Osservatore Politicamente Scorretto

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Archivio per la categoria ‘lex’

Libera televisione Youtube

Pubblicato da Lex su 31/03/09

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Sul Pacchetto Sicurezza

Pubblicato da Lex su 11/02/09

“Andatevene lontani da me, maledetti, nel fuoco eterno preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché avevo fame e non mi deste da mangiare; avevo sete e non mi deste da bere; ero forestiero e non mi ospitaste; ero ignudo e non mi rivestiste; malato e in carcere e non mi visitaste”. Allora anch’essi risponderanno: [...]” Mat 25,41

«Signore, ma tu, ce l’avevi il permesso di soggiorno

pach

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SOS – Ricerca in mare: 23

Pubblicato da Lex su 2/02/09

La calabria si sta sciogliendo. Allegoria metereologica della crisi economica e di quella dell’università. La pioggia ci ha consumato, goccia dopo goccia, fino a divenire calamità. Il cemento fiorito su una pessima politica accumula acqua, le strade franano ed il fango diventa elemento delle nostre vite. Le strade non sono sicure, gli aquedotti si sfasciano privando paradossalmente dell’acqua centri densamente popolati. Anche i cimiteri finiscono in pezzi ché l’acqua non rispetta il riposo dei morti. Ed è in questa calabria divisa in due, con l’autostrada bloccata e le altre strade gravide di imprevisti, che ci muoviamo per fare sentire la nostra voce, mentre il sole disperde la bruma. Siamo un pugno di persone, con gli dei contro e non siamo nati per questo: abbiamo tutti altre cose per la testa: «il mio contratto sta scadendo, che sarà di me domani?» «Potrò pagare il gas questo inverno senza chiedere ai miei?» «Quando potrò avere una vita mia?», il tutto in concomitanza con i corsi di esercitazione, con lo psicodramma degli esami, mentre vediamo la nostra curiosità scientifica lentamente trasformata in catena. Non siamo nati neppure per questo, eppure è la nostra vita, la vita di una generazione accademica costretta a battersi per la propria dignità. Siamo solo in ventitre a svegliarci all’alba, a vedere questo sole sciogliere questa brina. Ma siamo ventitre persone che non si fanno fermare nemmeno dalle calamità naturali nemmeno da questa assurda pioggia. Eppure gli dei, così apertamente sfidati dalla nostra determinazione, devono aver cambiato idea all’ultimo momento, perché la giornata cresce spledida in un cielo azzurro che riflette in una tavola di mare. Prendiamo la superstrada fino a Falerna, da li l’autostrada per Rosarno dove l’idea è di usare la ferrovia per superare il blocco imposto da tonnellate di fango. Rosarno ci si presenta con le sue strutture fatiscenti ed i suoi lavoratori dalla pelle nera sfruttati nella raccolta degli agrumi. Attraversarla fino alla stazione da quel senso di Africa che solo la calabria più vera sa dare. Alla stazione aspettiamo un treno, arriva un vecchio vagone arrugginito. Il sole scalda la pelle comunque ed il morale è alto. Siamo a Villa San Giovanni alle 11:10, imbarchiamo al volo e siamo a Messina alle 12:10. Un paio di giri sul traghetto e raccogliamo un’altra cinquantina di pessimi elementi dalle università del profondo sud. I catanesi distribuiscono salvagenti colorati, adesivi e tatuaggi. Volantiniamo i passeggeri ed i traghettatori, appendiamo striscioni, realizziamo coreografie, parliamo con i giornalisti. In una parola: ci divertiamo. Poi sfiliamo a Messina, cantando slogan e distribuendo volantini, facciamo simpatia a due immigrati che si uniscono a noi gioiosamente. Mangiamo arancini e cannuoli, alcuni di noi prendono un caffè. L’assemblea con le nostre controparti di Catania, Messina e Reggio, è stimolante: scambiamo informazioni e ci promettiamo mutua solidarietà, scambiamo contatti per il futuro. La stanchezza inizia a farei sentire. Poi è una fuga in autobus insieme ai Catanesi fino al porto, un attimo di relax sullo stretto, di corsa al treno che ci porterà a Rosarno. Alla stazione di Messina do il mio ultimo volantino ad un vecchio alpino che ha visto morire i suoi amici a causa dell’uranio impoverito. Ci scambiamo commenti sulla situazione dell’Italia e ci auguriamo reciprocamente buona fortuna. Mi saluta con una stretta da guerriero. «So che vuol dire battersi per qualcosa» mi dice «vi auguro buona fortuna».

