Osservatore Politicamente Scorretto

Diario, Attualità, Opinioni, Citazioni, Racconti, Scienza, Cultura, Rassegna Stampa

Archivio per la categoria ‘Attualità’

Stasera che se ne è andato…

Pubblicato da fadette [OPS] su 13/11/11

Stasera che se ne è andato, che a guardarlo è solo un vecchio stanco e amaro. E basta.
Stasera che se ne è andato, che forse è un crepuscolo, non un’alba, che c’è rabbia e paura, più ancora che festa. Ci sono troppi ricordi intorno a quel vecchio stanco. Ricordi di leggi infrante e ricostruite ad personam. Di un’economia nazionale demolita per arricchire singoli. Di migranti annegati fra gli scherni dei suoi alleati, di sopravvissuti respinti nelle prigioni dell’allora amico libico, o rinchiusi per mesi senza aver commesso reati. Di ricercatori senza lavoro, di università senza ricerca, di disoccupati senza speranza. Di giovani che son scappati all’estero e di altri che non ci son riusciti. Di ammalati senza cure e di terremotati senza casa. Di dittatori abbracciati e poi rinnegati, di orge a spese dello stato. Di minorenni prostituite e di prostitute mantenute dai soldi pubblici. Di un parlamento diventato mercato e di battute che non facevano ridere. Di aggressioni mediatiche, censura, televisioni a senso unico.
E poi basta, che stasera deve essere anche festa. Perché domani sarà dura e dopodomani pure, perché non sappiamo cosa verrà, perché i dubbi sono tanti e le incertezze pure, ma stasera beviamo e basta.
All’addio a lui, alla sua corte dei miracoli. Alla speranza che ad andarsene, più faticosamente, sia il sistema che si lasciano alle spalle, in un paese deluso e disilluso, dove in tanti hanno la responsabilità di aver contribuito a tutto questo.
Oggi comunque lui se ne va. La sua corte pure.
On commence et puis on voit.

Pubblicato in: Attualità | Lascia un commento »

Di immagine e di dignità

Pubblicato da fadette [OPS] su 31/01/11

Sul Corriere della Sera, un editorialista scriveva, poche settimane fa: «Una donna che sia consapevole di essere seduta sulla propria fortuna e ne faccia –diciamo così– partecipe chi può concretarla non è automaticamente una prostituta. Il mondo è pieno di ragazze che si concedono al professore per goderne l’indulgenza all’esame o al capo ufficio per fare carriera. Avere trasformato in prostitute –dopo averne intercettato le telefonate e fatto perquisire le abitazioni– le ragazze che frequentavano casa Berlusconi, non è stata (solo) un’operazione giudiziaria, bensì (anche) una violazione della dignità di donne la cui sola colpa era quella di aver fatto, eventualmente, uso del proprio corpo».

Giocare con le parole non sempre aiuta. Queste donne che «sono sedute sulla loro fortuna» e «ne rendono partecipe chi può concretarla» non sono state trasformate in prostitute dai giudici che le indagano, bensì dal professore che regala loro l’esame in cambio dei loro favori, dal capoufficio che regala loro la carriera, dall’uomo che in qualsiasi modo o forma le compra. Quel concretare la fortuna su cui si è sedute ricorda troppo le arrampicate sugli specchi cui si sono abbandonati i membri meno degni –da un punto di vista religioso– della Compagnia di Gesù quando dovevano giustificare a tutti i costi i comportamenti dei regnanti dell’epoca. Diciamolo in altre parole, meno elaborate: «avete un bel culo, usatelo per ottenere quello che volete, anche se non vi spetta, anche se spetterebbe ad altri che hanno studiato per passare l’esame, che hanno lavorato come muli per fare carriera. Tanto non è prostituzione». Ed invece lo è. Lo è perché chi scrive, chi pensa queste cose, senza rendersene conto, sta dicendo alle donne che se han un bel culo non importa che abbiano cervello, intelligenza, talento. Che prendere una laurea con un bel voto conta meno di quanto non conti saper vendere il proprio corpo, in un paese in cui le donne che studiano, con dottorati di ricerca, specializzazioni, titoli, sono spesso ridotte a lavori dequalificati da meno di mille euro al mese, mentre se avessero pensato di offrirsi a chi di dovere (sempre se belle) avrebbero guadagnato in un mese quel che ora vedono in un anno. Non è questo il paese che voglio mostrare a mia figlia. E pazienza se sono moralista, perbenista. Se penso ancora che donne ed uomini debbano avere pari opportunità, che vendere il proprio corpo o la propria anima, per entrambi i sessi, non sia una vera opportunità.

