Osservatore Politicamente Scorretto

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Un po’ di privacy, please… stiamo evadendo!

Pubblicato da aggelos [OPS] su 30/04/08

Ha suscitato un vespaio l’iniziativa del viceministro Vincenzo Visco di rendere note le dichiarazioni dei redditi del popolo italiano, per quanto per il solo 2005. Molte meno critiche ha suscitate l’iniziativa del Garante della Privacy, che è venuto al soccorso del popolo evasore sventolando la bandiera di una malintesa privacy. Io credo che quest’intervento sia ingiustificato, e dimostri un’incomprensione del proprio ruolo da parte del Garante. La privacy riguarda i miei dati personali: se mi piace far sesso col frustino, se credo in Dio od in altro (o nulla), se sono iscritto ad un sindacato o ad un partito. Tutte informazioni che potrebbero discriminarmi nella ricerca di un lavoro, o nella vita sociale. La dichiarazione dei redditi, invece, è un fatto pubblico. Sulla base della mia dichiarazione io contribuisco alla spesa pubblica per auto blu, si, ma anche per ospedali, scuole, polizia, etc. Rendendo una dichiarazione menzognera, io aggravo il peso collettivo sulle spalle altrui, usufruendo di servizi che mi vengono pagati da altri. Brutto vizio, la furbizia, diffusa in tutta Italia, soprattutto nelle professioni che possono permettersi di dichiarare quanto guadagnano sulla base di una fattura ogni tanto, senza tema di controlli fiscali.

Ora, quest’intervento governativo non corre il rischio di aumentare la criminalità, segnalando ai banditi i ricchi da derubare (i ladri non usano il database del Fisco per fare i furti, ne è prova il fatto che vanno a svaligiare gli avvocati e non i maestri di scuola, benché questi ultimi dichiarino cifre superiori a quelle dei primi). Quest’intervento invece potrebbe spezzare l’abuso italiano di rubarsi addosso e di parlar male dello stato. Rubare (evadendo) a chi ha un reddito fisso e poi cercarne la complicità. Addossare i costi della sicurezza sulle spalle dei giovani flessibilizzati, e poi lamentarsi che non ci sono poliziotti. Esporrebbe le bottegaie che «eh signora mia che tempi, che tempi, quando c’era Lui non si pagavano queste tasse» ad essere sbugiardate dalle clienti, pronte a rinfacciare loro che, grazie alla penuria di scontrini, dichiaravano al fisco che il loro negozio rendeva meno di un co.co.pro. Mostrerebbe in maniera palese alcune incongruità, come quelle di certi medici o professionisti collezionisti di Audi grazie a redditi da fame. Niente di male nel collezionare Audi, per carità, e le persone che lavorano 16 ore dividendosi fra più studi meritano un premio, quando questo non significa che intasano le liste degli ospedali pubblici per svuotarle poi privatamente negli studi privati, riempiendosi le tasche dei soldi dei cittadini gabbati, e magari per giunta scaricando loro addosso anche le spese del loro sabotaggio. E dato che questo vizio non è raro, allora che il discredito che essi gettano su altre categorie per allontanarlo da sé, che ricada loro addosso per intero. Magari è uno stimolo in più, la condanna sociale, per innescare un circolo virtuoso, in cui più contribuenti pagano meno tasse, in maniera più equilibrata.

L’evasione è un costo ipocrita che questa nazione non può più permettersi, come le pensioni baby e le sinecura. Piuttosto, allora, perché si è dovuto attendere la fine di un governo per cercare di rompere questo vizio incivile?!

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Cominciamo bene…

Pubblicato da Lex su 17/04/08

Dal Messaggero:

  • «Se Berlusconi pensa a Letta all’Interno se lo scorda. Se ci va, il governo può cadere dopo sei mesi. Noi i voti al Nord li abbiamo presi sulla sicurezza, mentre Letta è un romano democristiano e potrebbe anche stare nel Pd»
  • «Ci eravamo illusi che avremmo cambiato marcia e chiuso con il vecchio modo di fare politica, mentre siamo in mezzo alle vecchie furbizie democristiane e finirà che avremo il governo ombra prima di quello vero»

Da ANSA: (…) le parole di Umberto Bossi “bisogna interpretarle” perché il suo é “un linguaggio paradossale, iperbolico e metaforico”.

Sono li da nemmeno due giorni, e già dobbiamo interpretarli.

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Vince la Politica dell’Amore

Pubblicato da Lex su 15/04/08

Stamattina ho visto l’alba, l’ho vista mio malgrado eppure era un’alba bella, pulita. L’aria tersa ma umida, come te la immagineresti in un racconto.

