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Come è triste il corteo delle donne contro la violenza

Pubblicato da angela padrone su 24/11/07

Oggi a Roma c’è stata una grande manifestazione di donne contro la violenza, lo stupro. Hanno anche contestato le ministre e altre politiche di destra. Complimenti! Grande prova di forza delle donne, quasi un ritorno alla grande del movimento femminista, dirà qualcuno. E che brave a non farsi prendere in giro da queste “politiche” della casta, no?!.

No,  io non sono d’accordo. Questa manifestazione secondo me è veramente triste. E spiegherò rapidamente perché.

Perché credo che sarebbe ora che noi donne ci dessimo degli obiettivi un po’ più ambiziosi. Non è possibile che stiamo ancora lì a dire no allo stupro! Questo è scontato, dovrebbe essere scontato. Se poi ci sono le violenze difendiamoci, chiamiamo la polizia, i carabinieri, denunciamo. Ma se questo non basta non è possibile esserne anche orgogliose. Non è possibile darsi degli obiettivi così minimalisti!  Invece pare che il problema vero delle donne, dopo 40 anni, sia ancora “scendere in piazza” per parlare di temi legati alla fisicità.

Cadiamo ancora nella trappola degli uomini, (non tutti) che sempre della nostra fisicità parlano, non di altro. Ma quando in una riunione una donna interviene, allora  a malapena la stanno a sentire. Penso che se le donne continuano così non combineranno mai niente. E’ ovvio che poi una donna al potere viene  considerata una bestia strana. Cominciamo a porci degli obiettivi più “alti”, cominciamo a contestare una organizzazione della società secondo logiche maschili, scendiamo in piazza, che so, contro le guerre (magari quelle definite portatrici di pace) . Scendiamo in piazza per poter “parlare”, facciamo ascoltare di più su argomenti disparati. Non parliamo sempre del nostro corpo! Mi sembra una giornata veramente triste.

vedi anche angela padrone su cambiamondo

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Tra test-scandalo all’università e il lavoro difficile: che fare…

Pubblicato da angela padrone su 14/09/07

precariecontentibuona1.jpgVorrei dare una notizia e raccontare una storia. La notizia: è uscito in libreria il mio libro “Precari e contenti”, Marsilio editore, titolo provocatorio per una raccolta di storie su giovani che in qualche modo si sono districati nel difficile mercato del lavoro. L’obiettivo è di dare qualche idea, suggerimento e anche speranza a chi cerca una propria strada e anche lottare contro i luoghi comuni.

La storia riguarda sempre i giovani, il lavoro e la vicenda dei test di ammissione all’università. Il caos che si è scatenato si ricollega a quello che avevo deplorato, in piccolo, nel caso degli esami dei privatisti. Che razza di Paese è quello in cui la gente copia in massa, i test sono sbagliati, non ci sono certezze? nella maggior parte dei paesi occidentali a nessuno verrebbe mai in mente una cosa simile. I meno raccomandati, quelli che vengono da famiglie meno attrezzate, ma che avevano studiato duramente per mesi e anni si sentiranno cornuti e mazziati. Ma spero per loro che riusciranno ad andare avanti comunque, anche se capisco che chi sta “in mezzo” possa essere penalizzato anche pesantemente.

La nipote di una mia amica, ragazza molto motivata e tosta, che vive e finora ha studiato in una cittadina calabrese, ha partecipato alle selezioni per l’ammissione a varie facoltà private di medicina: il Campus biomedico di Roma, il San Raffaele di Milano e anche un’altro istituto che mi pare sia a Urbino. Le avevo detto: guarda che è una strada lunga e difficile… E lei mi aveva risposto: non mi importa, io sono disposta a farlo, lo voglio fare a tutti i costi. E’ passata in tutte le selezioni, è arrivata tra i primi classificati in tutte le graduatorie e ora ha solo l’imbarazzo della scelta. Sarà lei a decidere dove studiare. Come si vede, chi ha la testa dura…mai arrendersi! Complimenti.

angela padrone

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Un Comitato in difesa della legge Biagi: discutiamone senza pregiudizi

Pubblicato da angela padrone su 22/08/07

E’ nato il sito del Comitato in difesa della legge Biagi. Aderiscono personaggi di tutti i partiti e di vari schieramenti. Io credo che possa essere utile a discutere di un tema troppo spesso usato come una bandiera, sia da chi la difende sia da chi la accusa di tutto il male del mondo del lavoro. La legge Biagi è diventata un luogo comune, così come il precariato, trasformato spesso in macchietta. Tutto ciò non fa bene a nessuno, soprattutto non aiuta chi è in difficoltà nel mondo del lavoro. Tutto si può migliorare, ma non facendo le guerre di religione. Sarebbe invece utile discutere cosa c’è che non va nel mercato del lavoro, cosa si può migliorare e cosa, soprattutto, è rimasto fin troppo nel libro dei sogni e andrebbe finalmente realizzato. [...]

angela padrone

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La Messa a volte mi fa arrabbiare, ma quella in latino mi imbestialisce…

Pubblicato da angela padrone su 15/07/07

E’ domenica. Non sono credente, non pratico nessuna religione, caso mai l’ateismo. Sto leggendo, con un certo divertimento, il libro di Piergiorgio Odifreddi (matematico) “Perché non possiamo dirci cristiani (e meno che mai cattolici)”, Longanesi. Però mi capita di entrare in una chiesa, di tanto in tanto, e mi è capitato anche recentemente di partecipare a funerali e battesimi. Perciò non rimango indifferente alla riabilitazione della messa in latino, voluta da Papa Ratzinger.

