Pubblicato da Francesco Principe su 21/07/09
Questa mattina mi è capitato di investire del tempo in una riflessione.
Desidero fare precisi distinguo, altrimenti potrei facilmente essere frainteso.
Non sono un fanatico delle crociate moralizzatrici, alle volte hanno fatto del bene, più spesso del male, sono sempre troppo rischiose e non di rado si ritorcono contro chi le capeggia.
Mi ritengo più vicino alle sinistre che alle destre, ma sono innanzi tutto un democratico, nel senso che riconosco il valore vincolante delle determinazioni di voto.
Parlerò dei recenti scandali di Berlusconi, vero, ma solo per trarne impulso e osservare le cose da un’angolazione particolare.
A mio avviso, se si desidera esser seri, non si può giudicare un politico per la sua condotta privata, a patto che questa non sconfini, ovviamente, nell’illecito.
Berlusconi va criticato per le sue abissali carenze di statista e non per i suoi desolanti vizi domestici. Purtroppo, lo riconosco, la sinistra, come alternativa, al momento entusiasma poco.
Sembra essere semplicemente “il male minore”.
Ma veniamo al punto.
Ormai il fatto è noto a tutti, per completezza lo riportiamo nella sua versione maggiormente diffusa.
Berlusconi intrattiene una notte di sesso a pagamento con una nota escort pugliese, la notizia viene divulgata con dovizia (anche troppa) di particolari.
Occorre sapere che il Presidente del Consiglio pare non abbia pagato alcuna prestazione. I pagamenti, quelli noti, sono stati effettuati da un controverso personaggio che intendeva ingraziarselo.
In questa tragicommedia surreale, fra la escort D’Addario e il presunto “utilizzatore finale” Berlusconi, sembra di assistere al mondo in cui ogni verità può convivere con la sua negazione, un universo in cui tutto e il contrario di tutto possono trovare posto, a breve distanza, sugli stessi scaffali.
La D’Addario riporta gli eventi.
Berlusconi nega di ricordare quegli eventi.
Vengono diffuse registrazioni ambientali che confermano la versione della D’Addario.
Berlusconi, attraverso i suoi accoliti, nega la verità contenuta nelle registrazioni. Fornisce anzi nuovo impulso a ipotesi di cospirazioni che intendono screditarlo.
Ammetto di aver ascoltato una parte delle registrazioni, lo ammetto perché me ne vergogno. E’ voyeurismo allo stato puro ma volevo anche capire. Sono rimasto spiazzato.
Ho avuto l’impressione che Berlusconi non sapesse di avere a che fare con una professionista del sesso a pagamento.
Ecco, siamo giunti al punto in cui acquista senso compiere una riflessione.
Partiamo dal presupposto che Berlusconi, da principio, non sapesse chi realmente fosse la D’Addario.
Bene, da qui in poi le possibili ricostruzioni sono tutte assai inquietanti:
- Berlusconi non sapeva di essersi intrattenuto con una escort sino a quando la D’Addario non ha portato il tutto alla ribalta dei media. Ora il Presidente del Consiglio sa e mente. Mente spudoratamente su tutta la linea. In questo scenario Berlusconi è un premier che apertamente e senza alcuna remora propina enormi bugie ai propri sostenitori. Qualsiasi democrazia degna di questo nome lo spedirebbe a calcioni lontano dal potere.
- Berlusconi mente a se stesso prima che agli altri, poi, di riflesso, mente agli altri. Costruisce una immagine irreale di se, la interiorizza e la difende considerandola a tutti gli effetti genuina. Bene, in questo caso il Presidente del Consiglio è un uomo mentalmente disturbato. Qualsiasi democrazia degna di questo nome lo spedirebbe a calcioni lontano dal potere.
- Tutto ciò che dice la D’Addario è frutto di un complotto. Le registrazioni sono taroccate. Esiste una preciso disegno per screditare il Presidente del Consiglio. In questo caso dovremmo constatare che nella nostra nazione agiscano pericolosi sovversivi capaci di intavolare machiavelliche macchinazioni per ribaltare l’esito delle urne. Questi sarebbero nemici nazionali da perseguire con urgenza e fermezza.
