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Negli ultimi tempi si fa un gran parlare di quanto la Rete e l’intrattenimento videoludico domestico possano essere fuorvianti per le giovani menti. In questo non c’è nulla di nuovo, è un dibattito che si riaccende con una certa periodicità. Chi lo cavalca, in genere, non ha gli strumenti per capire di cosa parla, non ha mai adoperato un videogame o usato Internet oltre il web e la posta elettronica. In pratica non si è mai avvicinato a questi nuovi mezzi espressivi in maniera completa e, non comprendendoli, finisce spesso per imputare ad essi comportamenti umani preoccupanti che, neanche questi, comprende. La recente discussione si è ravvivata intorno al controverso rapporto della psicologa Tanya Byron che, alla fine, al di là dei titoli di alcuni giornali con cui veniva presentato, spesso artatamente e colpevolmente esagerati, non aggiunge nulla a quello che già sappiamo: i rischi e le opportunità dei nuovi mezzi sono grossomodo bilanciati, la comunità scientifica è spaccata, non esistono al momento evidenze scientifiche incontrovertibili che possano far ritenere intrinsecamente deviante la loro fruizione. L’unica proposta concreta della psicologa, di dare agli adulti maggiori informazioni per “instradare i bambini” è stata da molti ampiamente fraintesa, ritenendola una sponda utile ad avviare nuove, inutili, crociate e un insulso allarmismo. Abbandoniamo il rapporto e passiamo ad un discorso più generale. Occorre far chiarezza, non si può negare che soggetti particolarmente vulnerabili e plagiabili possano essere in qualche modo “deviati” dai videogiochi e dalla Rete. E’ già accaduto e probabilmente accadrà ancora. Possiamo davvero evitarlo? A voler cercare violenza la si trova ovunque. Una mente predisposta può scovare contenuti devianti molto facilmente, non c’è bisogno di scomodare la Rete o i videogiochi. Spesso, per addormentare i nostri figli, raccontiamo di una bambina divorata da un lupo finito sventrato. Cappuccetto Rosso trasuda violenza eppure nessuno si sogna di bandirlo. Il telegiornale, la cui fruizione è consigliata da molti educatori, è in genere decisamente truculento. Tuttavia solo per i nuovi canali comunicativi è sfoderato il concetto di intrinsecamente deviante. Idea pericolossisima. In passato molti libri sono stati ritenuti devianti e, per questo, alcuni di essi sono finiti nei roghi. Altre volte a poter deviare è stata chiamata in causa la musica, lo stesso Charles Manson, pluriomicida americano, sosteneva di aver ricevuto istruzioni per le proprie stragi attraverso le canzoni dei Beatles. Tuttavia quando ascoltiamo un pezzo di musica rock oppure ci capita fra le mani il libro “Versi Satanici” di Rushdie sorridiamo amaramente al pensiero che qualcuno abbia combattuto per impedirne la libera circolazione. Questo non vuol dire che un genitore non debba filtrare ciò che arriva al proprio bambino, è l’esatto contrario, può e deve farlo, ma immaginare controlli alla vendita e filtri automatici vuol dire solo demandare ad altri le proprie responsabilità rinunciando ad un altro spicchio di libertà d’espressione. Tempo fa Veltroni, per far comprendere quanto la tentazione del censore si annidi in ogni potente, proprio a proposito del videogioco “Rule of Rose” disse: «impensabile che un videogioco dai contenuti simili venga commercializzato e distribuito nel nostro Paese […] Credo sia perversa la mente di coloro che hanno ideato e realizzato un videogame del genere.» Forse non aveva torto nella valutazione dell’opera, ma che qualcuno possa decidere per tutti se una concezione dell’intelletto umano, anche discutibile, possa essere veicolata, fa semplicemente accapponare la pelle.
“[...] impensabile che un videogioco dai contenuti simili venga commercializzato e distribuito nel nostro Paese [...] Credo sia perversa la mente di coloro che hanno ideato e realizzato un videogame del genere.”
Walter Veltroni
“Speriamo di poterci muovere con un controllo preventivo sull’immissione in commercio dei videogiochi [...] sia un intervento penale, che è indispensabile, sia un intervento amministrativo e commerciale attraverso tale controllo possono essere elementi di deterrenza. [...] [Il sequestro] è possibile solo dove è configurabile un’ipotesi di reato, come l’istigazione a delinquere”.
Clemente Mastella
È una cosa che fa spesso discutere. Esistono delle storie che non ci lasciano indifferenti, delle storie che rovistano nel profondo del nostro animo alla ricerca delle cose più oscure che si agitano dentro di noi: paura, ribrezzo, indignazione, ma anche quell’inaccettabile senso di compiacimento. Esistono delle storie che hanno segnato un’epoca ed hanno creato dei grossi problemi al mezzo di espressivo stesso col quale venivano narrate. Ci sono passati i libri, poi è stata la volta dei film, poi i fumetti, a seguire i film di animazione (che non ne sono ancora usciti), ora è il turno dei videogiochi.
