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Archivio per 23 Aprile 2008

Le bugie della bambina dei lupi

Pubblicato da fadette [OPS] su 23/04/08

Misha Defonseca aveva scritto qualche anno fa un lungo romanzo autobiografico. Raccontava la storia di una bambina ebrea negli anni dell’Olocausto, nascosta a sette anni presso una famiglia affidataria che la maltrattava, fuggita per ritrovare i genitori, accudita da un branco di lupi nei boschi dell’Europa Orientale. Il libro non l’ho letto, dicono sia bello, e di recente ne è stato tratto un film che ha ricevuto delle critiche molto positive.

Il problema sta nel fatto che la storia della bambina ebrea non è la vera storia di Misha Defonseca (pseudonimo di Monique de Wael), come lei per diverso tempo ha lasciato credere. Alla fine ha confessato di essere stata sì una bambina privata dei genitori durante la guerra, ma belga e cattolica, non ebrea. Suo padre era un partigiano accusato di aver tradito i compagni durante la prigionia, forse sotto tortura. A quattro anni Misha viene affidata ad una famiglia per cui è “la figlia del traditore”. Si sente isolata e tradita dagli uomini, come il suo alter ego ebreo. E inizia a sognare di lupi.

Oggi è fin troppo facile pensare che abbia mentito per meglio pubblicizzare il suo libro, perché la storia incuriosisse di più. Ho letto giudizi pesantissimi su di lei, che l’accusano di aver fatto un’operazione peggiore di quella dei revisionisti, di aver insultato la memoria degli ebrei sopravvissuti. Lei si è giustificata dicendo che per anni si era identificata con quella bambina, che le era stato difficile distinguere fra verità e menzogna nel proprio cuore e nella propria vita.

Scuse deboli, si dirà, e probabilmente lo sono. Ma non riesco a non pensare che dietro questa storia ci sia più che un’operazione commerciale. Dietro la storia di una bambina accusata di essere figlia di collaborazionisti, che si sogna ebrea, vittima e basta. Dietro l’immaginazione di una ex-bambina che ha comunque provato sulla sua pelle l’odio degli uomini, e ha fantasticato di lupi che l’accogliessero e la proteggessero. Che ha provato ad inventarsi una vita, diversa da quella che non voleva più.

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Tribunali dei minori: chiudiamoli

Pubblicato da aggelos [OPS] su 23/04/08

I Tribunali per i minorenni sono un’invenzione fascista, e del codice fascista e dei fascisti tribunali speciali hanno conservato sinora parte dell’organizzazione e della legislazione. Va detto, ad onor del vero, che quest’eccezione importante ai diritti dei cittadini, la difesa dell’istruzione sommaria e non formale del processo, questi limiti alla pubblicità dell’accusa, e quindi ai diritti della difesa, non son dovuti a disattenzione del legislatore nel riformare i tribunali, ma ai problemi specifici del campo dei minori. È vero che non venite informati se qualcuno vi accusa di abusare di un minore finché non arrivano i carabinieri, ma un avviso di garanzia ad un accusato può spingerlo ad aumentare la violenza sul minore per nascondere le tracce della stessa. Meglio, dunque, un’indagine fatta in segretezza, che acquisisca le prove di colpevolezza od a discolpa, e poi intervenga in un caso, ed archivii in un altro. E nessuna invidia, da parte mia, alle persone che hanno una responsabilità tanto grande, che può salvare o devastare una vita, in caso di errore (non riconoscimento di un abuso, od anche l’errato riconoscimento di un abuso che non c’è).

Il problema è che quando i cittadini rinunciano ad una parte dei loro diritti, di solito la qualità della procedura, anziché migliorare, peggiora brutalmente, ed anziché portare a riconoscere i colpevoli, si arriva soltanto a moltiplicare il danno. Sarà forse perché siamo sempre uomini, e le procedure servono a stimolarci a cercare una sicurezza che, fossimo affidati alla nostra debolezza, non cercheremmo. Ho già parlato dell’asilo di Rignano Flaminio, e dei presunti abusi che, per l’inadeguatezza dell’accusa, resteranno sempre tali. Gli accusati non saranno mai innocentati del tutto, né la loro colpevolezza potrà mai essere provata del tutto. Segnati a vita, marchiati per sempre, siano colpevoli od innocenti.

Quarantadue giorni fa il ritrovamento di un disegno in una classe scolastica ha portato gli scherani del Tribunale dei minori in casa di due cittadini italiani. «Erano in tre. Un vigile e due assistenti sociali. Mi hanno detto: “Stia tranquilla e non faccia scene, prepari le cose dei suoi bambini e ce li consegni”. Li hanno portati via così. Senza una spiegazione. Da allora non li ho più visti». L’accusa? Il fratello abuserebbe della sorella. La prova? Un disegno trovato nel banco di lei. Sopra, una didascalia ad uso delle assistenti sociali: «Giorgia fa sesso con suo fratello per 10 euro». E così da 42 giorni una famiglia è distrutta. Il ragazzino si proclama innocente, se la bimba avesse confermato le accuse lo sapremmo :-( , quindi è lecito pensare che conferme, da lei, non ne siano venute. Ora il giudice ha dei dubbi, e nei prossimi giorni verrà fatta, da un grafologo, un’analisi sulla calligrafia della bimba e su quella del disegno, per capire se era un disperato messaggio di aiuto, oppure una burla di un/a compagno/a.

Ma il problema resta.

Rinunciamo al diritto alla difesa piena perché l’indagine sia migliore, ed invece questi qui si permettono di portare via i bambini e poi, solo dopo un mese e mezzo, sottopongono a verifica la prova delle loro accuse?! Ma dove siamo, nel ‘600 della caccia alle streghe? In un posto senza regole e senza leggi? nella procedura normale, prima si verifica che vi siano delle prove, poi si formula un’accusa, che il giudice vaglia col concorso delle parti. Queste assistenti sociali si permettono di procurare un danno così enorme a due bambini ed una famiglia, sulla base di qualcosa che potrebbe essere la classica scritta da bagno dei ragazzi, e solo dopo un mese e mezzo controllano di avere delle prove di essere nel giusto, oppure di essere delle profondissime incompetenti?!

Torquemada no, lui non sarebbe entrato nel bagno degli uomini per scoprire che «Giorgia fa sesso con suo fratello per 10 euro». Lui avrebbe messo sotto tortura il ragazzo, la sorella, i genitori, gl’insegnanti e tutta la classe. Avrebbe fatto un’indagine, lui, e magari alla fine avrebbe messo sotto tortura anche le assistenti sociali. Se rinunciare ai nostri diritti di civiltà significa solo autorizzare degl’incompetenti a calpestarli senza pagare scotto né pena, allora permettetemi di dirlo, ma la conclusione è unica: aboliamo i tribunali dei minori, ristabiliamo il diritto italiano anche in quel regno di soprusi.

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