Sul tragico caso di Eluana Englaro ciascuno di noi ha un’opinione, ed il dialogo fra queste opinioni è un dialogo fra sordi. Se la ragione dello staccare le macchine a questa donna è il fastidio, testimoniato dal padre, che lei aveva all’idea delle mani altrui sul suo corpo, allora bisogna dire che le mani, sul corpo di Eluana, le stanno mettendo tutti, ma proprio tutti.
Le mani di Eluana.
Si dice che Eluana, alla vista di un amico in condizioni simili a quelle nelle quali, solo un anno dopo, si sarebbe trovata lei, abbia chiesto di poter morire. I giudizî di Eluana erano portati su
un’altra persona, su un altro corpo; non è impossibile che ora, che invece è su di sé che deve decidere, la penserebbe diversamente. Chi ha tempo, legga La toccatina di Pirandello, una breve novella che mette in dubbio i giudizî che i sani portano sugli ammalati, e che cambiano, quando si trovano dall’altra parte della malattia.
Le mani del padre.
Papà Peppino è diventato, forse nolente, o forse volente, un personaggio mediatico. In tanti possono pensare di lui, che si sia stancato di assistere un ammalato, una parte della sua vita che se n’è andata, ma che non si decide a morire. Gli altri comprenderanno il dolore del padre che conosce le volontà, pur terribili, della figlia, e che non è in grado di soddisfarle. I primi penseranno ch’egli stia peccando, i secondi che è un eroe tragico, un padre che combatte per rispettare una volontà di morte di un figlio. Ma l’azione morale pone sempre di fronte al dubbio di star sbagliando, ed in quest’accezione, papà Peppino è una figura morale.
Le mani dei giudici.
Per tre lustri hanno respinto le richieste del padre di Eluana. Adesso hanno deciso, nella sede più alta, che le macchine che nutrono ed idratano Eluana sono strumenti di cura, e che il tutore di Eluana può decidere legittimamente che siano staccate. Il guaio è che Eluana, a differenza di tutti gli altri ammalati attaccati alle macchine, ha una vita indipendente da queste, come l’avrei io se avessi una gamba rotta e non potessi arrivare in cucina; il guaio è che aria, acqua e cibo non sono medicine, ma nutrimento, perché curano in lei la fame e la sete, delle quali sono ammalato anch’io, più di due volte al giorno; insomma, le macchine sono strumento per lei come lo sarebbero le posate per me, se fossi bloccato a letto con una gamba in trazione. Staccargliele non è interrompere le cure, ma introdurre in Italia una pratica tanasica (benché non eutanasica), e farlo per via extraparlamentare, il che è comunque, anche se fatto dai giudici e non dai militari, anche se avallato dalla Corte Costituzionale, qualcosa di grave.
Le mani dei laici.
I libertarî di un tempo odiavano il giudice, longa manus dei pregiudizî popolari. E difatti la bellissima canzone Il giudice di De André non è l’inno dell’Italia dei Valori. Ma negli anni ‘70 i libertarî, che difendevano minoranze oppresse, si accorsero che era più facile farsi dare ragione da un giudice, che non cercare di avere la maggioranza di un’assemblea popolare. Da allora la via giudiziaria all’allargamento dei diritti è stata sempre percorsa, accanto e più di quella referendaria. E per quanto nel nostro sistema giuridico di ascendenza romana, un precedente non faccia legge, è chiaro che un caso così estremo, in cui non si sospende la cura ma l’assistenza, e non su un soggetto cosciente ma su uno che non non lo è, ed il cui consenso non è né parlato né scritto, ma di seconda mano, avrebbe comunque segnato un’epoca. Ovvio quindi che si oppongano a ché i ‘devoti’ vincano la battaglia…
Le mani di Napolitano
Signor Presidente, le macchine le staccano oggi, ed i danni irreversibili inizieranno a prodursi fra pochi giorni. Insomma, una certa urgenza c’è. Ma lei sa benissimo che non si fa una Legge per Eluana, ma per tutti i nuovi Welby, e vuole una buona legge, condivisa, non un Decreto. Bene, lo apprezzo. Però questa maggioranza, aperta al dialogo quanto la precedente, cioè per nulla, il tempo per fare una legge ce l’ha pure, ma onestamente, signor Presidente, detto fra noi, una leggiaccia fatta d’urgenza non è anche peggio di un decreto, che può anche essere modificato in sede di adozione da parte delle Camere? Ha fatto un favore al Paese costringendo il Parlamento alla fretta, su un tema così spinoso? Infine, Signor Presidente, pur nell’apprezzamento dei suoi dubbi, che un Esecutivo non possa fare una legge appena il Giudiziario fa una sentenza che spiace al primo, il suo ruolo non sarebbe stato quello di non firmare il Decreto sottopostole, e non quello di scrivere al Governo che non si scomodasse a presentarglielo, un Decreto?!
