Osservatore Politicamente Scorretto

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Archivio per Ottobre 2008

Le ragioni della protesta

Pubblicato da Francesco Principe su 29/10/08

Questo governo non mi rappresenta. Fin qui passi, può capitare, la democrazia è a vantaggio della maggioranza, non può far contenti tutti.
Questo governo non discute. No, questo no, non può essere tollerato. E’ antidemocratico, questo governo è stato eletto democraticamente ma si sta trasformando in una dittatura.
Importanti segmenti della popolazione: chi vive di Ricerca, chi lavora nella Scuola, gli Stranieri residenti in Italia, tutti loro, corali, chiedono un freno al decisionismo privo di dialogo. E’ necessario un maggior confronto, una maggiore partecipazione. Non si può frustrare ogni tentativo di argomentare con un “andremo avanti comunque”.
Una legge non è una buona legge solo perché è approvata in tempi rapidi, è una buona legge in quanto sintesi, perché risolve più problemi di quanti ne crea.

Ecco cosa sta dimenticando il governo, innamorato del proprio potere lo adopera senza parsimonia, schiaffeggia l’opposizione sottraendo, a colpi di fiducia, ogni concreta possibilità di intervenire sul percorso legislativo. Agisce su mandato della maggioranza degli italiani ma colpisce tante minoranze: meno soldi alla scuola, che nelle università si arrangino, ancora meno denaro, gli stranieri nelle scuole italiane dovranno stare con gli stranieri e se uno straniero va al pronto soccorso il medico dovrà valutare la regolarità della sua posizione di immigrato: sei irregolare? Scegli, o la vita o l’espulsione.

E’ vero, esistono sprechi da arginare, questioni complesse da risolvere e le risorse scarseggiano. Il governo sta intervenendo su problemi reali. Però… però… dove occorre adoperare il bisturi e la mano ferma del chirurgo usa la mannaia e il braccio possente del macellaio.

Occorrevano più insegnanti nelle classi per poter formare bene i nostri figli, abbiamo constatato che ciò fosse vero, la nostra scuola primaria era stata riconosciuta come una delle migliori al mondo.
Adesso si torna al passato e a farne le spese sono i nostri figli.

Per fare cassa ci offrono una scuola più povera, anacronistica e monocromatica.
Se l’integrazione etnica è problematica non puoi chiudere gli stranieri in un ghetto oppure lasciarli morire per le strade, la storia insegna che soluzioni del genere hanno il fiato corto.
Nella scuola è importante poter declinare correttamente i verbi italiani ma è anche necessario che i futuri italiani imparino a stare gomito a gomito con altri futuri italiani, che non appaia loro naturale la divisione di un muro, fra classi scolastiche oggi e fra classi sociali domani.

Ci si domanda quanto sia pedagogico essere un po’ in ritardo sul programma scolastico perché altri che vengono da culture diverse imparano a vivere con noi?
Ci si domanda quanto sia utile per i nostri figli italiani “stare ad attenderli”?
No, a questi politici appare tutto semplice. Le soluzioni sono a portata di mano. Hanno vissuto in un mondo con un unico colore dominante e vogliono che i loro figli siano educati a mantenere gli altri colori ben divisi e subalterni.
La storia, da loro, ammesso che sia mai stata studiata, è stata anche facilmente dimenticata.

Non discuterò troppo sull’abominio di seminare il terrore fra gli immigrati irregolari costringendoli, di fatto, a fare a meno dell’assistenza sanitaria urgente. Non parlerò dei problemi deontologici per la professione medica, forse molti politici al termine “deontologico” avrebbero una drammatica caduta d’attenzione. Dirò semplicemente che molti di questi politici spesso si presentano quali difensori della fede e della cultura cristiana. Bene, ripassino i fondamentali, cessino di dichiararsi cristiani abbracciando finalmente la loro unica autentica fede xenofoba che non ammette possibilità di amare tutti allo stesso modo.

Gli statisti più illuminati hanno insegnato che quando uno stato vive momenti difficili occorre investire nelle coscienze, nella formazione, nell’innovazione. Questo governo non desidera fare nulla del genere. Vuole sradicare ogni germoglio di libero pensiero. Così nelle università monta la protesta. Se qualcuno afferma che nell’Università Italiana vi siano gravi storture da risolvere non si può che rispondere: “è vero” ma se per sanare la crepa in un muro propongono di buttare giù la casa… bene allora è lecito pensare che chi fa una proposta del genere non desideri riparare il muro ma solo buttare giù la casa.

Ecco, per tutti questi motivi, perché appare sempre più evidente l’esistenza di un pensiero unico e che qualsiasi forma di opposizione a questo pensiero è sempre più osteggiata e ridicolizzata, perché prende piede la divisione in classi sociali, perché le cattedrali del libero pensiero vengono assediate, la stampa è messa in crisi, la televisione colonizzata o controllata. Per tutti questi motivi stasera mi addormenterò davvero triste, sperando che domani, svegliandomi, tutte queste minoranze riempiano le piazze in un’unica enorme protesta democratica che insegni al governo cosa significa attaccare le minoranze una alla volta.

Alla fine la somma di queste minoranze diventa la nuova maggioranza, una maggioranza drammaticamente scontenta del proprio governo!

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La disinformazione su scuola e università

Pubblicato da fadette [OPS] su 29/10/08

E’ da stamattina che in università sento studenti, ma anche docenti, dire “Hai visto ? Hanno approvato la legge sull’università”. Questo perché, da stamattina, sui giornali si legge che oggi al Senato il ddl 137 del ministro Gelmini “concernente scuola ed università” è diventato legge dello stato.