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Del turnover e del futuro della Ricerca

Pubblicato da Lex su 21/10/08

Era una giornata limpida ed ero tra le alpi. Si trattava di un colloquio di lavoro anche se i modi erano quelli tipicamente informali di chi lavora nella ricerca. Eravamo in un giardino tra il verde di un prato tagliato di fresco e la struttura di vetro e cemento del un centro congressi.
Il mio forse futuro datore di lavoro è un ricercatore francese relativamente giovane, ha già studiato il mio curriculum e le mie pubblicazioni, tutto quello che vuole è farsi un’idea su di me come persona.
Arriva quindi la fatidica domanda:
«Che hai intenzione di fare per il tuo futuro, continuare la carriera accademica?»
Sorrido mio malgrado e gli spiego gli effetti della nuova legge sul turnover la famosa 133 del ministro Gelmini.

La ricerca in Italia era in una situazione pessima già anni fa, il precedente governo Berlusconi si era meritato un articolo terribile su nature per quanto male aveva gestito la cosa all’epoca.
Fondi per posti da ricercatore ce n’erano pochi e quando, tempo fa, avevo parlato col mio capo italiano di prospettive lui mi aveva ricordato che qualche speranza c’era se in dipartimento qualche professore ordinario fosse andato in pensione, poichè in quel caso i soldi sarebbero rimasti all’università che avrebbe pututo bandire qualche posto, nel futuro.
Era una speranza flebile, attaccata alla quale, oltre a me stavano anche altri ragazzi dal curriculm altrettanto valido e che, come me, non avrebbero avuto troppi problemi a trovare spazio nella ricerca… in un paese serio.

Cosa è cambiato con la nuova legge? Che per legge, appunto, fino al 2012 per ogni ordinario che va in pensione non si libera più un posto, bensì un quinto di posto. Per ogni 5 ordinari che vanno in pensione quindi un professore associato può diventare ordinario liberando un quinto di posto da associato e che cinque associati permettono di bandire un posto di ricercatore. Il tutto a scalare le gerarchie verso il basso quindi. Penalizzando tutti ed i giovani più degli altri.

Il mio spero futuro datore di lavoro sgrana gli occhi dalla sorpresa e con il suo inglese fluente mi chiede:
«E che farà un Italia senza la ricerca… turismo?»
Sinceramente non ho saputo rispondere.

Sentirete della gente che parla di meritocrazia e non sa cosa dice.
La ricerca in Italia, ieri, era un sistema in cui alcuni bravissimi rimanevano fuori, alle volte perché sorpassati da raccomandati, ma molto, molto, molto più spesso perchè c’erano altri, troppi bravissimi in competizione per pochi posti.
Dopo la legge 133 della Gelmini è un sistema in cui i bravissimi resteranno fuori insieme ai raccomandati ed agli altri bravissimi perché non ci sarà più spazio per nessuno.
Dal punto di vista della visibilità internazionale il nuovo governo Berlusconi si guadagna così un altro editoriale su nature, molto peggiore del precedente.

Io ho dedicato 5 anni della mia vita, dalla laurea ad ora, alla fisica. Ho pubblicato un certo numero di articoli su riviste internazionali, sono co-inventore di alcuni brevetti, ho contatti personali con gruppi di altre università italiane e straniere, aziende importanti ed un centro di ricerca militare americano.

Ora cerco lavoro fuori. Il bello è che non sono un genio o uno su mille, come me ci sono un sacco di altri italiani più o meno giovani dotati di una buona preparazione scientifica e capacità di ricerca eccellenti. Alcuni di questi li conosco direttamente e tutti quelli che conosco stanno lavorando all’estero o si stanno organizzando per emigrare.