Le mani di Berlusconi, dei preti, dei teocon e teodem.
Nessun Potere Legislativo avrebbe accettato che la decisione su un caso come questo, così più prossimo ad un’innovazione che ad un’interpretazione legislativa, fosse presa da un altro potere, per giunta neppure delegato a farlo. Comprensibile quindi l’opposizione di fronte alla Corte Costituzionale. Ma a questo punto un Esecutivo, rispettoso dei poteri dello Stato, avrebbe
evitato di creare il precedente di un intervento legislativo di natura correttiva su un intervento giudiziario. Un esecutivo costituzionale… Ma questo è l’esecutivo abituato, appena i giudici iniziano ad indagare su un reato del premier, a prendere il reato e depenalizzarlo… ed in quanto poi al rispetto della Costituzione… Detto questo, l’interessamento di Berlusconi al caso sorprende, visto che l’uomo si muove con tanta energia solo per quel che lo riguarda di persona, e le macchine non le staccano a lui. Allora? Allora il sospetto è che, approfittando di Eluana, il premier voglia soffiare sulle divisioni dell’opposizione, e far passare in fretta e furia una legge che vieti di staccare le macchine non solo ad Eluana, ma a chiunque, anche ad un nuovo Welby. Certo, questo non impedirebbe, da un punto di vista logico, una legge sull’eutanasia. Nessuno impedirebbe di tenere attaccate le macchine per alimentazione/idratazione/ossigenazione, ed al tempo stesso autorizzare il cianuro in vena a chi lo voglia. Ma siamo persone serie, una legge del genere sarebbe un divieto politico all’eutanasia. Epperò se io voglio morire, se non sopporto più le cure, perché devo restare in vita solo perché altrimenti il mio parroco piange?! Fosse il minore dei dispiaceri che gli ho dato, al signor parroco, dacché non credo più al suo dio… Ecco, le mani dei preti su Eluana, e dei loro rappresentanti, in primis di quello che vuol far dimenticare ai cattolici che votano per lui di essere un divorziato abortista e sospetto ladro, sono le mani più lorde.
Le mani di Sacconi.
Nel conflitto fra poteri dello Stato, il ministro Sacconi, baciapile ex socialista, ha toccato il gradino, da un punto di vista di civiltà, più basso. La Corte di Cassazione sentenzia, il conflitto istituzionale portato davanti alla Consulta dà ragione alla Corte di Cassazione. Basta. Il dissenso, a questo punto, può essere portato sui giornali, giocato politicamente. Il ministro no, il ministro inizia una campagna di intimidazione di tutti quelli che accettano di rispettare una sentenza della Corte di Cassazione, ribadita dalla Consulta. «Loro avranno il diritto dalla loro parte -dice il ministro- ma io ti faccio chiudere». Questa è eversione. E lo stile eversivo è proprio della criminalità mafiosa: «È vero che nessuna legge dice che devi pagarmi il pizzo, ma se disubbidisci ti brucio il negozio». In un Paese serio, un ministro mafioso andrebbe giudicato per alto tradimento, e dovrebbe passare un congruo numero di anni a Gaeta. Ma il nostro non sarà mai un Paese serio…
Insomma, che pensarne?
Su come dobbiamo pensare, teologi, filosofi, politici, nani e ballerine, Alberoni ed Odifreddi hanno speso fiumi d’inchiostro, parole e parole, e consumato i divani di Vespa (per la di quest’ultimo somma gioia). Per me, hanno un po’ di ragione tutti i protagonisti, ed un po’ di torto tutti. Tutti seguono i loro interessi, dal signor Englaro a Berlusconi, ai preti ed ai loro rappresentanti in Parlamento, agli oppositori di questi etc. Qualcuno lo sta facendo in modo civile, qualcun altro sta dimostrando tutta la propria incultura ed inciviltà, giuridica e civile. A questi ultimi tutta la mia antipatia. Per il resto, si tratta di una tragedia greca, di quelle che lasciano, alla fine, solo il dubbio e nessuna certezza.