Gentaglia e bella gente
Pubblicato da aggelos [OPS] su 20/05/09
Chiuso nel traffico, ieri, faccio zapping sulla radio. E così mi capita di sentire gli aggiornamenti di una tizia che, su Radio Kiss Kiss, m’informa che a Torino ci sono dei disordini fra forze dell’ordine e manifestanti. La tizia non spende una sola parola sulla notizia (è una scampagnata fra 40 rettori di tutto il mondo che vengono a parlare di «sviluppo sostenibile e responsabile in cui gli aspetti economici, ambientali, etici e sociali siano intrecciati»; qualcuno l’ha chiamata «G8 dei rettori» e questo ha attirato no-global e idioti come le mosche); la tizia non dice che alla manifestazione partecipavano «ondini», per protestare contro lo scempio che il governo sta facendo alla nostra istruzione pubblica a solo vantaggio di quella privata, dei soliti amici degli amici; la tizia dice che «in fondo, non è poi che tutti gli studenti partecipino a queste proteste», e conclude qualificando i manifestanti coll’epiteto «gentaglia».
Ora, iniziamo col dire che il progresso si gioca sulle idee, sulla capacità di produrre il nuovo piuttosto che su quella di produrre un oggetto. La General Motors produce oggetti non nuovi, e sta per fare bancarotta; la Fiat dice di avere delle nuove idee, ed al momento viaggia in acque meno turbolente. Se il progresso viene dalle nuove idee, per avere idee nuove bisogna studiare, perché è finito il tempo in cui le invenzioni erano alla portata del primo che capitava. E quelli che portano avanti il progresso, noi, da dieci e più anni, non solo non li attiriamo, ma li facciamo fuggire. La Turchia attira più laureati di noi, e ne fa fuggire meno.
Detto questo, ora qualche considerazione
- Agli ondini, che protestano a favore della ricerca: riuscire a bucare l’attenzione televisiva, in un regime basato sul controllo a quiz armato dell’informazione, è difficilissimo. Anche se vi deste fuoco, e nessuno ne parlasse, sareste dei martiri di una non chiesa, dei non-martiri. Auguri a voi ed all’Italia, che mandando all’estero i suoi cervelli si ritroverà a produrre solo borsette e vestiti, che ormai copiano benissimo in tutto il mondo. Ma siamo un paese di vecchi, che ormai pensano solo «dopo di noi il diluvio». E dal diluvio toccherà a noi, uscirne.
- Alla `giornalista’: ragazza mia, se non sai niente, e parli solo perché in regia hanno bisogno di uno stacco fra una canzonetta ed un’altra, allora forse è meglio se parli di cinema e gossip. Eviti che gli informati pensino di te che fai parte della «gentaglia» dei disinformatori. Pensaci (se sei capace).
- Ai no-global: ormai, se avete a cuore una battaglia, è meglio che con quella non siate mischiati, sennò quella battaglia è persa. Questo non è solo colpa della gentaglia dei giornalisti, ma anche vostra. È perché, per essere un movimento non violento, avete espresso tanta di quella violenza, avete raccolto tanto giustissimo discredito, che è ormai l’ora di una seria riflessione. Pronunciate parole più vecchie di quelle di quelli che combattete, le vostre idee sono vecchie, inadeguate; sono vecchie le vostre bandiere. Li avete aiutati a trasformarvi in macchiette, siete diventati la quinta colonna della reazione. O cambiate radicalmente, avete il coraggio di pensare con onestà ai vostri errori in un mondo mediatico, od ormai una lotta per un mondo migliore dovrà fare a meno del vostro appoggio. Pensateci (se siete capaci).





fadette detto
No, con tutta la poca simpatia personale verso i no-global, non sono d’accordo. A Strasburgo c’erano due cortei, uno di black block ed uno di attivisti dei social forum, uno pacifico, l’altro violento. Più che prendere le distanze, più che dire “sono altro”, più che fare cortei separati, che possono fare i pacifisti contro la violenza degli altri ? Digli che sono un movimento moribondo, che hanno avuto scarsa incidenza se non sul locale, utopisti, autoreferenziali, ecc., ma non imputargli i black block, che ci sarebbero stati anche senza di loro. A Parigi io sono stata bene in mezzo agli attivisti del Forum Europeo, iraniani olandesi italiani russi e francesi. Non credevo alle loro parole d’ordine, ma di certo non gli imputavo gli scontri con la polizia degli altri…
Altrimenti anche l’Onda corre un rischio simile, eh.
aggelos [OPS] detto
I black block ci sono e ci saranno, d’accordo. Sono gli eredi di quelli che hanno sempre fatto casino, in tutte le sommosse, in tutte le rivoluzioni. Ma benché Robespierre e Danton non vadano confusi con i moti disordinati e violenti, le esecuzioni sbrigative che hanno insanguinato tante giornate “di piazza” all’epoca della Rivoluzione francese, pure essi, per due secoli, hanno portato sul loro nome la macchia di quelle stragi (il secondo più del primo, invero). Distinguerli? Solo se ha senso. Se Danton aumenta potere dopo le stragi, allora lo guardo in una certa maniera, anche se magari è improbabile una sua responsabilità diretta. Allo stesso modo per i no-global. Non basta dirsi pacifisti, bisogna anche isolare o controllare o rendere inefficaci i violenti. Se si ha un rapporto difficile coi media, allora magari potranno non meritare la mia personale riprovazione (che i black block si beccano tutta), meriteranno però le critiche, e tutti e due i gruppi.
