente su territorio cinese è iniziato l’oscuramento di siti che potrebbero dare notizie sull’argomento.

Che dire ? Che non ci sono strumenti reali di pressione sulla Cina, come non ce n’erano quando l’esercito russo distruggeva Grozny. Quindi, i tibetani non hanno speranze. E’ triste dirlo, ma purtroppo non riesco a pensarla diversamente.

Tanto tempo fa, ci racconta Tucidide, i Melii chiesero agli ateniesi di non distruggerli. La disparità di forze era grottesca, la risposta ateniese fu a grandi linee questa: perché no, visto che possiamo farlo ?

Perché le proteste tibetane non dovrebbero essere represse, visto che i cinesi possono obiettivamente farlo senza temere ritorsioni reali ?

Una cosa però resta, la possibilità che noi abbiamo di avere memoria, di ricordare ciò che è successo. Noi abbiamo visto le immagini della repressione, noi sappiamo.  Non potremo dire che non sapevamo. Quando ci saranno i giochi olimpici a Pechino, quelle immagini devono essere ricordate, insieme a quelle di piazza Tienanmen, ogni giorno di quei giochi.

Se non ci sono alternative, anche la semplice memoria dei morti può essere preziosa, quando ci verranno a dire che in fondo qual è mai il problema in Cina, potenza economica emergente, ed allo stesso tempo drammatico ed anacronistico resto di un regime politico che dal dopoguerra ad oggi ha sulla coscienza milioni di morti.

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Democrazia ed elezioni: l’Iran

Pubblicato da aggelos [OPS] su 14/03/08

La giornata di oggi mi dà la soddisfazione di ricordare a tanti amici che le «elezioni» non significano «democrazia» (e che quindi regimi come Cuba, l’Iran, la Cina, non sono più democratici perché hanno qualche forma di elezione, di quanto noi abbiamo un welfare state decente solo perché abbiamo le pensioni per i vecchi, e una maz*a per giovani, disoccupati, famiglie con figli, lavoratori in nero e loro vedove…).

Si vota in Iran, oggi. In due terzi dei seggi, i riformisti non hanno potuto presentare le loro candidature; i 4500 candidati `autorizzati’ sono stati purgati di 1700 candidati `traditori’. Questo significa due cose: 1) che è come se mi chiedessero di scegliere col voto fra lo xenofobo Calderoli ed il fascista Storace: insomma, roba da tagliarmi la mano, piuttosto; 2) che Ahmadinejad fa tanto il duro, ma non dev’esserlo poi così tanto, se preferisce negarsi allo scontro piuttosto che rischiare di perdere. E quelli che inneggiano alla libertà della rivoluzione iraniana (cubana etc.), dovrebbero forse battersi perché gli iraniani abbiano la libertà, minima, di scegliere chi li governi, di reggersi davvero «democraticamente».

Non è che poi il fatto di governarsi «democraticamente» significhi necessariamente governarsi meglio, per il popolo stesso e non solo per le sue minoranze, no no no. Ma affrontare delle elezioni libere è più sportivo anche per chi le vince. E se siete così convinti di avere le masse dietro di voi, in tutto il mondo occidentantagonista… allora che paura avete?

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Donna e precaria? trovati chi ti mantenga!

Pubblicato da aggelos [OPS] su 13/03/08

Di queste elezioni in pochi han voglia di parlare. Han poca voglia di parlarne a sinistra, dove sanno di perdere nonostante i sondaggi (commissionati per confortare le truppe); non ne parlano a destra, forse per non ricordare che schierano di nuovo un leader che ci ha procurato finora tante eurofiguracce, tanta finanza creativa (ed eurodeficit), condoni per i soliti noti, flessibilità a senso unico, censura e manganelli, e mi fermo per stanchezza, non perché non abbia da aggiungere.

Sinora però tutto si poteva dire del vecchio leader, fuorché non fosse un grande comunicatore. Quando invece se ne viene a consigliare ad una ragazza, come soluzione per la precarietà, un marito che la mantenga, certo vuol fare un complimento, ma è un complimento che ne tradisce gli anni, i tanti anni. Un complimento come quello di una mamma della generazione scorsa, che per una figlia vede solo, come prospettiva, degli studi che non le servono a trovarsi un lavoro, e come lavoro i figli e la casa.

Sei vecchio, Silvio, vecchio come questo nostro paese, che alle donne propone facoltà senza sbocchi, e poi la ricerca di un uomo che le mantenga. Peccato che neanche questa sia una soluzione alla precarietà, ormai…

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Gravina: dimetteteli!

Pubblicato da aggelos [OPS] su 6/03/08

«L’ipotesi di duplice e contemporanea disgrazia appariva scarsamente probabile dato che, salvo pensare a un crollo che avesse coinvolto entrambi o all’ipotesi di una disgrazia accorsa al secondo che magari tentava di soccorrere il primo (per esempio caduto in un vascone per l’irrigazione), resta il fatto insuperabile che Gravina di Puglia non è un comune di alta montagna, con crepacci, burroni e slavine pronti a seppellire per sempre i corpi dei malcapitati».

È questa la motivazione che ha spinto il giudice all’arresto di Filippo Pappalardi, il padre di Ciccio e Tore, con l’accusa di averli uccisi. Ora, io non so da dove provenga il giudice, se dal Piemonte o dal Trentino. Ma lasciate che un pugliese, un murgiano, vi spieghi cos’è la Murgia.
Normalmente l’acqua piovana cade sulla terra, scivola e si raccoglie nei punti più passi, e di lì si scava delle strade che si chiamano fiumi e laghi, fino ad arrivare al mare. Nella Murgia, come nel Carso, questo non accade. L’acqua sprofonda nel terreno e, combinandosi con la roccia, la scava e crea canyon sotterranei e grotte con stalattiti e stalagmiti. In superficie vi sono inghiottitoi (i pozzi naturali che assorbono l’acqua), imponenti puli (grandi depressioni del terreno a forma di tronco di cono allargato in alto), gravi (depressioni allargantesi in basso), gravine, gravinelle, canyons. Uno spettacolo della natura. E dall’altro canto, dacché l’acqua s’inabissa (la Puglia è la regione con meno fiumi in Italia: 1), i contadini dall’epoca dei greci hanno cercato delle contromisure scavando pozzi e cisterne. C’è tanta vita sottoterra, nella Murgia, quanta in superficie.
Ora, che un giudice piemontese non veda montagne e pensi che non ci siano pericoli, può anche accadere. Ma un giudice che lavora in Puglia, ed ignora che in un posto che si chiama Gravina possa esserci una gravina od altri fenomeni carsici in grado d’inghiottire e far sparire per sempre due bambini, un giudice così dovrebbe avere solo la decenza di andare a fare un altro lavoro, perché il suo non lo sa fare.
Se la Polizia non avesse cercato gli UFO e gli zingari cattivi ed i tatari delle fiabe ed avesse fatto il suo lavoro, forse tutti e due, forse uno solo di quei due sfortunati bambini sarebbe ancora vivo. È un dubbio che perseguiterebbe per sempre i sonni di un uomo onesto, ma non è certo che li avrebbero salvati. Se giudice e polizia, anziché scrivere plot per film dell’orrore, cercassero di produrre prove per un dibattimento processuale, senza usare i loro poteri per lanciare accuse diffamanti che non proveranno mai (e dai quali l’accusato non si discolperà mai), non commetterebbero una colpa che colpisce non solo due poveri bambini, ma tutta una popolazione civile. E che spinge a chiedere a chi di dovere la rimozione di persone la cui incapacità è pericolosa per tutti.

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