Osservatore Politicamente Scorretto

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Son più bello e i razzisti mi tirano le pietre

Pubblicato da Il Crea [OPS] su 16/06/08

Razzismo e beltà. Questa dicotomia un po’ alticcia mi sta regalando momenti di volatile ilarità in terra d’oriente. Che il giapponese fosse una persona molto razzista non me lo sarei aspettato. Considerando che sono meno intelligenti della media dei bovini argentini, meno belli di alcuni paesanocci tibetani, magari ti aspetti che anziché disprezzarti per l’essere più alto e bello di loro, ti ammirino.

Invece non è questo che vivo quotidianamente. Il posto sul treno vicino al mio è sempre libero, il taxi non si ferma e cambia il colore per fingersi occupato e la gente mi chiama straniero.

Dopo un periodo in cui ho pensato anche di levarmi dai piedi e di andare a Singapore (solo rinviato per ora), ho deciso invece di prendere tutte queste minchiate sol-levanti e godermela un po’ di più. Così adesso mi siedo più comodamente sul treno, faccio chiamare il taxi dalla mia ragazza ridendo all’espressione del tassista al mio apparire e brucio giocondamente le code.

Voi direte “ma è per questo che ci tirano le pietre”, invece io me ne frego e me la godo un po’ di più, perchè non basteranno queste leggere punzecchiature a farmi lasciare queste sponde e se davvero vogliono sbarazzarsi di me dovranno ricorrere alle mani, ma ora che il Maestro Miyagi è morto, non temo nessuno.

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“Da grande farò l’impiegato comunale!”

Pubblicato da Il Crea [OPS] su 10/11/07

“Ci sarà un rimborso per chi ha studiato all’estero”. Queste le parole di un intelligente dipendente del comune di Rende (CS) che hanno fatto sperare mia madre in un piccolo risarcimento per i miei studi in Giappone.

Così presa la data della scadenza della domanda, ottobre 2007, e il nome del simpatico impiegato, mia madre mi informa della buona novella.

Così, quando ottobre arriva, mia madre torna al comune di Rende. Il lungimirante impiegato fa finta di niente, nessuno sa di cosa si stia parlando, così da possibile ritorno di denaro, la situazione si trasforma in un dispendioso girovagare per sportelli ipertestuali, quelli che ti trasferiscono in un altro ogni volta che fai una domanda.

Risultato: la mia famiglia si arrende.

Il punto non è tanto questa piccola disavventura, ma l’insopportabile ignoranza di dipendenti comunali assunti con concorsi che vorrei tanto verificare, messi dietro un banchetto da liceo a ripondere a domande di cui non hanno le risposte.

Così la memoria mi ritorna ai tempi universitari (UniCal 1998-2003), quando la segreteria di Lettere e Filosofia coi sui 25.000 studenti schierava il povero segretario con riporto tutto solo, mentre nell’inutilissimo ufficio Socrates c’erano tanti impiegati, tutti impiegati nel fare la siesta.

Così anche uffici postali, motorizzazione civile etc.

Non sarebbe bello dare un colpetto di spugna e far saltare qualche nullafacente, così magari le cose migliorano un po’?

Aspetto una riposta seria, quindi prego senatori, ministri e deputati di tacere. Grazie

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Stati Uniti e il fascino delle assicurazioni mediche

Pubblicato da Il Crea [OPS] su 30/08/07

Ho appena finito di vedere Sicko di Michael Moore. Pochi istanti dopo mi e` ritornata in mente la battuta che uso dire agli statunitensi: “non voglio andare negli States, ancora non mi va di morire”.

Mi sono sempre riferito alla loro criminalita`, ma ora potrei pensare ancor di piu` all`insensata rete delle assicurazioni mediche. Evitando di fingermi acculturato sull`argomento perche` ho visto un documentario, posso solo dire che la cosa mi ha fatto pensare, perche` e` ancora peggio di quello che immaginavo. Ad esempio qui in Giappone pago al sistema sanitario nazionale in base al mio reddito, funziona ovviamente tutto e credo di pagare il giusto e vivo nella seconda nazione piu` ricca del pianeta. Perche` nella prima le cose sono cosi` messe male?
Per tutti noi e` quasi un obbligo morale lamentarsi dei nostri ospedali che puzzano, delle code e del ticket che poggiolini e soci hanno inventato, ma difficilmente ci puo` passare per la mente di entrare in ospedale e NON venir curati per niente.

“L`intonaco era ingiallito!”

“Ho aspettato un`ora!”

“Ho visto fumare un infermiere!”

