Osservatore Politicamente Scorretto

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Archivio per la categoria ‘Costume’

Oggi è morto Gary Gygax

Pubblicato da Lex su 5/03/08

Mi ricordo le serate passate a casa dei nonni, insieme a mio fratello ed ai miei cugini. Mi ricordo le luci soffuse ed i dadi dalle forme esotiche che rotolavano sul tavolo decretando il destino e simulando il fato.

Mi ricordo sotterranei illuminati dalla luce traballante delle torce, mi ricordo sinistri scricchiolii ed umide celle. Mi ricordo le scaglie lucenti dei draghi e la ferocia degli orchi.

Mi ricordo città di incomparabile bellezza ed imperi baciati da più di un sole.

Di tutto questo grazie.

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Gun Owner or Victim. Select One.

Pubblicato da Lex su 25/02/08

C’è chi parla di accoglienza, chi ci si espone a rischi incredibili in nome di un ideale, e c’è chi ha paura, chi pensa che l’accoglienza non può proprio permettersela. Ed è comprensibile, è umano non scegliere sempre la via del perdono o il martirio.

Ci sono poi quelli che sono troppo arrabbiati per provarci, persone rese rabbiose dalla paura, una paura patologica ed inspiegabile, come quella di chi ha paura dei cani (anche a vederli disegnati). Patologico quindi giustificabile, per quanto non condivisibile.

Poi c’è un altro genere di persone. Quelle per le quali l’idea di sparare per uccidere un essere umano è diveretente. E quelle, non le tollero.

Queste sono le idee dei conservatori americani?

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Google non fa male?

Pubblicato da aggelos [OPS] su 18/02/08

Il più famoso ed usato fra i motori di ricerca, Google, ha scelto come proprio motto «Don’t be evil». Un motto necessario, per rassicurare le tantissime persone delle cui conversazioni, impegni, files, informazioni riservate Google chiede di essere attiva (e neutra) depositaria. Ma promessa difficile da mantenere, perché il male non è qualcosa di positivo, che si possa cancellare dal mondo con una legge, o con un ranking basso. Il male non sta tutto da una parte, ma spesso da due parti in opposizione, e questo costringe chi debba intervenire a prendere un partito, una parte. Il male siamo noi, ed a questo Google non può far nulla.

Per venire dalla teoria alla pratica, immaginate che A ami il libero pensiero e la libera espressione, che combatta le nebbie e l’asfissia del conformismo in nome della verità, anche quando sia scomoda; immaginate invece che B, persona specchiata e rigida, non abbia gli strumenti per accettare quello che dice A. Che ne sia semplicemente infastidito. Che non voglia che i suoi figli corrano il rischio di essere contagiati da quello che lui ritiene, più che un errore, un orrore. In questa situazione non c’è via di mezzo fra A e B, se bisogna decidere per l’uno o per l’altro.

In una società pluralista, invece, A e B devono vivere assieme nello stesso mondo, devono confrontarsi, perché forse né A né B hanno la verità intera, e perché il modo migliore per scoprire se la propria verità abbia qualche fondamento è proprio quello di sottoporla alla prova di un libero dibattito. La verità che ne uscirà, sia essa C o la coppia di A2 e B2, modificate per rispondere alle obiezioni, sarà una verità che unisce, e non una verità che eleva barricate per far sì che A e B si sparino addosso, sparino sui figli altrui.

Questo in una società pluralista. Nel nostro mondo, invece, basta che B si lamenti con Google, e può capitare che Google smetta di indicizzare A, divenendo così strumento del dogmatismo di B, facendo sparire A e le sue ragioni dal villaggio globale, e lasciandoci tanti B.

Allora, siamo proprio sicuri che Google non faccia male? Non sia «evil»?

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Menomale che Silvio c’è

Pubblicato da satiro su 15/02/08

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Ancora sulle vignette danesi.

Pubblicato da Lex su 14/02/08

Due giorni fa, alcune persone sono state arrestate ad Århus in Danimarca, un arresto preventivo, perchè pare stessero organizzando un attentato ai danni di Kurt Westergaard autore della più controversa tra le vignette pubblicate nel 2005 dai giornali danesi.

L’evento in se non mi è particolarmente interessante, se non per il fatto che riporta alla memoria un evento piuttosto ambiguo, a distanza di qualche anno, in un momento nel quale, forse è possibile analizzarlo con meno partecipazione emotiva.

Da un lato la libertà di espressione, l’idea che si debba sempre e comunque poter esprimere un concetto, per quanto offensivo. Dall’altro l’idea che un po’ di rispetto sia auspicabile verso qualcosa che è visceralmente importante per molte persone (in questo caso la religione).

In altre parole, se ritengo di dover esprimere il mio parere sulla mamma del tizio che mi sta davanti, è evidente che debbo essere tutelato dalla legge contro i suoi cazzotti. Ma lui? Deve essere tutelato anch’egli in nome di un imposto rispetto reciproco oppure no perchè io devo essere libero di esprimermi?

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Brucia Camden

Pubblicato da Lex su 10/02/08

La prima volta che ho visto il mercato di Camden a Londra, mi colpì molto. Era come vivere un modo parallelo, dove un trench di pelle nera borchiata era un’articolo di facile reperibilità ed una polo era introvabile. Dove potevi trovare un negozio barbiere specializzato in tagli punk.

Poche ore fa Camden bruciava, l’incendio (con fiamme alte nove metri) è stato domato da un centinaio di pompieri. Danni ingenti, ma nessuna vittima.

È come immaginare un mondo intero, per quanto piccolo, che brucia.

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Stanchi di guerra…

Pubblicato da Lex su 8/02/08

La 51sima edizione del World Press Photo, uno dei più prestigiosi premi foto-giornalisti del mondo è stata vinta dalla foto di un soldato americano esausto che si riposa in un bunker afgano. Realizzata da Tim Hetherington per la rivista Vanity Fair.

Il senso di questa scelta, è motivata dalla sintesi che quest’immagine fa dello stato d’animo di stanchezza nei confronti dei continui conflitti mondiali. La stanchezza del soldato, sublima un sentimento condiviso.
Secondo la giuria lo “sfinimento di un uomo, e lo sfinimento di una nazione, un sentimento che io provo e forse anche voi riguardo a tutti i conflitti nel mondo”

Una scelta che non può non porre una domanda diretta:
«condividi questa stanchezza?».

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