‘Na borza de soldi (vostri) per Alitalia…
Pubblicato da aggelos [OPS] su 4/04/08
Un vecchio adagio diceva «piove, governo ladro», e la sapienza popolare gli faceva corrispondere il detto «sole, governo ladro» per i giorni di bel tempo, «nuvolo, governo ladro» per i giorni né assolati né piovosi, e «nebbia, governo ladro» per quelli in cui non si vedeva né il sole né le nuvole… Era una situazione pregiudizialmente contraria a chi decideva per tutti, e pressoché senza scampo.
La novità dei nostri giorni è che non c’è bisogno di essere al governo, per meritarsi la condanna del vecchio adagio. Alitalia, da tempo, produce solo perdite. È una compagnia di bandiera in un’epoca in cui sono sparite le ragioni per conservare le compagnie di bandiera (l’esclusività dei servizî sui grandi aereoporti nazionali). È una compagnia in livrea in un mondo in cui il turismo viaggia su aereo-bus. È una compagnia anchilosata, che non regge la concorrenza. Se io non reggo la concorrenza, chiudo; non si vede ragione per cui se loro non reggono la concorrenza, io debba pagare per far viaggiare i loro aerei vuoti. Insomma, o la si liquida, o la si vende. Ma il futuro premier, quello che vincerà le prossime elezioni, ha cominciato a governare già dall’opposizione, ed ha lavorato coi sindacati per far fallire l’operazione. Perché? La soluzione da lui proposta, una cordata di imprenditori italiani che getti una barca di soldi per introdursi in un mercato in forte ristrutturazione, fortemente concorrenziale, appartiene al mondo dei sogni. Se si concretizzasse, gli imprenditori italiani (notoriamente non coraggiosi) lo farebbero solo se qualcun altro, gli italiani, ci mettessero i soldi, per far ricadere poi il merito ed i dividendi nei conti privati di detti imprenditori. Ora, questo non si può fare, l’UE insorgerebbe se qualcuno foraggiasse con soldi statali una compagnia industriale che non sa riorganizzarsi per reggere la concorrenza. Dunque, se soldi pubblici devono arrivare per finanziare con i soldi di noialtri gli stimoli imprenditoriali della «cordata italiana», questi soldi devono arrivare in maniera occulta.
Insomma, Berlusconi sta facendo un’operazione puramente propagandistica, non dicendo una di queste cose: 1) parlo tanto per parlare, tanto se Alitalia fallisce non sono io che ci perdo i soldi; oppure 2) una soluzione c’è, ma comporta che gli italiani finanzino un’azienda fallimentare con i soldi delle tasse; oppure ancora 3) una soluzione c’è, ma comporta che gli italiani finanzino un’azienda fallimentare con i soldi delle tariffe; od infine 4) non c’è altra soluzione, ed anch’io farò la stessa cosa, ma io voglio i voti di chi non lo capisce, e si fa turlupinare.
Due sono, insisto, le soluzioni possibili: liquidazione o vendita. Chi ha responsabilità di scegliere per tutti sta perseguendo la meno peggiore fra le due, la vendita dell’azienda. Chi non ha responsabilità potrebbe usare la campagna elettorale per presentarsi come un decisore responsabile, oppure uno che apre la bocca e dà fiato. Berlusconi sta ricordando, a chi l’avesse dimenticato, che lui appartiene a questa seconda categoria. Che lui non si assume alcuna responsabilità politica, e che se quello che promette fallisce, anche quando si sa già in partenza che non può funzionare, la colpa è sempre degli altri. Altro che Peron…
Che tragedia, queste elezioni, fra il vecchio che campa (e vince) ed il nuovo che non arriva…