Queste sono le lagne standard, ma parlate con gli yankees e poi fermatevi un attimo a ringraziare di essere nati nella patria dei corrotti e dei mafiosi, perche` quando ci sentiremo male verremo curati indipendentemente dal nostro reddito. E` vero che ci sono cliniche private dove tutto funziona meglio, ma ancora siamo al numero due, dopo la Francia, per qualita` del servizio sanitario nazionale, quindi provate ad immaginare gli altri come stanno.

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Eccomi nel mondo del lavoro

Pubblicato da Il Crea [OPS] su 26/08/07

Permettetemi una piccola esultanza per aver trovato lavoro finalmente. E` la mia prima vera esperienza, ho un contratto regolare sebbene sia ancora in prova.

Il mio stipendio di partenza e` il doppio di quello di tutti i miei amici con un contratto a tempo indeterminato, ho il trasporto pagato e possibilita` di fare carriera. Sono assicurato e spronato da bonus in busta paga e viaggi premio se lavoro bene.

Tutto questo sara` esteso insieme al mio visto nei prossimi mesi se il mio profitto non sara` negativo… gia`, avevo dimenticato di dire che non sono in Italia . Li` avrei avuto 250 euro al mese per il mio primo semestre, poi chissa`.

Grazie destra, grazie sinistra, un abbraccio.

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“Meritavi una nazione migliore”

Pubblicato da Il Crea [OPS] su 12/07/07

Queste le parole di mio nonno, professore di filosofia e storia, che oramai si sente a un passo dalla fine.

Immagino che quando ci si pensa vicini alla morte la mente si apra e tutto acquisti una visione diversa, piu` profonda. Cosi` lui ha dato sfogo a una invettiva contro Roma e il suo passato impero. Non un`idea di grandezza e pomposa arroganza come piace un po` a tutti noi italiani, ma di decadente e barocca cultura incentrata sulla morte e la punizione, sulla crudelta` a ogni costo e perversioni da voltastomaco.

“Era una nazione di guerrieri, grandi architetti ma null`altro. Lontani dalla cultura greca piu` di quanto si possa pensare basavano la loro forza sull`assorbire e conquistare altri popoli. Erano corrotti, folli e bramavano piu` di ogni altra cosa il potere che derivava da un alto grado, che sia militare o politico.

Noi discendiamo da loro, dai veri barbari. Le genti dell`est e del nord europa che vennero dopo non c`entrano. L`Italia e` cosi` perche` la barbara Roma stava su queste terre”.

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Evviva i concorsi truccati

Pubblicato da Il Crea [OPS] su 28/06/07

Sarò visionario, idiota e rincoglionito, ma questa è la mia esperienza.

L’altro giorno la capitale d’italia e la sua gentile arietta hanno ospitato il sottoscritto, pronto per un concorso pubblico. La sede dell’esame si mostra gentile e affabile, così come la simpatica vecchietta che chiamava l’appello.

Due minuti per spiegare le regole e si parte. Tirando fuori da una scatola non sigillata (magagna 1) con scritto “riviste consolari” una risma di cartelle, anch’esse non sigillate (magagna 2) , comincio a pensare che la cosa puzza. Con foglio e matita (magagna 3), inizio il test. Ci si chiede di mettere il nome a MATITA sulla cartella (magagna 4), rido e obbedisco.

Alla fine della prima prova ci chiedono di uscire per poter preparare la successiva, alcuni escono, altri no (magagna 5). Rientro, siedo per continuare e così si passa alla terza e ultima prova. Nell’intervallo si ripete il siparietto delle uscite (magagna 5 bis).

Durante il terzo scritto, estremamente difficile, la simpatica vecchietta dice ad alta voce: “i signori J, K, Y, W e Z non hanno ancora scritto il nome sulle precedenti cartelle, alla fine di questa venite a scriverli” (magagna 6).

Una volta finito, ci invitano ad andare presso un altro ufficio, ben distante dalla sede d’esame, così da verificare l’eventuale convocazione per l’orale e non avere l’opportunità di controllare il proprio scritto (magagna 7).

Misteriosamente, nonostante sia molto ferrato sulla materia, non vengo convocato.

Io ne ho viste 7 di magagne, potevano cambiare l’esito semplicemente compilando una nuova scheda e facendo inserire alla fine i nomi dei prescelti, oppure dettare i nomi degli eletti all’altro ufficio. Oltretutto l’esame è stato anticipato di SOLI 3 mesi, dandone due di preavviso, tagliando le gambe a gente come me che vive all’estero che ha avuto enormi problemi a compilare i fogli e a spedire le mille, inutili, certificazioni richieste. Avrebbero potuto direttamente chiedermi se conoscevo un deputato, così da farmi risparmiare tempo e denaro, perché io il deputato non lo conosco, ma scommetto che qualcuno dei fortunati vincitori sì.

