Osservatore Politicamente Scorretto

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Archivio per Novembre 2008

Il Corriere del qualunquismo

Pubblicato da aggelos [OPS] su 23/11/08

Ho letto con un certo raccapriccio un articolo firmato da Nino Luca su quello che un tempo era il Corriere della Sera. Raccapriccio però non per la notizia di un concorso truccato a favore del figlio del rettore dell’Università di Salerno (o di Modena, o del preside di una Facoltà a Firenze, etc. etc.). Al di là della retorica purista, che i figli siano facilitati nel loro ingresso nella società se seguono le orme dei padri avviene ovunque. Mille anni fa (un tempo i preti potevano sposarsi, ed i loro figli ne ereditavano la parrocchia, ma non anche la fede) come oggi, all’estero (in Francia i normaliens, preparati a spese dello stato per andare ad insegnare, sono spesso figli d’insegnanti) come in Italia, ed in Italia nel privato (figli di imprenditori, di politici, notai, avvocati, giudici, medici, idraulici, financo uomini di spettacolo, che ereditano fama, studio, clientela e posizione) come nel pubblico. A tutti i livelli. Questo comporta dei problemi, quando un ragazzo che sarebbe uno splendido direttore d’orchestra deve invece ereditare la fabbrichetta del papà, od il suo studio da avvocato, e mostra già dall’adolescenza quella rabbia e quell’inerzia di chi cerca, e non riesce, a ribellarsi ad un futuro che vuole e non vuole; e porta rancore per chi riesce a fare quello che lui non ha potuto. Questo comporta dei problemi per l’intera società, quando l’aiutino si traduce in uno svantaggio competitivo per chi sarebbe un avvocato, un medico, un imprenditore migliore di chi quel lavoro l’ha ereditato perché vi è stato costretto. Comporta dei problemi per tutti quando la mobilità sociale è bloccata, come quando Diocleziano stabilì che l’Impero, per uscire dalla crisi economica interna e dalla pressione migratoria esterna, doveva cristallizzarsi – inutilmente, come ognun sa (salvo i leghisti, ça va sans dire). Ma quando non è così, quando ognuno è libero di competere, di realizzarsi, allora questo è normale, e non troppo dannoso. Un medico-per-forza, in una società aperta, perderà la clientela del papà e costringerà suo figlio a cercarsi un lavoro. La prescrizione inversa, che nessuno può seguire le orme del padre, è curiosa assai, ed è una novità rivoluzionaria (per l’Occidente, non per l’URSS ed i paesi del Patto di Varsavia).

Ora, se Nino Luca, nella conclusione del suo articolo, mi dice che su cinque posti di dottorato, due sono andati a Giuseppina e Marcello, figli rispettivamente del presidente e dell’ex presidente della 1a e 2a sezione penale etc. etc., così, senza dirmi che questi due erano immeritevoli perché laureati con bassissimi voti, oppure per qualche altra ragione, ma semplicemente perché figli di giudici (e non universitari), dove dobbiamo pensare che il giornalista del Corriere voglia puntare (oltre che ad un instant-book, qualche comparsata da Vespa e poi dritto sull’isola dei famosi)? Qual è il problema? Quale la norma ideale che suggerisce? Proviamo a ricostruirla.

Allora: divieto di carriera universitaria alle mogli dei rettori. Per equità, anche alle loro amanti (altrimenti chi li sente i vescovi…). Ai mariti nel caso di rettori donne. Niente carriera ai figli e figlie dei rettori. Ai loro generi e nuore. Niente carriera a mogli, mariti, figli, figlie, generi, nuore dei professori. A cugini ed affini fino al 3° grado perlomeno. Ma poi anche a mogli, mariti, figli, figlie, generi, nuore di giudici e pubblici ministeri. Per equità anche a m.m.f.f.g.n di avvocati e notai; di primari, di medici specialisti e generici, di dentisti ed informatori del farmaco. Niente carriera universitaria a bibliotecari/e. Ad amministrativi/e. Forse restano fuori insegnanti di scuole primarie e secondarie (purché non facciano assolutamente attività scientifica), e quegli ingegneri e chimici che non lavorano per università o con contratti per l’università. Forse restano fuori i figli dei bottegai, ma no, aspettate, visto che uno scandalo era esploso perché un’impresa aveva assunto dei figli di prof., è meglio, per sicurezza, includere nella lista degli epurati anche questi. Insomma, possono far carriera solo i figli dei proletari di provata fede comunista.

