Osservatore Politicamente Scorretto

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Dio, pasque, sangue e Verità

Posted by aggelos [OPS] su 15/02/07


Ariel Toaff è figlio di Elio Toaff, ex rabbino capo di Roma. Ariel Toaff è professore di storia all’Università Bar Ilan (dicunt ateneo «ortodosso» di Tel Aviv). Ariel Toaff ha pubblicato varie opere di storia culturale (che, come il grandissimo F. Braudel insegna, non perché tratti di riso, miglio, coltivazioni e macchinari, rende i suoi cultori degli storici di serie-B rispetto agli storici della politica od agli storici militari).

Il prof. Ariel Toaff ha pubblicato un libro di storia moderna, in cui prova ad affrontare il problema antropologico della divisione che vi era, nelle popolazioni medievali ebraiche, fra il rispetto del precetto religioso e le credenze e superstizioni popolari (comuni a tutte le popolazioni che circondavano le comunità). Uno dei maggiori editori universitari italiani, sicuramente dopo aver letto il libro (visto il tema spinoso), ha deciso per la pubblicazione. Il libro è stato inviato per recensione ad alcuni giornalisti dei maggiori quotidiani.

Qui, sarà per le tare di chi svolge questa professione, che non capisce i fatti se non sono «fattarielli» (magari fraintesi); sarà perché «il pubblico non capisce se non i fatti di cronaca», e di un volume scientifico di 360 pagine viene estratto un solo fatto di cronaca, magari in maniera acritica; sarà quel che sarà, il volume del prof. Toaff è diventato un «coraggioso» esempio di chi combatte i pregiudizî e dimostra che era vero che gli ebrei mangiavano i bambini. La recensione di Sergio Luzzatto sul Corriere della Sera è incredibile. O il prof. Toaff è un mentecatto, che non conosce l’abc del suo mestiere, lo spirito critico, la critica delle fonti, e pubblica i verbali degli inquisitori come fossero verità apodittica, oppure, come è lecito sospettare, il discorso del prof. Toaff era più complesso, il sig. Luzzatto ne avrà letto 50 pagine, ha creduto di capire il senso delle restanti, e ne ha scritto.

Apriti cielo! Le reazioni del mondo religioso non si son fatte attendere, ed han cominciato a grandinare fulmini sopra l’autore di un libro che, si noti bene, non era ancora in distribuzione. L’aria si è fatta irrespirabile, ed il prof. Toaff ha continuato a reagire come se fosse una querelle strumentale, sicuro che in Israele, nella sua università, lo avrebbero capito e sostenuto. L’ingenuità degli accademici ha spesso del disarmante. Perché nel frattempo la vox populi sul libro è diventata un fatto più del libro stesso e delle tesi in esse sostenute. E quello che la vox populi iniziava a dire non doveva essere detto per nessuna ragione al mondo. Magari il libro del prof. Toaff non lo diceva manco lui, ma questo l’avrebbero saputo solo i suoi 200 lettori. Gli altri avrebbero pensato altro, e l’avrebbero detto convinti, perché lo dicono tutti. Sulla base del non letto, tanto è stato scritto su questo libro e su quest’uomo. Con un tono così convinto, e da persone con le quali condivido potenzialmente l’80% dei miei interessi, che è davvero faticoso nutrire il dubbio che il contenuto del libro sia differente. Che insomma il contenuto del libro fosse qualcosa come: un sacco di persone usano il viagra anche se il medico glielo vieta; un sacco di cattolici abortisce o divorzia anche se il prete glielo vieta (e l’interesse del libro è vedere come, un tempo, quando Dio era il Dio degli eserciti e dei fulmini, conciliare in qualche modo le pratiche superstiziose con la fede religiosa).

Questo dubbio, nutrito con la flebo, che lo stupido non sia il prof. Toaff, ma chi non ha capito il suo libro, non lo scioglieremo mai. Con una decisione censoria comprensibilissima, per il 1600-1632, la reazione della comunità ebraica ha stabilito che certe cose non possono essere dette se non da nazisti, e pensate se non da nazisti. Ed ha deciso, per ristabilire la Verità, di non rivolgersi al tribunale degli storici, che criticasse e stroncasse il libro se il prof. Toaff non sa fare il suo mestiere, e lo mettesse invece nella sua vera luce, se lo sa fare. No. La Verità giustifica tutto (benché sia così gracilina da non sopportare gli spifferi del dubbio, che fortifica, secondo Stuart Mill). La Verità va difesa con ogni mezzo, anche inadeguato (perché se la si difende coi mezzi che si impongono al sentito dire, alla consuetudine, evidentemente questa verità ha qualche problema a difendersi in campo aperto). Un defensor fidei della comunità è intervenuto a dettarci come la dobbiamo tutti pensare su un libro che non abbiamo letto. E che non leggeremo, perché è stato ritirato dal commercio.