Bene, non mi resta che brindare a chi organizza questi fantastici concorsi e ai loro figli, che possano nascere deformi, io tornerò fuori dai confini italici e ci resterò per molto tempo, almeno finché non si smetterà di parlare di politica e calcio. Forse sarà una lunga attesa.

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La situazione del lavoro giovanile giapponese

Pubblicato da Il Crea [OPS] su 22/06/07

La vera vita di un giapponese inizia con l`equivalente della nostra scuola elementare. Da lì in poi sarà un continuo scalare gerarchie e confrontarsi con classifiche di merito. Il sistema scolastico nel Sol Levante, per quanto efficiente in termini di attività extracurricolari e infrastrutture, è piuttosto, e anche misteriosamente, scarno. Le materie insegnate sono tante, nessuna approfondita degnamente, si spreca troppo tempo sullo studio del loro sistema di scrittura a ideogrammi e materie importanti come le lingue straniere vanno perdendosi in test a risposta multipla, senza una vera e propria immersione, tanto che la loro abilità in inglese e francese risulti quasi imbarazzante. Conseguentemente lo scolaro sale di livello vedendo le proprie conoscenze sempre a un grado più che mediocre. La scalata è sempre puntata all`ammissione universitaria, perché più che da reddito o valutazione della scuola superiore, questa è decisa dalla graduatoria in cui si trova il futuro dottore, calcolata su tutti i suoi precedenti anni scolastici. Qui finisce il primo periodo duro. Le loro università sono considerate da tutti all`acqua di rose, tanto che il vero studente spende gran parte della giornata sui videogiochi, facendo shopping e giocando a baseball, non ponendosi troppo il problema della preparazione, tanto basterà il nome dell`ateneo da cui si licenzierà per dargli l`accesso in qualche azienda. La sua effettiva educazione inizierà lì.Tra scuola superiore e laurea si sviluppano le sue prime esperienze lavorative nel part-time, per loro “arubaito”, mutuato dal tedesco arbeit. I maggiori datori di lavoro sono i fast food alla statunitense, negozi di musica, ristoranti e videonoleggi, tutti alla ricerca di commessi. A quest`ultimi si garantiscono paga e certificazione, in alcuni casi anche addestramento, uniforme e bonus come viaggi premio e buoni sconto. La tariffa varia tra gli 850 e i 1500 Yen per ora, tra i 5 e i 10 euro circa, che considerando i bassissimi prezzi di merci e cibo, tornano molto comodi, anche perché pagare le spese per il trasporto da casa è una graditissima abitudine. Con le 20 ore concesse a settimana dalle non troppo ferree leggi nipponiche un giovane può aggiungere al proprio reddito una somma discreta, utilissima come compendio per borse di studio o per le gentili buste dei genitori e se proprio non dovesse bastare, c`è il trucco per venirne fuori e guadagnare di più: barare. Si puo` chiedere di lavorare fuori orario o accumulare un altro part-time, arrivando a guadagnare bene, e se si può pensare che il ricavo extra sarà a danno dello studio, non bisogna preoccuparsene troppo per i motivi sopraccitati.Le condizioni del lavoratore giapponese sono stressanti e ricche di sacrificio, ma non è per colpa di un regime castrante o privo di diritti, ma per una loro masochistica imposizione di orari massacranti solo per compiacere il capo o non deludere il collega anziano, visto come un faro. Così è anche grazie al servire patatine fritte che la mente di un suddito dell`imperatore Akihito inizia a tararsi su standard per molti europei impensabili.Ripetere sempre la stessa frase, usare il gergo alto (keigo) e sorbire ogni genere di angherie dal cliente irritante sono la prima, dolente piaga a cui dovranno abituarsi per sopravvivere nel loro mondo lavorativo. Non si lamenteranno, non risponderanno mai scortesemente e non lasceranno mai alla stanchezza l`opportunità di scalfire uno stentato sorriso. L`arubaito resterà forse nelle loro menti un momento felice, quasi l`ultimo bel ricordo del mondo lavorativo, perché la triste vita dei salary men nipponici è fatta di ripetitività, stress e turni infiniti, che li porteranno a vestire come sosia e a smettere di tornare a casa la sera, tanto che gli internet café offrono doccia e poltrone-sofa, dove l`impiegato può dormire e rilassarsi per qualche ora fino al prossimo giorno di lavoro. E` prima di questa grigia situazione, sui banconi dei Mc Donald`s, che il giapponese diventa un vero giapponese e se non ci si riesce proprio ad adattare, divenire barbone o comprare un biglietto per l`Australia sembrano essere le uniche due vie d`uscita.

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