Ora, una tal scempiaggine, condannata dalla storia e dalla logica, non può essere passata per la testa di Nino Luca. Che il problema possa essere non il grado di parentela, ma la mancanza di merito (che non si prova rivolgendosi all’ufficio Anagrafe del Comune); che possa essere nel fatto che le risorse, poche, sono amministrate da gente che non ha alcuna responsabilità per le sue azioni, da maggioranze bloccate che bisognerebbe invece fragilizzare, che insomma ci siano dei problemi da affrontare politicamente, e che la soluzione offerta dall’attuale governo possa essere criticabile più di quella di Diocleziano, a Nino Luca non interessa. No, lui deve solo far clamore. Gettarla in cagnara. Che poi la cagnara anti-socialista ci abbia regalato, al posto di Craxi, Berlusconi; che la cagnara anti-Dc abbia sostituito Andreotti con Fini e Mastella con SuperMastella; che quella anti-Juve abbia sostituito questa squadra con l’Inter, che godeva del servizio segreto fuorilegge del suo presidente; che la cagnara anti-ricerca possa insomma impedire una riforma seria e portare od a nulla, od a qualcosa di peggio della situazione attuale, tutto questo a Nino Luca non interessa. Al suo giornale, il Corriere del qualunquismo, interessa solo fare share. Finché un giorno internet supererà questo sistema informativo, bloccato, vecchio, come tutto questo paese.

Ma per allora Nino Luca sarà in pensione. Ed al Corriere ci sarà suo figlio…

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Il mondo cambia

Pubblicato da aggelos [OPS] su 6/11/08

E così quello che speravamo e non osavamo sognare si è realizzato. Barack Obama ha vinto la sua, la nostra sfida. Afroamericano, unico senatore non bianco dell’attuale Senato USA, e già questo è misura dell’utopia di quanto è accaduto. Giovane, solo 47enne (Kennedy aveva 44 anni al momento dell’elezione, ma è stata un’eccezione di breve durata). Un uomo politico in grado di dire al mondo una cosa nuova: che le differenze nel colore della pelle, per i giovani d’oggi, non hanno più alcun senso.

E così che pena mi fa, camminando per le strade di Roma, vedere i nostri politici scimmiottare il nuovo, provare a dire qualcosa di giovane.

«Il mondo cambia», è scritto sui manifesti del PD. Non dovete dirlo a noi. Noi lo sappiamo, che il mondo è cambiato. Ricordatevene voi, piuttosto. Non siete voi che avete impostato, solo pochi mesi fa, una campagna elettorale basata sulle pensioni? Non siete voi che, al governo, avete combattuto due battaglie, una per risanare il deficit, l’altra per diluire i risparmi sulle pensioni? Patetici, il mondo deve sostituirvi, e se non lo fa in fretta è peggio per tutti.