Qual è il problema? In cosa Rule of Rose è più pericoloso de Le sventure della virtù di Sade?
Chiunque può procurarsi il libro di De Sade in libreria, anche a dodici anni con l’unico effetto che i genitori del malcapitato lettore (è un libro orrido) penseranno «wow sta leggendo un libro!». Ma, si sa, i libri sono roba per adulti (!!!) mentre i videogiochi no, i videogiochi fanno parte di quell’insieme di cose che con la scuola ed i cartoni animati è deputato ad educare i nostri figli al posto nostro (che siamo tanto occupati).
Ed allora? Ed allora si rispolvera l’indice dei libri proibiti e lo si applica ai nuovi mezzi di comunicazione, senza pensare che se una censura assoluta fosse stata applicata seriamente alla creazione ed alla distribuzione di fumetti (per esempio) non avremmo mai avuto capolavori come Sin City (tanto per citarne uno) e sarebbe stata una gravissima perdita. Abbiamo visto produrre e realizzare anche un sacco di boiate, ma questo è il prezzo da pagare.
Forse sarebbe invece il caso di preoccuparsi che i nostri figli sviluppino uno spirito critico autonomo, sarebbe meglio guidarli affinché scoprano il mondo gradualmente e siano in grado di leggere la Bibbia e le memorie di Ghandi, ma anche De Sade, senza diventare santi o psicopatici…
Il libro preferito da Internet è Il Signore degli Anelli, il capolavoro di J.R.R. Tolkien. Lo so perchè l’ho chiesto a Google ma prima mi permetto una digressione. Voglio sottolineare di aver scritto “da” Internet, non “di” Internet; d’altronde che il libro in questione fosse molto amato da un certo genere di persone, le stesse che utilizzano massivamente Internet, questo sembra, quantomeno, plausibile. L’idea, indubbiamente molto fantasiosa, è che Internet abbia un gusto proprio e che tramite questo abbia espresso il suo giudizio.
L’algoritmo che Google adopera per effettuare una ricerca, ad esempio la data di nascita di Dante, ha forti analogie con il cercare questa data partendo da un sito a caso e scegliere fra i suoi link quello che, “a naso”, possa rispondere alla domanda o, quantomeno, entrare in argomento per riprendere la procedura di selezione di link da questo nuovo sito. Questa prima analogia mi ha suggerito una suggestiva similitudine fra Internet e quel qualcosa di ineffabile che è l’intelligenza: i siti Internet come i neuroni, i link fra di essi come gli assoni, i collegamenti fra i neuroni ed infine Google come il soffio vitale, l’anima che rende intelligente il cervello.
Di certo Google è eccellente nelle ricerche fatte da una sola parola, risponde anche benissimo usandolo a mo’ d’oracolo (provate a cercare Qual’è la data di nascita di Dante Alighieri?) ma, dopo aver ideato la mia brava similitudine mi sono chiesto come avrebbe risposto se avessi richiesto un giudizio qualitativo, sui libri, già che c’ero. Mi aspettavo di trovare come risultato una classifica di libri preferiti ma, per qualche alchimia della domanda, ora stupidamente dimenticata, è apparso un solo risultato che nessuna parola della domanda conteneva: era un forum sulla cui prima pagina campeggiava enorme l’occhio di Sauron così come lo abbiamo visto nella trasposizione cinematografica de Il Signore degli Anelli.
«Questo salvacondotto renderebbe Jack Sparrow un uomo libero, sarebbe un Corsaro al servizio di sua maestà britannica.»
«Non credo che questo coincida con l’dea che Jack ha di libertà»
“Pirates of the Caribbean: Dead Man’s Chest” - Gore Verbinski (2006)
Qualcuno ricorda il giovane Jon Lech Johansen, il ragazzino norvegese che a soli 15 anni, aveva decrittato i codici di sicurezza che impedivano la copia dei dvd?
La sua impresa fece un discreto scalpore e DVD Jon ne ricavò la sua buona dose di popolarità e qualche problema legale, poi risoltosi in una bolla di sapone.
Oggi Jon di anni ne ha 22 e ne ha combinata un’altra: ha hakerato “Fair Play” il sistema di criptaggio che impedisce agli utenti del lettore iPod di scaricare musica da music stores online diversi da iTunes. Ma, si sa, a 22 anni le priorità sono diverse, si iniziano a sentire le prime responsabilità, la vita stessa si intende in modo diverso. E DVD Jon non si distingue in questo. Questo codice, infatti ha pensato di non diffonderlo liberamente sotto la bandiera ribelle dell’open source.
Questo codice Jon ha deciso di venderlo.
Ora, tenendo presente che l’88% della musica scaricata legalmente viene da iTunes, e che gli iPod rappresentano il 60% del mercato dei lettori di musica digitale, c’è da immaginare che di soldi intorno a questa storia ne gireranno tanti.