Ma non siamo ai tempi in cui Cartesio si spaventò della sorte di Bruno e della censura a Galilei, in cui Copernico die’ alle stampe la sua opera quando era, prudentemente, già seppellito da un pezzo. No. Al prof. Toaff è stato risparmiato tanto il rogo che l’esilio; la maledizione scagliata su Spinoza non è stata (almeno mi risulta) pubblicamente scagliata su di lui. È che viviamo in tempi di illuminismo 😉

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9 Risposte to “Dio, pasque, sangue e Verità”

  1. Se ritirano i libri per il contenuto ancor prima che siano letti siamo ormai giunti ai roghi preventivi, strumento per zittire ogni possibile voce contraria alla propaganda. Sono eventi che precedono e accompagnano tutte le rivoluzioni. Saremo nel pieno di in una rivoluzione silenziosa, non per questo meno destabilizzante?

  2. Lex [OPS] said

    Troppo spesso mi capita di sentir dire che qulcuno non puo’ esprimere le proprie idee per evitare ricadute politiche di qualche genere, o ingerenze sulla politica di un paese o perche’, semplicemente alcune cose non vanno proprio dette.

    La liberta’ di espressione e’ un diritto fondamentale. Se poi si esprimono concetti sbagliati, spetta alla liberta’ espressiva degli altri confutarli attraverso la dialettica.
    Il resto e’ solo retorica di propaganda.

  3. La liberta` di opinione e di stampa e` un`utopia al pari della pace nel mondo.
    Io non posso dire quello che penso. Semplicemente funziona cosi`, arrendiamoci.

  4. Caro Mario,
    o quello che dici non lo pensi (ma allora perché lo dici?), oppure è evidente che tu, fortunato mortale al pari di me, quello che pensi lo puoi dire. E se possiamo parlare di DNA senza finire al gulag, se possiamo parlare di morale laica senza che un esaltato ci tagli la gola, è anche stato per tutti quelli -ai quali vorrei rendere omaggio- che non si sono arresi.
    Quando ti vien voglia di arrenderti, va’ a farti un giro in Cina, in Corea del Nord, e va’ a vedere la gente che finisce sulla lista degli espiantati d’organi per aver detto quello che non bisognava dire. Poi torna, e dimmi che te ne pare, di un mondo in cui la libertà di parola è davvero un’utopia. In cui un fatto come quello che racconto io, non fa scandalo.

    Buon viaggio ed auguri!

  5. Sarò lunga, vi avverto.
    Noi abbiamo la fortuna di vivere in una nazione dove siamo liberi di scrivere (ad esempio su questo blog) tutto quello che ci passa per la mente. In Cina creare un blog del genere non ci sarebbe stato possibile. Al primo post in cui scrivevi che non eri soddisfatto della pensione di tuo nonno, qualcuno sarebbe finito in galera e il blog sarebbe stato chiuso. Questa non è un’utopia, è una realtà.
    Io sto scrivendo, adesso, e posso parlare male del governo o dell’opposizione, della Chiesa, dei preti o dei laici. Se qualcuno protesterà, risponderò. Ma nessuno di loro mi costringerà a cancellare un post.
    Negli anni venti/trenta, in Italia, aprire una rivista che parlasse male del governo non era possibile. Come dice Aggelos, omaggio a chi ci ha permesso, anche attraverso il suo sacrificio, di renderlo possibile.
    Ariel Toaff ha ritirato il suo libro, qui, in Italia. Ma non per un’imposizione dello stato, bensì della sua comunità di appartenenza, all’interno della quale aveva suo padre, i suoi amici, i suoi colleghi. Se non l’avesse ritirato, avrebbe perso la stima delle persone che amava e rispettava. Questo tipo di pressione è meno evidente, ma forse più insidiosa, più dolorosa sicuramente.
    Senza entrare nel merito dei singoli libri, le critiche ad uno storico (e lo dico da storica) devono essere fatte sulle fonti che ha usato, su se e quanto le ha forzate, ecc. ecc. Ma esiste, per lo storico, anche il rischio di sentirsi dire: se scrivi queste cose, potrai fornire argomenti a chi è nemico della tua comunità di appartenenza. Sono gli argomenti con cui è stato dato del filofascista a Pansa (giornalista di Repubblica), per i suoi libri sugli angoli bui della Resistenza. Resistenza che, insieme all’intervento alleato, ci ha permesso di scrivere liberamente su questo blog. Difficile parlare di questi angoli, che ogni guerra civile porta in sé. Io non so se mi sarei sentita di farlo, e non so se Pansa l’abbia fatto con il rigore scientifico necessario, dato che di lui ho letto finora solo un romanzo. Ma potrò leggere gli altri suoi libri quando vorrò, e farmene un’opinione personale, perché malgrado gli attacchi ricevuti da chi gli dava del filofascista, lui i suoi libri non li ha ritirati dal commercio. E’ evidente che la sua comunità di appartenenza non aveva su di lui un potere di pressione abbastanza forte.

