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Nero e arancio

Pubblicato da fadette [OPS] su 9/01/10


Circa un anno fa, era fine gennaio del 2009, passavo da Rosarno insieme ad altri amici, diretta ad una manifestazione a Reggio Calabria. Ormai a Reggio si va via autostrada, ma quel giorno l’A3 era bloccata per frana, ed il nostro autobus ci ha condotto fino a Rosarno dove avremmo dovuto prendere il treno.

Non era previsto, quel passaggio da Rosarno. Chi era con me si ricorderà di come ci siamo aggirati perplessi per la stazione, in attesa del treno. Cemento ovunque, case spesso mai finite, strade semivuote in quella domenica fredda di gennaio, in questo poteva assomigliare a tanti paesi dell’entroterra che conoscevamo. La cosa che però colpiva, era la quantità di giovani neri che incrociavamo un po’ dappertutto, strana in un luogo dove gli immigrati in genere non si fermano perché di lavoro non ce n’è. A Rosarno di lavoro evidentemente ce n’era. Un mio amico me lo ha segnalato: “la frutta…”.

Ricordo i volti di quei ragazzi, e l’ostilità che si respirava verso di loro. Non era difficile accorgersene. La frutta, ovvio. Erano lì per raccogliere gli aranci, i mandarini, l’oro profumato di una regione povera, così come in Puglia si fermavano a raccogliere i pomodori. Ho conosciuto in Puglia braccianti agricoli italiani, che facevano una vita faticosissima, e loro stessi dicevano che i pomodori erano il peggio, un lavoro da schiavi.

E schiavi parevano, quando li ho rivisti oggi sui giornali, quei ragazzi che dall’Africa erano venuti in Italia a dormire in grandi capannoni abbandonati, senza cessi, senza calore, pioggia a terra, la miseria oltre la miseria, al di là della miseria. Schiavi in rivolta, in questi giorni di gennaio, pieni di rabbia, per quei colpi di fucile sparati nella notte, spari che hanno trasformato il silenzio teso e gelato del gennaio di un anno fa in una guerriglia urbana, abitanti da una parte, immigrati dall’altra, polizia in mezzo.

La soluzione offerta da Maroni – che ha tuonato contro l’immigrazione clandestina ma si è opportunamente dimenticato che nei campi di frutta i clandestini in questione non ci stavano per farsi una gita – la si era già vista dopo gli scontri di Lampedusa, quando in una notte è stato dichiarato agibile uno stabile dismesso all’interno del Centro di Accoglienza Richiedenti Asilo (CARA) del S.Anna di Crotone, e battezzato, lo stabile in questione, Centro Identificazione ed Espulsione (CIE). Quando sono stata al S. Anna di Crotone, il CARA l’ho potuto visitare, il CIE no. Ci avevano già chiuso un centinaio di persone provenienti da Lampedusa. Ora ci chiuderanno centinaia di persone provenienti da Rosarno. Tornerà il silenzio per le strade, il silenzio nelle campagne.

Resterà il profumo di mandarini. Sembra che a volte fossero l’unico cibo che quei ragazzi, quegli uomini, finivano per mangiare.

Qualcuno li raccoglierà.

5 Risposte to “Nero e arancio”

  1. Lex detto

    Me lo ricordo quel giorno di Gennaio che siamo passati per Rosarno, ricordo la sensazione di Far West e di rabbia latente che aleggiava nell’aria. Un posto così vicino a quello in cui sono cresciuto e dove però non potevo capitare se non per caso.

    In questi giorni poi, aver sentito della rivolta, e di tutto il resto dalla Francia, ha reso tutto ancora più strano, mi ha fatto fare strani paralleli col fatto che le spedizione postale più veloce da qui in Italia ci mette un giorno salvo che per tre regioni: Sicilia, Sardegna e Calabria. Ora due sono isole e la terza? La terza è “isolata” dal tratto finale della salerno-reggio? Forse: scendendo in macchina da Bordeaux per Natale l’ho pensato anch’io, ma la SARC non è un ostacolo naturale ed allora qual’è il nostro problema?

  2. Ciao Lex, la SaRc – a riguardo della quale figurati se non son d’accordo con te – potrebbe essere oggetto di una tesi di laurea in sociologia, ma in questo caso il problema non è solo calabrese, purtroppo.
    Il problema sta nel fatto che gli schiavi sono sempre ben “tollerati”, per usare le parole del nostro ministro – tanto è vero che queste stesse persone si facevano la raccolta delle olive in Puglia, della frutta a Rosarno, dei pomodori in Campania (su questo in rete dovrebbe ancora circolare l’inchiesta fatta da Gatti sull’Espresso) – fino a quando un bel giorno non diventano violenti.
    Il problema è che un ministero degli interni non dovrebbe “tollerare”, ma (a costo di mandare l’esercito, che se tanto lo mandano a pattugliare le strade, può fare anche questo), controllare che queste persone abbiano contratti per stagionali in regola, dormano in luoghi adeguati e vengano pagati secondo tariffa sindacale, ovvero 7 euro l’ora, non 20 euro per 14 ore se va bene.
    Ovviamente è meglio minacciarli con le armi se protestano, la criminalità organizzata è fatta apposta. Peccato poi che si scateni la guerra civile, che gli immigrati brucino le auto, devastino le strade, ed il ministero si accorga di averli “tollerati” troppo.
    Stessa cosa vale per gli enti locali, che giocano a scaricabarile con il ministero.
    Ed è solo un problema del sud ? Lasciando stare l’immigrazione clandestina, secondo Saviano il sottosuolo della Campania è pieno dei rifiuti tossici provenienti dai distretti industriali del nord-est (ed anche qui, quando arrivavano, chi li seppelliva a mani nude per ridurre i costi?). Ovviamente se le aziende nordiche avessero dovuto smaltirseli secondo regola gli sarebbe costato un botto, smaltirli via camorra era molto meno costoso. C’è un’economia che funziona in questo modo, dove con gli schiavi, dove approfittando di altre opzioni offerte dal territorio.
    Poi c’è la provincia autonoma di Trento, dove la raccolta delle mele funziona a 7 euro l’ora, con dormitori attrezzati per gli stagionali, e funziona. Non è che i trentini sono andati tutti in rovina.
    Non so, ci sono tante cose che mi fanno male, in questa storia. Qualcuno mi ricordava che nel dopoguerra la piana di Rosarno ha visto le lotte dei braccianti comunisti per il possesso della terra e della frutta, per dividere in singoli lotti i latifondi fra i lavoratori e poter vivere dignitosamente. E poco più o poco meno di una generazione più tardi, in quei lotti ci lavorano neri in condizione di semischiavitù… ?