Come contestare questa scelta, in fondo i corsari sono parte integrante del sistema ed i pirati, sul lungo periodo, sono destinati a fare una brutta fine…
Il progetto è stato soprannominato Mantello dell’Invisibilità, un po’ forse per richiamarsi ad Harry Potter e stuzzicare la fantasia di curiosi ed investitori…
Si tratta del prototipo realizzato da un gruppo di scienziati della Duke University: un dispositivo realizzato utilizzando una serie di anelli concentrici, capaci di deviare la radiazione elettromagnetica, in modo tale da rendere virtualmente invisibile un oggetto posizionato nell’anello più interno.
Per il momento il sistema funziona solo nelle microonde, ma, d’altra parte, anche il Laser fece la sua prima comparsa come Maser, ed il passaggio alle frequenze del visibile rappresenta ormai solo una difficoltà tecnica.
I risultati di questo lavoro sono stati pubblicati il 19 Ottobre su Science Express la versione on-line del famoso giornale Science.
Difficile dire se questo progetto porterà a delle ricadute applicative in tempi più o meno brevi, staremo a vedere… o no?
La morale si evolve, il costume cambia. La moda dura il tempo di un acquisto. La politica poteva rimanere immutata dall’incontro-scontro con la tecnologia? Internet, oltre che uno strumento informatico è anche un veicolo di opinioni e idee. Una grande Agorà moderna in cui ci si discutono argomenti caldi e attuali. Non di rado il livello di questi scambi è alto e qualificato. Ne stanno prendendo atto, seppur con forte ritardo. Quelli di Google, gigante della Rete, motore d’innovazione continua e inarrestabile, hanno promesso di sviluppare entro cinque anni un servizio che consentirà agli elettori di verificare in tempo reale le affermazioni dei politici. Forse non tutti potranno usufruirne ma il peso di una tale rivoluzione sarà comunque enorme. Verificare subito se ciò che è stato promesso sia incompatibile con i dati storici renderebbe sicuramente assai spuntate molte classiche armi propagandistiche. Ogni medaglia ha il suo rovescio, se da un versante si intravedono sviluppi utili per la democrazia, dall’altro l’inarrestabile incedere della tecnica può diventare una minaccia per la libertà. Le Università di Cornell, Pittsburgh e dell’Utah lavorano a un software in grado di scandagliare tutti i media alla ricerca delle opinioni più dure nei confronti dell’America. Dietro il finanziamento per la ricerca pare vi sia, guarda un po’, la CIA. Il numero delle persone che decidono per chi votare attraverso informazioni reperibili in rete sta crescendo? È il caso di individuare tempestivamente eventuali detrattori da contrastare e agire opportunamente per meglio controllare gli elettori. Il sogno di ogni uomo di potere, insomma.
La prima citazione di giochi di ruolo, nel cinema, di cui ho memoria è in un film tanto caro della mia infanzia. Seduti attorno al tavolo vi sono alcuni ragazzi, fra cui il fratello maggiore del protagonista, che mangiano schifezze e fanno discorsi incomprensibili fra cui una frase che suonava più o meno come “Ho carisma 18! Tocca a me tirare i dadi!”. Nel lontano 1982, in Italia, questa affermazione aveva senso per davvero poche persone, ora il gioco di ruolo (gdr) ed il fenomeno connesso è decisamente più noto.
Accanto ai gdr “tradizionali”, giocati attorno al tavolo, si sono sviluppati anche dei simil gdr per computer prima ed on line dopo. Il bello dei gdr è la socializzazione, quella che piace ai nostri genitori e nonni, quella che si ottiene sui campi di pallone; l’altra cosa bella è la possibilità di immaginare e di sentirsi coinvolti in avventure impossibili altrimenti: esattamente come leggendo un libro, ma con qualche grado di libertà in più. I gdr on-line sono più limitati nelle possibilità di azione e la socializzazione che si ottiene è filtrata dal computer (e ciò non è ben visto da genitori e nonni) ma lo spazio per poter sognare un futuro un po’ utopistico, direi, c’è tutto.
Al momento esistono vastissimi mondi virtuali, come World of Warcraft, dove regna il sangue e l’acciao e mostri da sconfiggere e tesori da scoprire; esistono interi universi da esplorare e colonizzare, come Ogame, dove la galassia sconfinata, ma piena di alieni, attende il tuo popolo non appena padroneggerete il volo spaziale… Il grave problema è che nonostante i mondi siano così suggestivi in qualche modo mancano di spessore e presto o tardi ci si ritrova ad inseguire l’avidità, intesa come tesori o potere (nel gioco, naturalmente), piuttosto che a sognare nuove storie.
Ultimamente ho scoperto un gioco on-line in cui siamo tutti, incosapevolmente, coinvolti. In questo mondo virtuale Vampiri e Lupi Mannari combattono per la supremazia ma per sopravviere devono nutrirsi, rispettivamente di sangue o carne, di prede umane. L’idea interessante è che qualunque utente della rete può “ingenuamente” finire su una particolare pagina web dove verrà morso da un vampiro o da un licantropo.