    Quando studiavo i comunisti dissidenti degli anni trenta, questa era la solfa su chi fra loro pubblicava reportage critici sull’Urss: non stiamo a discutere se siano realistici o meno, diciamo solo che in questo modo state fornendo armi ai nazisti. E a dirlo, a darti del filonazista, erano gli amici più cari, i padri spirituali, le persone che amavi. C’è stata gente che non ha ritirato i propri libri, come Panait Istrati, ma è morta di depressione e solitudine pochi anni dopo. C’è stata gente, come Boris Souvarine, che ha detto alla sua comunità di riferimento: non mi volete più ? Allora mi creo un’altra comunità! e mollato il Bullettin Communiste dove non poteva più scrivere, ha creato la rivista Critique Sociale, per continuare a scrivere quello che voleva, come voleva, insieme ad altri amici.

    E’ successo a comunisti diventati antisovietici, cattolici critici verso posizioni ecclesiali, musulmani critici verso regole della propria religione, ebrei come Toaff, atei come chi si è sentito dire che se aveva una posizione prossima a quella dei cattolici era un traditore, ecc. ecc., ovvero tutti quelli che ad una comunità capace di pressione erano profondamente, strutturalmente legati. Come diceva Guccini, a tutti quelli che si sono sentiti dire, una volta nella vita, “o con noi o traditore”.
    C’è chi ha ritirato i propri libri, c’è chi ha affrontato l’esilio spirituale e affettivo e la solitudine. Dio solo sa cosa avrei fatto io, se mi fossi trovata in una condizione del genere.
    Per fortuna, al momento, io, noi (parlo per quelli di noi che conosco direttamente) abbiamo la fortuna, oltre che di vivere in uno stato dove si può scrivere liberamente, anche di frequentare più di una comunità, di appartenere a più di un luogo dello spirito.
    Questo non è poco.
    Più ci penso, e più, io che appartengo come Ariel Toaff sia ad una comunità religiosa (cui tengo profondamente e di cui fanno parte tante persone a me care), sia a comunità di diverso sentire, dove pure ho degli amici che dalla mia prima appartenenza sono lontani, sento che questa pluriappartenenza, questa possibilità di una, seppure precaria e dolorosa indipendenza che spero di non dover mai usare per distaccarmi dagli uni o dagli altri, sia importante. Non cancella la sofferenza di un’eventuale allontamento, ma dà la possibilità di scegliere, che non tutti hanno.

  6. liberti said

    molto interessante, la libertà di manifastazone del pensiero va comunque salvaguardata. Non comprendo la censura conro il prof. Toaff.

  7. micia said

    La cosa che mi lascia + sconcertata è che una casa editrice seria,competente e avulsa da pressioni politiche(nel senso più largo del termine)come il Mulino abbia accettato di ritirare dal commercio un libro che,forse proprio per le polemiche suscitate,avrebbe avuto un buon successo; ritengo,nn avendo avuto modo io ,come molti altri,di leggere il libro in questione,che ci abbiano privato dell’occasione di rivedere tante posizioni che diamo per scontate sul nostro rapporto con “l’altro”.L’antisemitismo ha radici antichissime in europa,che andrebbero più seriamente indagate,perchè un regime(in part.quello nazista),per quanto potente,non agisce se nn con la complicità spesso inconsapevole,delle persone su cui esercita il suo potere e la sua fascinazione.Ritengo che il prof.Toaff abbia scritto proprio con l’intento di “smuovere le acque”intorno ad un tema che troppo spesso viene associato solo al regime nazista,il quale,è ben noto,sfruttò invece un substrato culturale antisemita e antiebraico profondamente radicato nella cultura europea(e qui intendo proprio paneuropea,giacchè nn c’è paese di questo continente che ne sia immune)almeno dal Medioevo,ma forse fin dal Tardo Impero Romano.Il revisionismo non è mai tale se ,come ha fatto Pansa,esso è ben documentato e sostenuto dalla profonda consapevolezza che quanto si afferma è necessario e comunque nulla toglie all’importanza di quanto accaduto durante la Resistenza o nei campi di sterminio.

  8. Sono perfettamente d’accordo. E’ una grande occasione mancata. Come dice Fadette, ci sono comunità che riescono ancora ad imporsi sui propri membri (la comunità ebraica e familiare su Toaff), e comunità che non riescono più a farlo (i DS su Pansa). E forse la nostra libertà sociale dipende dall’avere più appartenenze, che ci arricchiscano, ci uniscano senza dividerci, e nessuna delle quali sia in grado di costringerci all’abiura.

  9. Antonio said

    Se volete leggere ugualmente il libro, si trova nell’usato a 350 Euro. Oppure si scarica GRATIS con un qualsiasi programma di file sharing.
    Come dire, è difficile imbavagliare la cultura, specialmente con le tecnologie moderne.
    Forse l’era di mettere i libri al rogo è finita per sempre.
    Le idee si combattono con altre idee più motivate, non con la censura.

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