Piove, governo ladro. La sento da sempre, ed è sempre ugualmente attuale. L’altro giorno in treno un tizio discuteva con un controllore, non volendo pagare una multa più o meno giustificata: immancabile, a un certo punto si è sentito il rimprovero – diciamo pure l’imprecazione – al governo, presunto responsabile della situazione.
Leggo i giornali, ascolto la tv, gironzolo su Internet in questo periodo e vedo discutere dei costi della politica, e della corruzione della politica, e dell’ignoranza della politica. Bene. Giusto parlarne, ma mi sfiora sempre più spesso il dubbio che ogni Paese abbia la classe politica che si merita. Di più, quella che si è costruito con le sue mani.
Costi della politica? Ce ne sono di abnormi e immorali, vero, e anche tanti. Ma ogni tanto ne vedo altri su cui forse dovremmo comunque riflettere: i cosiddetti lavori socialmente utili, per esempio, che letteralmente proliferano in certi comuni, specie a sud. Ci fosse la stessa percentuale in tutta Italia saremmo già ampiamente falliti. Sostenere un’azienda che è in una brutta situazione salva posti di lavoro, è vero, ma allo stesso tempo ci condanna a mantenere in perdita un’azienda a spese di tutti i contribuenti, e a volte per periodi indefinibili. E se l’UE si impone e vieta l’aiuto, come è la norma, sono questi sconosciuti di Bruxelles che fanno la parte dei cattivi – a proposito di misure spesso necessarie, per giunta. E poi: lo spreco abbonda a tutti i livelli dell’amministrazione, e a volte neanche in malafede ma per quella sorta di ottusità della routine. Forse è una questione di testa, prima di tutto. Rispettare il denaro pubblico perché è denaro delle tasche di tutti; è un passaggio che quasi nessuno fa.
Corruzione della politica? Il “lei non sa chi sono io” è un triste vizio italico e non solo. I politici lo praticano ampiamente, spesso credendosi con ciò al di sopra delle leggi da loro stessi votate. Ma non sono solo i politici. Anzi tanti aspirano a infilarsi nel dorato mondo politico – o dello spettacolo, altrimenti; perché no, anche dell’imprenditoria o dei professionisti – anche per potersi unire al coro del “lei non sa chi sono io”. C’è da dire che spesso è la frase magica per salvarsi dall’arroganza dell’interlocutore… non è che il problema di fondo è lo scarso rispetto per gli altri e per ciò che è comune?
I politici sono ignoranti o incompetenti? Spesso sì. Vedo dichiarazioni convinte basate su fatti che non stanno né in cielo né in terra. A volte non sono convinte, sono solo frasi demagogiche buttate lì sul fumo; altre volte c’è proprio il qui pro quo, alla base del tutto. Ma la tentazione irrefrenabile di “avere un’opinione” l’abbiamo tutti, credo, e i politici non possono farsi trovare impreparati: è difficile dire “non so” di fronte ai media. Da alcuni anni in particolare mi colpiscono i processi-spettacolo, celebrati più sui media che nelle aule. Non so se arriva a tutti noi, fino in fondo, il concetto che ognuno è innocente fino a prova contraria. E’ uno dei diritti che dovremmo tenerci stretti perché protegge ognuno di noi, in caso di accuse ingiuste che possono pioverci sulla testa. E dovremmo ricordarcene anche per gli stereotipi: può anche essere che molti politici (e avvocati, commercialisti, idraulici, tassisti… ognuno ha la sua categoria preferita) siano disonesti, ma questo non rende di per sé inutile la categoria. E soprattutto non rende vano il lavoro degli altri.




