Sapete cos’è successo il 5 settembre in quel di Bussolengo, provincia di Verona ?
Io per scoprirlo ho dovuto leggere una lettera inviata a Famiglia Cristiana. Poi sono andata ad informarmi in rete. Diversi siti riportavano delle notizie a riguardo, in particolare quello di Carta. L’unico quotidiano ad occuparsene fino a qualche giorno fa era l’Arena di Verona. Poi si sono uniti altri (pochi) giornali locali. Sulla stampa nazionale a mia conoscenza non si trova niente, salvo che su Liberazione. E per una volta devo rendere merito ad un giornale che di mio non amo, tutt’altro. Per avere rotto una cortina di assordante silenzio mediatico.
I fatti. Secondo la testimonianza di Cristian Hudorovic, uno dei rom coinvolti, tre famiglie rom parcheggiano le proprie roulottes a Bussolengo. La famiglia di Cristian ha tre bambini. Nell’altra famiglia, quella dei Campos, ci sono quattro minorenni ed un solo figlio maggiorenne. Stanno pranzando. I carabinieri arrivano ed impongono lo sgombero. Tornano pochi minuti dopo. Ed inizia il pestaggio. Gli uomini ed una delle donne vengono presi a pugni e calci in volto. Cristian, che è predicatore evangelista, dice di aver chiamato il 113 alle 14.05, poi il cellulare gli viene spaccato. Vengono portati in caserma gli adulti e due dei ragazzi, di sedici e diciassette anni. Cito dal sito di Carta le testimonianze su quello che è successo dopo:
«Appena siamo entrati,erano da poco passate le le due – dice Cristian – hanno chiuso le porte e le finestre. Ci hanno ammanettati e fatti sdraiare per terra. Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto… Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue. Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna: ‘Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo’. Ho implorato che si fermassero, dicevo che sono un predicatore evangelista, mi hanno colpito con il manganello incrinandomi una costola e hanno urlato alla mia compagna ‘Devi dire, io sono una puttana’, cosa che lei, piangendo, ha fatto più volte».
Segue il racconto del ragazzo di diciassette anni:
«Un carabiniere ha immobilizzato me e mio fratello Michele, sedici anni. Hanno portato una bacinella grande, con cinque-sei litri di acqua. Ogni dieci minuti, per almeno un’ora, ci hanno immerso completamente la testa nel secchio per quindici secondi. Uno dei carabiniere in borghese ha filmato la scena con il telefonino. Poi un altro si è denudato e ha detto ‘fammi un bocchino’».
Dopo di ciò, Angelo e Sonia Campos e Dennis Rossetti si sono visti convalidare il fermo con l’accusa di “resistenza a pubblico ufficiale” e sono finiti in carcere.
Gli altri, liberati, sono andati a farsi medicare in ospedale a Desenzano. Al pronto soccorso, Michele – il ragazzo di sedici anni – ha avuto otto giorni di prognosi, il fratello, minorenne anche lui, tre giorni.
La settimana dopo, al processo per direttissima, sono comparsi i tre imputati per resistenza a pubblico ufficiale, che ora rischiano fino a tre anni. Camminavano con difficoltà, i segni delle percosse a detta dei testimoni erano ancora visibili sui loro corpi, visibili anche agli occhi del consigliere regionale Pettenò che è andato a trovarli in carcere e ne ha fatto un resoconto molto preciso.
Ho visto su Carta il verbale dei carabinieri. Vi si legge che Angelo Campos ha”dato in escandescenza assumendo atteggiamento di sfida” verso il maresciallo presente. Vi si legge che per questo è stato arrestato. Vi si legge che Sonia Campos ha cercato di sfilare la pistola dalla fondina del maresciallo. Vi si legge che “i vili aggressori” hanno assalito i carabinieri presenti riuscendo a strappare una divisa, “approfittando della loro superiorità numerica”. Che per questo sono stati fermati, con l’accusa di “resistenza a pubblico ufficiale e tentato furto” (della pistola).
Anche i Campos hanno presentato le loro denunce, supportate da alcune associazioni che si occupano di rom. Il 23 settembre solo Sonia Campos è stata scarcerata, gli altri due no per timore della “reiterazione del reato”. Udienza rimandata alla prossima settimana.
Si possono leggere tutti i materiali del caso su www.carta.org e su Sucardrom.blogspot.com .
Ciascuno poi potrà farsi la sua opinione. Per quanto riguarda me, se anche fosse reale appena un decimo delle cose raccontate dai rom – e sinceramente, anche a giudicare dai segni lasciati dalle percosse, io penso che lo sia molto più di un decimo – se anche la testimonianza dei carabinieri fosse vera al 100%, ci troveremmo comunque di fronte ad un fatto gravissimo. Le forze di polizia di un paese civile non possono, non devono percuotere imputati (e qui, dalle denunce dei ragazzi Campos e dei loro genitori, saremmo a livello di tortura).
Se i Campos sono stati processati per direttissima, quando andranno sotto processo “gli altri” ? Anche solo per dimostrare che hanno ragione, per essere scagionati, eh. Quando ? Non si sa. Non si sa neppure se ci andranno. Dopo dieci giorni la Procura di Verona non aveva ancora dato il via a nessuna inchiesta. Solo l’Arma dei Carabinieri ha avviato un’indagine interna. Nel frattempo Sonia Campos è stata in carcere dal 6 al 23 settembre. Gli altri due ci resteranno (almeno) un’altra settimana. Con le loro ferite, con i loro racconti d’orrore, perché di questo si tratta. En passant, si può ricordare che tutti i rom coinvolti sono cittadini italiani. Il che fa la differenza solo in quanto, se fossero stati clandestini, difficilmente avrebbero fatto denuncia dell’accaduto. Ma sono cittadini italiani…
Non so voi, ma io a rileggere queste righe ho ripensato a Bolzaneto. Non solo io, è un riferimento che è venuto fuori anche su Carta, e su altri siti. Che sta succedendo in questo paese ? Cosa diavolo sta succedendo, nel silenzio assordante di giornali e televisioni pronti ad occupare le prime pagine quando gli imputati sono rom o stranieri ?
Ah, già. Dimenticavo. Anche in questo caso gli unici (finora) imputati sono rom.
Chissà se hanno letto Pinocchio.