Un docente universitario polacco in una lettera di dimissioni al ministro della pubblica istruzione scritta dopo il decreto del ghetto tra i banchi disse:

Distruggete una centrale elettrica e sarà buio subito; distruggete l’università e sarà buio fra cinquant’anni

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Cominciamo bene…

Pubblicato da Lex su 17/04/08

Dal Messaggero:

  • «Se Berlusconi pensa a Letta all’Interno se lo scorda. Se ci va, il governo può cadere dopo sei mesi. Noi i voti al Nord li abbiamo presi sulla sicurezza, mentre Letta è un romano democristiano e potrebbe anche stare nel Pd»
  • «Ci eravamo illusi che avremmo cambiato marcia e chiuso con il vecchio modo di fare politica, mentre siamo in mezzo alle vecchie furbizie democristiane e finirà che avremo il governo ombra prima di quello vero»

Da ANSA: (…) le parole di Umberto Bossi “bisogna interpretarle” perché il suo é “un linguaggio paradossale, iperbolico e metaforico”.

Sono li da nemmeno due giorni, e già dobbiamo interpretarli.

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Vince la Politica dell’Amore

Pubblicato da Lex su 15/04/08

Stamattina ho visto l’alba, l’ho vista mio malgrado eppure era un’alba bella, pulita. L’aria tersa ma umida, come te la immagineresti in un racconto.

All’alba si vede bene l’orizzonte ed all’orizzonte c’era il prezzo del petrolio a più di 112$ al barile, in crescita. Accettiamolo, siamo una civiltà basata sul petrolio, noi e tutti gli altri, e con l’India e la Cina in crescita continua il prezzo del petrolio non potrà che aumentare, portandosi appresso tutto il resto.
Era una cosa che già sapevamo tutti: che non c’è abbastanza di tutto per tutti, che il benessere di alcuni dipendeva dal sottosviluppo di altri e che il sottosviluppo non dura per sempre.

Cosa ci si augurerebbe all’alba da un governo appena nato? Che riducesse il debito pubblico finché è ancora possibile, perché domani potrebbe essere peggio e che, contestualmente puntasse sulla ricerca per evitare che domani sia peggio. Politiche tipicamente da centrosinistra.
Eppure il centrosinistra ha perso.
Ed il centrodestra non ha vinto. Perché non è un centrodestra e nemmeno una destra quella che governerà l’Italia adesso.
È l’arroganza di un uomo che risolve i propri problemi con leggi ad personam, vincolata, oggi, alle perversioni xenofobe partorite dai peggiori sogni umidi della lega.

Come è potuto succedere? Colpa nostra ovviamente.
Noi, con la nostra musica ed i nostri libri, con i nostri film che non vede nessuno, lontani anni luce da ciò che si muove rasoterra, dalla retorica polemica di Amici di Maria de Filippi e dai sentimenti dei libri di Moccia. Noi che abbiamo deriso i pantaloni con le ali sul sedere ed i capelli a forma di palma. Che abbiamo pensato che Emilio Fede fosse una macchietta. Noi che se ci dicono «Grande Fratello» pensiamo ancora ad un libro di Orwell intitolato 1984.[1]

Qualcuno ha detto che il bello della democrazia è che il popolo si trova il governo che si merita. E questo governo, questo ce lo meritiamo tutti, non c’è maglietta «Io non l’ho votato!» che tenga, non questa volta.

Il Barone Rampante vede il pericolo da lontano, ma parla la lingua degli alberi e, da terra, non lo capisce nessuno.
Le folle di villici con torce e forconi stringono intorno al castello del Dottor Frankenstein.

Vince la politica dell’amore.


[1]
C’è di peggio ovviamente, ieri ho sentito Bertinotti giustificare la propria disfatta elettorale, parlando di classe Operaia. Ma per piacere!


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Parla la regina di Giordania

Pubblicato da Lex su 2/04/08

da La Stampa: L’Islam spiegato sul web da Rania: “Basta pregiudizi”

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