Ed è ancora peggio se un discorso del genere viene fatto a chi ritiene di non avere altro che il proprio culo per sopravvivere, chi non ha famiglia, né sostegno affettivo, emotivo, chi non ha mai avuto qualcuno che da bambina la forzasse a fare i compiti e le leggesse libri per addormentarla. L’Italia è piena di ragazzine prive di tutto, di autostima prima che di altro. Con quale forza si continuerà ad andare nei quartieri degradati, nelle case-famiglia per minori, per dire a delle graziose adolescenti di sedici, diciassette anni, ma anche a belle giovani donne di diciotto o vent’anni, di lottare per prendere un diploma che (forse) le porterà ad una borsa lavoro di cinquecento euro al mese, quando l’alternativa sono migliaia di euro in regali? E per cosa poi ? Solo per aver “fatto uso del proprio corpo” (eventualmente). Il guaio è che il prezzo è un po’ più alto. E riguarda una dignità che non è di un paese, ma è la propria, quella individuale, quella che viene calpestata da una compravendita, e che non si recupera poi facilmente. Certo, basterebbe che “l’offrire a chi può concretarla, la fortuna su cui si è sedute” non venisse più chiamata prostituzione. Se non la chiami così, se non la nomini proprio, non esiste. Non esiste per le donne giovani e belle, non esiste per i parlamentari la cui fortuna risiedeva nel proprio scranno a Montecitorio da offrire il giorno della fiducia ad un premier in difficoltà, ad un ministro che lascia distruggere per incuria una bellezza che perfino un vulcano ha risparmiato congelandola nel tempo. Per un paese dove troppa gente sta dicendo che tutto questo è normale. Salvo poi lamentarsi se qualcuno che ha un corpo più bello, un parente più importante, un potere di scambio maggiore ottiene quello che si sperava per sé. O per il proprio figlio, marito, amico. E parlare brutalmente di codici etici, e di puttane.

Pubblicato in: Attualità, fadette, Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , , | 1 Commento »

A Piero Ostellino

Pubblicato da aggelos [OPS] su 30/01/11

Piero Ostellino dice di sé di essere un liberale scomodo. Se il sostantivo può magari essere contestato, è invece difficile non riconoscere l’aggettivo a taluni suoi commenti. In particolare ha fatto scalpore quello, pubblicato sul Corriere della Sera di qualche giorno fa, in cui parlando de «l’immagine e della dignità del Paese», ha concluso delle considerazioni che condivido con una difesa delle ragazze coinvolte nell’inchiesta dalla «barbarie» di un epiteto per «la [...] sola colpa [...] di aver fatto, eventualmente, uso del proprio corpo». L’articolo seguiva uno dedicato alla privacy dei frequentatori del Presidente del Consiglio, alle «libertà individuali» di chi entra in contatto con lui; sono preoccupazioni squisitamente libertarie che mancano del tutto il punto che se fosse pubblicato l’elenco delle telefonate di Obama o di Cameron, e vi fossero un sacco di donne, dei primi e delle seconde non si penserebbe che l’oggetto delle telefonate è sessuale. Di Berlusconi, si. E questo non per preconcetto, ma per le risultanze dell’inchiesta che, come Ostellino, spero anch’io vengano dibattute nell’unica sede legittima, il Tribunale, quello comune. Insomma, non è il giornalista parlandone a fare di qualcuno un ladro, ma l’azione del furto. E qui di azioni ce n’è a sufficienza per giudizi, come riconosce Ostellino, potenzialmente «devastanti».