All’alba si vede bene l’orizzonte ed all’orizzonte c’era il prezzo del petrolio a più di 112$ al barile, in crescita. Accettiamolo, siamo una civiltà basata sul petrolio, noi e tutti gli altri, e con l’India e la Cina in crescita continua il prezzo del petrolio non potrà che aumentare, portandosi appresso tutto il resto.
Era una cosa che già sapevamo tutti: che non c’è abbastanza di tutto per tutti, che il benessere di alcuni dipendeva dal sottosviluppo di altri e che il sottosviluppo non dura per sempre.

Cosa ci si augurerebbe all’alba da un governo appena nato? Che riducesse il debito pubblico finché è ancora possibile, perché domani potrebbe essere peggio e che, contestualmente puntasse sulla ricerca per evitare che domani sia peggio. Politiche tipicamente da centrosinistra.
Eppure il centrosinistra ha perso.
Ed il centrodestra non ha vinto. Perché non è un centrodestra e nemmeno una destra quella che governerà l’Italia adesso.
È l’arroganza di un uomo che risolve i propri problemi con leggi ad personam, vincolata, oggi, alle perversioni xenofobe partorite dai peggiori sogni umidi della lega.

Come è potuto succedere? Colpa nostra ovviamente.
Noi, con la nostra musica ed i nostri libri, con i nostri film che non vede nessuno, lontani anni luce da ciò che si muove rasoterra, dalla retorica polemica di Amici di Maria de Filippi e dai sentimenti dei libri di Moccia. Noi che abbiamo deriso i pantaloni con le ali sul sedere ed i capelli a forma di palma. Che abbiamo pensato che Emilio Fede fosse una macchietta. Noi che se ci dicono «Grande Fratello» pensiamo ancora ad un libro di Orwell intitolato 1984.[1]

Qualcuno ha detto che il bello della democrazia è che il popolo si trova il governo che si merita. E questo governo, questo ce lo meritiamo tutti, non c’è maglietta «Io non l’ho votato!» che tenga, non questa volta.

Il Barone Rampante vede il pericolo da lontano, ma parla la lingua degli alberi e, da terra, non lo capisce nessuno.
Le folle di villici con torce e forconi stringono intorno al castello del Dottor Frankenstein.

Vince la politica dell’amore.


[1]
C’è di peggio ovviamente, ieri ho sentito Bertinotti giustificare la propria disfatta elettorale, parlando di classe Operaia. Ma per piacere!


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Fisco, debito e tasse

Pubblicato da Francesco Principe su 3/04/08

Una presentazione un po’ casalinga ma che ha il vanto di portare l’attenzione su temi interessanti.

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Gun Owner or Victim. Select One.

Pubblicato da Lex su 25/02/08

C’è chi parla di accoglienza, chi ci si espone a rischi incredibili in nome di un ideale, e c’è chi ha paura, chi pensa che l’accoglienza non può proprio permettersela. Ed è comprensibile, è umano non scegliere sempre la via del perdono o il martirio.

Ci sono poi quelli che sono troppo arrabbiati per provarci, persone rese rabbiose dalla paura, una paura patologica ed inspiegabile, come quella di chi ha paura dei cani (anche a vederli disegnati). Patologico quindi giustificabile, per quanto non condivisibile.

Poi c’è un altro genere di persone. Quelle per le quali l’idea di sparare per uccidere un essere umano è diveretente. E quelle, non le tollero.

Queste sono le idee dei conservatori americani?

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Io, il mio nemico

Pubblicato da Lex su 22/02/08

Yoram Binur è un ebreo israeliano, un giornalista che parla bene l’arabo e che, prima dell’intifada (انتفاضة), si è finto arabo per capire l’altro.

nemico.jpgBinur ha avuto esperienze di lavoro da arabo per dei datori di lavoro ebrei, ha provato una relazione mista con una ragazza ebrea, ha vissuto tra gli arabi, ha condiviso con loro gioie e tormenti. Ha cercato di capire.

La sua esperienza è raccolta in un libro che è un elemento fondamentale per la comprensione reciproca tra arabi ed ebrei, ma anche un esempio più generale di come sia importante, passare il fossato e vivere nell’altra schiera. Cercare di comprendere la dove tutti gli altri cercano di dividere.

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Reuters - Usa, Obama scavalca Clinton in corsa Democratici

Pubblicato da Lex su 20/02/08

Da Reuters: MILWAUKEE, Usa (Reuters) - Barack Obama ha superato Hillary Clinton in consensi all’interno del partito democratico, secondo un sondaggio di Reuters/Zogby pubblicato oggi.

continua a leggere su Reuters…

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