Osservatore Politicamente Scorretto

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Archivio per Maggio 2008

Straniere genti

Pubblicato da fadette [OPS] su 29/05/08

È bruciato il campo rom di Ponticelli. È bruciato con le sue contraddizioni, con le sue baracche, con i suoi adulti ed i suoi bambini a guardare le fiamme che consumano quello che resta. Era miseria, era sfruttamento, era ― per tutti, i bambini attuali e gli adulti che a loro volta sono stati ex-bambini ― una situazione di degrado senza uscita. Ma era tutto quello che avevano. Magari fra loro qualcuno di ricco c’era pure. Ma gli altri che se ne sono andati, non hanno davanti nulla di meglio di quello che lasciano. Bambini senza scuola, bambini che rubano e mendicano per strada, che a loro volta cresceranno altri bambini destinati alla mendicità ed al furto, bambine subito incinte appena la natura le rende, almeno fisicamente, donne. Guardando in faccia quei bambini, perché li ho guardati in faccia, ho pensato che non era lasciarli lì in favelas la soluzione, ma non erano neppure le fiamme la soluzione. Eppure erano le fiamme a circondarli, le fiamme a spegnere ogni chance anche minimissima di una vita diversa. C’era nei filmati uno zainetto di scuola abbandonato fra le macerie, dei quaderni, dei disegni. C’era uno zainetto che parlava, almeno per qualcuno di quei bambini, di un tentativo. Bruciato.

Al Pigneto, guardare le vetrine infrante mi ha riportato ad un ricordo di tanto tempo fa. Settant’anni fa, esatti esatti, salvo che allora era novembre. A quell’epoca il termine di notte dei cristalli era usato in senso riduttivo, del tipo “abbiamo rotto solo dei vetri”. Qui ti dicono che erano esasperati dalla microcriminalità.

C’è una proposta di legge sulla possibilità di detenere nei CPT per diciotto mesi chi arriva clandestinamente in Italia. Senza processo, in attesa eventualmente di un processo. Questo, quando in Italia l’abuso (vergognoso per altro) che si fa della custodia cautelare non può superare i dodici mesi in carcere, che sappiamo tutti che brutto posto sia. Ma almeno nelle celle si sta stretti, però non si dorme in otto. In carcere ci sono le scuole, operano volontari di organizzazioni diverse da quelle che gestiscono la struttura. Nei CPT no, perché più di 30 giorni, nei CPT, non si doveva restare. Perché servivano solo all’identificazione. Perché…

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La heimat dei piccoli assassini di Verona

Pubblicato da fadette [OPS] su 8/05/08

Chiamarli naziskin, o skin, forse ha poco senso. Fascisti assai di più. Uno di loro è stato candidato alle amministrative per Forza Nuova, il loro avvocato appartiene a Forza Nuova. Giovanissimi, non marginali come tanti skin di cui si parlava a Londra ed a Parigi quando ci sono stata, gonfi di alcool e di svastiche, che vivevano, per l’appunto, al margine di un contesto sociale cosmopolita che rifiutavano e da cui erano altrettanto cordialmente rifiutati. Gente che di finire in galera lo metteva in conto appena iniziava il suo percorso, o forse anche un po’ prima.

Questi ragazzi no, nella loro società ci vivevano, chi studiando, chi lavorando. Non erano nuovi ad episodi di violenza, ma non credo avessero mai messo in conto di finire davvero in galera. Ho letto in questi giorni non so più quanti discorsi sulla responsabilità delle loro famiglie, famiglie normali, non degradate, non disastrate. Ora: non ho idea delle idee politiche dei loro genitori e neppure me ne frega molto. Non mi stupirebbe che perfino da una famiglia di intellettuali di sinistra potesse uscire un picchiatore fascista, come da famiglie democristiane sono usciti brigatisti rossi. Il mondo è assai più rischioso e complesso di quel che si pensa ed a diciannove anni la famiglia conta fino ad un certo punto.

Contano tante cose oltre la famiglia. Gli amici, il gruppo politico, le reti di relazione ed anche “heimat”, la patria, la terra natale, in questo caso un contesto sociale che in pochi decenni da povero è diventato ricco, da “sud” del nord, dal quale emigravano le ragazze per fare le serve a Milano, a Torino o giù di lì, è diventato la patria di un distretto industriale che funziona (per il momento…), una delle zone economicamente più ricche e produttive del paese. Che da cuore bianco del nord, cattolico e democristiano fra gli operai comunisti del Piemonte e gli imprenditori socialisti della Lombardia, è diventato verde/padano o del tutto nero (non che poi a conti fatti la differenza conti chissà quanto). Da zona di emigrazione, è diventato terrorizzato dagli immigrati che ora vi arrivano, prima meridionali, poi moldavi, rumeni, africani… Un contesto sociale di ricchezza recente, che ancora ricorda la miseria e ne ha paura, non per niente le piccole aziende familiari che vi sono fiorite guardano con ostilità alla concorrenza estera, della Cina ma non solo.

Un piccolo mondo che a volte può ripiegarsi su se stesso a tal punto da trasformare il centro storico di una città d’arte in un territorio di caccia “da proteggere” a botte. Ed ha importanza fino ad un certo punto se la botta mortale sia stata una sola, un colpo in testa che ha prodotto un’emorragia cerebrale ad un altro figlio dello stesso mondo, che però portava i capelli lunghetti. Un altro ragazzo di buona famiglia, appena più grande. Perché quella botta non doveva starci, non aveva alcuna ragione di starci. Se non ci fosse stata, quel ragazzo sarebbe ancora vivo.

Ora ci sono cinque persone in prigione, con la faccia da ragazzini che si chiedono dove diavolo sono finiti e quanto ci dovranno restare. Per loro, forse, per quello che hanno fatto, se verranno effettivamente condannati, il carcere sarà una prospettiva di vita a non breve periodo. Quel carcere di cui a destra (e non solo) si dice che non ci vada mai nessuno, che sia un albergo a quattro stelle perché nelle celle c’è il televisore a colori. Quel carcere che è un posto dove di gente ce ne sta tanta, e dove si soffre, anche se questo non lo si dice così spesso. Però non è detto che la sofferenza sia sempre un male, dipende dall’uso che se ne fa. Dipende da quello che ne faranno questi ragazzi, se verranno condannati. Ma questo riguarda solo loro.

Riguarda tutti, invece, guardare con più attenzione a quel nordest e al modo in cui si sta trasformando e si trasformerà ancora. Provare ad inventarsi delle risposte politiche diverse da quelle verdi/nere, ma che siano credibili, che siano davvero competitive con quelle, e non le inseguano sulla strada della demagogia e della xenofobia. Che tentino di calmare le paure invece di incentivarle, anche se calmare le paure non è cosa facile. Magari non ci si riuscirà. Ma il rischio è troppo grande per non provarci nemmeno.

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