Ostellino ha controreplicato dipoi citando Machiavelli, Bobbio e Croce, e la differenza fra essere e dover essere. Insomma, l’ha buttata in filosofia. ed a questo punto la risposta diventa necessaria, e dev’essere il più possibile precisa.

L’argomento di Ostellino può essere ridotto (mi corregga se sbaglio) al fatto che l’essere deve essere preferito al dover essere, e che nell’essere, da che mondo è mondo, in tanti si comportano in questo modo. Insomma, chiudiamo un occhio sul caso Berlusconi perché il comportamento è n uso; smettiamo di parlar di B. per parlare di un sistema.

Ora, anche per Machiavelli, Spinoza ed Hegel, i massimi filosofi della razionalità dell’essere, il fatto che esistano i ladri non toglie senso alla legge che punisce il furto; fuor di metafora, il comportamento di quelle donne potrà anche essere comune, può però non essere né normale né legale. Non parlo qui di moralità, alla maniera di Kant («se fosse morale, allora tutte dovrebbero farlo») perché Ostellino parla di legalità e non di moralità. Non parlo di moralità, per la quale sarei anche indulgente verso B. ed i suoi piaceri, ma di legislazione. Ora, se il principio della legislazione è l’utilità collettiva non della singola norma ma del complesso di norme (definizione accettabile per un liberale quale Stuart Mill), io sostengo che il fatto che «da che mondo è mondo, se si dovessero pubblicare le generalità di uomini e di donne dediti a certi esercizi non basterebbero le pagine degli elenchi telefonici», il fatto che «Il mondo» sia «pieno di ragazze che si concedono al professore per goderne l’indulgenza all’esame» non può essere legale se non riguarda soltanto due individui maggiorenni e consenzienti, ma anche individui terzi, danneggiati dalla pratica, la cui tutela aumenta l’output del sistema, e giustifica dunque filosoficamente la condanna legale (e non morale). In altri termini: se sono donna, e la mia collega, concedendosi, fa carriera, sono danneggiata io che ho titoli migliori (nel senso che interessano la collettività, e non il vecchio sporcaccione per 10-20 minuti), sono danneggiata doppiamente perché a questo punto se il comportamento si diffonde diventa legittimo per il professore pensare che se le altre, per andare avanti, ci stanno, allora non si vede perché io non ci debba stare, ed infine viene danneggiata la collettività, visto che magari diventa medico chi ha, come unico titolo, fatto sesso un certo numero di volte con un certo numero di persone, e non chi sa curare.

Il discorso, sinteticamente, è quello del doping. Se uno si dopa va più forte; gli altri sono danneggiati nel senso che perdono, ed anche nel senso che se non si adeguano, continuano a perdere. Insomma, la loro libertà di non doparsi viene lesa in nome della libertà di qualcun altro di far fortuna usando doti diverse da quelle che andrebbero valutate nella corsa. Il discorso è quello della corruzione, dove se chi corrompe va avanti, chi merita per le proprie doti resta danneggiato, e con lui la collettività. E non ditemi che questo non danneggia l’immagine e la dignità di un Paese.

Insomma, se nel caso del doping il pubblico non subisce alcun danno, io chiedo a Piero Ostellino: lei sarebbe tranquillo se l’anestesista che l’addormenta prima di un’operazione chirurgica ha quel lavoro perché si è conquistata l’indulgenza del professore la sera prima dell’esame, un certo numero di volte? Mi risponda si, ed io non le crederò.

P.S.: e per favore, la prossima volta non tiri per la giacchetta un Machiavelli conosciuto scolasticamente (lei cita il Principe, non conosce i Discorsi), e più ancora un Bobbio ed un Croce, per difendere l’entourage del premier in questa sporca vicenda. Grazie. Sentitamente grazie.

Pubblicato in: aggelos, Attualità, Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , | 21 Commenti »

J’accuse alla spagnola

Pubblicato da fadette [OPS] su 1/05/10

Lascio il link alla traduzione italiana di un articolo apparso su EL PAIS qualche giorno fa. Vale la pena leggerlo.

http://italiadallestero.info/archives/3602

Il j’accuse di Zola fece scalpore in Francia, in Italia aspettiamo che siano gli spagnoli a farne uno per noi, e (finora) la notizia è apparsa giusto su un paio di giornali locali, molto locali.