  3. Ovviamente qualcuno potrebbe replicare che a 7 euro l’ora ci sarebbe pieno di italiani ben disposti per questo lavoro… e che in effetti anche i braccianti italiani raramente sono pagati come dovrebbero, anche se non ai livelli degli africani.

    Infatti in trentino a raccogliere le mele ci sono anche italiani, e perfino tedeschi, in genere studenti che arrotondano in questo modo, un paio di studenti italiani che lo facevano li ho conosciuti anche io. Ma pagati 7 euro l’ora, con assicurazione e contratto stagionale…

  4. enzo detto

    Il problema centrale rimane sempre il governo del sud, che spesso non significa governo Italiano.
    La giurisdizione del ministro degli interni la’ ancora non arriva, e la guerra per la conquista del sud, tra mafia e Italia e’ in corso da 150 anni ed anche chi in passato aveva usato realmente l’ esercito per coem va usato di solito, non era riuscito a sconfiggerla.
    Qualcosa sembra stia cambiando, ma forse Rosarno stava bene cosi’, con la mafia che consentiva guadagni in nero usando quella gente come schiavi.

    Del resto quando vengono fatte imponenti campagne per convinvcere la gente ad accettare un cambiamento, raramente viene fatto per filantropia, e l’immigrazione senza coordinamento credo sia uno di questi casi.

  5. Non so, Enzo. Sotto alcuni aspetti le cose sono più complesse. Dire che la giurisdizione del ministero degli interni al sud non arriva forse è un po’ eccessivo. Non mi pare che negli aranceti di Rosarno o nei campi di pomodori pugliesi sia mai arrivata, questo sì. Il che non toglie che un tentativo di farcela arrivare, avrebbe reso meno urticanti le dichiarazioni di Maroni. L’assenza di questo tentativo brucia. E guarda, per una volta non parlo solo del ministro degli interni leghista, ma anche di un presidente di regione di centrosinistra, che si è svegliato anche lui tutto ad un tratto, come se oggi solo scoprisse chi è che raccoglie frutta e pomodori in Calabria…
    Ovviamente a chi sfruttava quei ragazzi le cose andavano bene così. E no, temo che non cambierà assolutamente nulla, purtroppo. Temo che cambieranno solo le facce degli schiavi, probabilmente. Questi si sono ribellati e non vanno più bene, ne arriveranno altri più docili, più spaventati, forse. Chissà. Resta il fatto che non una parola è stata spesa dal ministro sul fatto che quei ragazzi lavorassero 14 ore al giorno per 20 euro si e no. Ci sono le regionali fra poco, parlare contro l’immigrazione clandestina è sempre fonte di consenso, dire che gli immigrati sono stati sfruttati facendoli lavorare come bestie, prendersela con gli sfruttatori e le reti di clientele ad essi collegate… molto meno… tanto più giustificare perché non si è fatto niente contro di esse… (ripeto, non vale solo per Maroni).

    Per ciò che riguarda il resto, la guerra tra Mafia e Italia è una questione annosa. Per Italia intendi stato italiano ? Non so, mi viene da pensare che la guerra alla mafia lo stato l’ha fatta, in alcuni periodi molto di più, in altri molto meno, anche a seconda dei governi…
    forse se 150 anni fa il sud avesse vissuto lo stato italiano diversamente da un esercito di occupazione straniero, le cose avrebbero potuto essere più semplici… se lo stato unitario non avesse spinto i ragazzi meridionali a fare i briganti per non arruolarsi in un esercito di cui non comprendevano neppure la lingua, se durante la caccia ai briganti non avesse dato fuoco ad interi paesi, forse il rapporto dei meridionali con lo stato avrebbe potuto essere di fedeltà, e non di ostilità, cosa su cui la mafia ha giocato…
    se in anni assai più recenti fosse stato costruito un sistema di tutele sociali serio, invece di sostituire gli ammortizzatori sociali con la distribuzione a pioggia di pensioni di invalidità, abituando la gente a considerare un favore estorto con l’abuso quello che avrebbe potuto essere un diritto… chissà…
    Come dici tu, non è filantropia, uno stato non fa filantropia. Un governo si costruisce un consenso per poter continuare a governare, non agisce mai per mera beneficenza, ma sulla base di un progetto politico, e le scelte che fa per costruirselo possono incidere pesantemente su tutto un paese. In un senso o nell’altro.

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