Chi scorra il testo dell’(ormai ex) ddl 137, però, non troverà al suo interno nessun riferimento alle università, salvo l’idea di far diventare abilitante alla professione la laurea in scienze della formazione primaria. Ma, com’è ovvio, non è che le università siano sul piede di guerra per questo motivo.

L’università è stata pesantemente colpita da una legge approvata nell’agosto 2008, la legge 133, che è già legge quindi da più di due mesi. Ma era estate, nessuno se ne è accorto, nessuno è andato a protestare sotto al Senato. La legge 133, che prevede il blocco del turnover per quattro anni, (quindi scarse o nulle possibilità di assumere giovani che già lavorano come precari), un taglio pesantissimo di fondi (un milione e mezzo di euro, che andrà a gravare su atenei già sotto finanziati), e la possibilità di convertire gli atenei in fondazioni private, esiste da allora. Però il governo ha tutto l’interesse a far credere il contrario, a far credere che gli universitari stanno protestando senza alcuna ragione diretta, se non una generica solidarietà alle scuole. Il presidente del Consiglio ha detto, esplicitamente “Perchè le università protestano se non le abbiamo ancora toccate ?”

Per questo va detto, il più possibile, che le università sono GIA’ state toccate; che OGGI si colpisce la scuola, IERI (e forse DOMANI) le università; che bisogna protestare per abrogare DUE leggi, e non una soltanto.

Non lasciamo che la disinformazione aiuti questo governo a distruggere l’università italiana.
table.

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Del turnover e del futuro della Ricerca

Pubblicato da Lex su 21/10/08

Era una giornata limpida ed ero tra le alpi. Si trattava di un colloquio di lavoro anche se i modi erano quelli tipicamente informali di chi lavora nella ricerca. Eravamo in un giardino tra il verde di un prato tagliato di fresco e la struttura di vetro e cemento del un centro congressi.
Il mio forse futuro datore di lavoro è un ricercatore francese relativamente giovane, ha già studiato il mio curriculum e le mie pubblicazioni, tutto quello che vuole è farsi un’idea su di me come persona.
Arriva quindi la fatidica domanda:
«Che hai intenzione di fare per il tuo futuro, continuare la carriera accademica?»
Sorrido mio malgrado e gli spiego gli effetti della nuova legge sul turnover la famosa 133 del ministro Gelmini.

La ricerca in Italia era in una situazione pessima già anni fa, il precedente governo Berlusconi si era meritato un articolo terribile su nature per quanto male aveva gestito la cosa all’epoca.
Fondi per posti da ricercatore ce n’erano pochi e quando, tempo fa, avevo parlato col mio capo italiano di prospettive lui mi aveva ricordato che qualche speranza c’era se in dipartimento qualche professore ordinario fosse andato in pensione, poichè in quel caso i soldi sarebbero rimasti all’università che avrebbe pututo bandire qualche posto, nel futuro.
Era una speranza flebile, attaccata alla quale, oltre a me stavano anche altri ragazzi dal curriculm altrettanto valido e che, come me, non avrebbero avuto troppi problemi a trovare spazio nella ricerca… in un paese serio.

Cosa è cambiato con la nuova legge? Che per legge, appunto, fino al 2012 per ogni ordinario che va in pensione non si libera più un posto, bensì un quinto di posto. Per ogni 5 ordinari che vanno in pensione quindi un professore associato può diventare ordinario liberando un quinto di posto da associato e che cinque associati permettono di bandire un posto di ricercatore. Il tutto a scalare le gerarchie verso il basso quindi. Penalizzando tutti ed i giovani più degli altri.

Il mio spero futuro datore di lavoro sgrana gli occhi dalla sorpresa e con il suo inglese fluente mi chiede:
«E che farà un Italia senza la ricerca… turismo?»
Sinceramente non ho saputo rispondere.

Sentirete della gente che parla di meritocrazia e non sa cosa dice.
La ricerca in Italia, ieri, era un sistema in cui alcuni bravissimi rimanevano fuori, alle volte perché sorpassati da raccomandati, ma molto, molto, molto più spesso perchè c’erano altri, troppi bravissimi in competizione per pochi posti.
Dopo la legge 133 della Gelmini è un sistema in cui i bravissimi resteranno fuori insieme ai raccomandati ed agli altri bravissimi perché non ci sarà più spazio per nessuno.
Dal punto di vista della visibilità internazionale il nuovo governo Berlusconi si guadagna così un altro editoriale su nature, molto peggiore del precedente.

Io ho dedicato 5 anni della mia vita, dalla laurea ad ora, alla fisica. Ho pubblicato un certo numero di articoli su riviste internazionali, sono co-inventore di alcuni brevetti, ho contatti personali con gruppi di altre università italiane e straniere, aziende importanti ed un centro di ricerca militare americano.

Ora cerco lavoro fuori. Il bello è che non sono un genio o uno su mille, come me ci sono un sacco di altri italiani più o meno giovani dotati di una buona preparazione scientifica e capacità di ricerca eccellenti. Alcuni di questi li conosco direttamente e tutti quelli che conosco stanno lavorando all’estero o si stanno organizzando per emigrare.

Un docente universitario polacco in una lettera di dimissioni al ministro della pubblica istruzione scritta dopo il decreto del ghetto tra i banchi disse:

Distruggete una centrale elettrica e sarà buio subito; distruggete l’università e sarà buio fra cinquant’anni

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