Pubblicato da ciok su 2/11/07
Ci sono molti motivi per cui si può pensare all’Italia, da tutto il mondo: il Colosseo, la Ferrari, la pizza, la moda e la mafia… o molto altro, la scelta è libera. Raramente però si può legare il nostro Paese a un’iniziativa particolare. Oggi sì.
E’ recente la notizia che è stata presentata all’ONU la risoluzione per una moratoria sulla pena di morte. Questo si deve anche all’Italia; il nostro Paese ha fatto tanto per ottenere questo risultato. Certo, si tratta solo di una moratoria e non di un’abolizione. Certo, ancora è una proposta e per ora mancano dei voti, perché possa passare. Certo, anche se passasse sarebbe solo una raccomandazione – è questo il valore delle risoluzioni dell’Assemblea. Con tutto ciò, non si è mai riusciti a ottenere neanche una dichiarazione di questo genere, per cui un successo sarebbe senza precedenti. E le prospettive sono più ottimistiche che nei tentativi precedenti.
A presentare la proposta Brasile e Nuova Zelanda, a nome anche di molti altri Stati. Credo qui che l’Italia non volesse assumere un ruolo di primo piano per presentare invece un fronte europeo; tanto più che l’attuale presidenza è del Portogallo, e non sarebbe stato corretto scavalcarli. Resta però il fatto che la nostra diplomazia ci si è impegnata a fondo e questo è noto.
Immagino che molti lo riterranno un solenne spreco di tempo. Alcuni perché in effetti sono favorevoli alla pena di morte. Altri perché ‘ci sono altre priorità’ (sì, ma spettano ad altri settori; chiedereste ai diplomatici di occuparsi del lavoro precario o di pensioni?). Io no. Anche per questo: mi piace l’idea che si parli dell’Italia perché ha lanciato delle proposte e ha convinto. Di solito, temo, siamo molto occupati a guardarci l’ombelico…
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Pubblicato da ciok su 15/12/06
Guardavo ieri il tg. Un manipolo di studenti iraniani che contestavano il Capo, Ahmadinejad, nella sua decisione di ridisegnare la storia a suo uso e consumo. Chissà se sopravvivranno. E anche se fosse, la pagheranno cara. Questa è una certezza: nel migliore dei casi, addio università e possibilità di un lavoro decente. O magari qualcuno potrebbe rifugiarsi in qualche ambasciata: bella la vita da esule. Per non parlare del rischio – concreto, molto concreto – che le famiglie paghino assieme a quella 60ina di studenti. E i loro amici? Sotto controllo anche loro, sempre nel migliore dei casi. La protesta e la repressione, di solito, tendono ad allargarsi a macchia d’olio.
Non so se quegli studenti rappresentino una buona fetta della popolazione iraniana, forse solo la borghesia cittadina condivide davvero la loro protesta. Ma mi torna in mente la domanda di mia madre: CHI GLIEL’HA FATTO FARE? Ho risposto che forse, visto che c’erano i media, volevano segnalare al mondo l’esistenza di un Iran diverso, e che per loro questo era così importante da valere il rischio.
In realtà questa domanda riguarda tanti tentativi minoritari destinati a finir male fin dal principio, e presumibilmente i loro protagonisti lo sapevano bene. Niente armi, solo parole: la Rosa bianca contro il nazismo è un esempio. Persone, insomma, che davano alla TESTIMONIANZA un valore superiore alla loro stessa vita. E gli altri? I tanti che in fondo non amavano per nulla il regime, che se ne vergognavano anche, ma hanno taciuto, a volte hanno cooperato con esso? Io avrei taciuto, temo. Come i tanti, come la massa. E perciò mi chiedo: esiste un diritto alla paura?
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