Come vedete, comunque si giri la frittata, se i punti di partenza di questa riflessione risulteranno corretti, l’Italia è in una contingenza a dir poco assai preoccupante.
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Pubblicato da aggelos [OPS] su 16/07/09
Maria del Carmen Bousada de Lara. Nome spagnolo, lungo mezzo rigo, come i nomi francesi prima della rivoluzione, quando tutti portavano la parrucca e tanti si facevano chiamare marchese anche quando non lo erano … così, per una sorta di decoro sociale. D’altro canto, ogni epoca ha le sue convinzioni su cosa sia decoroso, e che cosa, mancandoci, ci crei una forma di vergogna sociale.
Di Maria del Carmen Bousada de Lara so poco. Giusto qualche numero. E qui farò il ritratto di quei numeri.
Maria del Carmen Bousada de Lara aveva circa 70 anni. Quand’è nata lei, Mussolini, Hitler, Franco, Stalin, incoraggiavano le famiglie a mettere al mondo figli, ché le mitragliatrici ne consumavano così tanti ad ogni attacco, c’era bisogno di averne tanti di scorta per costruire gl’imperi che andassero di qua e di là del mare. Uno stimolo culturale che in Spagna è durato più che in Italia, data la maggiore longevità del fascismo spagnolo.
Ma Maria del Carmen Bousada de Lara era anche stata partorita da una madre 40enne. Probabilmente ultima figlia, destinata dalla famiglia a fare da badante alla mamma, che ha avuto la bella pensata di morire più che centenaria. Ma d’altro canto, se nell’Italia di oggi la famiglia con figli viene sacrificata alla pensione del nonno, nel mondo di un tempo l’ultimo figlio veniva sacrificato ad accudire gli anziani, e fortissima era la pressione sociale su quest’ultimo, per evitare che non fuggisse ad obblighi non liberamente accettati, e gli anziani non finissero sulla strada a mendicare un tozzo di pane. Quando lo stato sociale manca od è distorto, sono sempre gli ultimi che ne fanno le spese, e gli altri non è che vivano tanto bene.
Dopo la morte della genitrice, Maria ha cercato di coronare il suo unico sogno vitale: mettere al mondo dei figli. Lo ha fatto in una clinica statunitense, ché anche in Spagna era vietato. Ed ora che muore di tumore, li lascia orfani a 3 anni.
In questa storia piena di orrori, in cui provo tenerezza per tutte le vittime, per Maria e per i suoi figli, mi chiedo solo se prima di morire Maria non sia stata presa dall’angoscia, di aver generato degli orfani.
Io credo che li amasse. Che la forma di narcisismo cui aveva ceduto partorendoli fosse comunque umana. E quindi sono certo che ne abbia sofferto.
I medici che l’hanno aiutata, che hanno invece ceduto al narcisismo della fama e del dollaro, credo che abbiano paura essi pure. Di perdere clienti. Forse.
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Pubblicato da Francesco Principe su 14/07/09
Ma più che altro vanno.
Vanno via dall’incerto mosaico del Partito Democratico.
Diciamolo francamente, la parola d’ordine sembra essere: “Continuiamo così, facciamoci del male”.
Le tessere di partito non sono mai state “cool” per usare una sgradevole parola inglese sempre più adoperata nel nostro vocabolario, che vorrebbe dire “alla moda”, ma che, utopia della sorte, nella lingua originale ha quasi cambiato senso a indicare ironicamente il suo opposto.
Tuttavia, nei tristi giorni che corrono, voler prendere la tessera di un partito sta gradualmente diventando un desiderio inconfessabile, qualcosa di cui vergognarsi.