Come possono distinguersene? i black block hanno una strategia di vita che ha bisogno di telecamere e di poliziotti. I no-global han bisogno solo delle prime. Visto che ad ogni G8 ci saranno le condizioni ideali per i black-block, allora come minimo, evitando di andarci, evito di essere con loro confuso. Se sono in grado di fare controinformazione in un modo che eviti gli scontri, questo escluderà la presenza dei black block. Se non sono in grado, e seguo la stessa strategia dei black-block, allora per essere distinto da loro sarò debitore alla buona volontà degli spettatori.
Barabba Marlin detto
Ma voi siete sicuri che i Black-Block sia un gruppo “reale”? Io dopo aver visto quei video del g8 di Genova in cui elementi “vestiti” da bb parlavano tranquillamente con i poliziotti non ne sono più tanto sicuro, e vi ricordate quel tipo agli scontri di Piazza Navona? un tempo gli infiltrati avevano le p38 in tasca, oggi forse si vestono come quei deficenti.
ork detto
Lo sospettavo che sei stupido, adesso me ne dai la certezza. Te lo spiego semplice semplice, cosi’ magari ci arrivi pure tu, a capire quanto sei stupido.
1. Fanno il G8 a Roma (per ipotesi, mica sul serio, che hai capito). Tutte le televisioni sono a Roma, e noi facciamo il controvertice a Pizzighettone, oppure, tanto per essere più vicini, a Roccasecca. Visto che la nostra è una manifestazione calma e pacifica, non ha appeal per Vespa, e quindi non viene manco un giornalista. In compenso al G8 ci vanno i black block, si fanno menare sotto gli occhi di tutte le tv, fanno disastri sotto gli occhi di tutte le tv, ed alla fine su tutte le tv risulta che l’unica opposizione alla globalizzazione la fanno i black block. Ma che proposta geniale!
2. I black block che facciamo, non-violentemente, per levarceli di torno: li meniamo?
3. Vecchio sarai tu. Le idee di chi succhia il sangue dei popoli sono nate prima di quelle dei popoli, di difendersi da tali vampiri. Prova ne è il fatto che in tante parti del mondo, ci sono i vampiri, e non i no-global.
Ma va’, va’!
fadette [OPS] detto
Ciao Ork, da quanto tempo !
aggelos [OPS] detto
@ Barabba Marlin
Caro Barabba,
farebbe piacere anche a me pensare che i black block vengano non solo eterodiretti dalla questura, ma siano questurini sotto mentite spoglie. In parte è vero. Il fatto che vadano tutti mascherati come ******** rende più facile a Giorgio Rossi, poliziotto di Milano, menare due black block il martedì e partecipare con loro ad una manifestazione il mercoledì, per poi tornare a menarli il giovedì.
Ma non si può chiedere ai black block, per rendere la vita difficile alla digos, di fare la loro `attività politica’ senza maschera: posso capire che chi fa il vandalo non voglia poi pagare i danni economici dei suoi atti simbolici…
@ ork
Caro Ork,
Insomma, le ragioni delle mie critiche restano tutte…
si sentiva la Sua mancanza, soprattutto per gli esempî di prosa squisitissima che ogni volta Ella ci regala.
Venendo al punto del dibattere, per quanto deboli siano le mie capacità di risponderLe, Le dirò che trovo Lei abbia ragione sul primo punto. Dirò a mia discolpa che era una proposta lanciata lì in dieci minuti; a Ghandhi sono occorsi anni nelle carceri inglesi per ideare una strategia di lotta non violenta, io non pretendo di trovare soluzioni in dieci minuti. Il problema grosso che è alla base del nostro dibattito è se un movimento abbia senso, in politica, quando rifiuta le regole della politica. Ci si può anche dire che si fa attività di lobby (a favore di panda o coltivatori di caffé del Guatemala), od attività di advocacy, ma allora bisogna anche saper accettare il fatto che i media non ci prestino attenzione, e tentare di conquistarci un’attenzione positiva, senza sperare di ottenere gran ché. Se invece vogliamo ottenere leggi, allora dobbiamo accettare le regole della politica politicata. Non si può fare una squadra di mezze calzette e poi prendercela con l’Inter perché vince il campionato: siamo noi che ci siamo messi nella condizione di perdere.
Ahimé, l’unico esempio, in questo campo, positivo è quello dei Verdi tedeschi
Identica risposta sul Suo punto secondo, per quanto la soluzione che Ella propone, per quanto ironicamente, mi attiri.
Sono invece costretto a darle torto sul punto 3°. La libertà di tentare di far qualcosa è recentissima, il laissez faire viene ben dopo il dirigismo colbertista. E la somiglianza fra questo e le idee che al liberismo si opposero non è di quelle cose che riempiano di gioia quanti leggono le storie