Non ho ancora completamente abbandonato la speranza che Bossi e Calderoli stiano mentendo. Che durante il loro incontro con Bagnasco, il presidente della CEI abbia reso loro noto cosa pensa di chi nega il diritto d’asilo – dopo avergli ovviamente spiegato il concetto, che alla Scuola Radio Elettra dubito Bossi abbia imparato; cosa pensa di chi respinge gente che ha il diritto di entrare in Italia, costringendola a tornare nei campi di concentramento in Libia, fra stupri e torture; e abbia altresì chiarito – con termini più gentili dei miei – dove può mettersela Bossi la de-tax.
Eppure a fronte delle dichiarazioni entusiaste dei due, il silenzio dall’altra parte mi inquieta, mi spaventa.
Uomini e donne che fuggono guerra e dittatura hanno più diritti di chi fugge “solo” la fame, di chi fugge “solo” la povertà, in cerca di un maggior benessere. Può fare male questo discorso, fa male anche a me farlo, ma è un dato di fatto. Eppure, in questo momento, anche i primi non hanno la possibilità di sbarcare in Italia. Se sbarcassero, non sarebbero clandestini, ma richiedenti asilo. Non finirebbero nei Centri di identificazione ed espulsione (CIE), ma nei Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo (CARA). Ho visitato entrambi (si fa per dire, perché nel secondo sono potuto entrare, il primo – chissà come mai – l’ho visto solo dall’esterno, sotto forma di un muro di cemento) e ne conosco la differenza.
I cinque sopravvissuti di un barcone di ottanta persone hanno potuto fare domanda di asilo (quindi nessuno di loro è clandestino) perché la Marina si è impietosita delle loro condizioni quasi disperate e non li ha riportati in Libia. L’unica donna sopravvissuta ha parlato delle sue compagne, morte durante la traversata, che erano partite con in grembo i figli degli stupri ripetuti che avevano subito in Libia, dove gli italiani avrebbero riportato anche lei, se non fosse stata moribonda. Dove hanno riportato altre donne come lei, schiave destinate ad altri stupri, altre violenze. Uomini che forse andranno incontro ad un destino anche peggiore.
Intanto, a spese dei contribuenti italiani, così allarmati dagli immigrati, il nostro premier festeggia con le Frecce Tricolori i quarant’anni di dittatura di Gheddafi.
Posso dirlo fuori dai denti, cardinale Bagnasco? Da un punto di vista di morale cristiana, non sono le escort di Berlusconi il problema più grande. Ognuna di quelle donne, ognuno di quegli esseri umani che avevano diritto a salvarsi in Italia e sono stati riportati in Libia, pesa sulla coscienza dell’uomo che si faceva fotografare orgogliosamente insieme a Muammar Gheddafi. Sulla coscienza dei due uomini che lei ha incontrato qualche giorno fa, e che sono lieti dei respingimenti, li approvano, li sostengono. Sulla coscienza di ognuno di noi.
“Se voi tacerete, urleranno le pietre…”
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Pubblicato da Lex su 31/03/09
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