Dall’altro lato il patetico diventa grottesco. Il nano pelato che, dall’alto dei suoi anni, darà consigli ad Obama. Proprio lui che ha detto che ci si vuole fare mummificare, sulla poltrona (di Palazzo Chigi o del Quirinale non importa, purché non sia San Vittore). Lui che è un politico giovane, si, rispetto all’età media dei burocrati comunisti cinesi; lui che vuole vivere e governare fino a 120 anni. Ma non è il suo giovane esecutivo che, tagliando l’ICI ai proprietari di case e di 6 ville in sardegna, ha fatto sì che i comuni abbiano dovuto risparmiare su scuolabus e scuole ed asili, e le famiglie giovani con figli, in affitto, non solo non abbiano risparmiato alcunché, ma abbiano dovuto spendere più soldi per tenere i figli all’asilo privato, dacché quelli pubblici sono partiti in ritardo? Ma dov’è il problema?! I figli di Berlusconi, ormai, non vanno più all’asilo da due decenni, e comunque gli asili che frequenterebbero per lui starebbero aperti pure di notte. È sempre suo il governo che ridurrà le ore alle scuole elementari, costringendo le madri lavoratrici ad arrivare al lavoro tardi per poi uscire prima per recuperarli alle 12:30, per la gioia dei loro datori di lavoro sempre più incazzati. Ma dov’è il problema?! A prendere i piccoli non può bastare Battista, con la limousine?

L’unica ragione per cui i giovani debbano sopportare politici del genere è che i giovani sono una minoranza, nel paese più anziano del mondo. Paghiamo contributi per le pensioni altrui, noi che non evadiamo le tasse, e noi andremo per strada a mendicare, a 65 anni. Ma provate a parlare di qualcosa diverso da pensioni da garantire e tasse da far evadere, e questo paese vi si rivolta. «Stasera abbiamo conquistato solo il diritto a tentare di realizzare il cambiamento che sogniamo», ha detto Obama dopo la vittoria. Noi, manco quello.

Arriverà ai nodi, il pettine, un giorno finalmente. E toccherà a noi pagare i danni, of course.

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Nunc est bibendum

Pubblicato da aggelos [OPS] su 5/11/08

Adesso che tutto è finito, che i grandi elettori -quest’anacronistica istituzione legata ad un mondo in cui si viaggiava a piedi più spesso che in carrozza- ora che i grandi elettori sono stati scelti, ed incoroneranno un ragazzo dalla pelle scura come l’uomo più potente della superpotenza in crisi, adesso che è ancora troppo presto per preoccuparci di come si potrà conservare tanto entusiasmo, di come si potrà continuare a sembrare giovani e messianici con l’Iran da rimettere in riga, e la crisi bancaria, e quella delle case, ed un’assicurazione malattia che negli USA pare proprio impossibile varare, adesso che si può sospirare di gioia, e per la passata paura di non farcela, adesso che tornano alla mente generazioni e secoli di lotte di uomini e donne, bianchi e neri, sotto le bandiere dell’uguaglianza fra gli uomini, e la mente è affollata di ricordi e di gioia, adesso, adesso finalmente possiamo sorridere.

Avrai un compito ingrato, Obama. Hai suscitato entusiasmo, avrai giudici severissimi. Ma per adesso, semplicemente, nunc est bibendum.

P.S.1, per l’europa. Da un’intervista a Toni Morrison, premio Nobel benché scura di pelle: «La mia storia e quella di Obama non sarebbero mai possibili in Francia o in Italia, non perché l’Europa è più razzista dell’America, ma perché è estremamente più protezionista sul mercato del lavoro. In Europa Obama sarebbe ancora in attesa della cittadinanza».

P.S.2, per l’Italia: quando sarà possibile, anche da noi, che un quarantenne abbia la possibilità di contare qualcosa, nel paese più vecchio del mondo? Risposta: quando avrà 65-70 anni…

P.S.3, per Obama. Senti, quando viene Berlusconi, e con aria di sufficienza, lui «che è più vecchio» di te, inizierà a darti consigli, per favore, mandalo a..anc..o tu, ché noi non possiamo…

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90 anni fa

Pubblicato da aggelos [OPS] su 4/11/08

Quattro Novembre. Un tempo, quando la retorica della `Nazione’ serviva a difendere dalle critiche un’ideologia ed un sistema personale di potere, il quattro novembre era una festa di quelle che contavano. Perché il 4 di Novembre per l’Italia (l’11 per il resto del mondo) era stato il giorno in cui un secolo e passa di storia trovava la sua conclusione. Il 4 novembre quell’idea di nazione, novità assoluta veicolata dalle truppe della Rivoluzione francese, attecchita lentamente grazie agli sforzi di piemontesi, lombardi, toscani, meridionali, si ergeva al suo massimo. Come una religione di altri tempi, la Nazione aveva chiesto la vita ai suoi fedeli (per buona parte coatti e riottosi).