Parlo segnatamente di Grillo, dell’antipolitica e del P.D. Ho già scritto in passato quello che penso di lui: E’ un grande comunicatore ma politicamente parlando è un populista, un qualunquista e un demagogo, intercetta i sentimenti nella pancia degli ultimi, però nelle viscere del popolo di tanto in tanto si agitano mostri (chi ne dubita ripassi i fondamentali di Storia Rivoluzionaria Italiana degli ultimi cinquanta anni). Ho il terrore di cosa potrebbe fare lui se, per ironia del fato o per puro errore di chi lo porta avanti, dovesse balzare ai vertici di un partito strutturato e riconosciuto. Per essere preciso non temo ciò che potrebbe fare lui ma ciò che potrebbe fare chi gli sta intorno. Secondo voi Grillo potrebbe passare dalle dialettica con cui chiama Berlusconi “Lo Psiconano” ad una dialettica da statista? No, non credo, se lo facesse scardinerebbe il suo consenso. Osservate la Lega Nord. E’ al governo ma essendo un partito a vocazione congenitamente rivoluzionaria (non intendetelo letteralmente ma nessuno può negare che sia nata come movimento secessionista) per rimanere in sintonia con il proprio elettorato deve identificare dei “nemici” da combattere. Quali potrebbero essere i nemici di Grillo? Lo immaginate? Non sarebbero nemici d’oltreconfine ma dentro le patrie frontiere, non sarebbero categorie di persone, cosa orrenda e mai giustificabile (chiariamo: la xenofobia è figlia, a mio avviso, solo di una crassa ignoranza) ma persone ben precise e identificabili. Ciò è più efficiente e destabilizzante. Qualcuno dirà: «cosa cambia?» Il governo è già attaccato quotidianamente nella sfera personale. Quello attuale non è però un attacco coordinato né efficace. Di Pietro è troppo naif per fare concretamente presa, i giornali “di sinistra” sono letti solo da una piccola minoranza degli elettori e il resto della sinistra, quella politica, vuole apparire democratica e rispettosa. Secondo voi Grillo si preoccuperebbe, un domani, fosse nella stanza dei bottoni, di apparire democratico e rispettoso? Potrebbe accendere gli animi e generare una confusione difficile da controllare anche per lui. Chi riempie le piazze non sempre le controlla. Quindi considerato che Grillo vuole insistere, acquisire una tessera del P.D. e concorrere alla presidenza i casi sono tre:
1) Gli rifiutano la tessera facendo un enorme regalo d’immagine a Grillo che potrà cooptare altri scontenti, danneggiando inoltre il partito che apparirà elitario e distante dalle masse. 2) Gli concedono la tessera e confidano in Dio, lo tengono in un angolo sperando che gli invasati non prendano il sopravvento. 3) Gli concedono la tessera e iniziano da subito a integrarlo nelle dinamiche di partito, nei dibattiti e nei congressi, in cui lui, essendo un pesce fuor d’acqua, probabilmente finirebbe macinato dal sistema.
Insomma, come vediamo, prendere una tessera oggi potrebbe significare trovarsi domani in tasca la tessera di un partito con cui non ci si riconosce più. Non è cool per niente.
Bene ciò si agita agli alti livelli. Ai livelli di militanza, invece, orrendi fatti di cronaca hanno lanciato una scalcinata “questione morale” sulla capacità di esprimere vertici locali nel Partito Democratico che siano moralmente e legalmente ineccepibili. Non comprendo a chi possa far bene un discorso del genere in un momento come quello attuale, se non alle destre. Appare strano che siano le sinistre a parlare di questione morale. A qualunque persona di buon senso apparirebbe ragionevole ipotizzare che in un cesto di mele possa finirne PER ERRORE una mela marcia. Ci si deve difendere dalle mele marce senza far partire la psicosi e la caccia alle streghe. Senza far immaginare spedizioni di “inquisitori morali” nei circoli. Neanche questo è molto cool.
Non mi pare di aver nulla da nascondere ma dovermi confrontare con una Inquisizione Morale per prendere una tessera di partito, lo dico francamente, certamente non motiva il sottoscritto a prendere una tessera.
