L’italianità di Alitalia
Pubblicato da aggelos [OPS] su 22/04/08
Quel che doveva succedere è successo. Come in un fotoromanzo di altri tempi, sedotta, usata per sedurre, ed alla fine, ottenuto qualche pugno di voti, abbandonata sul marciapiede. Altro che la Traviata, opera moralissima di Verdi, qui siamo di fronte ad un feuilletton zoliano dalla grandissima forza tragica (e moltiplicata per 10.000 dipendenti), non fosse per gli attesissimi risvolti comici.
Cominciamo dalla sicumera da navigato capitano d’industria di certi sindacalisti che han fatto fallire la trattativa illudendosi che «Con il prestito-ponte si sistema tutto» (Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl). Certo, un capitano d’industria saprebbe che 100-150 milioni d’euro, l’Alitalia, li perde in qualche mese, e poi tocca rimetterceli, ma Bonanni è un capitano d’industria all’italiana: spende soldi non suoi per conservare un posto di lavoro a chi paga delle tessere a lui, quindi… dov’è il problema?!
Passiamo poi alla fantomatica cordata italiana, di quelli che invece i soldi li prestano e li gestiscono e sanno bene che finanziare un’impresa senza progetto equivale a salutarli, i soldi (un esempio fra tutti, Enrico Salza, presidente di IntesaSanPaolo: «non è accettabile che questa situazione continui così: sono dieci anni che perdiamo soldi su quell’impresa, ci sono dei limiti»). Insomma, la cordata italiana, chiamata in causa, dice che o si vende o ci si fonde con una realtà più grande, oppure loro in cordata ci vanno, si, ma in montagna, e si portano dietro le chiavi della cassaforte di casa (…non si sa mai…).
Concludiamo questa rapida carrellata di persone serie e poco serie citando doverosamente la faccia tosta di chi ha giocato quel po’ di campagna elettorale nella difesa dell’italianità, della cordata italiana a difesa dei sacri confini italiani e dell’interesse nazionale italiano, turist-artistic-economico, e che poi ha, in successione, 1) pensato che sarebbe bastata una telefonata fra lui ed il caro amico Sarkò a rimettere tutto in sesto; 2) pensato che sarebbe bastata una telefonata fra lui ed il caro amico Vladimir a rimettere tutto in sesto; 3) pensato che sarebbe bastata una telefonata fra lui e la cara amica Angela a rimettere tutto in sesto. E che si trova ora ad aver perso tempo al telefono (tanto la bolletta la pagano altri), e non sa ancora come fare a dire che 1) la cordata italiana che doveva materializzarsi appena interrotte le trattative con AirFrance-Klm, è ancora impegnata nella scalata del K2, e non ha lasciato detto quand’è che scende; 2) gli amici Sarkò, Vladimir ed Angela non sono italiani, e le imprese quotate nelle Borse dei loro Paesi non lo sarebbero manco a dar loro la cittadinanza onoraria; 3) che c’è il rischio concreto che, per salvare Malpensa ad uso pubblicitario dei leghisti, si perda anche Fiumicino e l’intera compagnia… Voi immaginate l’apprendista stregone spaventato per le conseguenze del gesto, dal peso della responsabilità? Macché! Tanto, quando c’è un problema vero (non roba d’immagine) basta chiamare Letta… ha comprato la bacchetta magica di Ron Weasley
, s’è fatto dare due lezioni, pensa lui a risolvere tutto…