Angelica non ha ancora diciotto anni. Rom, proveniente dalla Romania, analfabeta, con precedenti per furto. Leggendo quell’articolo viene il dubbio che qualcuno, nel silenzio e nella sicurezza dell’impunità, stia cercando di rubarle quattro anni della sua giovane vita, che vale così poco. Il dubbio…

Leggete per favore.

Pubblicato in: Attualità, fadette | 2 Commenti »

Nero e arancio

Pubblicato da fadette [OPS] su 9/01/10

Circa un anno fa, era fine gennaio del 2009, passavo da Rosarno insieme ad altri amici, diretta ad una manifestazione a Reggio Calabria. Ormai a Reggio si va via autostrada, ma quel giorno l’A3 era bloccata per frana, ed il nostro autobus ci ha condotto fino a Rosarno dove avremmo dovuto prendere il treno.

Non era previsto, quel passaggio da Rosarno. Chi era con me si ricorderà di come ci siamo aggirati perplessi per la stazione, in attesa del treno. Cemento ovunque, case spesso mai finite, strade semivuote in quella domenica fredda di gennaio, in questo poteva assomigliare a tanti paesi dell’entroterra che conoscevamo. La cosa che però colpiva, era la quantità di giovani neri che incrociavamo un po’ dappertutto, strana in un luogo dove gli immigrati in genere non si fermano perché di lavoro non ce n’è. A Rosarno di lavoro evidentemente ce n’era. Un mio amico me lo ha segnalato: “la frutta…”.

Ricordo i volti di quei ragazzi, e l’ostilità che si respirava verso di loro. Non era difficile accorgersene. La frutta, ovvio. Erano lì per raccogliere gli aranci, i mandarini, l’oro profumato di una regione povera, così come in Puglia si fermavano a raccogliere i pomodori. Ho conosciuto in Puglia braccianti agricoli italiani, che facevano una vita faticosissima, e loro stessi dicevano che i pomodori erano il peggio, un lavoro da schiavi.

E schiavi parevano, quando li ho rivisti oggi sui giornali, quei ragazzi che dall’Africa erano venuti in Italia a dormire in grandi capannoni abbandonati, senza cessi, senza calore, pioggia a terra, la miseria oltre la miseria, al di là della miseria. Schiavi in rivolta, in questi giorni di gennaio, pieni di rabbia, per quei colpi di fucile sparati nella notte, spari che hanno trasformato il silenzio teso e gelato del gennaio di un anno fa in una guerriglia urbana, abitanti da una parte, immigrati dall’altra, polizia in mezzo.

La soluzione offerta da Maroni – che ha tuonato contro l’immigrazione clandestina ma si è opportunamente dimenticato che nei campi di frutta i clandestini in questione non ci stavano per farsi una gita – la si era già vista dopo gli scontri di Lampedusa, quando in una notte è stato dichiarato agibile uno stabile dismesso all’interno del Centro di Accoglienza Richiedenti Asilo (CARA) del S.Anna di Crotone, e battezzato, lo stabile in questione, Centro Identificazione ed Espulsione (CIE). Quando sono stata al S. Anna di Crotone, il CARA l’ho potuto visitare, il CIE no. Ci avevano già chiuso un centinaio di persone provenienti da Lampedusa. Ora ci chiuderanno centinaia di persone provenienti da Rosarno. Tornerà il silenzio per le strade, il silenzio nelle campagne.

Resterà il profumo di mandarini. Sembra che a volte fossero l’unico cibo che quei ragazzi, quegli uomini, finivano per mangiare.

Qualcuno li raccoglierà.

Pubblicato in: Attualità | 5 Commenti »

Il piccolo matematico e l’Ayatollah

Pubblicato da fadette [OPS] su 1/11/09

Mahmoud Vahidnia e’ uno studente iraniano, il mese scorso ha vinto le olimpiadi di matematica del suo paese. E’ poco piu’ che un adolescente, un viso da ragazzino, occhiali, un filo di barba appena accennata. Qualche giorno fa sedeva al fianco di Khamenei, nel corso di una cerimonia pubblica in cui l’ayatollah incontrava i migliori studenti, sotto i riflettori della televisione nazionale.