Non sono immune al richiamo dei riti. Suscitano in me un misto di rabbia e ammirazione: capisco il fascino che esercitano sulla mente delle persone. Attraverso di essi si sentono rassicurate, soprattutto nei momenti di passaggio della vita e della morte. I riti assicurano coesione sociale e consolano, nelle circostanze più impossibili. A un funerale, recentemente, ho visto tra le persone più commosse proprio degli atei: di fronte alla morte loro sono, noi siamo, inconsolabili. Gli altri credono, sperano, se ne fanno una ragione.
Papa Ratzinger con la messa in latino intende “riunire” la cosiddetta comunità dei fedeli. Secondo alcuni commentatori il rito antico avvicina ad un’esperienza mistica. Bè, tutto ciò mi mi fa ribollire il sangue. Se c’è una cosa che faccio durante queste messe alle quali mi capita di assistere, è di ascoltare le parole. Le parole della liturgia, le parole delle preghiere, le parole del prete. E nulla di tutto ciò mi lascia indifferente.

La lettura del vangelo spesso mi commuove per la sua umanità, ma mi fa anche arrabbiare perché penso che la Chiesa nei millenni ha mille volte tradito le parole e l’esempio di Gesù di Nazareth. Le omelie dei preti come sempre sono soggette al valore e al metro umano, in base a chi le pronuncia, ma la rassegnazione che induce la liturgia mi fa un po’ imbestialire. Perché, essendo la vita unica, credo che dovremmo darle più valore, dovremmo accettare meno le ingiustizie, le ruberie, le furbizie, le cattiverie.
Quindi, se la messa può mai avere un senso, un senso umano, è solo quello di “parlare” al cuore degli uomini, di indurli a guardarsi dentro e a guardare accanto a sé, vedere un vicino che come noi tutti spera e soffre. Sempre che alle messe qualcuno ascolti e non segua semplicemente il rito come un puro suono.
Con la messa in latino, invece, si perde proprio la dimensione umana. Visto che il latino nessuno lo capisce, la messa, le parole, tutto si trasforma in suono, ci si appella al senso più profondo della massa, all’istinto primordiale dell’uomo che si fa ipnotizzare da un rituale collettivo. Il prete certo non si fa pecora vicino alle sue pecorelle, non è umile tra gli umili, ma gira le spalle a chi  segue la messa. Se al posto dell’altare dedicato a Gesù Cristo ci fosse il vello d’oro di biblica memoria, non ci sarebbe nessuna differenza. La messa in latino ristabilisce tutti i simboli e le distanze che sono proprie del potere. E’, sempre, il latinorum di Manzoni (che era un vero cristiano), fatto per gabbare gli sprovveduti.  (E scusate se tutto ciò lo dice una laica).

angela padrone
 

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Mandiamo una mail a Damiano: pensate ai giovani invece che allo scalone

Pubblicato da angela padrone su 3/07/07

Mandate questa mail al ministro Damiano: no all’abolizione dello scalone, pensate ai giovani.
Per molti giovani, in realtà, non sarà un tema appassionante. Lo scalone. Una roba che interessa i quasi sessantenni. Vogliono che la legge che alza l’età pensionabile a 60 anni (lo scalone) sia abolita per poter andare in pensione prima: a 57 anni. E va bè – direte voi – aboliteglielo ‘sto scalone, no? Sapete quanto costerà al sistema previdenziale l’abolizione dello scalone? Sette miliardi. E chi li pagherà questi sette miliardi? E’ semplice, cari ragazzi: li pagherete voi, con il vostro lavoro e i vostri lauti guadagni. Quindi, ricapitolando: i 57enni vogliono risparmiarsi tre anni di lavoro e andare in pensione subito, con il 75-80% dell’ultimo stipendio. Questo “sconto” di tre anni costa sette miliardi, che andranno presi dalle casse pubbliche e che, negli anni, dovranno essere pagati con le tasse di quelli che lavorano, in particolare i più giovani. Ultimo particolare: ammesso che riusciate a versare i contributi, anche voi giovani, un giorno, pensate di andare in pensione. Bè, la legge prevede già oggi che non ci andrete prima dei 65 anni. Se poi la situazione del bilancio pubblico e l’allungamento della vita media si imporrà, l’età pensionabile potrebbe essere ulteriormente alzata, come è successo già in Germania, dove veleggiano verso i 70 anni. In più, va detto, la modifica del sistema di calcolo, fa sì che già gli attuali quarantenni prenderanno come pensione non più del 50% dell’ultimo stipendio. Gli altri scenderanno ancora, probabilmente verso il 45 – 40%. Spero che i numeri non vi spaventino…invece sì, vi devono spaventare! Si sta consumando l’ennesima iniquità tra generazioni. I sindacati difendono solo i 50 enni. Allora, visto che i giovani spesso si lamentano, questa è una buona occasione per farlo: lamentatevi e fatevi sentire, perché voi al tavolo delle trattative governo- sindacati non ci siete! Proviamo a mandare tutti una mail al ministro Damiano: una, due, tre… centomila (magari). Non potrà non tenerne conto, visto che lui stesso e altri ministri nel governo hanno mostrato già alcune perplessità. Aiutiamo il governo a resistere alla pressione dei privilegiati. Lasciamo la possibilità di andare in pensione prima solo a chi lavora in fabbrica, su base volontaria. E basta. Quei sette miliardi, se proprio si vogliono spendere, si diano ai giovani per la disoccupazione, i contributi figurativi, la formazione…o ai vecchi non autosufficienti, dimenticati da tutti e senza voce. Perciò [...]