Una guerra che non sappiamo neppure immaginare. Il freddo, il fango delle trincee a spezzare i sogni di una generazione. Mandata al macello contro una mitragliatrice per conquistare pochi metri di terreno, persi il giorno dopo, e da riconquistare ancora ed ancora. La paura dei gas tossici, la tua vita, i tuoi polmoni, affidati alla tenuta di una maschera di gomma, di un filtro. Un sergente a spararti alle spalle se non eri sufficientemente veloce nell’andare a morire contro cannoni, proiettili o baionette. Un plotone di commilitoni a spararti nella schiena se proprio non ce la facevi più, e sentivi e dicevi più fratello il combattente sull’altro fronte, che non il tuo capitano.

Guerra antica, ma guerra modernissima. Cannoni con un calibro come non s’era mai visto, perché mai nella storia l’uomo aveva potuto disporre di acciaierie come quelle tedesche. Gas tossici, a salutare la chimica divenuta scienza, e non solo per il bene dell’uomo. Mitragliatrici; carri armati. Una guerra modernissima, a ricordare che la modernità non significa solo il vaccino e la penicillina, ma anche la morte spersonalizzata, a catena di montaggio, un giorno anche atomica.

Si lasciò dietro, questa guerra modernissima, schiere di feriti nel corpo e nell’anima. Giovani nel fior degli anni, sfigurati nel viso, nel corpo, nell’anima. Che, al ritorno in patria, si davano ad azioni violente e disperate. Gente che era sopravvissuta a parenti ed amici, risparmiata dal caso, che affrontava poi la carestia e la spagnola, nuova peste. E quando ne usciva, si trovava in un mondo trasformato per sempre. Fabbriche che avevano prodotto auto, poi cannoni e blindati, dovevano riconvertirsi alla vita civile. In molte non ce la fecero, non sapevano più cosa produrre. I reduci si trovarono a non avere più lavoro, scoprirono che le donne, dopo essere state impiegate nell’industria al posto loro, non volevano più tornare al fuso ed al focolare. Ne nacque l’occupazione di campi e fabbriche, i campi e le fabbriche per cui sentivano di aver rischiato la vita. Ne nacque la paura di altri, che fecero leva sul senso di frustrazione, lo indirizzarono ancora una volta in senso nazionale (conquistare Fiume, quando c’era da conquistare un pezzo di pane), lo fecero credere a molti. Ne nacque lo squadrismo ed il fascismo, il cui capo, esempio di imboscato che va al fronte un solo giorno pur di prendere una ferita e poter parlar da reduce, un giorno dirà di essere il responsabile morale degli omicidi delle sue bande di facinorosi. Che ci porteranno con leggerezza ad una nuova guerra, a nuove tragedie, alla ricostruzione nell’alveo di un’Europa delle Regioni.

Se la storia dell’idea di Nazione fosse culminata nel solo 4 Novembre, sarebbe bello se oggi potessimo non parlarne più, se non per ricordare il sacrificio immane di quei tanti giovani, e l’orrore verso chi, politico, militare, o poeta-vate, li mandò a morire.

Ma la Nazione, è qualcosa di diverso? L’ha dimostrato mai? Ricordatemelo, ché non l’ho presente. E non illudetevi, no, che la vostra Regione, od il vostro Comune, o la vostra Chiesa, od il vostro Partito, siano migliori. Anche questi altri hanno affrontato l’esame della storia, hanno illuso di poter vincere, ed alla fine son tramontati.

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