Osservatore Politicamente Scorretto

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Archivio per Settembre 2009

Se voi taceste urlerebbero le pietre

Pubblicato da fadette [OPS] su 6/09/09

Non ho ancora completamente abbandonato la speranza che Bossi e Calderoli stiano mentendo. Che durante il loro incontro con Bagnasco, il presidente della CEI abbia reso loro noto cosa pensa di chi nega il diritto d’asilo – dopo avergli ovviamente spiegato il concetto, che alla Scuola Radio Elettra dubito Bossi abbia imparato; cosa pensa di chi respinge gente che ha il diritto di entrare in Italia, costringendola a tornare nei campi di concentramento in Libia, fra stupri e torture; e abbia altresì chiarito – con termini più gentili dei miei – dove può mettersela Bossi la de-tax.

Eppure a fronte delle dichiarazioni entusiaste dei due, il silenzio dall’altra parte mi inquieta, mi spaventa.

Uomini e donne che fuggono guerra e dittatura hanno più diritti di chi fugge “solo” la fame, di chi fugge “solo” la povertà, in cerca di un maggior benessere. Può fare male questo discorso, fa male anche a me farlo, ma è un dato di fatto. Eppure, in questo momento, anche i primi non hanno la possibilità di sbarcare in Italia. Se sbarcassero, non sarebbero clandestini, ma richiedenti asilo. Non finirebbero nei Centri di identificazione ed espulsione (CIE), ma nei Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo (CARA). Ho visitato entrambi (si fa per dire, perché nel secondo sono potuto entrare, il primo – chissà come mai – l’ho visto solo dall’esterno, sotto forma di un muro di cemento) e ne conosco la differenza.

I cinque sopravvissuti di un barcone di ottanta persone hanno potuto fare domanda di asilo (quindi nessuno di loro è clandestino) perché la Marina si è impietosita delle loro condizioni quasi disperate e non li ha riportati in Libia. L’unica donna sopravvissuta ha parlato delle sue compagne, morte durante la traversata, che erano partite con in grembo i figli degli stupri ripetuti che avevano subito in Libia, dove gli italiani avrebbero riportato anche lei, se non fosse stata moribonda. Dove hanno riportato altre donne come lei, schiave destinate ad altri stupri, altre violenze. Uomini che forse andranno incontro ad un destino anche peggiore.

Intanto, a spese dei contribuenti italiani, così allarmati dagli immigrati, il nostro premier festeggia con le Frecce Tricolori i quarant’anni di dittatura di Gheddafi.

Posso dirlo fuori dai denti, cardinale Bagnasco? Da un punto di vista di morale cristiana, non sono le escort di Berlusconi il  problema più grande. Ognuna di quelle donne, ognuno di quegli esseri umani che avevano diritto a salvarsi in Italia e sono stati riportati in Libia, pesa sulla coscienza dell’uomo che si faceva fotografare orgogliosamente insieme a Muammar Gheddafi. Sulla coscienza dei due uomini che lei ha incontrato qualche giorno fa, e che sono lieti dei respingimenti, li approvano, li sostengono. Sulla coscienza di ognuno di noi.

“Se voi tacerete, urleranno le pietre…”

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Boffo, un killeraggio senza martirio

Pubblicato da fadette [OPS] su 5/09/09

Dino Boffo si è dimesso dal suo ruolo di direttore di Avvenire. Ho letto la sua lettera di saluto ai lettori del giornale di cui si è occupato da decenni. E’ la lettera di qualcuno che si è trovato al centro di una tempesta da cui è stato investito in pieno, e non ha ancora capito perché. Perché proprio a lui.
Chi lo conosce parla di un uomo distrutto. D’Avanzo, su Repubblica, che di certo non ha mai condiviso larga parte delle opinioni e delle convinzioni di Boffo, gli ha dedicato le parole più toccanti, più dure, più sofferte che su questo caso siano state scritte o dette. E’ strano, nel momento in cui ti fanno a pezzi, ed i tuoi amici ti difendono con poche parole, a volte solo con telefonate private di cui tu stesso devi dare conto, ricevere pubblicamente sostegno, senza mezzi termini, da chi fino al giorno prima era a tutti gli effetti un avversario. Può succedere.
Può succedere, in un paese dove alle critiche non si risponde con il carcere, ma con l’infamia. Sui rapporti di Berlusconi con le escort, stanno intercettazioni, testimonianze dirette, fotografie. Sui rapporti tra Boffo ed i suoi amanti, abbiamo una anonima multa di cinquecento euro per molestie telefoniche, senza alcun altro fatto. Tuttavia alzi la mano chi, per cinque minuti, non ha pensato “e se fosse vero quello che ha scritto Feltri ?”. Qualcuno la alzerà. La maggior parte no, e Boffo lo sa. Sa che per la maggioranza degli italiani è ormai, nel migliore dei casi, un ipocrita.
A cinquant’anni, quest’uomo si trova a conoscere la parte più oscura, più volentieri ignorata del cristianesimo. Non quella di chi combatte per la difesa dei propri valori, e magari la vince su altre posizioni; quella di chi è umiliato, disprezzato, infamato e degradato. Non quella del martire lieto di morire per le proprie idee, orgoglioso della propria sofferenza, quella del colpevole che deve soffrire per espiare qualcosa che non capisce.

E Boffo non capisce, lo ha detto con chiarezza nella sua lettera d’addio. Io che c’entro ? Queste parole mi risuonano da ieri nella testa. Che c’entro ? Le sue critiche al premier, peraltro molto lievi, pubblicate sulla pagina della posta di Avvenire, possono costare tutto questo ? Si parla di strategie nei rapporti tra politica e vaticano, e Boffo ripete, io che c’entro ? Lo ha (forse, chissà) pure votato. E’ stato per quanto possibile – lo riconosce nella lettera d’addio – collaborativo con l’attuale maggioranza. E allora, perché ? Perché tanto fango, tanto odio, tanta volontà di devastazione ? La sua vita professionale è distrutta, il suo ruolo nel mondo cattolico è perduto, e lui ripete, perché proprio io ? Che c’entro ?

Ma a questa domanda una risposta c’è. Lei c’entra, direttore. C’entra, anche se non voleva entrarci. C’entra, perché c’entriamo tutti, volenti o nolenti. In ballo c’è qualcosa che riguarda ognuno di noi, come ha spiegato D’Avanzo. Nessuno può tirarsi indietro, perché il prossimo potrebbe essere lui. O qualcuno che gli sta a cuore. Meglio esserne consapevoli, per quanto possibile.

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