Il bello della Sinistra è che non ha bisogno di nemici, si combatte benissimo anche da sola.
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Pubblicato da Francesco Principe su 11/07/09
Durante i giorni del Vertice mi è tornata la voglia di scrivere di cronaca.
Il Presidente ha chiesto il silenzio e ho onorato la sua richiesta.
Non perché possa ambire a mettere in imbarazzo qualcuno con i pochi lettori dei miei scritti, perché mi è parso giusto farlo.
Adesso però basta.
Il g8 è finito. Viva il g8.
Adesso parliamo.
Innanzi tutto cosa ne penso di questo g8? E’ stata una bella vetrina dell’inutilità, parole, parole parole… seguano i fatti, una volta tanto e magari cambierò idea.
Quando gli aiuti arriveranno, oltre essere promessi (perché promettere costa poco o nulla) allora ne riparleremo.
Occasione persa sul clima. Non si trova l’accordo, né forse si poteva trovare, finché non si capirà che non puoi chiedere a un miliardo di poveri che inquinano quanto 100 milioni di ricchi di diminuire le emissioni. Si, tutti dobbiamo diminuirle, ma non siamo tutti uguali, qualcuno lo è dieci volte di più.
Cosa penso del successo personale di Berlusconi?
Ridicolo, per non dire altro. Ha fatto l’uomo d’immagine, il P.R. da discoteca, lo sapeva fare in passato e lo ha fatto ancora. Bravo? Sicuramente più della sinistra ma a fare il P.R., punto.
E’ uscito indenne? Forse ma in conferenza stampa ha avuto la faccia tosta di dire che gli pareva non ci fossero domande mentre i suoi tirapiedi facevano gesti per zittire i giornalisti.
Ha gioito di non essere stato crocifisso.
Mi sembra una falsa vittoria, meglio: una vera “non sconfitta” ma certamente non una vittoria, lui ha ridicolizzato gli imbarazzanti ingiustificabili entusiasmi della sinistra alla ultime europee, dovrebbe applicare a se stesso la medesima attenzione critica verso la vanagloria.
Che sia però strutturalmente impermeabile all’autocritica?
I proclami dei suoi giornali amici e delle televisioni più o meno controllate seguono a ruota il Padrone.
Sembrano i Cinegiornali dell’Istituto Luce durante il fascismo, stesso tono uniformemente entusiasta, stessa irridenza verso chi la vede diversamente, medesima assoluta e deliberata mancanza di obbiettività.
Del resto si può sempre contare sulla memoria corta dell’Elettorato, magari si dimentica che poco prima ci si è indignati… solo perché uno sa essere un buon “Padrone di Casa”.
Perché così si sente, è andato oltre il ridicolo dicendo di voler cercare casa a l’Aquila in agosto per seguire i lavori di ricostruzione in quanto “si sa cosa può fare l’occhio del padrone al cavallo”.
PADRONE DI COSA?
E POI esattamente COSA deve cercare?
Si faccia montare una tenda e ci stia dentro facendo la fila per i bagni, se ha le palle per farlo! Nessuno ricorda più che aveva promesso tendopoli chiuse per settembre? Ora parla di novembre. Peccato che lì a novembre faccia veramente freddo, lui tanto sarà via comunque per settembre…
La sua proclamata permanenza estiva finirà in quel periodo, quindi, dove sta il problema?
Certo sarebbe bello vederlo in tenda a novembre attorniato dai vicini di tendopoli mentre afferma che occorrerà attendere ancora se ci fosse necessità di un nuovo rinvio… YES (YOU) CAMP…
Può contare sulla cattiva memoria di chi lo ascolta e su facili proclami sempre nuovi da sfornare.
E’ l’Italia dei buoni propositi un tanto al chilo, dell’amnesia simile all’amnista e del Padrone che ingrassa un cavallo che vale un Regno.
Ma questo cavallo… non scalcia proprio mai?
Peccato, sarebbe il caso.
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