Chiuso nel traffico, ieri, faccio zapping sulla radio. E così mi capita di sentire gli aggiornamenti di una tizia che, su Radio Kiss Kiss, m’informa che a Torino ci sono dei disordini fra forze dell’ordine e manifestanti. La tizia non spende una sola parola sulla notizia (è una scampagnata fra 40 rettori di tutto il mondo che vengono a parlare di «sviluppo sostenibile e responsabile in cui gli aspetti economici, ambientali, etici e sociali siano intrecciati»; qualcuno l’ha chiamata «G8 dei rettori» e questo ha attirato no-global e idioti come le mosche); la tizia non dice che alla manifestazione partecipavano «ondini», per protestare contro lo scempio che il governo sta facendo alla nostra istruzione pubblica a solo vantaggio di quella privata, dei soliti amici degli amici; la tizia dice che «in fondo, non è poi che tutti gli studenti partecipino a queste proteste», e conclude qualificando i manifestanti coll’epiteto «gentaglia».
Ora, iniziamo col dire che il progresso si gioca sulle idee, sulla capacità di produrre il nuovo piuttosto che su quella di produrre un oggetto. La General Motors produce oggetti non nuovi, e sta per fare bancarotta; la Fiat dice di avere delle nuove idee, ed al momento viaggia in acque meno turbolente. Se il progresso viene dalle nuove idee, per avere idee nuove bisogna studiare, perché è finito il tempo in cui le invenzioni erano alla portata del primo che capitava. E quelli che portano avanti il progresso, noi, da dieci e più anni, non solo non li attiriamo, ma li facciamo fuggire. La Turchia attira più laureati di noi, e ne fa fuggire meno.
Detto questo, ora qualche considerazione
- Agli ondini, che protestano a favore della ricerca: riuscire a bucare l’attenzione televisiva, in un regime basato sul controllo a quiz armato dell’informazione, è difficilissimo. Anche se vi deste fuoco, e nessuno ne parlasse, sareste dei martiri di una non chiesa, dei non-martiri. Auguri a voi ed all’Italia, che mandando all’estero i suoi cervelli si ritroverà a produrre solo borsette e vestiti, che ormai copiano benissimo in tutto il mondo. Ma siamo un paese di vecchi, che ormai pensano solo «dopo di noi il diluvio». E dal diluvio toccherà a noi, uscirne.
- Alla `giornalista’: ragazza mia, se non sai niente, e parli solo perché in regia hanno bisogno di uno stacco fra una canzonetta ed un’altra, allora forse è meglio se parli di cinema e gossip. Eviti che gli informati pensino di te che fai parte della «gentaglia» dei disinformatori. Pensaci (se sei capace).
- Ai no-global: ormai, se avete a cuore una battaglia, è meglio che con quella non siate mischiati, sennò quella battaglia è persa. Questo non è solo colpa della gentaglia dei giornalisti, ma anche vostra. È perché, per essere un movimento non violento, avete espresso tanta di quella violenza, avete raccolto tanto giustissimo discredito, che è ormai l’ora di una seria riflessione. Pronunciate parole più vecchie di quelle di quelli che combattete, le vostre idee sono vecchie, inadeguate; sono vecchie le vostre bandiere. Li avete aiutati a trasformarvi in macchiette, siete diventati la quinta colonna della reazione. O cambiate radicalmente, avete il coraggio di pensare con onestà ai vostri errori in un mondo mediatico, od ormai una lotta per un mondo migliore dovrà fare a meno del vostro appoggio. Pensateci (se siete capaci).