angela padrone

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Se il finto malato ti ruba il lavoro

Pubblicato da angela padrone su 27/06/07

finto-malato.jpgQuanti giovani, magari con un lavoro ancora incerto, lavorano anche quando stanno male? Quante donne lavorano fino alla fine della maternità e anche subito dopo, magari perché hanno un lavoro autonomo, sono professioniste, o comunque tengono a quello che fanno? Ho visto giornaliste sgobbare come pazze (anche troppo) fino al nono mese…senza arrivare al caso di una mia collega che girava in motorino, con la pancia ormai da parto!
Bene, cosa pensate voi di queste persone che invece si danno malate, bloccano gli ospedali, fermano i trasporti pubblici? E’ successo in questi giorni in tre ospedali romani: il Pertini, il San Filippo Neri, e il Grassi di Ostia. E’ successo sui mezzi della Transvesuviana a Napoli. In passato è successo a hostess e steward dell’Alitalia. Epidemie per protestare. Assenze che gravano sugli utenti, sui malati, e sui colleghi onesti.
Certamente quelli che lo fanno hanno le loro ragioni. “E che ragioni forti….!” diceva il servitore di Don Giovanni per giustificare i tradimenti del suo padrone. Vorrei vedere che neanche avessero delle ragioni …..
Ma sono sicura che l’Italia è piena di giovani che non stanno a casa per ripicca e che pagano tutto il loro biglietto da pendolare, anche se guadagnano poco. Che hanno paura di perdere il posto. A queste persone si chiede giustamente di essere flessibili. Ma non dovrebbero essere i primi a chiedere che le tutele di altri siano un po’ meno forti? Perché ci devono essere lavoratori intoccabili e lavoratori flessibili? Il dilemma è questo. E io non sto dalla parte di chi dice che la flessibilità non deve esistere.
E’ di due giorni fa il piano della commissione lavoro della Ue che chiede licenziamenti più facili, accompagnati da misure di protezione sociale, per sostenere la mobilità. E quindi rendere più facili le nuove assunzioni.

angela padrone

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La maturità, i privatisti e il “merito” calpestato

Pubblicato da angela padrone su 20/06/07

Evviva il merito. Premiare chi studia, chi si dà da fare…Parole sacrosante, ma come si può pronunciarle in una paese che nel giorno dell’esame di Stato, sballotta alcuni esaminandi qua e là per la Capitale d’Italia, e non consente loro di sostenere la prova? Questa è la società del merito?
A Roma è successo veramente. Oggi, centinaia di ragazzi sono arrivati da altre città italiane per fare l’esame di maturità. Da privatisti. Era certamente uno dei momenti pirincipali della loro vita. E farlo da privatisti è più difficile, più pesante che per gli altri. In questo paese però può succedere anche questo: che allo studente trepidante, e che ha fatto di tutto e di più, come si può immaginare, per arrivare stamattina alle otto a fare la prima prova dell’esame, con il suo pesante vocabolario sotto il braccio, sia negata, sul più bello, la possibilità di entrare e sedersi con gli altri. E’ successo all’istuto Kennedy, nel centro di Roma, e all’istituto Nobel.
Perché? Come può avvenire una tale mostruosità? Il motivo è la solita burocrazia, che tra l’altro si accorge delle cose solo all’ultimo momento: i privatisti non possono essere più di una certa percentuale degli studenti non privatisti, in ogni scuola. E ci deve essere un certo rapporto tra insegnanti e studenti presenti. In mancanza, andavano divisi tra altre sedi. Quelli che non ce l’hanno fatta oggi, probabilmente avranno una possibilità di recupero nei prossimi giorni.Speriamo. Ma immaginate il loro stato d’animo. Che testimonial che diventeranno nella società del Merito!

angela padrone

Pubblicato in: angelica3000 | 19 Commenti »

 
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