Quel che segue lo hanno diffuso via cellulare, le televisioni iraniane lo hanno censurato. Hanno censurato Mahmoud che durante il suo intervento si rivolgeva direttamente a Khamenei.

“Voglio dirle alcune cose. Perchè nessuno può permettersi di criticarla in questo Paese? Non è ignoranza questa?”.

E ancora:

“Lei ritiene di non fare errori? Perchè l’hanno trasformata in una sorta di idolo irraggiungibile che nessuno può sfidare?”.

Khamenei, preso alla sprovvista, ha detto che “le critiche sono sempre ben accette”.

Peccato che da giorni di Mahmoud non si sappia piu’ niente. E che poco, troppo poco si sappia del suo coraggio, ancora.

Pubblicato in: Attualità | Lascia un commento »

Se voi taceste urlerebbero le pietre

Pubblicato da fadette [OPS] su 6/09/09

Non ho ancora completamente abbandonato la speranza che Bossi e Calderoli stiano mentendo. Che durante il loro incontro con Bagnasco, il presidente della CEI abbia reso loro noto cosa pensa di chi nega il diritto d’asilo – dopo avergli ovviamente spiegato il concetto, che alla Scuola Radio Elettra dubito Bossi abbia imparato; cosa pensa di chi respinge gente che ha il diritto di entrare in Italia, costringendola a tornare nei campi di concentramento in Libia, fra stupri e torture; e abbia altresì chiarito – con termini più gentili dei miei – dove può mettersela Bossi la de-tax.

Eppure a fronte delle dichiarazioni entusiaste dei due, il silenzio dall’altra parte mi inquieta, mi spaventa.

Uomini e donne che fuggono guerra e dittatura hanno più diritti di chi fugge “solo” la fame, di chi fugge “solo” la povertà, in cerca di un maggior benessere. Può fare male questo discorso, fa male anche a me farlo, ma è un dato di fatto. Eppure, in questo momento, anche i primi non hanno la possibilità di sbarcare in Italia. Se sbarcassero, non sarebbero clandestini, ma richiedenti asilo. Non finirebbero nei Centri di identificazione ed espulsione (CIE), ma nei Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo (CARA). Ho visitato entrambi (si fa per dire, perché nel secondo sono potuto entrare, il primo – chissà come mai – l’ho visto solo dall’esterno, sotto forma di un muro di cemento) e ne conosco la differenza.

I cinque sopravvissuti di un barcone di ottanta persone hanno potuto fare domanda di asilo (quindi nessuno di loro è clandestino) perché la Marina si è impietosita delle loro condizioni quasi disperate e non li ha riportati in Libia. L’unica donna sopravvissuta ha parlato delle sue compagne, morte durante la traversata, che erano partite con in grembo i figli degli stupri ripetuti che avevano subito in Libia, dove gli italiani avrebbero riportato anche lei, se non fosse stata moribonda. Dove hanno riportato altre donne come lei, schiave destinate ad altri stupri, altre violenze. Uomini che forse andranno incontro ad un destino anche peggiore.

Intanto, a spese dei contribuenti italiani, così allarmati dagli immigrati, il nostro premier festeggia con le Frecce Tricolori i quarant’anni di dittatura di Gheddafi.

Posso dirlo fuori dai denti, cardinale Bagnasco? Da un punto di vista di morale cristiana, non sono le escort di Berlusconi il  problema più grande. Ognuna di quelle donne, ognuno di quegli esseri umani che avevano diritto a salvarsi in Italia e sono stati riportati in Libia, pesa sulla coscienza dell’uomo che si faceva fotografare orgogliosamente insieme a Muammar Gheddafi. Sulla coscienza dei due uomini che lei ha incontrato qualche giorno fa, e che sono lieti dei respingimenti, li approvano, li sostengono. Sulla coscienza di ognuno di noi.

“Se voi tacerete, urleranno le pietre…”

Pubblicato in: Attualità | Lascia un commento »

 
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.