Osservatore Politicamente Scorretto

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Archivio per Giugno 2008

Son più bello e i razzisti mi tirano le pietre

Pubblicato da Il Crea [OPS] su 16/06/08

Razzismo e beltà. Questa dicotomia un po’ alticcia mi sta regalando momenti di volatile ilarità in terra d’oriente. Che il giapponese fosse una persona molto razzista non me lo sarei aspettato. Considerando che sono meno intelligenti della media dei bovini argentini, meno belli di alcuni paesanocci tibetani, magari ti aspetti che anziché disprezzarti per l’essere più alto e bello di loro, ti ammirino.

Invece non è questo che vivo quotidianamente. Il posto sul treno vicino al mio è sempre libero, il taxi non si ferma e cambia il colore per fingersi occupato e la gente mi chiama straniero.

Dopo un periodo in cui ho pensato anche di levarmi dai piedi e di andare a Singapore (solo rinviato per ora), ho deciso invece di prendere tutte queste minchiate sol-levanti e godermela un po’ di più. Così adesso mi siedo più comodamente sul treno, faccio chiamare il taxi dalla mia ragazza ridendo all’espressione del tassista al mio apparire e brucio giocondamente le code.

Voi direte “ma è per questo che ci tirano le pietre”, invece io me ne frego e me la godo un po’ di più, perchè non basteranno queste leggere punzecchiature a farmi lasciare queste sponde e se davvero vogliono sbarazzarsi di me dovranno ricorrere alle mani, ma ora che il Maestro Miyagi è morto, non temo nessuno.

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“Sono vecchio d’orgoglio, mi commuove il tuo seno…”

Pubblicato da fadette [OPS] su 11/06/08

La storia dei chirurghi del S. Rita, a giudicare dalle intercettazioni, è una fonte inesauribile di orrori. Morti sospette, anziani costretti ad interventi inutili e devastanti, donne sottoposte a mastectomia senza che ce ne fosse bisogno.

Già, mastectomia. Significa amputazione del seno. Uno o entrambi. C’è di peggio, c’è stato di peggio, eppure forse è la cosa che mi ha creato più malessere. Ascoltare voci di uomini che parlavano del prezzo di una mammella amputata. Ovviamente utilizzando il termine più asettico, più neutro.

Ma quelle mammelle erano seni di donne. Se al posto di mammella metti seno, perfino tetta, la cosa prende dei contorni ancor più neri. Un uomo che abbia davanti a sè una ragazzina di diciotto o vent’anni, il suo seno giovane, e non veda in questo che una mammella che se tagliata può rendergli – quanto ? 5000 euro, mi pare, più o meno – mi causa un malessere più forte che a sentir parlare di uno stupro. Non lo so.

Saranno ricordi di carezze, saranno reminiscenze di frasi. Una canzone di Guccini ascoltata in una stanza per studenti, mentre scoprivo per la prima volta cosa voleva dire essere donna innamorata di un uomo.

“Sono vecchio d’orgoglio, mi commuove il tuo seno…”

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Ricordando l’anniversario di Tienanmen

Pubblicato da fadette [OPS] su 4/06/08

Come lo scorso anno, anche questa volta non voglio lasciar passare inosservato l’anniversario del massacro di piazza Tienanmen. Ci sono certamente tanti altri anniversari altrettanto importanti, altrettanto tristi che non ho commemorato, questo però continua da quasi vent’anni ad accompagnarmi, forse perché ero poco più di una bambina quando vidi quei carri armati in televisione, poco più di una bambina – dodici anni – quando attraverso quei carri armati scoprii il mondo fuori dalla porta di casa mia, scoprii la politica, intesa come lotta, intesa come progetto, intesa come repressione fisica, cose di cui fino a quel momento conoscevo appena l’esistenza e che da quel momento hanno costituito larga parte degli interessi della mia vita adulta, non ultimo per ciò che riguarda il lavoro che ho scelto.

Ricordo oggi quell’anniversario, il diciannovesimo. Cos’è successo da un anno a questa parte, da quando scrissi l’ultimo post su questo argomento ? Da un lato, la repressione sanguinosa in Tibet, che ha ricordato al mondo l’altra faccia del governo cinese, diversa da quella amichevole di un partner economico commerciale di grande rilievo. Quella oscura, quella dittatoriale, quella che si vorrebbe scordare. Dall’altro lato, la preparazione delle Olimpiadi ormai vicine. Le Olimpiadi, un momento in cui giovani di tutto il mondo gareggiano pacificamente, le Olimpiadi che dopo la fine della seconda guerra mondiale erano state ripristinate proprio a simboleggiare la speranza – sicuramente utopica, ma tant’è – di un mondo dove le uniche competizioni fossero, per l’appunto, di natura sportiva.

Fra un po’ arriveranno tanti giovani a Pechino. Ricordiamo allora qualche nome di quei giovani che in piazza Tienanmen avevano eretto alla democrazia una statua di cartone: Wuer Kaixi, il giovanissimo ribelle che in diretta mondiale sfidò dialetticamente Li Peng, e poi, secondo nella lista dei ventuno studenti più ricercati, riuscì a scappare nei giorni immediatamente successivi alla repressione; Wang Dan, il leader di 24 anni che aveva scritto, un mese prima della repressione, in un articolo destinato al Washington Post: “Noi apertamente dichiariamo di invocare: completa libertà di parola, associazione e stampa, un meccanismo politico occidentalizzato che abbandoni ideologie superate. (…) Vi possiamo assicurare che combatteremo fino all’ultimo per l’avvento della democrazia in Cina”. La sua strada portava da piazza Tienanmen alla prigione, forse ad un campo di lavoro. Xiun Wei, anche lui poco più di vent’anni, arrestato davanti a sua madre che spiegava ai funzionari come fosse stato sempre un figlio obbediente, aveva sbagliato lei a mandarlo all’università a Pechino, lì aveva preso la cattiva strada, la stessa di Wang Dan, lo stesso arrivo, la stessa destinazione. Zhou Fengsuo, studente modello tradito da sua sorella, che denuncia alla polizia il suo rifugio; e le ragazze, nomi belli come Yumei, Giada, destinata a diventare Jade durante l’emigrazione negli Stati Uniti, lontana dal suo paese, dalla piazza della rivolta, dalla Cina che amava. Lin Hui, in piazza per amore di un ragazzo, Chai Ling, che si meritò il quarto posto nella lista dei ventuno più ricercati…

Ed infine, fra i tanti altri, lo studente che il padre andò a riconoscere in obitorio, firmando un certificato dove il medico aveva scritto, come causa della morte:”attività controrivoluzionaria”.

Tutti più giovani di quel che sono io adesso. Tutti studenti. Tutti votati ad una lotta che dopo diciannove anni non ha ancora visto i suoi frutti. Arriveranno, prima o poi.

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